Fanfiction

La tuba di Layton

Il cuore del professore perse un battito.
La vide varcare quella soglia e seppe che se glielo avesse lasciato fare non sarebbe più tornata indietro.
O forse lei no, sarebbe voluta tornare, perchè andarsene é difficile ma lo é anche tornare, perché vuol dire ammettere un legame.
E lui si trovò, un giorno di troppi anni prima, legato a una ragazzina impicciona e appassionata di arti marziali con il sorriso sempre sulle labbra e un’idea in mente per risolvere i problemi che un silenzioso gentiluomo inglese può trovarsi ad affrontare.
Quasi non ci credi quando senti dei passi lungo il corridoio che porta al tuo studio, tieni per un secondo gli occhi chiusi e trattieni il respiro come un bimbo davanti ai regali di Natale.
Ti concedi l’ossigeno solo quando senti qualcosa fra le braccia che trema sensibilmente.
Il profumo di Emmeline, una fragranza speziata e ricca ti invade le narici.
Sorridi mentre allarghi e poi richiudi le braccia con sicurezza, qualcosa di umido e fresco ti bagna la camicia.
Un singulto ti scuote per un momento, sei bravo a ricomporti, ma lei lo ha notato.
“Sta per p-p-piangere?”
La lasci andare, ti abbassi la tuba a coprirti il viso e le concedi di vedere che ti mordi il labbro. “Non…sarebbe da gentiluomini” riesci a mormorarle.
“E cosa lo sarebbe?” domanda lei con un filo di voce.
“Questo” dici mentre le stampi un piccolo e fugace bacio sulla guancia, la inviti a uscire e le chiudi la porta alle spalle.
Appena sei sicuro che si é allontanata abbastanza ti lasci scivolare contro la parete e finisci seduto per terra.
Non ti succede spesso.
Ti scappa, quella maledetta lacrima, tanto Luke non ti sente.
Decidi che puoi rimetterti in piedi dopo un considerevole numero di respiri. Il panorama di Londra ha sempre avuto il potere di calmarti,pensi che Emmy sarà lì fuori da qualche parte in caccia di altre fotografie e di altri enigmi.
Te ne ha regalata una particolarmente bella:voi tre che guardate il tramonto non ricordi dove.
Sembrate una famiglia, che ridere.
La abbassi sul mobiletto un po’impolverato.
Una voce nella tua coscienza ti sussurra flebile che non é da gentiluomini.
Ti allontani scoprendo che per una volta non te ne frega niente dell’essere un gentiluomo, perché stai sperimentando qualcosa di più doloroso della morte o della pubblica umiliazione: l’essere un uomo col cuore che sanguina.
Che non é da gentlemen, ma da uomini.Uomini che nascono,crescono e si separano, talvolta.
Ma Emmeline tornerà e quando succederà lui sarà ancora un distratto professore di archeologia poco portato per le faccende domestiche. Perché ciò che ha imparato dagli Aslant é che l’unica cosa che cambia in un uomo sono gli scopi, non il cuore se é puro.
E il suo resterà immacolato ad attendere una caparbia trentenne con la macchina fotografica al collo.
Gli serve,altrimenti sarebbe come immaginare un inglese giri senza cappello, Holmes senza Watson…Impossibile.
E lui nell’impossibilità di girare senza la sua Watson,il suo cappello, ci crede fermamente.

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