Fanfiction

La fine del due di spade

Gregor Clegane non aveva chiuso gli occhi, gli erano stati strappati da Doran Martell in duello e il suo cranio fracassato al suolo, con le cervella rosate che si mescolavano alla sabbia dell’arena dove si erano scontrati per un processo con verdetto “a duello”.
Era stata condivisa la gioia del vincitore, ma ora restava lei da sola in un’area vuota di terra.
Rimaneva persa a fissare il nulla sotto lo sguardo preoccupato di Jaime, che le si era fatto incontro non notandola rientrare a palazzo.
“Cosa provi, donzella?” le aveva chiesto usando il soprannome di sempre.
Brienne aveva le mani giunte sotto il mento.
Aveva girato gli occhi e quelli soltanto, poi si era avvicinata ai resti dell’uomo e vi si era inginocchiata davanti nel più completo silenzio.
“Ser, perché non sono felice che sia morto?”
“Ti usava senza nessun rispetto” le ricordava Jaime pacatamente.
Era vero, era maledettamente esatto.
La signora di Tarth spostò una mano sull’armatura macchiata di sangue del Clegane imitando i passi di un ragno.
“Ero il suo ostaggio, il suo passatempo preferito e il suo unico avversario”.
A conclusione della frase aveva tratto un lungo sospiro:”Se moriste voi saprei esattamente come reagire:mi strapperei i capelli urlando dalla disperazione” diceva a un Lannister che manteneva un rispettoso silenzio:”Come mi sento? Vuota, ser Jaime, vuota come può sentirsi vuoto un animale eviscerato: bruciano le ferite, ma non dovrebbe sentire nulla poiché vuoto e esangue eppure in silenzio si dibatte e urla e prega”.
“Per cosa preghi, donzella?”
“Per il mio compagno” replicava lei senza colore nella voce”Prego che Gregor Clegane sia giudicato colpevole di tutti i peccati commessi, incluso quello di avermi costretta, su consiglio del saepton, a sposarmi in segreto; sono la prima e quasi sicuramente ultima donna Clegane”.
Quelle parole avevano un peso immenso e lo sapevano entrambi: era una presa di coscienza necessaria.
“Immaginavo fra voi un matrimonio senza amore, ma forse devo ricredermi” commentava allora il Lannister senza entusiasmo .
“Non ci siamo mai amati e chiunque lo pensi è sciocco, forse non era un legame costruito dall’amore, ma era un legame di sangue e dolore, di
competizione e orgoglio: non ci siamo mai amati, ma neppure odiati”.
“Farò mandare i resti presso la vostra nuova dimora, lady Brienne Clegane”.
Un coniugio segreto e celebrato spartanamente, un sacerdote ben pagato e un letto già diviso troppe volte.
Quando Jaime aveva finito la frase la bionda aveva gestito a fatica la tentazione di dargli una sberla così forte da buttarlo per terra.
La vendetta dei Martell era compiuta e Tyrion scagionato dalle accuse che gli pendevano sul capo da dopo la Guerra delle Tre Regine.
Rientrare fu difficile, un po’ perché l’accoglienza dorniana era sempre calorosa, piacevole e ben sincera, un po’ perché lei continuava a non provare nulla nonostante ogni singola terminazione nervosa del suo corpo bruciasse come fuoco vivo.
Non avrebbe pianto e lo sapeva, aveva visto uomini morire in modi peggiori, ma era rimasta segnata da quel brusco separarsi da un pezzo della sua vita che, finalmente, sembrava potesse essere qualcosa di stabile e fermo a cui aggrapparsi per ricostruire il suo mondo.
Era frustrata.
Quando il maniero Clegane fu davanti ai suoi occhi fu Sandor, ad accoglierla, con un gruppo di domestici e faccendieri.
Non vi era nobiltà, in quel posto e fra quelle mura non risiedeva nulla in cui Brienne aveva creduto per lottare e continuare a vivere.
“Signora Clegane” sussurravano gli sguatteri portando la bara ” la fossa è pronta e così la lapide”.
Si era girata verso Sandor, che la seguiva con apparente disinteresse, ma in realtà ben attento ai suoi comportamenti.
“È ironico che sia diventato un fantasma proprio oggi” si era sentita dire dall’altro Clegane mentre gettava una torcia nella tomba.
Una pira sicura e ben gestibile anche in caso di vento.
La donna era rimasta alcuni minuti a osservare l’incendio.
“Voi siete dispiaciuto per la sua morte?” aveva chiesto studiando le cicatrici sul volto di Sandor che ora catturavano la luce dell’incendio controllato che si era sviluppato nella terra.
“No” aveva risposto piattamente l’interpellato “Ma per voi suppongo sia una questione ben differente, anche se non verserete lacrime né ora né mai” deduceva allora l’uomo con la voce un po’ rauca.
Lo era, ma aveva anche paura di ammettere alla sua coscienza di aver avuto davanti un guerriero, che era ben diverso dal cavalierato: non era nobile, non era puro –come lei- , era un folle scriteriato ammazzabambini con la bislacca abitudine di sbattersela e combattere con lei con la stessa intensità violenta, spesso era brutale.
Ma mai sadico col suo corpo, lo ricordava.
Sapeva ciò che lei poteva sopportare ed era molto.
“Non era facile essere alla sua altezza” aveva ripreso rispettosamente Sandor “Che ne dite di una sbronza?”
Sì, ne aveva bisogno.
Da quel giorno, quel giorno dei morti e per tante lune a seguire, davvero tante, aveva regnato sui possedimenti di famiglia gestendoli in modo da far fruttare discreti guadagni e sfamare in modo adeguato la sua poca e derelitta gente.
Erano bambole di pezza, tutti loro, né più né meno del corpo morto che giaceva in una fossa squallida che nessuno a parte Brienne andava a pulire o visitare per paura del malocchio, del demonio o della sfortuna.
Erano bambole di pezza precipitate in un’ambientazione ingiusta e crudele, che li spingeva a sentirsi sporchi e inadeguati per ogni sentimento provato, per ogni parola sincera pronunciata, per ogni cosa o persona desiderata.
Erano bambole di pezza e la cosa più terribile era che avevano un cuore che non desideravano affatto e che li spingeva a compiere azioni completamente folli, come soffrire per le persone che dovrebbero in realtà odiare a pieno diritto.
Mentre la Lady di Tarth cuciva ripensava a sua madre morta e si punse un dito facendo colare il sangue sul fantoccio che stava costruendo .
Uscì dalla stanza e si diresse alla tomba, sapendo che la domestica  che l’accompagnava si sarebbe fermata poco lontano in segno di rispetto.
Depose la bambolina di stracci vicino alla lapide e rientrò senza più voltarsi indietro.
Se fosse stato vivo l’avrebbe derisa per quel gesto da perdente, pensò.
Finalmente riuscì a gridare forte, a pieni polmoni, la sua rabbia e la sua delusione.
Piantò la spada nel terreno.
Erano veramente fantocci di pezza condannati a una vita sbagliata e lei cercava solo di fare il meglio possibile ma no, lui doveva per forza andarsene per mano di qualcun altro.
Avrebbe voluto ammazzarlo lei, piuttosto.
Rise di sé e della vanagloria del suo pensare, ma stava meglio.
Sulla lapide c’era incisa la frase preferita di Ser Gregor Clegane.
“Combatti, sgorbio”.
Per un uomo che credeva che si dovesse prendere esempio dalle vittorie e non dai fallimenti.
Che non credeva che i morti fossero un memento per i vivi e i bivi che dovevano imboccare.
“Sì” stabilì “combatteró” si disse con sicurezza e ritrovato vigore “combatteró perché tu, inutile figlio di puttana, una cosa la sapevi: vincerò sempre”

