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Io questo intervento non volevo scriverlo.

MattTaylor-1-300x350Ero seriamente dubbiosa sullo scrivere due righe, dato che ne han già parlato in lungo e in largo persone più erudite, competenti, pignole e con più verve della sottoscritta.
Sì, parliamo sempre della camicia un po’ osè del povero cristo che lavora all’ESA
Una camicetta di signorine che non la indossano, in pratica.
Il povero scienziato è sicuramente più preparato di tanti perditempo che si son soffermati sul suo abito e non sul lavoro che ha svolto, ma è stato costretto a scusarsi in lacrime per quello scivolone.
Qui mi sale il crimine, a nastro.
Se siamo in un paese libero una persona deve avere il diritto di vestirsi come meglio crede, anche se questo urta il tuo senso morale senza compiere reati, altrimenti Elijah Wood potrebbe far causa a ogni persona con una maglietta che riporti un ragno anche solo vagamente stilizzato.
Capite che non è un concetto ammissibile, vero? Che non ha nessun senso in qualunque modo la metti?
Le femministe (o sedicenti tali) si sono dette offese dalla camicia perché rende la donna un oggetto: al massimo la rende un disegno.
Voi non avete mai visto un seno?
‘Nce credo.
Ecco, a essere disturbante, in secondo luogo, è il falso moralismo.
Perché così arriviamo al punto due dei concetti che mi disturbano: le associazioni strumentali di immagini che distorcono la realtà.
Quale individuo sano di mente assocerebbe le femen alla camicia del povero sapiente dell’ESA? Nessuno, dai.
Già, han fatto finta di infilarsi un crocifisso in culo e ciò pare faccia scandalo.
Ah, sono nude.
Esattamente come il gruppo di cretini che si sono messi a fare flashmob nudi contro la macellazione degli animali, ma quelli… vanno bene?
Pare di sì e non riesco a capacitarmene.
A una singola persona spero sia venuto in mente, aldilà di giudizi sul buongusto o volgarità che ognuno può esprimere, che il loro è un modo per attirare l’attenzione in una società che se non ti vede mandandoti in onda non esisti nemmeno per errore.
Hanno richiamato prepotentemente le telecamere e il mondo del web su di loro e ciò che dicono, indipendentemente che tu sia pro o contro le loro idee.
Lo chiameremo il magico potere delle tette, suona così bene.
Avviso per i perbenisti che dicono che non è femminista e non sta bene: chissenefrega, di cuore! Probabilmente è anche vero che mostrare un seno o un sedere è contrario al pudore pubblico, ma dovrebbe esserlo anche esprimere giudizi non richiesti, fare paragoni molesti e di conseguenza costringermi a scrivere questo maledetto intervento per separare le due cose.
Matt Taylor, il fisico coinvolto, non protesta per nulla e nessuno: è un pover’uomo che tentava di far qualcosa di utile per portare l’umanità un passo oltre rispetto ai limiti che la natura le ha imposto.
E’ un uomo che col suo cervello ha contribuito in maniera significativa ad arrivare nello spazio, senza esprimere altre opinioni di altro tipo, non era minimamente nel suo interesse.
Matt è un tizio, con una camicia, che fa cose.
Le femen, volendo semplificare in modo decisamente estremo, sono tizie, senza camicia, che fanno cose per dirne altre (prendendosi insulti e appellativi poco carini per cose che su Youporn fanno quotidianamente senza dar scandalo di nessun tipo; femministe, state usando due pesi e due misure o sbaglio?).
Io personalmente non credo di esser il tipo adeguato di persona ad esprimere un giudizio riguardo a questa buffa situazione che si è venuta a creare per via di un’immagine che è stata postata sui social network che paragonava le due cose.
Di esempi di simili situazioni ce ne sono mille, fatti ad hoc da gente con intenzioni più o meno buone, ma penso che siano da evitare per principio: consentire alla gente di formarsi un’opinione associando correttamente le informazioni, dato che una percentuale di persone spaventosa ha seri problemi a comprendere la lingua italiana e ad applicare il discernimento nella lettura di informazioni.
Ecco, io questo intervento non volevo scriverlo e ora potete ben capire perché.
Non sono una persona propriamente equilibrata nell’esprimere le sue opinioni e non ho problemi ad ammetterlo, sono permalosa e mi salta immediatamente la mosca al naso.
Vorrei solo fare un piccolo appello: piantiamola di insultare gente a caso solo perché ci sembra poco criticata, di fare associazioni scorrette solo per avere un minimo di notorietà su un mondo che ha un potere solo virtuale e di moraleggiare su qualcosa che non è di nostra competenza.
Ora arriviamo al terzo punto dell’articolo.
L’attirare l’attenzione sul proprio angolo di mondo, cosa a cui vorrei solo riservare un cenno vago e aspecifico, citando un caso ormai conosciuto da tutti.
L’autolesionismo esibito sul web e il cyberbullismo esercitato nelle grandi pagine facebook.
Nessuno di noi ha diritto di schernire qualcun altro che in alcuni casi sta palesemente male e perciò ha bisogno di essere solo indirizzato a cure specialistiche e specifiche, nell’altro ha commesso il solo peccato di postare una foto in cui magari si paragona a un’attrice famosa dato che sono nella stessa posa.
Qui sì, mi sento in diritto di fare moralismo.
Vi cancellerei dal web dopo una bella, lunga e sentita denuncia, perché date minorenni in pasto a fan assatanati che non distinguono la realtà dalla fantasia dagli sfarzi hollywoodiani che loro non raggiungeranno mai.
Io non son un tipo perbenista, ma voi non potete permettervi di offendere nessuno, che sia più o meno vicino al vostro gusto estetico, più o meno simile alla vostra attrice del cuore e più o meno esibizionista.
Anche l’esibizionismo è una malattia.
Ho visto foto di ragazzine con problemi di autolesione date in pasto a pagine web in cui sono state riempite di altrettante pagine, letteralmente, di insulti.
Sono piuttosto restia a dire che tutti quelli che si tagliano sul web e fotografano dei tagli lo facciano per una sofferenza interiore in senso tradizionale, ma ripeto: anche le esibizioni sono sintomi di cose che non vanno.
Bisogna stare attenti, non si devon dire certe cose nemmeno per scherzo, perché a volte non si sa come lo scherzo si può concludere, specie se non si conosce davvero la persona.
Sono scioccata dalla generale mancanza di empatia che il web e le distanze della rete stanno generando, vedo sempre più gente che parla della morte altrui con leggerezza, leggo di persone che trattano con spregio sempre maggiore la vita di altri esseri umani perchè a parole loro si battono per la tutela di altri esseri viventi.
Credo che questo intervento resterà qua, nel mio blog poco frequentato, ma non cambia il mio pensiero: il popolo del web deve recuperare il contatto con la realtà, quella in cui se sbatti uno spigolo contro il muro senti davvero dolore e bestemmi.
Sei vero, vivo e dolorante, ma senza nessun filtro, capite cosa voglio dire?
Son quelle le cose reali.
Beh, in sintesi -se così vogliamo chiamarla visto che sono più di 1100 parole…- il mio pensiero è questo, anche se non avrei davvero voluto scriverlo.
Non volevo, non pensavo fosse necessario, ma non farlo mi sembrava sciocco, alla fine, quasi quanto limitare le mie possibilità di esprimermi solo perché ritengo IO  scontate determinate questioni.
Alla prossima, piccoli torchic, e se avete commenti sono sempre ben accetti! Scriveteli pure qui sotto mentre cerco una giacca che riporti Jason Momoa nudo sulla fodera.

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