Fanfiction

Buon Natale, Plesiosauro.

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Sinceramente 007 non pensava che il suo coinquilino avesse gusti tanto complicati in fatto di decorazioni natalizie.
Usare così il proprio giorno di riposo non era decisamente un impiego a cui era avvezzo, anche perché, dovendo essere onesti, lui non aveva mai celebrato un Natale.
Non che disprezzasse le tradizioni che nella sua storia andavano dal vischio (temutissimo, per la verità) al Panettone e Champagne (decisamente più vicini al suo stile) ma in generale non è mai stato un tipo particolarmente loquace, conviviale e dalla conversazione briosa se non in missione sotto copertura.
“Plesiosauro, l’angelo va su quel ramo nel secondo quadrante, quelli inclinati a quarantacinque gradi” precisava puntiglioso Q con tono tranquillo.
“Ma devo diventare architetto per riuscire a finire questo albero?” sbotta allora James all’ennesima correzione che causa l’ilarità del coinquilino.
“Le mie sono banali indicazioni topografiche, 007, la tua mancata compressione di esse dovrebbe preoccuparti” sottolinea ghignando Carlton “E comunque la decorazione successiva, regalo della sezione Q, una banale pallina personalizzata, va inserita sotto la campanella” aggiunge pulendosi gli occhiali con noncuranza per poi allungare pigramente le gambe sul tavolino.
“Sul serio, Q, sto iniziando ad avere voglia di uccidere te e M per aver messo in piedi questa buffonata” sibilava l’agente con intenzioni davvero poco amichevoli.
“Mai fatto un cenone, 007? La sala deve essere adeguatamente addobbata”.
“Sì, ma viviamo nella stessa casa, ciò vuol dire che dovremmo decorarla in due” fa notare il pluri-ironia del Natale-decorato agente tenendo una decorazione di cristallo a forma di…pistola, meglio non soffermarsi sui dettagli, sospesa a mezz’aria.
“No, tu hai perso l’ultima scommessa e io ne approfitto” conclude quietamente Carlton sistemandosi meglio sul divano e intrecciando le dita dietro la testa per stiracchiarsi pigramente.
“Non ho perso, sei tu che manipoli le regole come vuoi”.
“Ovviamente è per simili, dilettevoli ragioni che io sono a capo della sezione Q e tu sei capo di te stesso”
Mellifluo, odioso e semplicemente la concretizzazione dell’idea di –malvagia, perversa e tronfia- soddisfazione.
Q è irritante in ogni occasione in cui può esserlo, specie con lui e in quel momento sta facendo le fusa, soddisfatto come un felide della peggior specie.
Per 007 non era stato particolarmente difficile abbinarlo ai felini, quegli animali lunatici, orgogliosi, dall’incedere sicuro e dai modi snob con tutto il resto del mondo.
E’ guidato nelle missioni da un gatto, un gatto antipatico per giunta, con cui saltuariamente gli capita di andare a letto.
E’ una situazione difficile, la sua, e non sa bene come mai non gli dispiace troppo di essere di riposo a Natale nonostante tutto.
Aveva scommesso con Q che per Natale M li avrebbe riempiti di lavoro dato che 006 era di nuovo irreperibile e qualcuno doveva di certo andare a cercarlo oltre a fermare l’ultimo supercattivo che voleva conquistare il mondo di cui tutti avevano sentito parlare dai media.
E invece no, M l’aveva vigliaccamente tradito perché si era improvvisamente dissolto tutto il lavoro.
Sicuramente é un complotto ordito contro di lui per imprigionarlo con quella piaga che ancora sfoggia vistosi segni di acne.
E perciò si era ritrovato in una situazione tanto spinosa, contando anche che il suo irritante Carlton aveva cercato diverse volte di baciarlo sotto varie pianticelle di vischio appese per strada quel pomeriggio mentre cercavano di scegliere in un supermercato delle decorazioni adeguate per il loro albero che lui si ostinava a precisare di non volere per motivi che sfumavano puntualmente in un borbottio alle obiezioni di Q sarcastiche e divertenti.
“Insomma, io ho già cucinato” sbuffa Q notando che il coinquilino non accenna a mutare la sua aria piuttosto ostile per poi correre verso la finestra con un sospiro estasiato decisamente non da lui.
“Plesiosauro, nevica!” esclama allegro schiaffando il naso contro il vetro freddo dipingendosi in faccia un sorrisone.
“Dai, vieni a vedere!” esclama tirandolo per la manica verso la finestra.
Ma sì, in fondo non poteva costargli granchè, no? Che sarebbe potuto accad- LO STA BACIANDO A TRADIMENTO!
IL PICCOLO SGORBIO CI E’ RIUSCITO!
“Non ci posso credere”.
Fra le risate del più piccolo, 007 è diventato livido anche perché in quel preciso momento hanno aperto la porta M armata di cellulare con fotocamera molto probabilmente attiva e Moneypenny.
Sul serio, il povero ragazzo non ricordava di aver mai riso tanto follemente.
“Si figuri io, signora” sibila l’agente che nel frattempo, dopo aver tentato di incenerire con lo sguardo il più piccolo si stava dedicando a prendere cappotto e cappello all’anziana e quantomai divertita donna nel suo –ormai lo considerava così, cosa avrebbe potuto farci?- salotto.
“L’arrosto sarà pronto fra poco, nel frattempo vuoi del pudding, M?” chiede gentilmente il ragazzino porgendo alla superiore una ciotola di cibo fumante e dal profumo davvero gradevole per le narici di M.
Poco dopo rientra Moneypenny con un vestito splendido e corto color malva e un golfino bianco sopra, molto natalizio.