Da qualche parte, in un luogo che alcuni chiamano Inferno, altri Ade, altri Nulla un’ anima sogghignava fra le pene che le venivano inflitte invece di urlare di dolore per le sofferenze patite.
“Ma brava, sgorbio” si complimentava con quel ghigno strafottente ” peró stavolta ho vinto io”.

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2 thoughts on “La fine del due di spade

  1. Boom, degna fine per questo esperimento ben riuscito.
    Nonostante avevo espresso le mie perplessità sull’altra fic, su questa non ho nulla da rimproverarti.
    Leggendo di Brienne che si dispiaceva per Gregor ero tentata di dirti che eri ricaduta nell’ooc, ma alla fine hai saputo mescolare bene le emozioni, ed hai aggiunto quella dose di rabbia e odio in più che ha saputo riequilibrare una situazione altrimenti troppo sdolcinata e fuori contesto.
    Ammetto che Brienne Clegane non me la sarei mai aspettata, ma alla fine funziona.
    La parte che preferisco della fic è senz’altro la descrizione della gente Clegane. Con quel prompt sei riuscita a fare un ritratto di una popolazione dura e tenace, vessata da continue difficoltà e che cerca strenuamente di vivere una vita che non sempre è degna di essere vissuta. Sono persone che devono lottare fino allo stremo per ottenere ciò che ad altri popoli in altre zone sembra scontato.
    Insomma la “trilogia” che hai deciso di scrivere mi è piaciuta molto, ed apprezzo il fatto che fosse davvero difficile gestire una coppia del genere!
    Donc brava!!! ❤

    1. Boh, quando leggo ‘sti commenti mi viene da piangere dalla gioia.
      Grazie per la precisione e gli appunti, le tue critiche sono costruttive , essenziali e puntuali come poche altre, dirette e sincere e le apprezzo per questo.

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