recensioni

Si alza il vento

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C’era una volta, tanto tempo fa, il Giappone nell’epoca immediatamente successiva alla Prima Guerra Mondiale, evento ricordato fra le più grandi e distruttive catastrofi della storia.
Già solo un aggettivo basta a farci comprendere quanto sia tragico un simile fatto:”prima”.
Perché vuol dire che dopo ce ne é stata una seconda ancora più grande, violenta e distruttiva.
Ma nel Giappone, isolette asiatiche dal grande spessore culturale e valore economico, specie oggi, inizia una storia.
Che io mi sia ritrovata a definirla “versione figa di TFIOS” trovo sia tragicomico, ma resta una bella storia.
Una storia dignitosa, pura, immersa in un mondo naturale che vive e respira insieme ai protagonisti del libro, é parte integrante e calendario che scandisce il tempo della narrazione.
I due giovani che si trovano coinvolti sono innamorati e la loro felicità é messa a dura prova da una diagnosi medica: tubercolosi.
La loro vita quotidiana potrebbe finire col trasferimento di lei in sanatorio, ove concluderà la sua vita.
Il ragazzo decide di seguirla e restarle accanto sino all’ultimo respiro, mentre si propone di scrivere un romanzo che rappresenti la loro felicità, ovvero, appunto “Si alza il vento”.
Consequenzialmente é facile dedurre e trovare conferma che il giovane romanziere sia l’autore stesso del libro che abbiamo in mano.
Peró… Non sappiamo se sono stati davvero felici.
Hanno avuto dubbi, paure e crolli affrontati con la dignità tipicamente orientale con cui si va incontro al dolore e alla morte concepita come un meccanismo di trasformazione, non di interruzione della vita.
Di certo la totale assenza di un elemento erotico e amoroso puó spiazzare un lettore occidentale, abituato a storie forse più cariche da questo punto di vista che da quello psicologico e introspettivo.
Unico personaggio su cui il tempo lascia dei segni visibili é il padre della fanciulla protagonista, quasi più rovinato dal dolore della sorte della figlia che la ragazza stessa, ormai destinata a morire nel sanatorio ma descritta poche volte come corpo malato, più spesso come soggetto con cui lo scrittore interloquisce e che sfrutta per interrogarsi su cose come il significato della vita, del tempo, delle relazioni umane, cosa significhi essere veramente felici e se si possa esserlo.
Non é un libro semplice, non é un autore semplice per quanto si esprima in maniera abbastanza chiara e per questo ho apprezzato tantissimo le note in fondo al volumetto che spiegano bene la storia dell’autore e alcuni termini usati nel testo.
Personalmente non so dire se mi sia piaciuto in senso tradizionale, ma mi ha lasciato la straordinaria impressione di star camminando in un bosco, d’autunno, in una fresca e assolata giornata mentre un caro amico mi sta raccontando la storia della giovane e sfortunata coppia di amanti, é tutto molto vivido nella mia mente: i toni di colore, i profumi, il sole che filtra fra le foglie e quelle già secche che scricchiolano sotto i miei piedi…
Sì, forse non è una storia felice, ma é una storia vera e delicata, con una conclusione adeguata e qualche fantasma come ogni storia vera, ma nessuno é cattivo o negativo.
La solita domanda finale: mi é piaciuto? No, non nel senso classico, perché é interessante e fonte di riflessione.
È veramente bello scoprire come una lettura possa regalarti certe impressioni particolari.
Voto:9,5 anche per il lavoro di glossario.

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