Fanfiction

Paperelle rosa per salvare il mondo

Nessuno è mai pienamente soddisfatto di come sei.
Di quello che fai.
Di come decidi di farlo.
E tutti pretendono di farti credere di essere libero.
Non esiste, è tutta una bugia, soprattutto quando diventi grande, quando hai venti, ventidue anni e ti accorgi che tutti i sacrifici, tutti gli sforzi che hai fatto sono stati vani.
Perchè se studi troppo nessuno ti assume.
Se non hai abbastanza qualifiche non c’è un essere umano al mondo che ti ritenga competente in qualcosa.
Poi c’è il tuo corpo che non è mai come vuoi: troppo magra, sei grassa, hai la pelle scura, chiara, gialla o gli occhi a mandorla.
E’ tutto un dannatissimo problema e sembra che tu sia sola nel doverlo risolvere.
Rassegnati, lo sei.
Sei sempre da sola, farsi illusioni è inutile.
Nemmeno tu sei mai contenta, però: una volta la famiglia è soffocante, altre volte ti rifugi fra le braccia di tua madre o tuo padre senza volerne uscire almeno sino all’anno successivo.
Hai un ragazzo, un bellissimo ragazzo che ti ama e che ami dal profondo del cuore.
Sembra però che starci insieme ti procuri più problemi che gioie: volete mettere su famiglia, sposarvi… ma con che soldi?
E se siete “solo” conviventi i diritti ve li sognate.
Pregi e difetti della vita sociale, del cattolicesimo e di tante cose.
Chiaramente poi ci sono i problemi che teoricamente non ti competono ma da cui sei costantemente pressata da tv e mass media in generale: una volta è la fame nel mondo, un’altra l’estinzione della foca giuliva a strisce blu, l’altra una tua amica ha bisogno di essere ascoltata per problemi che poi sono cose così piccole e banali ai tuoi occhi da darti il voltastomaco.
E’ difficile capire se è la società che non è mai contenta o sei tu a essere di gusti troppo difficili, a credere normale qualcosa che in realtà non lo è affatto.
Forse sei solo molto annoiata, forse hai smesso di credere che esiste un futuro migliore e ogni granello di sabbia che cade dalla clessidra del tempo è un granello in meno che devi aspettare di vedere scendere.
Chiudi gli occhi e prendi un respiro profondo.
Ripensi al sorriso di Edoardo, esci di casa e fai due passi sotto il sole di luglio.
Fra poco farai ventidue anni, di cui gli ultimi cinque sono volati fra quelle splendide montagne.
Prendi una, due, tre strade, devi, torni indietro e fai ancora un paio di chilometri coi tuoi lunghi capelli biondi scompigliati dal vento e i grandi occhi verdi abbagliati dalla luce.
Ti porti una mano al viso e prosegui, hai la profonda convinzione che arriverai lontano a forza di camminare e sognare.
Perché se la società non è mai contenta non ti importa.
Se tu non sei mai contenta non importa.
Chi c’è di veramente soddisfatto a questo mondo?  Nemmeno la persona più ricca o generosa o corretta lo è, dunque perché preoccuparsi di quello che pensano gli altri?
La tua scarpa infrange il pacifico specchio della superficie di una pozzanghera.
Ti fermi sul marciapiede e allarghi le braccia perché le maniche della tua maglia siano mosse dalla brezza.
Sorridi ancora.
Sono passati cinque anni, tu non hai ancora un lavoro e nemmeno tuo padre lo ha, avete cambiato tre case sino a giungere lì.
Eppure va tutto bene, anche quel lunedì.
Ci sei ancora tu, coi tuoi amici, la tua famiglia, il tuo gatto i libri e Edo.
Sì, è tutto perfetto.
Torni verso casa correndo.
Hai ancora dieci annunci a cui rispondere e a cui nessuno darà il benché minimo peso, però lo fai col sorriso sulle labbra.
Pubblichi un racconto, finisci le pulizie e ti prepari la cena.
Mangi e mandi un sms a Edo, poi ti regali un bagno con la tua paperella di gomma rosa e un libro fra quelli che ami di più.
Sì, il mondo intero si sarebbe messo a ridere se la ragazza più intelligente, seria, matura e coscienziosa della scuola avesse rivelato che fa il bagno con delle paperelle rosa fluo.
Claudia esce dalla vasca dopo essersi fatta una splendida foto in cui si bacia una delle sue piccole, adorate e preziose creaturine in plastica e la posta su Facebook.
Ha ottenuto la sua valanga di risate, inclusa quella del fidanzato per l’idea furbissima.
Come didascalia alla sua foto ha scritto “La società non è mai contenta, il mondo non sorride mai a nessuno.
Oggi vi faccio sorridere io”.

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