Fanfiction

I’m a warrior

Si erano fronteggiati per alcuni istanti come leoni nell’arena sotto il sole cocente, col vento che serviva solo a far innalzare più polvere di quanta già non se ne respirasse.
La carica fu violenta e il cozzare delle loro lame scatenava scintille e rumori tonanti.
Il duello si protrasse per alcuni minuti.
L’uomo la guardava ghignando e con gli occhi accesi dalla sete di sangue, lei lo fissava senza battere ciglio restituendo lo sguardo da dietro una coltre di acciaio impenetrabile.
Era concentrata oltre ogni dire: ciò che stava affrontando non era un duello con Jaime ammanettato che tenta di fuggire, ma uno scontro con un individuo paragonabile solo all’orso con cui si è scontrata nella fossa.
“Si somigliano anche per la puzza” pensò “E devo smetterla di farmi influenzare dall’umorismo altrui” stabilì deviando un affondo e picchiando con violenza il pomo della spada sulla testa del suo avversario, che cadde al suolo per rialzarsi subito dopo per levare la parte superiore dell’armatura in cuoio rivelando cicatrici irregolari sull’addome.
“Mi complimento, scherzo della natura, sei quella che ha resistito di più contro di me, ma è ora di chiudere i conti” decise sputando un grumo di sangue e alcuni denti persi col pugno inflittogli poco prima dalla donna .
Alla bionda viene un’idea: attende la carica, paziente e misurata come ogni guerriero deve essere e poi fa un solo passo in avanti sfruttando la potenza dei muscoli del collo e delle spalle.
L’avversario che ricevette la testata finì a faccia in giù nella polvere insieme a lei, che usò la spada alla stregua di un puntello per rialzarsi.
Ignorando lo sdoppiamento della sua visuale sputò sangue, torse il braccio e centrò lo stomaco del guerriero, il quale si piegò in avanti boccheggiando e incassò un secondo colpo sul cranio che lo fece cadere al suolo.
Gli morse il naso con tutta la violenza di cui era capace staccando un pezzo di carne.
“Ti avevo detto due cose:chiamarmi scherzo di natura non è mai prudente e che avendo battuto tuo fratello in una rissa a mani nude non avrei incontrato difficoltà a batterti lealmente, per cui ora mi alzeró e ti concederó la vita” sentenzia scostandosi dal torace dell’uomo su cui si era seduta per legargli le mani.
La guerriera tiene la spada pronta all’uso.
Lo sconfitto ci mette molto tempo a recuperare la lucidità necessaria anche solo al parlare: non è mai stato battuto, figuriamoci battuto da una donna, per di più brutta e per di più abile come lei.
Si leccò le labbra spaccate prendendo una decisione folle.
“Uccidetemi”.
La donna rientrò negli spogliatoi privandosi di tutti gli indumenti e si infilò nella grande vasca.
Poco dopo arrivò Gregor che compì esattamente le stesse azioni.
“Possibile che ogni mia disgrazia debba iniziare in un bagno?” rifletté studiando circospetta e un po’ imbarazzata l’uomo ora coperto di bende e impacchi immerso sino alla cintola di fianco a lei.
Pensò che forse , se non gli avesse rivolto la parola ne sarebbe uscita viva: doveva ancora sbollire l’adrenalina del duello e le strane sensazioni forti della battaglia, come il momento in cui era seduta sul suo avversario e le era parso volesse fare qualcosa a cui ha improvvisamente rinunciato.
Strano.
“Sei stata poco saggia a non uccidermi, ragazzotta”.
Brienne arrossí:”Faccio ciò che ritengo giusto”.
“Io ciò che mi va di fare” replicò Clegane.
“Ho notato” mormorò compuntamente facendo per uscire dall’acqua.
“Di certo non siete mai stata sgravata”
La bionda si trattenne dall’imprecare volgarmente:”Non vedo perché debba interessarla, ser, con il massimo del rispetto” brontoló avvolgendosi in vita un panno di stoffa chiara per asciugarsi.
“Mi avete battuto, mi avete fatto finire col culo per terra, e siete l’unica: questo mi interessa”.
Nella stanza dagli alti soffitti cadde il silenzio per qualche tempo.
Come dire alla Montagna che cavalca che pecca di impulsività senza rischiare di finire ammazzati?
La giovane donna si rivestì in silenzio e tornò prudentemente verso la vasca in pietra inzuppando nuovamente i piedi nell’acqua calda, lasciando le gambe a mollo vicino al torace ampio della Montagna.
“La pazienza non è dote di tutti i guerrieri” disse lui all’improvviso , rompendo il silenzio.
“Nemmeno la vostra resistenza al dolore” sussurrò la bionda studiando le gocce d’acqua che le si attorcigliano lungo le caviglie pallide.
“Non è stato quello a farmi diventare un grande guerriero”
“Non è mai quello” rispose Brienne sentendo il bisogno di voltare lo sguardo da qualunque cosa odorasse, anche solo lontanamente, di Gregor.
Quando ha iniziato a pensarlo come Gregor?
La costrinse a girarsi afferrandole i capelli e tirando con forza.
Lo morse e la mano lasciò il suo cranio, ma ora lo sta guardando leccarsi il sangue della ferita come una bestia dei boschi.
