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La morale della favola, ovvero Esopo si tocca gli attributi confrontandosi coi suoi successori

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Oggi invece affrontiamo un argomento per molti spinoso e di certo presente in ogni cultura: l’interpretazione dei messaggi che un testo ci invia e quali noi sappiamo cogliere.
Dato che la situazione è complessa, sviluppiamola per punti di un elenco, almeno non rischiamo di perderci.

  1. Le competenze personali su un topic x: facciamo un esempio semplice! Io e un laureato in Storia dell’Arte andiamo in un museo e vediamo la Venere del Botticelli, il David o la Pietà di Michelangelo. A questo punto, dato per scontato che abbiamo entrambi almeno due paia di occhi (occhiali quindi inclusi nel conteggio) e che stanno vedendo esattamente la stessa cosa: ovvero un quadro, una statua, una raffigurazione marmorea e questo insieme di input viene rielaborato dal nostro cervello.
    La cosa interessante è cosa scaturisce da questa rielaborazione, ovvero la messa a frutto delle competenze personali acquisite nel corso della formazione scolastica, per cui per il laureato è una statua di marmo, strategicamente orientata in un certo modo, con proporzioni precise e una storia da raccontare, di un dolore profondo o un grande gusto o una svariata competenza in ambito di classici (magari dell’autore stesso, a seconda delle interpretazioni) a cui dar voce.
    Io ci vedrò una statua di marmo o un quadro che rappresenta la bellissima dea dell’Amore che veleggia verso terra su una conchiglia.
    Non coglierò le simbologie intrinseche.
  2. Il concetto di realtà: è importante definire per noi cosa è reale e provato e cosa no, soprattutto parlando di libri o informazioni non strettamente scolastiche su cui ci viene spontaneo ricamare con la fantasia.
    Non nego il piacere che può dare guardare un film comico sugli alieni piuttosto che Blob stesso,o l’Invasione degli Ultracorpi, ne ho visti diversi io stessa! Bisogna però mantenere i piedi ben ancorati al suolo una volta terminata la proiezione del film.
    Farsi venire dei dubbi è sano, logico, razionale e io sono la prima ad appoggiare chi ne ha, ma se dopo un’attenta ricerca scopri che le informazioni che ottieni provengono da fonti non ufficiali, forse significa che non sono così tanto affidabili, ma per trattare l’argomento in ambito letterario stiamo divagando un po’.
    Sappiamo tutti che in svariati libri si approfondisce l’idea di distopia, fantascienza, Io e libertà (vedi Io Robot) e si tratta di manipolazione della realtà.
    Una realtà che però si deve sempre limitare alle pagine del libro appena concluso, perché altrimenti la logica alternativa è un rapido tso.
    Tu puoi vedere facilmente un complotto, una cospirazione dietro un testo che sembra mandarti un messaggio, però fondamentalmente, capirete bene che il messaggio di un autore è essenzialmente morale.
  3. Cosa è un messaggio morale? Qui andiamo molto indietro nella storia dell’umanità e ripeschiamo le fiabe, che sono testi senza una morale specificata a differenza della favola.
    La fiaba che vuole da sempre educare alla vita quotidiana e trasmettere insegnamenti in una comunità e sempre lo ha fatto, ha un’idea da trasmettere culturalmente codificata su principi base della convivenza umana.
    Un messaggio morale è un messaggio che rispecchia le norme che una comunità di individui si prefigge di seguire e che ne regolerà la convivenza.
    Ideali? Libertà, rispetto degli altri, obbedienza ai genitori, rispetto delle norme legali, evitare il male e il peccato, rifiutare le tentazioni che inducono a danneggiare la libertà altrui.
  4. Dal punto tre: cosa insegna una distopia? Libertà, rispetto dei diritti altrui, rispetto della vita umana, applicazione di equità e giustizia indipendentemente dallo stato sociale o dalla razza di una persona, cura di sè stessi e degli altri, superare i propri limiti per crescere e diventare adulti.
    Qui qualcuno di voi, illustri membri del Winzengamot, nota differenze con le fiabe? No? Nemmeno io.
    Eppure perché le fiabe restano fiabe e alcuni racconti di fantascienza istigano talmente tanto la nostra mente da trasportarli nella realtà?
    Fanno leva sulle pulsioni più profonde del nostro inconscio, che riemergono prepotenti sotto la spinta delle lettere e distorcono, forse la nostra percezione del quotidiano.
    Se ciò accade abbiamo un fenomeno che oggi conosciamo come paranoia e distorsione dei confini di realtà e fantasia.
    Riportiamo il caso più citato.
    La Guerra Dei Mondi, di Wells, ha scatenato, durante la lettura del romanzo via radio, una fortissima ondata di panico diffusasi in tutti gli Stati Uniti.
    Contiamo ora il contesto storico in cui è avvenuto questo attacco di isteria collettiva:1938, ovvero alle soglie di una Seconda Guerra Mondiale in cui si stanno già gettando le sementi per la paura del comunista, dell’ebreo ladro, del giapponese, dell’omosessuale o dello zingaro.
    Sono tutte fobie che scavano nella coscienza individuale e lì restano radicate.
    Arriviamo al complottismo moderno: le paure collettive sono sempre le stesse, solo che oggi è il rumeno che ruba sottocasa, l’albanese che ti violenta, il culattone che ti fotte la fidanzata ed è un’aberrazione del naturale corso delle cose, quante volte abbiamo sentito tutto questo?
    Si diffondono informazioni fasulle, si creano paure collettive quando basterebbe una conoscenza basilare di determinati fenomeni (come la diffusione dell’ebola) che scatenano terrore nella popolazione che per pigrizia, mancanza di tempo o poco interesse generale, non si informa.
    Mi son sentita seriamente chiedere se sedendosi di fianco a un malato di ebola in autobus contraggo la malattia -fra parentesi, la risposta è NO-.
    Si perde fiducia in ciò che è provato, sicuro e tangibile perché l’informazione stessa e la trasmissione delle nozioni si fa sempre più virtuale, rarefatta e non diretta, per cui l’uomo non sa più a chi credere, dubita di tutto ciò che sente e invariabilmente finisce per sospettare che il suo vicino gli abbia messo le microspie nel telefono o è un rettiliano.
    Scopriamo quindi che il complottismo si ripete ciclicamente allo scatenarsi di ogni grande crisi storica, economica o sociale ed è semplice da sradicare se si comincia a cercare in giro informazioni e soprattutto, a parlare con la gente per capire che, il libro è il migliore mezzo di trasmissione del sapere insieme alla parola se non si hanno filtri per elaborare le nozioni scorte qua e là su internet.
    I complotti non sono indotti, il dubbio strisciante di una persona dietro di me che mi osserva, di un individuo che mi spia le conversazioni al telefono o che pare anche solo guardarmi con aria malvagia, ci sarà sempre.
    Non per questo una persona razionale e appassionata di fantasy e fantascienza deve smettere di leggere, ma dopo aver letto spero che senta davvero la necessità di informarsi.
    Spero di non avervi rotto troppo i gioielli di famiglia e che la prossima fanfiction che pubblicherò a breve vi risulti gradevole :3 .Concludo con un salutone a quelli che hanno aggiunto il blog fra i seguiti! Ve se ama, piccoli Sentret del mio cuore >3<.
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