Fanfiction

Bugia (FEMSLASH!!)

Mika sentiva lo sguardo penetrante del Demone sulla sua schiena,esercitava sui suoi muscoli la stessa pressione di un pugnale sulla gola e la stessa tensione le restava poi nei muscoli quando l’essere soprannaturale spariva. Quel mostro cercava in ogni modo di approcciarsi a lei usando metodi volgari e toccandola in modi che lei non sognava nemmeno con Kai.Ecco, i suoi pensieri dovevano restare concentrati su di lui in modo perenne, così non avrebbe smarrito la ragione -anche se era già successo,lo sapevano benissimo entrambe: lei e quell’oscura creatura dagli occhi di tenebra che la perseguitava-.

Si sentiva sporca, eppure sapeva che sarebbe potuto succedere se non si fosse mostrata all’altezza dei sacrifici compiuti da suo padre per il bene del feudo. Aveva ceduto agli istinti del suo corpo e della sua solitudine, aveva pur sempre delle esigenze.

Pensava al ronin che avrebbe attraversato tutti i mondi pur di ritrovarla e vederla sul trono che le spetta (no, lei avrebbe rinunciato a tutto il mondo pur di accocolarsi con lui, nel loro giaciglio scomodo, dopo aver fatto l’amore) a sorridere.
Una gru, nel gelo dell’inverno, le offre la sua danza e il candido piumaggio come svago e diversivo:anche lei conosce molte coreografie, danzava sin da quando era una bambina.
Il ricordo le stringe la gola, le sfugge una lacrima.
Le piume dell’animale si tingono di rosso, la volpe ha gli occhi bicolore.
Mika distoglie lo sguardo, perché? Aveva cacciato il giorno precedente, lo sapeva.
Lo ha fatto apposta, era un avvertimento, un messaggio.
Si rinchiude nelle stanze assegnatele e il suo tremito si fonde coi singhiozzi che le sfuggono dalle labbra. Sa che lei è lì, in forma di ragno, a controllare che non si uccida, a osservare morbosamente il suo corpo sognando dove infilarvi le mani lussuriose e putride di malvagità.
Perché i demoni sono malvagi, violenti, brutali e lussuriosi, senza coscienza morale e del pudore: non sta bene avere rapporti prima del matrimonio, sta bene apprendere i segreti dell’amore da persone dello stesso sesso, ma lei aveva già superato quella fase e completato il suo apprendistato, era la figlia di un uomo importante, dopotutto.
Aveva tentato di allontanare il ragno con la mano, ma l’essere la punse con forza e si fermava con sorpresa di Mika, a berne le piccole stille di sangue che colavano dalla ferita.
Era lei, non poteva esserne più certa di così, e ora che si era trasformata in bipede la lingua sulla sua epidermide la eccitava.
Non era la prima volta che il sesso fra loro iniziava a quel modo e il signore del Nord non doveva saperlo, perché in fondo la piccola figlia del feudo era solo una donna che desiderava essere, forse un po’ ingenuamente, amata.
E quello era forse il modo del demone di comunicarle la sua vicinanza? La sua comprensione? Il suo…sentimento? Quante cose le sfuggivano del mosaico della Volpe…
Sapeva però che non sarebbe finita mai se Kai non fosse giunto a breve, aveva perduto ogni inibizione quando le sue labbra erano andate a lambire per la prima volta quelle della donna che ora le stava lascivamente offrendo il suo corpo senza nessun motivo apparente. Le era salita sopra, si era sciolta l’elaborata acconciatura e aveva preso a baciarle il collo e il petto ignorando le fitte di freddo dolore che il cuore le inviava. Nessuno capiva e nessuno avrebbe mai capito cosa significhi una lunga prigionia accompagnata a una frustrazione che sarebbe stata eterna, Kai non sarebbe mai stato davvero suo. Muoveva ritmicamente il bacino contro quello del demone che la fece scendere intimandole di aprire le gambe e sfoderando un piccolo pugnale con cui sfiorò la pelle sensibile della principessa, che a quel contatto rabbrividí esalando un gemito di piacere. La demonessa era esperta, toccava ogni lembo di pelle disponibile tanto che quando il pugnale perse la sua utilità, subito le rapide dita della creatura si inserirono in Mika facendole arrivare al limite e costringendola a spingersi contro l’altra per aver soddisfazione.
Terminato l’amplesso la principessa si rivestì rapidamente, aveva perduto di nuovo ogni onorabilità soprattutto agli occhi di suo padre e di sé stessa, ma cosa doveva fare? Non erano tutte destinate ad amare uomini imposti dal destino?
Kai era solo un bel vagheggiamento, era un ronin e dopo averla salvata sarebbe morto.
Di nuovo, la volpe attendeva fissandola con un sorriso.
“Ora che sei soddisfatta, potresti concedermi di lavarmi?” domandava ogni volta.
La donna dai lunghi capelli scuri, sorniona, sorrideva enigmaticamente.
“Non avrai quello che vuoi, lo sappiamo entrambe:perché non resti con me? Posso offrirti la libertà” scandisce l’altra con voce serica, paurosamente simile a una cantilena.
La principessa sospira avvolgendosi nel kimono ancora sporco: ci aveva pensato,sarebbe stata una facile via per fuggire da ogni problema,da ogni dovere,da ogni imposizione.
Ma avrebbe avuto un prezzo che lei avrebbe potuto pagare solo in parte:”Perché tu menti, e lo sappiamo entrambe”
“Sai bene che non è così, tu hai solo paura di disonorare la memoria di qualcuno che marcisce sottoterra,sei prigioniera di un mondo ipocrita che non verifica nemmeno quello in cui sostiene di credere.” si rigira fra le mani il pugnale, è un’immagine terrificante e seducente allo stesso tempo.
“Resta il fatto che io non posso e non voglio pagare il prezzo che tu mi chiedi, il mio cuore è già in pegno a qualcuno” ribatte facendo per andarsene.
“E tu menti”.
“Mia cara bambolina, è qui che ti sbagli” risponde il mostro malvagiamente.
“Lasciami in pace!” ordinò chiudendosi la porta scorrevole alle spalle e correndo via spaventata per rifugiarsi nel bagno.
L’aveva bloccata di nuovo contro la parete del corridoio.
Mika ha il fiato corto per la corsa e il fianco sinistro che le pulsa dolorosamente per lo sforzo.
Si stanno fissando negli occhi, ormai la giovane donna ha perso ogni paura se non quella della morte, che poteva benissimo giungere per uno scatto d’ira della sua aguzzina personale.
Respira profondamente prima di riprendere la parola, con il viso bagnato sia dalle lacrime che dal sudore: “Non la smetterai mai di torturarmi,vero?”
La pronuncia è incerta, il colore del suo volto oscilla fra il paonazzo e il bianco.
Le labbra rosse, carnose, ben pittate della demonessa le lambiscono fugacemente il lobo dell’orecchio: “Forse” commenta solo per poi imboccare un corridoio sulla sua destra.

“Le bugie non sono un dolce veleno, sulle labbra di una donna?”

Nel frattempo vi ringrazio per la vostra assidua partecipazione al blog e per essere già in dieci!

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