La cena si svolge in relativa serenità, sorprendentemente, mentre le pietanze spariscono dai piatti.
“Diciamo che la nostra era una visita più che altro professionale, vorremmo capire quanto siete riusciti ad andare d’accordo perché l’efficienza con cui 007 porta a termine le missioni sotto il consiglio di Q è aumentata del 40% rispetto all’inizio della vostra convivenza”.
Allora era un complotto sul serio.
Il cinquantenne si infila in bocca un pezzo di carne piuttosto voluminoso pur di non esprimere i propri pensieri che in quel momento ne avrebbero sicuramente predisposto il licenziamento.
“Abbiamo sviluppato un ottimo grado di affiatamento, potremmo dire così” specifica Carlton allegramente .
“Abbiamo notato” conferma Moneypenny sfoggiando il suo miglior sorriso tranquillo all’indirizzo di James che non sembra per nulla rasserenato.
“E ciò per ora ci fa molto comodo” conferma M con un cenno del capo passando a mangiare con non poca soddisfazione l’arrosto “Chi ha cucinato?”
“Io”.
“Oh giusto, plesiosauro ha perso una scommessa e quindi ha, in realtà, fatto quasi tutto lui di quello che vedete qui” commenta Carlton alzando le mani in segno di resa.
“E’ ottimo James, quando vai in pensione apri una rosticceria!” lo sostiene l’anziana donna tamponandosi la bocca pittata con un tovagliolo.
La cena prosegue in relativa serenità e il brindisi è davvero molto apprezzato, lo scambio di regali avviene senza troppe proteste e poi i convitati si separano fra saluti entusiasti, anche se aiutati dall’alcool, seppur minimamente formali.
I due abitanti dell’appartamento si fronteggiano nei relativi maglioni fatti a mano e con le carte di caramella esplosive ancora sul tavolo.
Sono separati dal summenzionato pezzo d’arredamento.
“Era necessario che lo sapessero così?”
“Davvero? E tu quando glielo avresti detto esattamente?”
“Senza il cellulare di M, a cui tu, ieri, per coincidenza, hai spiegato l’utilità dell’opzione –condividi- nel menù del telefono” sibila il plesiosauro.
“Signorilmente non credo che la condividerebbe col mondo se non con Moneypenny” conferma il ragazzo.
Le dita dell’agente tamburellano nervose sul legno e scavalca il tavolo con un salto, con il giovane che scappa ridendo per la follia della situazione.
Finisce bloccato di nuovo in camera da letto, che splendida coincidenza.
“Seriamente Q? Al prossimo vischio che vedo sparo, ti avverto” ringhia minaccioso.
“Lo so che ti stai sforzando di non ridere!” lo stuzzica Q scostandosi un ricciolo dietro l’orecchio “Su, la commedia tiene con M, non con me”.
Ride, effettivamente, 007 mentre lo blocca contro il muro e inizia a baciargli il collo e le labbra in una maniera che il ventenne non sa come definire se non deliziosa, sente piacevoli brividi dipanarsi verso il bassoventre da ogni punto in cui il plesiosauro lo tocca.
Lo sta davvero legando con una cravatta alla spalliera del letto? Sembrava divertente, quell’improvvisa creatività, e decide di assecondarlo spingendosi vogliosamente verso di lui.
I baci scendono più in basso insieme alle mani dell’uomo e lui sente che per una volta sta degnamente festeggiando, almeno quell’anno.
Il respiro del compagno si infrange armonioso sulla sua pelle insieme al profumo quasi speziato e selvatico dell’uomo che lo sovrasta.
Gli sta divorando con passione la bocca e lo sta spogliando con gesti famelici e lui di certo non lesina nel dimostrare il suo apprezzamento non solo con la vistosa erezione che ha fra le gambe.
Sente qualcosa che gli finisce sulla testa e vede il flash di una fotocamera .
Oh no.
No no no.
James ha appena vinto, pare.
La corona di agrifoglio gli è appena stata infilata sulla testa con un gesto un po’ sgarbato e l’agente lo sta fotografando.
Alza gli occhi al cielo sospirando.
“Dimmi almeno che non hai intenzione di lasciarmi così” prega indicando con gli occhi lo stato di innegabile eccitazione in cui si trova “Dai, James! Ok, ti sei vendicato, posso essere lasciato libero?” pigola il riccio con sguardo supplice mentre l’uomo si riveste con un ghigno sardonico stampato in viso.
“Tutto questo è musica, per le mie orecchie” afferma il cinquantenne aggiustando il maglione che si è spiegazzato nell’entusiasmo generale della situazione.
ll Plesiosauro si avvicina con passo felino all’interruttore della luce, che si spegne improvvisamente lasciando Q ancora più nervoso e ciò gli impedisce di vedere che qualcuno sta tornando verso di lui.
“Ok Plesiosauro, domani entro nel cellulare di M e le cancello la foto, ok?”
Qualcuno ringhia la sua approvazione nell’orecchio del caposezione.
“Diciamo che potrei perdonarti, ecco” mormora suadente il maggiore “Basta che tu faccia sparire il vischio”.
“Scordatelo” mormora il quartermaster ridacchiando stupidamente, forse anche un po’ per l’alcool.
“Io non ti ho mai detto, invece, che cancellerò la mia foto” puntualizza 007 con un ghigno ferino stampato in faccia mentre torna a dedicarsi al suo coinquilino.
“Vediamo se riesco a convincerti” mormora Carlton suadente.
“Dovrai impegnarti molto” gli comunica Bond tornando a dedicarsi al corpo del ragazzo, palesemente bisognoso delle sue amorevoli cure.
“Lasciami lavorare, James, e vediamo cosa ne caviamo” propone il moro.
“Uhm, buon Natale, in ogni caso”.
“Buon Natale Q, ma l’anno prossimo lo fai tu il maledetto albero”.

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