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Rerum Memorandum libri

Signori della giuria, oggi siamo riuniti per discutere del fantomatico concetto di libertà di opinione e dovere di critica, ormai parole assurdamente abusate su social network vari ed eventuali.
Diciamo subito che in primis la Costituzione mi consente di criticare quello che mi capita sottomano e di dire quello che penso, altrimenti torneremmo indietro a tempi in cui il nero si portava su tutto e su tutti, anni che di certo non vogliamo ricordare.
Criticare è una parola complessa, che indica in primo luogo il compiere l’analisi razionale e disincantata, per quanto possibile, di un testo , immagine, film o brano musicale che sia.
A questo mondo esistono persone indubbiamente più competenti di me che criticano con più cognizione di causa rispetto a quanto io posso fare, ma ho anche io gli strumenti per farlo pur essendo un comune cittadino che infesta il web in modo gratuito, giusto perchè vvb.
Come si fa un’analisi? Si esplicano i contenuti di quanto si è visto, si discutono (anche dopo essersi procurati del materiale di approfondimento) e da una discussione, ovvero un confronto civile, si traggono delle conclusioni da rielaborare a piacimento.
Dibattito, baby.
Oggi però esaminiamo, dopo questa breve introduzione molto accademica, un nuovo tipo  di esemplare letterario: il critico del criticone, ovvero chi si diverte a dire che gli altri non possono restare impressionati negativamente da qualcosa perchè altrimenti sono eretici.

1) “tu non puoi critikare se nn sai fr di meglioH!!1”: come mai, mio caro amico? Il fatto che io non sappia, voglia, possa (cosa ne sai tu, esattamente?) scrivere libri non implica il mio automatico spegnimento del cervello.
Esempio: il cane del vicino ti ha fatto la cacca sullo zerbino, cosa fai? Non critichi il vicino e il cane perchè non sapresti defecare meglio di lui?
Suppongo di no.

2) “non puoi critikare perchè no!” e cosa vuol dire? Trovo molto irritante questa asserzione, specie perchè sembra fatta da un bambino immaturo che non vuole cedere un giocattolo a un compagniuccio.
Il fatto che un testo sia elevato all’Olimpo dal numero di copie vendute non indica necessariamente un buon prodotto, lo ricordiamo tutti il periodo di Moccia e quello di Twilight. Se voglio e ne ho motivo posso criticare anche Tolkien e la Rowling.

3)”nn kritikare se nn scrivi libbriJ!” diciamo che questa è una critica assimilabile alla prima, ma con una leggera differenza: implica che io debba essere necessariamente un cuoco per capire se la pasta è scotta.
Apprezziamo molto il contributo di questa gente, che si dispera per difendere un autore dalla supposta cattiveria della gente, che poi è il punto fondamentale della questione.
Chi critica portando prove oggettive su ciò che dice ed esprimendosi civilmente non vedo perché debba essere zittito in nome del quieto vivere o della supposta offesa a un autore/pittore/regista/cantante.
Non lo trovo corretto, anche perché lo scrittore non è propriamente fratello, fidanzato o amico di chi critica e recensisce, per cui il recensore non ha nessun obbligo morale nei suoi confronti, nemmeno ipotetico.
L’altro verso della medaglia, ovvero il criticare giusto per, senza impegnarsi a fare analisi nemmeno superficiali di un prodotto, non è corretto: significa, banalmente, avere odio da sputare gratuitamente sul mondo.
Il discorso oggettivo si modifica per entrare in un ambito più oggettivo, ovvero la critica personale basata su fattori non tecnici, come il gusto estetico, il colore di capelli di un personaggio oppure elementi legati al background di chi scrive la critica.
Anche qui ognuno può dire ciò che desidera e pensa, del resto da un libro o un film ognuno ricava impressioni diverse, è umano e giustissimo.
Le impressioni vanno ovviamente confrontate e si deve mantenere la possibilità di parlare finchè non si sfocia nella diffamazione.
Io sono una persona abbastanza puntigliosa e che ama trovare ogni minimo cavillo possibile e capire cosa la urta in un’opera letteraria, diciamola tutta: sono una rompicoglioni, ma sono fiera di esserlo! Nessuno ha il diritto di impormi il silenzio perché un fan potrebbe offendersi, non è un problema mio finchè resto nei limiti dalla buona educazione ed esigo che ciò sia ben chiaro.
Come vedete la questione esaminata non è così complicata come sembra, basta saper usare il cervello ed evitare di farmi venire la nausea difendendo ciò che non è difendibile ma è portato al successo da vagonate di click, condivisioni o copie acquistate.
Ah, sono anche una fan di molte saghe, ma vi supplico, piccoli Ditto 6iv del mio cuore! Non abbiate mai paura di dire la vostra, perché io mi limito a farmi salire il reflusso gastroesofageo per colpa di queste persone, ma voi difendete sempre la vostra idea, anche fuori dai blog, anche se controcorrente.
Se è rispettosa della legge, se è supportata da prove oggettive, iniziate un confronto e ne usciremo arricchiti tutti, perché è questo l’unico modo in cui devono andare, e voglio che vadano, le cose, quantomeno qui, nel real e sulle piattaforme a cui sono iscritta.
Salutoni, pulcini!

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