Fanfiction

Essenziale

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“Chiudi la bocca, che l’unica cosa che mi interessa di te è in mezzo alle gambe” le aveva bofonchiato quella notte, come le tante precedenti.
Lei si era gentilmente concessa di strappargli un altro pezzo di naso come  risposta.
E poi ormai aveva capito come interpretare quella frase:finché si interessava alla sua vagina lei restava viva nel castello ed era una cosa paradossalmente positiva.
L’idea di un servo di spostare il letto di Clegane nella sua stanza non le era mai andata del tutto a genio: non poteva davvero combattere tutto il giorno.
Ogni tanto ripensava alle sue giornate in quel posto: sfiancanti allenamenti fisici e la paura della collera della Montagna che non risparmiava nemmeno i servi, che a volte si ritrovavano con il cranio spiaccicato su una parete .
Una volta lei lo aveva visto farlo e lui era rimasto a studiare la sua reazione.
Aveva distolto lo sguardo dal corpo e arricciato le labbra restando in silenzio per un minuto.
“Spero non vi aspettiate un applauso da parte mia” , se ne era uscita con quella frase laconica e il suo compagno non aveva apprezzato molto i suoi toni.
L’aveva buttata per terra con una spinta violenta e poi l’aveva superata per sparirsene dietro una porta.
Sta di fatto che da quando nel maniero era scoppiata una brutta infestazione di pidocchi e topi i letti erano stati trasferiti nell’unica ala del castello non toccata dal problema.
Ormai agli occhi di tutti che ci fosse un legame fra loro era palese .
Un po’ meno chiaro era quanto Brienne stesse pagando quell’unione che in condizioni normali mai avrebbe cercato e non solo in termini di salute fisica: il doversi violentare a guardare certi orrori non l’aveva fortificata ma aveva imparato a prenderne le distanze, sapendo che era sempre corretta l’idea che “meglio a loro che a me” e ringraziava sempre di poter aprire gli occhi su una nuova alba.
Avrebbe voluto piangere, pregare qualche dio o dar sfogo ai suoi turbamenti, ma sapeva che avrebbe pagato anche quello col sangue.
Condividere anche la notte con Gregor non aveva di certo contribuito alla sua serenità o al crearsi di un buon nome nel castello o a corte.
La chiamavano “La concubina del demonio” e in altri modi che francamente la ferivano.
Non che avessero torto sul definire a quel modo l’erede del nome Clegane e lui non faceva nulla per smentire le voci che circolavano sulla sua persona.
Perché avrebbe dovuto, del resto? Più paura avevan di lui , più facile sarebbe stato eliminare gli avversari.
Ad esclusione di Brienne, ovviamente, che si ostinava a non farsi battere e rimaneva piccatamente distante da lui.
Mai sia che qualcuno lo accusi di provare curiosità verso una creatura vivente.
Però lo sgorbio non si faceva sottomettere e combatteva ancora e ancora, riuscendo persino a vincere, talvolta, con sua enorme rabbia.
Non gli importava e prima o poi sarebbe crollata.
Bugie su bugie che eliminava con un affondo di spada nel corpo di un popolano, che cancellava con una morte dopo l’altra, errori che mondava con ogni vittoria.
La Vergine era chiamata, ora è la “Concubina del demonio” e quel nomignolo lo faceva sogghignare.
Lo istigava a essere più brutale e violento.
Ad Approdo del Re nessuno dei due era più benvenuto ma la cosa sorprendentemente non gli dispiaceva, specie perché se erano convocati voleva dire che c’era del lavoro sporco da fare.
E i re avevano sempre qualcosa da nascondere.
La mattina successiva uscirono dalla stanza alle prime luci dell’alba e l’anziana donna che aveva appena avuto la sfortuna di incontrarli si era messa camminare rasente al muro.
“Pessima scelta” rifletté la bionda “Mai mostrarsi preda, così lo stuzzichi”.
“Vi ho p-p-portato la c-c-colazione sig-signore” aveva balbettato indicando il vassoio che stringeva fra le manine ossute.
Era ancora in salute nonostante gli anni, si vedeva dalla vivacità dei suoi occhi e dalle forme abbondanti.
Brienne fu abbastanza lesta da strapparle il vassoio dalle mani prima che un violento ceffone facesse finire la malcapitata al suolo.
“Mi piace fare colazione” aveva sbuffato “Anche si vi siete premurato di togliermi due denti, ancora, durante l’allenamento di ieri e riattaccarli costa” precisò rientrando nella stanza e sedendosi sul materasso che cigoló.
“Anche se li hai in bocca la tua faccia non migliora” sibiló cattivo l’uomo afferrando della pancetta e mangiandola senza premurarsi di usare un piatto o delle posate come la trentacinquenne faceva.
Probabilmente si sarebbe mangiato il maiale crudo, intero e vivo.
“Volevo solo impedirti di avere un morto in più da ricordare l’anno prossimo” sbuffó la giovane stringendosi nella pelliccia che aveva indossato per proteggersi dal freddo e dall’umidità.
“Se inizi a ricordare i morti dai loro importanza, e i perdenti non meritano di essere ricordati”.
A quel punto la Bella doveva misurare le parole.
“O ne hai uccisi così tanti da dimenticare i primi?” suggerì.
Meglio prenderlo per la gola.
“Probabile” bofonchiava l’altro, allora, sputando pezzi di carne un po’ ovunque e attaccando le uova pallide che erano ancora miracolosamente intatte sul vassoio.
“Dite che risolveranno mai il problema dei topi, ser?” domandò la donna terminando del prosciutto.
“Forse se li mangiassero” ringhió la Montagna “Cos’è, ti scoccia dividere il letto, stronzetta snob?”.
Brienne, in risposta, allungò pigramente le gambe in avanti appoggiando il piatto su una mensola lì vicino e si pulì il mento con una manica della sgualcita veste da camera che indossava.
“Ti ho mai dato motivo di pensarlo? Conta che mezzo castello ci crede più sposati di Tyrion Lannister e Sansa Stark”.
Il Clegane sapeva bene che se lei avesse mai voluto opporsi alla sua volontà avrebbe agito senza aspettare formalità di rito o delicatezze particolari dell’etichetta di corte.
La Montagna rise forte e si fermò a studiare il corpo pieno di cicatrici della compagna che non aveva fatto altro che violare tutta la notte sino a non ricordare come si respirasse.
Aveva supposto, erroneamente, che l’idea la spaventasse.
Che almeno quello fosse sufficiente a piegarla.
E invece no.
Ma forse non l’aveva ancora uccisa proprio per un simile motivo: non era una vittima.
Le vittime puzzano di morte appena lo incrociano, lo sente con precisione.
Lei no.
Le sue vittime hanno la paura negli occhi e la consapevolezza della morte nel cuore e nei gesti.
Lei no, lei aveva gli occhi freddi del guerriero e il passo fermo della regina dell’arena, doveva riconoscerglielo.
Aveva semplicemente accettato la sua condizione di ostaggio tentando di ricavarne il meglio possibile.
Lui non le aveva mai concesso nulla per facilitare il compito, ma non ce ne era neppure stato bisogno.
Era forte ed era chi lui cercava: un avversario che lo stimolasse a dare il meglio di sé stesso, che gli imponesse di dare il cento per cento in un combattimento, tanto con gli altri nemmeno si sforzava.
“In ogni caso siamo invitati a corte per celebrare i morti della guerra delle Tre Regine” gli stava dicendo porgendogli un foglio che era sul vassoio della cameriera e che recava una ceralacca spezzata .
Brienne lo studiò per qualche minuto in attesa di reazioni, poi capì: era analfabeta.
“Siamo invitati noi e i nostri eventuali figli e famiglie: dal canto mio ho scongiurato mia madre di non farsi vedere” risolse lei.
“Che vadano a farsi fottere” sbuffó Clegane.
“Me lo aspettavo, chissà perché , ma concordo col nuovo motto di famiglia: fuck the king” disse ridendo “Ho già chiesto a una dei pochi sopravvissuti di mandare una gentile ma ferma lettera per dire che decliniamo l’invito omettendo gli omaggi da parte tua”.
Gregor si distese sulla sua porzione di letto e Brienne gli rotolò svogliatamente accanto.
“Sei sempre dell’opinione che l’unica cosa utile di me sia fra le mie gambe?” chiese ghignando.
Gregor, anche se faceva un po’ effetto chiamarlo così, alla Vergine, l’afferrò e se la tirò contro baciandola famelico.
“Decisamente si”.

