Fanfiction

Castagne e miele caldo.

Si lisciò le pieghe dell’abito azzurro lungo fino alle caviglie: una tenuta decisamente innaturale per lei, ma alla fine dovette ammettere che era la cosa più comoda e femminile che avesse indossato.
Con una mano e la paziente azione d’ un pettine di legno s’aggiustò i capelli biondi portati corti in onore del suo passato militare.
Doveva essere un giorno straordinario, per tutte le donne, lei si sentiva straordinariamente goffa e fuori posto.
Però era felice, sorprendentemente felice.
Tutto sommato quell’accordo non le era mai dispiaciuto più di tanto, anche se non aveva mai approvato l’idea di sua madre di farla sposare proprio con lui e allearsi coi Tyrell.
Ma ormai la guerra era finita e lei stava per fare il grande passo.
Provò a fare qualche passo sbilanciandosi sui tacchi chiari: era già alta un metro e novanta, chi era il malato di mente che le aveva affibbiato i sandali col tacco?
Imprecò mentalmente e arrossì pensando alla reazione degli invitati se una cosa simile fosse successa davvero al tempio di Baelor.
Sbuffò notando che i capelli le si stavano appiccicando alla fronte a causa del sudore: fece alcuni respiri profondi e si sedette su uno sgabello a lato della stanza affondando il viso nei palmi delle grandi mani e ottenendo l’unico risultato di rovinarsi il poco trucco che una saepta era riuscita a farle mettere.
La sensazione che sarebbe stata una giornata infernale non l’avrebbe abbandonata facilmente e ciò la precipitò nello sconforto.
Si sentì bussare alla porta e andò ad aprire vergognandosi profondamente per la sua condizione fisica ed estetica.
Era Jaime e pareva avesse un po’ di umorismo da dispensare.
“Non è malvagiamente divertente, la sorte, a volte?”
“Il fatto che siamo amici non ti autorizza a farmi venir voglia di strapparti la lingua ogni volta che dai aria ai denti” sibilò vicino alla crisi di nervi Brienne.
“Devi ancora spiegarmi cosa ci trovi, al di là dell’intelligenza e del sarcasmo” brontolò il Lannister.
“E’ un uomo gentile, sincero, giusto e corretto e ti prego” ringhiò ” faccio già fatica a controllare i miei nervi senza che tu ti metta d’impegno a migliorare la situazione o giuro che ti chiamo un’altra volta monco davanti al resto degli invitati”
“Donzella” sogghignò in risposta il biondo “donzella donzella donzella” .
La giovane donna scoppiò a ridere e piangere insieme.
“Rifatti il trucco, chiamo la saepta che già sei brutta senza sforzarti per cui non diamo una mano alla natura, almeno oggi”.
La trentacinquenne sospirò e annuì staccandosi da lui.
Già, come era arrivata ad accettare senza troppi pensieri un simile, bislacco accordo?
Tutti avrebbero puntato su Jaime, non sul nano di famiglia sposato troppe volte e con la tendenza all’alcolismo.
Lei lo ricordava bene, in verità: era una brutta serata fosca e la festa a palazzo si stava protraendo da troppo tempo, quando Tyrion ha ceduto e si è allontanato dalla sala per ignorare le frecciatine di sua sorella.
Alla fine della festa lo aveva raggiunto nel cortile del palazzo sotto un olivo carico di frutti.
Era dispiaciuta per quel che doveva sopportare, senza contare che le voci sulla sua piccola moglie scappata con Petyr prima di aver consumato il matrimonio perché lui era troppo disgustoso, erano diffuse a macchia d’olio.
Si era seduta di fianco a lui notando che aveva estratto un libricino dalla copertina scura.
Gli aveva acceso la candela e lui era rimasto in silenzio, rifiutandosi di dire qualunque cosa.
“Cosa leggete?”
Il Folletto voltò il volume mostrandole la copertina.
“Il Principe? Direi che è una lettura che vi si addice” aveva commentato la bionda rannicchiandosi per proteggersi dal freddo pungente “Insomma, siete forse l’uomo più abile, intelligente e misurato che conosca, ho sentito la vostra orazione presso l’Accademia”.
Quella sì che era stata una sorpresa per l’uomo.
“Sapete leggere?”
“Perché siete tutti così sorpresi quando lo dico?” aveva risposto imbarazzata la trentacinquenne ” E so anche ascoltare” aggiunse balbettando un po’ “Leggevo quando stavo troppo male per combattere, soprattutto quando ero… a casa”.
Lo sguardo sfregiato dell’uomo si posò nel suo, più scuro:”Facevate bene, allora! Leggere è la miglior arma di difesa quando si è senza ancore e credetemi, so di cosa parlo”.
La Vergine si allungò sul prato a osservare le prime stelle e ignorando il rossore che le tinge le guance.
