Fanfiction

Roses at Halloween

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Allungò le gambe sotto il tavolino dello Starbucks  con aria annoiata:”Due pumpkin spice latte” ordinò alla cameriera.
Poco dopo la raggiunse suo fratello Loras.
“Devi sempre essere così banale? Se devi sbronzarti perché la beneficenza ti deprime ordina due Irish Coffee e buttali giù d’un fiato!” esclamò allegro facendo correggere l’ordinazione alla cameriera.
“Non odio la beneficenza, odio doverla fare! Perchè io? Sarebbe molto più coerente se la facessi tu, ormai essere gay frutta molto bene a nonna Olenna” sibilò annoiata Margaery facendo oscillare un pipistrello decorativo appeso al tavolino.
Era vero: l’omosessualità di Loras fruttava il politically correct del marchio di Olenna, anziana proprietaria della prima azienda di floricoltura del paese che riforniva persino la Casa Bianca e i suoi giardini e perciò alcuni che senza saperlo ci vedevano lungo li chiamavano “la mafia delle rose” per via degli intrecci della loro attività con la politica.
“Perché sei tu la ragazza immagine e cocca della nonna, che posso farci?” domandò l’altro in tono falsamente dispiaciuto e ridendo senza ritegno “Guadagnati i maglioncini di Gucci e gli stivali di Prada, almeno”.
La bruna trangugiò i due coffee uno dietro l’altro e questo la portò a un’emicrania lancinante che si acuì nel momento in cui valicò le porte dell’orfanatrofio sibilando malignità sugli stilisti, suo fratello e tutto quello che le veniva in mente giusto per sfogarsi appieno.
Si presentò alla segreteria dopo essersi struccata, aver raccolto i capelli in un’umile coda di cavallo e dopo aver rilasciato qualche dichiarazione compassionevole alle telecamere.
Odiava quella parte del lavoro e non aveva mai avuto grandi rapporti coi bambini: certamente voleva bene al suo vanitoso fratello, ma non per questo era obbligata ad amare i figli degli altri.
Sospirò e si avviò al seguito di un’educatrice, un donnone che avrebbe potuto tranquillamente fare il buttafuori piuttosto che maneggiar pargoli verso una stanza piena di giocattoli e libri dove gli ospiti della struttura si dilettavano in attività ludiche.
Gli infanti le furono subito incontro per studiarla come se fosse un buffo animale allo zoo.
Si sedette al centro del pavimento sperando che il pomeriggio passasse in fretta e tentò di organizzare velocemente un’attività che li tenesse quantomeno zitti, dato che le sue tempie stavano esplodendo.
Trovare un libriccino fu un colpo di fortuna decisamente inaspettato: lo sventolò energicamente davanti ai bambini che si radunarono svelti intorno a lei e sulle sue gambe fasciate in morbidi jeans scuri.
Il chiasso crebbe di volume a ogni domanda con cui la interrompevano: avrebbe dovuto iniettarsi del Moment in vena per calmare il dolore, quella sera.
Le chiesero addirittura di rileggere otto volte la scena in cui il leone mangia la gazzella costringendola a imitare la fuga dell’animale e il ruggito del felino.
“E ROOOARGH! Il leone balz… che cosa succede?” chiese rivolta all’educatrice che la stava accompagnando.
Una bambina aveva gridato di terrore.
“E’ solo Sansa che ha avuto una crisi: purtroppo è una delle nostre ospiti più difficili perché non parla e ciò non favorisce la sua integrazione con gli altri bambini” spiegò Brienne “ora lo psicologo riesce a farla esprimere a disegni, ma non è un mezzo granché utile per evitare che gli altri pensino che sia stupida, malata o cose ben peggiori” concluse con tono mesto.
Margaery l’aveva vista: era rannicchiata in un angolo della stanza con i lunghi capelli rossi a coprirle il volto come la tenda di un baldacchino e il corpo minuto schiacciato contro la parete vivacizzata dai disegni degli ospiti passati di là.
La donna portò gli altri in cortile a giocare, mentre lei si avvicinava prudente all’undicenne.
Si sedette accanto a lei.
“Non parli?” domandò col tono più gentile che le riuscì di trovare.
Cenno di diniego, la ragazzina non sollevò lo sguardo.
