Fanfiction

When You Believe

Brienne è una donna che giunta all’età di trent’anni si può definire ragionevolmente autonoma e in grado di provvedere alla sua sicurezza, due doti non da poco specie di quei tempi bui.
Ripensa alle ultime esperienze a cui è sopravvissuta: tortura, tentato stupro, duello contro uno degli spadaccini più abili e irritanti del continente.
Ripensare a Jaime -STERMINATORE DI RE!- le fa chiudere la gola da un nodo scorsoio e le lacrime le pungono gli occhi.
Lo ha visto allontanarsi veloce con tanto di corteo di guardie mentre lei è rimasta lì ad affrontare la morte che si è palesata, la vigliacca, in una fossa con un orso e una spada senza filo fra le sue mani.
Deglutisce un boccone amaro mentre schiva un primo attacco della bestia che la fronteggia con la sua imponente mole.
Ha la spalla coperta di sangue, gli artigli del mammifero l’hanno ugualmente raggiunta.
Non ha mai creduto nei miracoli, ma in quell’infelice momento le torna in mente la canzone che le cantava la sua balia e le strofe le sfuggono dalle labbra martoriate e sporche.

“Questo è il tempo in cui sperare non è facile, e la gioia che c’è in noi, nel vento vola via”

Non che lei avesse mai provato una gioia particolare ad accompagnarsi a quel cavaliere senza onore, ma deve ammettere che Jaime le è più gradito di Ser Jaime Lannister, Sterminatore di Re.
Ha visto la sua paura e lei ne ha fatto la sua missione di salvezza.
Se ne è accorta di far fatica, dopo poco, a trattenere le risatine davanti alle sue battute volgari, ma poi si è detta che persino la sua risata sarebbe risultata brutta e perciò non glie l’avrebbe fatta sentire; di certo avrebbe amato molto di più quella femminile e delicata di sua sorella.
Si incide le labbra coi denti e va avanti imponendosi di non arrendersi.

“Ora sono qui, il cuore è così fragile, cerco in me la forza che non ho avuto mai…La speranza può cambiare la nostra realtà

Lo sguardo della donzella si fa duro mentre fa roteare la spada in segno di sfida: non avrebbe aspettato un miracolo che non sarebbe mai giunto.
Sferra un affondo che però lesiona superficialmente l’animale che si dimena per il dolore, poi carica di nuovo la Vergine.
E’ stanca, chiude gli occhi.
Quando li riapre lo fa perché ha sentito un tonfo davanti a lei e sussulta per il ruggito della bestia accecata.
Soprattutto vede lo Sterminatore-perchè se iniziasse a chiamarlo Jaime sa bene come andrebbe a finire- e non è ancora pronta per quel tipo di guerra.
Eppure avrebbe avuto la vittoria per abbandono dell’avversario, una resa incondizionata.
Perchè anche il Lord di Lannister nel far voltare il cavalo ha pregato: di fare in tempo,d i aver preso la decisione giusta e di potersi levare almeno quella macchia da un onore che forse ora può dire di possedere.
Grazie a lei, al suo folle e non richiesto tentativo di salvarlo da sè stesso, che è la cosa di cui Jaime ha più bisogno: affrontarsi.
Non sa piangere, Brienne, cavalcando dietro di lui e nel sentirlo dire una delle sue sciocchezze sulla sua verginità.
Arrossisce fino alle orecchie ma tace: non può certo dare sempre la vittoria a Jaime, eh.
Jaime che intanto la studia di sottecchi e sogghigna: non si sarebbe mai perdonato il farsi sfuggire uno spettacolo simile.
Non che sia bella in modo particolare, ma di certo rende l’aria della sera più frizzante, fa sentire meno dolorose le ferite e rilassa, quasi.
La compagnia di Brienne lo rassicura, paradossalmente, più del pensiero di rivedere Cersei.
Se la spada della Vergine avrebbe dovuto brillare nel buio, lui si sarebbe occupato di tenere acceso il fuoco: un po’ per orgoglio, un po’ per sdebitarsi, un po’ per puntiglio e forse alla fine anche un’idea sciocca che si sarebbe palesata solo diversi mesi dopo.
Nessuno dei due lo avrebbe mai detto a voce alta il nome di quell’idea, di quella… cosa.
Quella cosa che spinge Brienne, al campo sorvegliato dai soldati, a cantare la canzone della sua balia  nonostante sappia che Jaime l’avrebbe schernita.
Senza negarsi una buona dose di impaccio gli racconta la fede di Tarth e traduce per lui le parole del canto sacro insegnato ai bambini il giorno del loro decimo compleanno, quello in cui la sua ultima sorella è morta.
Il Lannister capisce il sottinteso e tace, inconsapevolmente rapito dalla voce della brutta donzella.
Lui le capisce le cose importanti, le cose pagate col sangue, comprende anche se non lo dice.
Si danno una veloce buonanotte e chiudono gli occhi l’uno di fianco all’altra pacificamente ignari del fatto che nei pensieri, pur ringraziando dei diversi, stanno dicendo grazie per lo stesso miracolo: l’aver creduto che potessero cambiare rendendo grazie per essersi incontrati.
“Grazie” sussurra lo Sterminatore di Re alle tenebre.
“Grazie” mormora Brienne “Grazie, cavaliere”.
Chiudono entrambi le palpebre, per una volta, sorridendo davvero.
Sembra quasi un miracolo.

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