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2 thoughts on “Essenziale

  1. Allora, devo dire che la coppia mi sembra ad ogni fic più strana. è la più crack delle crack XD
    Purtroppo con questo tipo di pairing il rischio dell’ooc è altissimo, e in questa fic siamo un po’ in bilico. Per quanto riguarda Brienne trovo che a tratti sia un po’ fuori dal personaggio. Trovo che sia troppo incline ai compromessi e troppo sentimentale nei confronti della Montagna. Lo chiama per nome, agisce per il suo bene, e non lo considera completamente il mostro che è.
    Un’altra difficoltà della coppia è il fatto che Gregor, in quanto a spessore nell’opera originale, può essere paragonato ad una sottiletta craft. Mangia, stupra, uccidi, è un personaggio piuttosto basico. Più che parlare, grugnisce e sicuramente non si metterebbe a discutere con Brienne di nulla. Sostanzialmente è più bestia che uomo.
    Ovviamente per rendere la fic più interessante tu hai cercato di renderlo più tridimensionale, ma il problema è che, se vogliamo prestar fede a Martin, questa profondità lui non ce l’ha. è comunque una cosa perdonabile, in quanto se ti attenessi totalmente ai libri questa fic non potrebbe contenere neanche un minimo di introspezione per Gregor.
    Comunque, a parte questo la fic è molto bella e scritta benissimo as usual. Ci sono momenti alti e bassi di IC e OOC ma questo l’ho già spiegato ma nel complesso mi piace 🙂 Ovviamente il prompt è ben rispettato ^^

    1. Purtroppo andare OOC in questo caso non era evitabile, per me.
      Era una conseguenza di quanto raccontato nelle fanfiction precedenti e volevo offrire una continuità nell’evoluzione del rapporto fra Brienne e la Montagna, che come dici tu era monodimensionale nei libri e nel canon e ciò non mi andava a genio nemmeno per errore.
      Ho voluto dargli una personalità e il rischio era stravolgere il resto di conseguenza, ma sono contenta di sapere che comunque si mantiene una coerenza stilistica e di far maturare, diciamo, i miei personaggi.
      Sono contenta che il mio tentativo sia riuscito bene in ogni caso 💕💕💄, grazie ! E sono anche contenta che la storia ti sia piaciuta nonostante l’ooc.

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