Fanfiction

Roses at Halloween (3)

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Lady Olenna, impegnata a presiedere l’intaglio delle zucche da parte dei suoi figli e nipoti più o meno strettamente imparentati non si era minimamente accorta dello sguardo puntato su di lei, ovvero quello di un palesemente infastidito Lord Tywin.
“E’ proprio necessario” sibilò l’uomo “Intagliare zucche nel salone dei ricevimenti?” domandò studiando con aria disgustata il pavimento macchiato di polpa arancione e piccoli semi chiari.
“E che fa?” replicò allegramente la Regina di Spine “Hanno inventato la servitù per un motivo, nevvero?” chiese poi rivolgendo un pigro sorriso alla più giovane delle sue nipoti che replicò con un cenno vigoroso del capo portando a termine il suo lavoro  con uno sbuffo di soddisfazione.
“Mi dovrò rifare le unghie e un bagno all’acqua di rose non guasterebbe, al momento!” commentò Margaery facendo sorridere Olenna “Che dite, somiglia almeno un po’ a Lady Cersei?” “Di sicuro ha il doppio della sua bellezza!” chiuse gioviale l’anziana donna.
“Spocchiosa arrogante” pensò Tywin accavallando le gambe sullo scranno che stava occupando e studiando poi lo sfacelo che lo circondava con espressione sempre più corrucciata.
Sarebbe stata una lunga giornata.
“Potreste almeno evitare di macchiarmi gli stivali?” sbottò gelido quando almeno cinque membri della famiglia Tyrell, correndo qua e là per il salone, provvidero a insudiciarlo generosamente di polpa di zucca.
“Lei non ha mai intagliato una zucca!” dedusse pacificamente la capofamiglia “E’ per quello che è un vecchio barbogio noioso” concluse porgendogli uno di quegli ortaggi deformi, pieni di bozzi e un coltello.
“La pazienza, Tywin, la pazienza! Sei Primo Cavaliere e la Regina ha voluto ospitare la sua famiglia al castello per una festa che ti riesce difficile capire, d’accordo: ma doveva per forza esserci quella vecchia ciabatta di Olenna?” si domandò suonando acido e astioso perfino nella sua testa.
Una volta il Lord di Castel Granito era conosciuto per la sua impassibilità, ma quella…quella donnetta riusciva a mandarlo fuori dai gangheri con una facilità spaventosa.
Sogghignò per l’idea che gli attraversò il cervello: ignorando a fatica il progressivo macchiarsi di succo della sua pregiata casacca incise la verdura con malcelata soddisfazione, poi la mostrò alla signora Tyrell.
“Die Olenna Die” .
La donna si strozzò dal ridere.
“Lo dicevo che potevate migliorare, è lo spirito di Halloween!”
“Non era il Natale che faceva la gente buona?”
“Quanto siete banale”
“Vecchia ciabatta!” scattò lui esasperato.
I nipoti si bloccarono per un attimo e decisero che era prudente, sotto la guida di Margaery, lasciare la stanza.
“E dire che sembravate un tipo così… granitico” lo punzecchiò lei occupando una delle sedie nel salone e servendosi una coppia di vino col miele.
“Sa, non va bene per il mio fegato” precisò Olenna notando lo sguardo indagatore del Lord al gesto di aggiungere una dose abbondante di sostanza vischiosa alla bevanda alcoolica.
“Allora dovrebbe proprio evitare e passare all’acqua” suggerì prudentemente il Primo Cavaliere.
“E perchè mai? La vita bisogna viverla con qualche rischio!” rispose allegra la sessantenne alzando il calice “E finché si ha una salute di ferro come la sua, non vedo perché non rischiare, almeno un po’ ”
“Mi sta giudicando?”
“Come lei giudica il resto del mondo” chiuse la donna con un ghigno di vittoria stampato sul viso a forma di cuore incorniciato dal buffo velo che la riparava dal sole fermato sotto il collo da una spilla argentea.
“Passatemi un bicchiere di vino e per cortesia, tacete almeno cinque secondi” sbuffò il Lannister.
Olenna lo guardò dritto in viso: era la prima volta che lo vedeva stanco e soprattutto, si annotò mentalmente, vecchio.
Lei non aveva mai dato una connotazione spregiativa o negativa a quella parola, ma appuntata al petto di un uomo tanto importante e riverito stonava molto  col resto dell’abito borgogna che indossava.
Questo significava sicuramente una probabilità maggiore di vittoria nel gioco del Trono, ma il modo in cui il settantenne si passò la mano sul volto segnato la intenerì profondamente.
Si voltò a studiare  “Die Olenna”, la sua zucca, e vi inserì una candela accesa con un gesto elegante e aggraziato.
“Quello a cui giochiamo è un gioco pericoloso” soggiunse pensierosa “Ma voi siete uno strano tipo d’uomo” constatò sciogliendo il velo e facendo così finire sulle spalle una lunga cascata di ricci color caramello che brillavano alla luce del tramonto diventando quasi rossi.
Si appuntò il tulle sulle spalle a guisa di mantello e chiamò un gruppetto di servi affinchè pulissero velocemente la sala.
“Voi invece ricordate molto Johanna, specialmente quando era più giovane” sussurrò quasi inudibile: “Aveva la sua stessa linguaccia”.
Il ricordo gli fece male, ma era vero: Johanna era sempre stata una fonte di sorrisi anche per il suo humor contagioso.
E Cersei aveva ereditato la sua sfrontatezza.
“Lo dicevo che eravate uno strano” ribattè Olenna con la zucca sottobraccio “Ma che ne dite di sistemarla al posto della testa del povero Stark? Sarebbe molto più macabro, mi piacciono le cose inquietanti” commentò allegra.
“Come se non fosse già abbastanza inquietante la velocità con cui cambia personalità, Olenna” replicò l’uomo beffardamente.
La regina di spine sorrise furbescamente:”Io non vi ho mai mostrato nulla di me, e vi ho detto tutto: vi reputo abbastanza intelligente da saper dedurre chi ero e perchè” .
“Agiamo tutti per lo stesso motivo, milady” concluse asciutto il Lannister “La sopravvivenza nostra e di chi amiamo in un mondo spietato”.
“Lo abbiamo fatto noi, così: il minimo che possiamo fare è evitare di sciacquarcene le mani, vecchia spugna!” ribattè la sessantacinquenne che si voltò ad ammirare il risultato della sua azione: ora la lanterna risplendeva alta sulle mura.
Tywin alzò gli occhi:”Siete irritante, non approfittate della mia pazienza” l’avvertì.
“Quando usciremo da questa stanza dovremo ritornare grandi, adulti e cattivi, ser” sospirò Olenna .
Chiedersi cosa avesse in mente quella vecchia scriteriata era un grosso rischio e lui decisamente non voleva davvero saperlo.
“Volete ballare?”
Idiota.
Si alzò dallo scranno e afferrò la  mano rugosa della donna sentendosi un maledetto cretino.
Pensò alle risate che si sarebbero fatti i suoi figli vedendolo e si sentì meglio.
Fecero giusto un paio di piroette, ma fu benefico.
Rientrò Margaery per indicare a una sguattera come disporre le zucche intagliate che sarebbero state usate come candele per il ricevimento serale.
Si staccarano velocemente.
La festa si protrasse sino alle due di notte, ora in cui l’entusiasmo dell’ultimo invitato scemò.
Erano di nuovo soli.
“Vi siete divertito, Primo Cavaliere?” domandò intrigante Olenna.
“Non abituatevi” replicò neutro lui prendendola sottobraccio per uscire dal salone “Vostra nipote ha molto gusto” commentò studiando con misurato disinteresse il viale ormai buio illuminato da zucche intagliate.
“Modestamente ha una nonna inappellabile, in fatto di gusto”
Qualcuno disse che Tyrwin non sapeva sorridere ed era probabilmente vero, aveva perso il gusto per la vita con la morte dell’adorata moglie.
Altri dissero che Olenna aveva ucciso suo marito e aveva fatto cose moralmente innominabili per farsi una posizione e ne andava fiera, con grande irritazione dei benpensanti a corte.
Però Olenna avrebbe sempre giurato, sino al suo ultimo respiro, di essere riuscita a strappargli un sogghigno che la luce delle candele aveva, morbidamente sfumato.
Tywin avrebbe sempre giurato che, fino alla sua morte, la vecchia ciabatta non avrebbe fatto altro, ogni Halloween, che cercare di farlo ammattire.
E anche se fossero stati avversari sino all’ultimo respiro della loro esistenza, come poi sarebbe puntualmente avvenuto, avrebbero avuto dei bei ricordi da condividere.
L’unica cosa che li accomunava davvero era quella: nessun rimpianto, nessun rimorso, nessuna esitazione per difendere la loro famiglia e il loro orgoglio.
E la banale ostinazione nel voler convincere l’altro che sarebbe potuta andare diversamente, se ce ne fosse stata l’occasione.
Non importava, era lo spirito di Halloween e per quella sera non valevano troni,corone o ambizioni.
“Tsè, poi dicono che solo i giovani sanno divertirsi!” gongolò la Lady di Spine.
Tywin annuí.
“Ma non pensare che ti sopporti tutto il resto dell’anno, spugna”. la zittí cattivo il Primo Cavaliere.
Because Ty-win.
Always