L’ereditiera ebbe un tuffo al cuore: prima di passare sotto la custodia di Olenna, lei stessa dalla morte dei suoi genitori non aveva parlato per una settimana intera con anima viva, i cadaveri straziati dei suoi genitori ancora vividi nella sua memoria e il sangue che sgorgava ovunque a volerla soffocare.
Scriveva solo sui fogli quello che voleva comunicare, l’unica cosa ad aiutarla fu l’infinita pazienza dell’anziana che attese semplicemente che la paura si abbassasse.
“Quando i miei genitori morirono mia nonna si prese cura di me aspettando che fossi io a decidere quando parlare” raccontò.
Sansa alzò lo sguardo e la visione congelò la ventenne sul posto: due occhi chiarissimi e vuoti a cui era stata sottratta ogni forma di gioia e vita le si posarono addosso.
Il pianto dell’undicenne si diffuse nella stanza: era il primo suono che emetteva da mesi e le costava una fatica così grande che soltanto l’immaginazione, per fortuna, avrebbe potuto far comprendere alla Tyrell il peso reale di quello sforzo che altrimenti l’avrebbe schiacciata.
Abbracciò la creaturina tremante e minuta stringendola a sé con delicatezza e ignorando il sentore di umido sul suo maglioncino nuovo con il collo di volpe.
Ora capiva un po’ meglio l’insistenza di Olenna nel voler far beneficenza da ricchi e nel voler lasciare a lei questo incarico.
Passò una mano fra i capelli dell’undicenne, lenta e precisa come se stesse spazzolando i suoi preziosi boccoli.
“Andiamo a mangiare qualcosa?” domandò gentilmente al suo orecchio.
“Insieme” affermò più tranquilla l’orfana “ E poi mi porti a casa”
Margaery deglutì: sua nonna avrebbe approvato? Forse esponendole la situazione dal punto di vista del marketing… E lei si sentiva in grado di occuparsi di una sorella undicenne con il college e tutto il resto?
Se fosse stata una persona onesta quantomeno con sé stessa avrebbe dovuto rispondere di no.
Il fatto che quella sera gli occhi immensi e grigi di Sansa si fossero posati curiosi sulle millemila rose di suo fratello che decoravano le pareti della sua nuova camera e poi gli avesse stretto timidamente la mano con un accenno di sorriso cancellò qualunque dubbio dalla sua mente.
Quindici settimane dopo Margaery avrebbe discusso la sua laurea ignorando ancora le proteste di sua nonna per la mancata presa dell’indirizzo economico e la decisione di studiare scienze dell’educazione quando era già a metà del corso, ma fu comunque con soddisfazione che le portò la piccola nuova Tyrell che l’abbracciò sentendosi pungere gli occhi dalle lacrime ed entrando alla scuola elementare per le successive due settimane avrebbe strillato “mia sorella si è laureata e io mi chiamo Sansa” gonfiando il petto con orgoglio per ogni parola che riusciva a dire senza scappare o senza che la voce le morisse in gola.
Ottenuto un lavoretto come distributrice dei giornali nel quartiere, la ormai dodicenne avrebbe fatto trovare alla sorella maggiore un pacchetto sul tavolo, un venerdì, a colazione.
Margaery lo avrebbe scartato velocemente prima di andare al lavoro.
Il biglietto diceva:” Mi dispiace per il maglione, sorellona! So che non è proprio uguale, ma era per ripagare quello che hai buttato”.
Solo il contegno insegnatole da sua nonna per anni le impedì di piangere senza ritegno oltre alla sua fissazione per il make-up.
Non si sarebbe mai dimenticata quell’halloween  e nemmeno il resto della sua famiglia lo avrebbe fatto.
Trangugiò avidamente il Pumpkin Spice Latte che anche quella mattina, prima di entrare in ufficio, aveva ordinato.
“Fanculo a mio fratello” pensò mimando un brindisi “ A lui, alle sue rose e pure alla banalità” .
Rise forte ignorando gli sguardi degli altri avventori.
Se fosse stata banale non avrebbe fatto quella follia ribaltando lo stato di famiglia.
Se fosse stata banale avrebbe passato tutta la vita a coltivare rose, invece si è aperta, stupidamente, una scuola materna che tutti reputavano destinata al fallimento perché gli allievi senza genitori o con difficoltà familiari non pagavano nessuna retta.
Ma era giusto e lei lo sapeva, non avrebbe saputo sopportare di aver lasciato sola e in difficoltà un’altra Sansa.

