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La Apple VIP

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Ieri stavo riflettendo, obnubilata dall’influenza, sulla mela più famosa della storia.
Non quella di Jobs, no.
Parlavo di quella che Grimilde porge a Biancaneve .
La mela è un frutto proibito per eccellenza e in questa fiaba riveste un ruolo chiave per l’aspetto completamente innocente con cui si presenta.
Ma ha un effetto distruttivo, pari quasi a quello che ebbe nella Genesi biblica.
Terrificante.
Però la fiaba non mi quadra proprio e ce ne sono diverse versioni con finali altrettanto macabri, incluso uno in cui la matrigna indossa scarpe arroventate e balla fino a morire .
Viserys, sei tu?
Mordere quel frutto è un po’ come perdere la verginità, conoscere il lato peccaminoso, doloroso e rosso dell’esistenza.
Anche le labbra di Biancaneve, la bambina più pura del mondo, sono comunque rosse.
Soffermiamoci su di lei: spesso viene denigrata e relegata unicamente al ruolo di prima principessa disney e personaggio antifemminista.
Non è vero.
Credo che Babe Ruth sia una delle principesse disney più giovani e più forti, contando che viene da una fiaba.
Le fiabe sono testi folkloristici con un chiaro intento morale, didattico e di trasmissione di valori.
Cosa ci insegna, allora, una che per sopravvivere a dieci anni dopo aver corso come una disperata per un bosco ed essere scampata a cinque tentati omicidi?
Al bambino insegna a mettersi a disposizione degli altri, a essere grato di quel che ha, a saper amare chi ha intorno e a scoprire il mondo con prudenza, perché le mele avvelenate sono dietro ogni angolo.
Cosa simboleggia la mela avvelenata? Il dolore da superare per crescere, le amare delusioni,gli invidiosi e i gelosi, il tradimento della vecchia Grimilde che dovrebbe amare Ruth e invece tenta più volte di ucciderla.
Insegnare ai bambini che non tutti quelli che ti sorridono , specie nell’epoca storica in cui il racconto è stato scritto e trascritto, era fondamentale .
Le fiabe non erano per ricchi, erano appannaggio dei poveri.
I giovani ricchi avevano bardi e cantori che raccontavano di dei e eroi, agli umili restano le fiabe e l’arduo compito di sopravvivere allo spettro che più terrorizza l’uomo:la morte, con la natura ingannatrice con cui è in combutta.
Qualcuno ha colto il sapore leopardiano dell’opera del buon Walt? No? Dategli un morso e lo sentirete, è amaro.
Ma questa storiella ha anche un insegnamento per i grandi, quelli che pensano di poter fare a meno della fantasia e delle storie perché credono di conoscere tutto del mondo: non potrete proteggere sempre i bambini che prima o poi cresceranno, si feriranno e si avveleneranno.
Starà al fanciullo, poi, trovare l’antidoto al veleno che incontrerà sul suo cammino e conservare una visione della vita in cui c’è ancora la speranza, la bontà che caratterizza Biancaneve.
Non è una cosa da cui si può scappare e un genitore può solo mandare nel mondo suo figlio con la coscienza di aver fatto il meglio possibile per lui.
Un antitesi interessante è anche la trasformazione della matrigna, una bellissima donna gelosa di una bambina altrettanto bella che si abbruttisce pur di raggiungere il suo scopo, ovvero tornare a essere la più bella di tutte.
Psicologia da quattro soldi (RIFLESSIONI PURAMENTE PERSONALI,SE NON INTERESSATE SALTATE PURE): come reagisce una donna alla nascita di un figlio?
Va in depressione post-partum.
Non dico che sia un processo automatico, TAC e scatta la depressione, ma che succede.
La figura materna si accorge di essere in secondo piano con l’arrivo del bambino bello, puro e incontaminato come solo i pargoli sanno essere: bianchi come la neve.
Tutte le attenzioni sono per il neonato, la gelosia può essere repressa o non espressa a livello di coscienza, ma esiste.
E poi scattano rabbia e delusione.
Come succede anche, similmente, nei casi in cui il figlio di un primo matrimonio entra in un nuovo contesto familiare:tutti gli equilibri devono riassestarsi e l’attenzione è per lui, che è una figura conflittuale di minaccia e di possibile rinnovamento nel contempo.
Gli esiti catastrofici di entrambe le situazioni li dimostra la fiaba.
Fortunatamente ci hanno provvisto della psicoterapia.
La delusione della non morte di Babe Ruth, dicevamo, culmina con il morso alla mela avvelenata, il risveglio della creaturina grazie a un servo sbadato e alla nascita dell’amore fra lei e un principe giusto e bello, come ci viene mostrato.
Qualcuno dice che i nani sono una manifestazione degli effetti della cocaina e io allora mi domando cosa la matrigna si calasse in realtà per vedere uno specchio parlante, che nella fiaba è l’ego martoriato della regina cattiva.
Uno dei finali che non conoscevo e personalmente amo di più è quello in cui Biancaneve dopo aver fatto condannare Grimilde la va a trovare in cella sino alla sua morte per darle conforto.
Immaginiamoci la scena: una -suppongo- ormai almeno quindicenne che tutti i giorni si reca a trovare la donna che, abbruttita dai suoi stessi sentimenti negativi inascoltati anche dal padre di Babe Ruth, ha tentato di ucciderla brutalmente diverse volte
Per darle conforto, quel che nessuno ha saputo offrirle al momento giusto.
È una lezione grande, quella di Biancaneve che sopravvive nel bosco condividendo umilmente quello che ha mettendosi al servizio degli altri e mostrandosi senza vergogna per quello che è e passando sopra ai torti più grandi senza dimenticarli ma facendone un’occasione per essere migliore prima di tutto per sé stessa.
Per questo devo ricredermi sull’opera di Walt e i Fratelli Grimm: credo sia la cosa più vicina al femminismo che esista, perché insegna che hai diritto a essere felice che tu sia grande, piccolo,nano, principe o adulto.
Basta impegnarsi per scoprire la bellezza di ciò che ci circonda e di chi incontriamo.

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