“Abbiamo avuto lo stesso problema” sussurra assorta “Ma almeno voi siete nato con dei fratelli accanto, i miei son tutti morti” commenta “Li rivedo ogni sera nel firmamento, prego per loro”.
“Ma non per la madre che vi ha abbandonato qui ad Approdo del Re, dove alla fine siamo tornati un po’ tutti” constata sagacemente l’altro.
“Voi lo fareste, al posto mio?”
“No” risponde subito il Lannister chiudendo il libro “Cosa pensate di Machiavelli?”
“Militarmente, politicamente o artisticamente?”
“Cavillate, milady” la ammonisce Tyrion con un mezzo sorriso.
Era la prima persona davvero interessante che fosse passata da quella città maledetta per anni.
Non si aspettava che dietro le cicatrici ci fosse tanta umanità e tanto… interesse per il mondo intero.
Chi lo definiva come nano peccava di superficialità in maniera abnorme: gli uomini come lui dovevano tenere lezioni, avere laboratori e studi privati, il sostegno economico di qualche grande lord che supportasse i loro studi e una bella vita con una buona moglie e dei figli felici, magari.
La discussione fiorì vivace e armoniosa per un numero di ore che spinsero i due ad ammirare l’alba successiva, momento in cui caddero nel più profondo silenzio.
“Siete stato felice con Lady Sansa?” osò domandare la Bella stiracchiandosi vistosamente e pentendosene subito dopo bofonchiando scuse vaghe per i suoi modi.
Stava… bene e quel gesto le era venuto spontaneo, di solito sarebbe stata molto più rigida nei modi e impeccabile negli atteggiamenti.
Non aveva sentito alcuna risposta dal trentenne, ma un leggero russare era giunto alle sue orecchie.
Se avesse avuto meno contegno avrebbe riso: si era addormentato sulle sue cosce.
Istintivamente gli accarezzò i capelli mossi e spettinati per poi ritirare velocemente la mano come se si fosse scottata.
Il loro secondo incontro fu più fugace.
Jaime le aveva gentilmente chiesto di andare a recuperare suo fratello, avrebbe dovuto presiedere a una cerimonia importante come Primo Cavaliere.
Ritrovarlo non fu troppo arduo, le locande del Fondo delle Pulci non erano poi troppe e la gente per due soldi dice tutto quello che vuoi sapere.
Entrò nel locale rumoroso e pieno di fumo scatenando fischi e commenti da parte degli avventori.
Era ubriaco e seduto a un tavolo piuttosto lontano.
Lo raggiunse e prese una sedia.
“Dobbiamo andarcene, ser”.
Aveva lo sguardo vacuo e gli occhi lucidi.
“E dovreste smetterla di pensare a chi non torna più da noi, fa solo male” lo ammonì costringendolo a raggiungere l’uscita posteriore.
“È per quello che lo faccio” sussurrò lui.
Brienne preferì ignorarlo per un po’, ma i monologhi degli sbronzi proseguono a lungo e si sa.
“… E poi ricordo la vostra mano fra i capelli e mi è piaciuto! Posso baciarvi?” chiese contento.
Pregando in un’amnesia la Vergine non mosse un muscolo mentre le loro labbra si congiungevano.
Si era dovuto alzare in piedi per baciarla agevolmente.
Non si sarebbero parlati per alcune settimane.
Aveva pensato che fosse carino, stupidamente.
Poi aveva deciso di mettere a frutto le sue conoscenze e di studiare:scoprì che il Nano era un docente singolarmente appassionato.
La prima laurea che prese la fece sentire orgogliosa di sé e del suo insegnante senza titoli.
Quando si addormentò la prima volta in biblioteca, fu lui a portarle una coperta, nessuno sapeva che prima l’aveva riscaldata:non voleva che la sua allieva preferita si prendesse una malattia.
Avevano anche litigato, specie durante i momenti di malinconia post-sbornia del Lannister, perché Brienne non ce la faceva proprio a sopportare per due, a essere forte per due, a volte.
E poi lei si era ubriacata per festeggiare il suo ultimo titolo accademico discusso con successo.
Era brava e ora lo sapeva, ma mise metà della catena a Tyrion come bracciale.
Era giusto così ed era giusto anche quel bacio che gli diede d’istinto, presa dall’entusiasmo della festa.
Si sentiva a proprio agio, così ignorò l’imbarazzo e gli disse pure della coperta, così, giusto per vederlo abbassare lo sguardo e brontolare qualcosa di insensato che l’alcool fece diventare mostruosamente divertente.
Rise per ore, quella sera e quella notte.
La proposta se la fecero lo stesso giorno grazie a una coincidenza abilmente costruita da Jaime: durante una cavalcata il suo animale, misteriosamente , prese il controllo e portò lontano il cavaliere.