“Non mi fai la predica su quanto sia crudele, sadico e putrido?”
La donna sgranò gli occhi .
“Pensate che serva, a un uomo che ha ucciso metà della sua famiglia e la metà delle famiglie del paese?”.
Gregor osservò in silenzio le goccioline disegnare arabeschi sulla gamba forte e piena di cicatrici della donna accanto a lui, quasi ipnotizzato dallo spettacolo.
Lo desiderò.
E un Clegane ottiene sempre quel che desidera.
La trascinò in acqua, la tirò a sé e la baciò con forza, facendole sentire il sapore rugginoso del sangue e quello secco della terra che aveva a ancora in bocca.
I vestiti inzuppati della Vergine finirono sul fondo.
Sentirla respirare affannosamente sul suo collo fu lo stimolo sufficiente a baciarla ancora una volta,azzannarle violentemente un seno per sentirla gemere fu sorprendentemente eccitante .
La Vergine avrebbe voluto davvero opporsi, ma la sua coscienza era segregata da qualche parte insieme alla morale e l’istinto di sopravvivenza le aveva suggerito che non avrebbe potuto contrastarlo, non nelle sue condizioni fisiche post duello.
Le aprì le gambe con violenza e soddisfò le sue necessità.
Se ne andò lasciandola esausta e umiliata.
“Non vi chiederò di uccidermi, ser” sbottò quando lo raggiunse nel castello, rossa in volto e con un braccio in pessime condizioni.
La sua permanenza al Castello Clegane come ostaggio nobile degli sconfitti della guerra delle Tre Regine era iniziata l’anno precedente e Gregor ne aveva inquadrato subito le abilità, ma si era deciso a sfidarla solo quel giorno: non erano due persone loquaci e nella corte Clegane non c’era un’etichetta vera e propria se non: prega di essere vivo all’alba quando ti alzi e bada a dove ti corichi perché potrebbe essere l’ultimo posto che vedrai.
“Come io non ti chiederò mai di fare la principessina del cazzo, di quelle ne ho ammazzate abbastanza” ringhió l’uomo strattonandola contro un muro in pietra viva
La trentacinquenne sussultó all’impatto col muro.
“E chiamami ancora ser e sai cosa puoi farci con la tua cazzo di spadina”
La donna ghignó:”Farti finire col culo per terra un’altra volta?”
La presa sul suo collo aumentò, ma un suono vagamente simile a una risata partì dal torace della Montagna:”Sei fortunata a non essere contro di me anche domani, sgorbio”.
La bionda sospirò di sollievo quando ritornò a terra a trovare nuovamente le labbra del suo enorme Lord, a cui concedette un calcio ben piazzato su un ginocchio che lo fece bestemmiare.
“Vi dico sempre di non chiamarmi sgorbio, ser” concluse scappando veloce per il corridoio con alle calcagna Gregor Clegane.
Quando la Montagna riuscì a bloccarla fu di nuovo contro una parete al piano superiore.
“Sicuro di non essere un feticista delle pareti?”
“Cerca di ritrovare la tua camerettina del cazzo prima che smetta di aver voglia di essere paziente” la avvisò sbraitando dopo averla baciata facendole sanguinare la lingua e il labbro inferiore.
Brienne si ritirò studiando le sue condizioni con preoccupazione e stanchezza.
Lividi, contusioni, sangue e denti mancanti:possibile che una giornata su due dovesse finire così?
Sospirò tergendosi il viso con dell’acqua pulita.
Di certo quello non era amore, la loro non era una relazione e non esisteva nessun legame fra le loro persone se non quello di rabbia, adrenalina e sangue che si scatenava ogni volta che finivano avvinghiati a picchiarsi nell’arena.
E a quello Brienne era abituata, era una forma di routine quasi rassicurante che impediva a lui di essere crudele in altre circostanze e a lei consentiva di superare le paure che l’avevano sempre oppressa, come quella del contatto fisico con un uomo e l’intimità insegnata alle lady: non esisteva più nulla e le andava benissimo, perché non era una lady e Gregor non era un principe o un cavaliere! Erano guerrieri e come tali si sarebbero sempre comportati, combattendo per ogni cosa e per ogni centimetro di spazio vitale a disposizione, che fosse per il sesso, per un’armatura migliore in allenamento o sfottersi tentando di provocare per primo l’altra persona in maniera un po’ creativa, anche perché le loro guerre per quanto piccole fossero si sarebbero sempre concluse in quel modo.
Sua madre le avrebbe detto che non è degno di una principessa, la sua septa sarebbe semplicemente morta di infarto.
Ma sua madre l’aveva venduta ai Clegane e la sua septa era morta anni prima.
A conti fatti le restava solo Clegane e quella famiglia di psicopatici.
Si infilò sotto le coperte, pensando che poi, alla fine , non era il posto più brutto del mondo.
Almeno lì non era brutta per nessuno.
Sorrise intimamente.
E soprattutto era ancora imbattuta, imbattuta in tutta Westeros

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