Fanfiction

Un Lannister paga sempre i propri debiti

10354951_890670737623855_7190590101610399093_nTyrion si sfregó le mani sul volto segnato: era davvero possibile che Olenna si fosse conciata in maniera tanto… Grottesca?
E dire che pensava di aver visto tutto con una Brienne vestita da Frankenstein e suo fratello vestito da Omino di Stagno.
Forse portare la sua fidanzata a festeggiare Halloween in famiglia non si sarebbe rivelata un’idea così divertente come aveva progettato, contando Cersei vestita da serpente per un motivo a lui ancora ignoto e Margaery con delle sfavillanti ali candide cosparse di glitter che per qualche misterioso motivo la rendevano ancora più diabolica del solito.
Al momento di sedersi a tavola gli invitati si zittirono per riprendere la parola appena la prima portata, arrosto di piccione cosparso generosamente di burro fuso aromatizzato e piselli, fece il suo ingresso nel salone.
Sia il Folletto che Brienne sapevano che quello era un momento topico e che rischiava di andare tutto a rotoli oppure che la loro dichiarazione venisse accolta da una risata generale , dallo scherno pubblico che sempre han temuto e incontrato.
A conti fatti tutto remava contro la loro ipotetica felicità e approvazione da parte del consesso sociale.
Il figlio più giovane si alzò sotto gli sguardi pacatamente interessati di tutto il resto degli invitati.
Sollevò un calice di vino e schiarì la voce.
“Annuncio oggi con gioia che ho chiesto la mano di Brienne di Tarth e lei ha detto sì” sogghignó a vedere le facce stralunate di alcuni dei presenti “E strozzatevi col cibo” chiuse sedendosi facendo in contemporanea l’occhiolino a Cersei che per un minuto divenne livida.
Margaery si rimise educatamente a mangiare piccoli bocconi per poi pulirsi la bocca e alzarsi a sua volta applaudendo sino a spellarsi le mani.
“Però il matrimonio lo organizzo io!”
A quel commento la risata tonante di Brienne si diffuse nel salone.
“Tu una corona la hai già, pretendo io questa festa” commentò Cersei guardandola eloquente e sfoggiando un sorriso paurosamente entusiasta: un po’ per puntiglio e tradizione familiare, un poco per celebrare l’idea che a conti fatti il suo orrido fratello si sarebbe tolto di torno pensò di aver diritto a esser la regina giusta per la festa.
La serata trascorse nell’allegria ma il Nano fece un cenno alla fidanzata:”Dopo mio padre ti vorrà parlare” scattò nervoso mentre i servitori sparecchiavano con gesti abili e veloci.
La Vergine torse l’orlo della maglia grigia che indossava con tale violenza da strapparla.
“Di sicuro e non ho mai parlato con i genitori di altri! Di solito queste cose le fanno i padri” sibilò fra i denti attaccando con voracità e poca grazia un incolpevole ultimo contorno di carote e patate.
“Beh, si da il caso che qui tuo padre non ci sia e dobbiamo concludere tutto oggi”.
Guardandolo mordicchiarsi il labbro la donna si sentì più tranquilla:”Hai più paura di me, eh?”
Tyrion bofonchió:”Non ho mai avuto paura di mio padre”.
Era vero! Era inesatto dire che aveva paura per il suo augusto genitore dal culo d’oro, la sua mente era angosciata da ben altro: temeva di non essere, ironicamente, che lei restasse delusa.
Era brutto, goffo e sfigurato .
Eppure lei aveva voluto sposarlo, anzi! Aveva accettato con un certo trasporto emotivo e gli aveva sempre ripetuto che non le importava di nulla se non di essere con lui.
Nonostante tutto si sentiva in difetto con lei, donna pura, generosa, sincera e di buoni principi macchiati però dalla guerra che li ha portati a incontrarsi.
Lui era un alcolizzato deluso dalla sua vita e abbandonato da più mogli e che andava anche a puttane.
Una sera le raccontò tutto, tutta la sua storia, senza negare nemmeno il più osceno dei particolari, cercando una sua reazione negativa e timoroso di trovarla.