Infilò le pantofole e osservò allegra i pipistrelli di cartone fatti dai bambini.
Uno scarmigliato monello biondo le si avvicinò:”Ciao Joffrey! Hai finito di disegnare le zucche di Halloween da appendere alle finestre?” domandò prendendolo in braccio per riportarlo nella stanza delle attività pratiche.
“Sì, ma in una ci ho disegnato la faccia di quello stupido di Robb faccia da caccola!” affermò orgoglioso tornando concentrato al suo lavoro.
Gli scompigliò i capelli ridendo.
“Non chiamarlo così, dai!” gli disse sedendosi accanto a lui per osservarne i progressi.
Era iniziata un’altra giornata in cui sarebbe rientrata a casa sporca di tempere, cibo e anche colla in base alle giornate.
Ma era divertente e non vi avrebbe più rinunciato, anche perché per preservare i suoi preziosi maglioni in volpe erano stati inventati quei meravigliosi camicioni usa e getta.
Per cui, alla fine, non aveva fatto grossi sbagli nemmeno ad aver offerto un posto a Brienne, l’educatrice dell’orfanatrofio.
Funzionava, sorprendentemente.
E ne era felice, come lo era Sansa, che aveva una famiglia e una sorella su cui contare.
Per sempre.

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12 thoughts on “Roses at Halloween

  1. Ma…ma è meravigliosa! Premetto che sono una fan degli AU, e che la cosa che amo di più ritrovarci sono i paralleli tra storia originale e fic. In questa storia hai integrato benissimo molti particolari: il commercio di rose, gli intrecci politici della ditta, le personalità dei personaggi che si adattano benissimo al contesto pur restando estremamente IC.
    La storia della beneficenza calza benissimo, e ci mostra una Margaery alla quale vengono aperti gli occhi su quanto la sua vita, fatta di cerimonie e finto buonismo, sia in realtà vuota. La scelta coaggiosa che fa è ammirevole e porta il lettore a schierarsi con lei, nonostante all’inizio della fic non fosse proprio il personaggio più amabile del mondo. In queste poche righe sei riuscita a mostrare l’evoluzione di un personaggio in maniera soddisfacente e completa, motivando tutto e rendendola molto credibile.
    Non parliamo poi di Sansa, che è un amore e in quelle condizioni ispirerebbe pietà a chiunque; adorabile quando se ne va in giro a vantarsi dei successi della sorella e della sua ritrovata identità.
    Spendo anche qualche parola su Loras, perché lo amo e lo hai reso benissimo, con tutta la sua insopportabile vanità. Troppo bravo troppo giovane, è l’esempio del ricco ereditiero che si crogiola del lusso della sua gabbia fatta di superficialità e opportunismo. Un ritratto perfetto del cavaliere di fiori.
    Ti do un bonus per Brienne educatrice, perché vederla alle prese con dei bimbi non ha prezzo e perché mi ha ricordato la mia maestra di asilo, una pura tedesca di Germania due metri per un metro e mezzo di spalle.
    Con la grammatica non c’è nessun problema e lo stile è meravigliosamente scorrevole. Inutile dire che il prompt è rispettato. Non finirò mai di farti i complimenti!!! Se ci fosse un voto dopo la lode, te lo darei! Good job omonima 😀

    1. Oddio davvero grazie mille, sono commossa.
      Conta che non avevo mai scritto AU e perciò questo era un salto senza rete di sicurezza in un genere che non avevo mai sperimentato e tutto grazie ai tuoi favolosi prompt.
      OMG voglio conoscere la tua maestra d’asilo 💜💜💜.

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