Non ci furono fronzoli o romanticismi, si scambiarono velocemente due regali: una sella sagomata su misura e un libro di disegni.
Le implicazioni di quei gesti erano chiare a entrambi.
Il pennello della saepta che le entrò nell’occhio la riportò alla realtà.
“Senta, non si disturbi che ci penso io” si stizzí allontanando l’anziana donna dalle mani tremolanti con gesti gentili ma fermi.
Si rilassò solo pensando alla conclusione della serata precedente dopo una lunga marcia nei boschi alla ricerca di castagne e ricordò come piacevole persino la compagnia di Cersei, che si rivelò un’escuriosionista singolarmente portata per la scalata e le lunghe camminate.
“I tacchi fanno le gambe robuste” aveva commentato ridendo.
Era tanto che non lo faceva nemmeno lei e ritirare i Lannister dalla guerra aveva giovato a tutti
Era strano per lei essere entrata a far parte di un gruppo tanto singolare di individui, ma sapeva che se si era integrata in modo decente metà del merito andava alla sua amicizia con Jaime e l’altra parte a Tyrion.
Stese un velo rosa sulle labbra sottili e si specchió vagamente soddisfatta.
Appena aprì la porta trovò Tyrion ad attenderla.
Sudava.
“Ti prego non dire nulla” la supplicò “Non mi sono mai sposato “.
Non era proprio una menzongna e lo sanno entrambi:”Non scapperó” gli giurò la Vergine prendendogli una mano “Ma soffro di vertigini” confessò esibendo la sua miglior andatura sui tacchi che la fece finire col sedere per terra nell’ilaritá dello sposo.
“Ok, direi che abbiamo spezzato la tensione!” commentò allegramente afferrandole una mano con un saltello disinvolto.
Avevano deciso che se riuscivano a fare sesso senza problemi camminare insieme non sarebbe stato troppo complesso, e il problema lo aveva risolto Brienne prendendoselo su una spalla come se stesse reggendo una portantina.
Al Folletto erano venute le vertigini, ma già il secondo tentativo diede risultati migliori.
Quando lo seppe Jaime rise veramente sino a star male.
L’ingresso al tempio fu l’occasione, nella preoccupazione generale, per vedere la caviglia della Vergine slogarsi in una brutta caduta sul marmo chiaro che si macchiò di sangue.
Tyrion le si avvicinò preoccupato.
“Ehy, ti senti bene?”
La risposta fu una sonora risata che contagiò tutti i presenti.
“Lo dicevo io che i tacchi sono una delle centoquindici punizioni infernali!”
Era diventata rossa fino alla punta delle orecchie, ma il Lannister l’aiutò a raggiungere la coppia di statue davanti alle quali si scambiano, tradizionalmente, le promesse di matrimonio: di solito sono il guerriero e la fanciulla, ma quel giorno erano sostituiti da un più appropriato Viandante e una Vecchia come auspicio di lunga vita e saggezza .
Brienne scoppiò in lacrime nonostante il naso rotto quando suo marito le legò al polso la catena che lei stessa gli aveva dato, ora arricchita da alcuni pendenti : sole,castagna, luna e spada.
Era bellissimo e ogni ciondolo era un ricordo diverso.
Lei aveva un regalo particolare per suggellare quelle nozze.
Quando tirò fuori la coperta che ora recava ricamate le loro iniziali e la passò sulle spalle del Folletto, fu lui a faticare a darsi un contegno.
Era quella coperta speciale che lui aveva riscaldato vicino a un bollitore, per lei.
Ora era un po’ rattoppata, come la sua faccia e un po’ scolorita, come la pelle pallida della sua sposa.
Però era bella ed era il modo giusto per iniziare un futuro slegato dai nomi che portavano, dalle famiglie da cui arrivavano e dal loro passato scomodo, ingombrante e opprimente: il tendere una mano è sempre il modo giusto di iniziare qualcosa, che sia una piccola scalata per salire sulla spalla della sposa e uscire trionfalmente dal tempio, che sia per una discesa da un pendio scosceso o da un paio di tacchi vertiginosi scelti da Cersei, che importava?
Era giusto e lo desideravano entrambi nonostante tutto fosse iniziato un po’ per caso e fossero la coppia di persone più improbabile di tutto il continente?
Quella sera si sarebbero stretti sotto la coperta rattoppata sgusciando castagne da intingere nel miele caldo.
Avevano superato la paura, la distanza e anche le vertigini oltre a una sorella con tendenze incestuose, un amico invadente e una serie di imbarazzanti coincidenze.
A quel resoconto risero entrambi.
No, se non era riuscito il metro abbondante di altezza a separarli, se non ci era riuscito l’aspetto, non l’avrebbe fatto nulla.
E anche se si fossero divisi, castagne, miele caldo e un bacio sotto le coperte rimettono insieme qualunque cosa,no?

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