Il donnone seduto sul letto di fianco a lui si era semplicemente chinato a dargli un bacio sulla testa e lo aveva abbracciato, abbracciato stretto.
Pianse, quella notte, fra le sue braccia, sotto le coperte.
Pianse stretto a lei che fu forte per entrambi.
“Allora non ne avrò nemmeno io” decise la Frankenstein richiamandolo alla realtà dalla sua riflessione.
Al termine della cena un messo convocò Lady Brienne di Tarth nelle stanze di Lord Tywin Lannister mentre Cersei se ne andò velocemente coinvolta in chiacchiere futili da Margaery che se avesse insistito ancora un po’ avrebbe visto la sua testa sulla picca più lunga.
La bionda entrò con passo misurato nella camera che le indicarono e attese che il Lord si facesse vedere.
Era un uomo anziano, rigido e dai tratti spigolosi come il granito:Brienne ne avrebbe sempre avuto quell’impressione.
Le indicò una sedia che occupò lestamente.
“Capirete che per me è una situazione inconsueta, poiché queste … Cose si discutono fra padri”.
Un Primo Cavaliere deve misurare le parole.
“Mio padre è morto, Primo Cavaliere” spiegò la Vergine con una calma che non pensava di possedere.
“Pensate che la mia famiglia possa guadagnarci dal concedervi mio figlio?”
La bionda congiunse i polpastrelli delle dita davanti alla faccia.
“In immagine certamente poiché mi sto laureando e sono apprezzata nel mondo accademico e… Non sono una prostituta”.
Azzardo sfacciato.
Tywin si morse l’interno della bocca:”Un punto per voi, Lady”.
“Chiamatemi Brienne” replicò lei sentendo il nervosismo crescere perché le sfuggiva un’ipotetica strategia da adottare in caso il Lannister si fosse opposto al matrimonio senza concedere nulla.
“Brienne” si corresse l’anziano “Mi preme capire esattamente per quale scopo voi desiderate mio figlio”.
Trovare una risposta sincera ma adeguata alla domanda fu difficile e costò alla povera trentacinquenne un colorito rosso pomodoro .
“Scopi reconditi?” meditò “No, non ne ho” spiegò sentendo la solita timidezza impadronirsi delle sue corde vocali ma senza distogliere lo sguardo dagli occhi freddi del lord “Sono innamorata, milord e credo lo sarò per sempre nonostante le mie poche credenziali a favore: sono una persona sincera e sinceramente le dico che non potrei fare a meno di Tyrion”.
Si arricció i lembi della maglia strappata, ansiosa: ha combattuto avversari grandi e grossi e ucciso gente, ma si spaventò davvero quella sera, nel momento in cui Tywin la fece uscire e convocò il figlio.
“Se la sposi è meglio per tutti, non avrai mai Castel Granito” stabilì tamburellando le dita sullo scranno su cui si era accomodato.
“Chiaramente nessuno avrebbe supposto diversamente” scattò il Nano “Sei riuscito a mortificarla come volevi?” chiese con voce pericolosamente monocorde.
“È un orso che arrossisce come una novizia del tempio” spiegò il Lord ” E ciò non giova all’immagine della famiglia” .
“Per l’immagine di famiglia avreste dovuto sopprimermi in culla” rispose il Folletto con malcelato fastidio ” E poi sopprimere Cersei, magari, liberando il mondo dalla sua presenza e concludere con voi stesso”.
L’anziano Lannister si massaggió le tempie tentando di riflettere.
“È esattamente chi dice di essere, non sarebbe capace di far qualcosa per proprio tornaconto” chiuse Tyrion incrociando le braccia a indicare che non avrebbe detto una parola di più.
In un’altra occasione si sarebbe ribellato all’idea di rinunciare all’eredità che gli spetta di diritto e avrebbe vibratamente protestato e insultato suo padre.
Ma nella vita bisogna scegliere cosa è davvero importante.
-Un Lannister paga sempre i propri debiti- e Tywin con lui ne ha tanti, se il karma fosse il buon contabile che dicono gli avrebbe dovuto dare ben altro che un misero castello.