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2 thoughts on “Roses at Halloween (3)

  1. Vorrei darti una medaglia solo per il tocco di classe finale XD Ty-win, e anche tu win, scrivendo questa cosa adorabile.
    Seriamente, l’ho adorata.
    Penso che uno dei tuoi più grandi pregi sia la caratterizzazione: riesci ad inserire comportamenti “nuovi” (come l’inaspettata amicizia tra i due), che di per se potrebbero risultare fuori dal personaggio, in modo molto IC, rendendo il tutto perfettamente bilanciato e giustificato.
    Sia Olenna che Tywin mi hanno fatto morire, per la situazione assurda in cui li hai messi, ma anche intenerire, mostrandosi in una meno formale e più spontanea debolezza.
    Riguardo alla grammatica e allo stile non c’è molto da dire: la prima è perfetta e il secondo è ricco di dettagli ma non risulta pesante. Morale della favola: scrivi benissimo.
    Ovviamente il prompt è rispettato alla grande e non credo di aver altre cose da dire se non bravizzzzzzima!!!

    1. I tuoi commenti mi lasciano sempre senza parole che non siano:” Awww asfdjaklhlnflhhfhhfasah grazie” !
      Sono felice che tu abbia apprezzato la storia, ci tengo a non deludere quando mi impegno con prompt e idee altrui, mi pare una cosa rispettosa dare il meglio di me con chi mi offre il suo tempo tentando di ispirarmi.
      La grammatica funziona? Sul serio? Ne sono lietissima, ho sempre il terrore di sbagliare qualcosa, anche perché non leggo da molto e perciò sono arrugginita, lo ammetto xD *fugge*.
      I personaggi sono IC? Sul serio? Credo mi esca meglio scrivere di Olenna rispetto a Tywin, pg che avevo paura di fare male ogni minuto passato al pc >///<.
      Grazie mille per tutto, omonima!

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