Però la ricchezza non è sempre nelle tasche di vende, a volte è nel cuore di chi rinuncia.
Il settantenne lo studiò a lungo.
“A condizione che tu non ti faccia rivedere nella mia residenza”
Tyrion ghignó:”Non disturbarti a mandare il regalo”.
Uscendo trovò solo la sua compagna ad attenderlo e si incamminarono sul retro del castello verso la loro modesta carrozza.
Vi entrarono e il Lannister osservò preoccupato la compagna dal costume sfatto e il sudore per l’agitazione.
“Dimmi che non ho fatto danni” attaccò lei.
“Ho dovuto essere persuasivo, ma sì, abbiamo risolto”.
“Ah”.
“Dovresti sorridere” le suggerì il figlio di Tywin sovrapponendo una piccola mano alle sue più grandi in un gesto di conforto.
Quello, la fece sorridere.
“Mi scuso, credevo di aver combinato un disastro”.
“Hai combattuto avversari ben più grossi di Tywin! È vero che hai staccato un orecchio al Caprone? Jaime non finisce mai di raccontarlo” chiese deviando abilmente il discorso.
La risata gioviale della fidanzata combinata a un pizzico del consueto colorito sulle sue guance lo tranquillizzò.
“Frankenstein ha staccato un orecchio al Caprone e anche altro, se fosse stato a portata di morso” confessò “Poi risi come una pazza maniaca,la storia si conclude con tuo fratello che mi recupera dalla fossa dell’orso”.
La voce sfumò pericolosamente sul termine della narrazione.
“A te piace intagliare?” domandò sentendosi stupida fra un sussulto e l’altro del loro mezzo di trasporto.
“Mai provato, sinceramente, ma ora mi hai fatto venir voglia” disse entusiasta il Nano dal suo sedile.
“Potrei chiedere a qualche mastro di insegnarmi un paio di trucchi” affermò con slancio.
La vide distogliere lo sguardo e incollarlo sul cielo ormai Prussia della notte stellata che li avvolgeva.
Le si erano inumiditi gli occhi, lo aveva colto subito.
“Frankenstein era brutto come mostro, nessuno lo amava, era un patchwork di pezzi di cadavere e odiato solo perché apparentemente violento, rozzo e poco intelligente” sussurrò a malapena udibile ” E mi son sentita così fino al giorno in cui vi siete addormentato sulle mie gambe: sola e ora mi sto per sposare”
A vederla piangere qualcosa nel cuore del Folletto morì.
Cambiò sedile e le si mise sulle ginocchia aggrappandosi alla maglia ormai inservibile della bionda.
Le aveva offerto una carezza, il gesto più umile e confortante che lui stesso aveva conosciuto sino a incontrare quel bislacco esemplare femminile con il pudore di una lady e il coraggio di un leone.
Se avesse dovuto nominare una leonessa avrebbe puntato su di lei senza esitare, altro che Cersei.
Da quel momento erano uniti e lo sarebbero rimasti fino all’ultimo loro respiro.
A vederli si sarebbero detti una strana coppia:un leone storpio e la vergine con la spada.
In realtà erano solo due persone, due esseri umani con troppe cicatrici e tutte immeritate, lo sanno entrambi e non se ne curano.
Magari insieme sarebbero riusciti a ricominciare qualcosa di bello e positivo.
Di solo loro.
Che nessuno e niente avrebbe potuto sporcare o corrompere.
Nemmeno le guerre e le famiglie.
Neppure l’oro.
Quella notte Tyrion si concesse di osservare la sua singolare fidanzata nella sua altrettanto singolare bellezza mentre dormiva fra le sue braccia.
“Un Lannister ripaga sempre i suoi debiti” rifletté “E io questa volta sento di non dover più nulla a nessuno”.
Era giusto così.
Aveva saldato i debiti e ora, finalmente, stava riscuotendo il credito più grosso: la loro libertà.
Anche di usare travestimenti imbarazzanti,si.
E non poteva esserne più orgoglioso.

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