Fanfiction

Henné e tabacco zuccherino

image

«Scelgo le mie conoscenze per il loro buon carattere»
O.Wilde

Deve riconoscere di essere rimasto colpito da quella donna dai capelli arancioni e gli occhi così blu da sembrare dipinti, talmente sembrano perfetti e freddi.
Il loro rapporto stona in ogni senso e lo sa: lei ha il più totale controllo su sé stessa e le sue emozioni, lui no.
Lei è un’agente segreto, letale e affascinante, lui un umile scienziato che all’occorrenza diventa un mostro verde e gigantesco.
Lei è una bugiarda cronica, lui è abituato a smentire le bugie e scoprire nuove verità.
Decisamente questi non sono universi che collimano.
Soprattutto, lei è bellissima e il suo cuore  manca un battito sin dalla prima volta che l’ha vista.
Il mostro, lo scherzo della natura, la bruttura è lui e ne è perfettamente consapevole.
Sa di essere un perfetto signor Nessuno, non ha nemmeno la vista di Clint e non ha mai intenzionalmente ammazzato una creatura vivente.
*
Natasha non sa nemmeno come fa ad andare d’accordo con una creatura tanto particolarmente incline alla rabbia, emozione che ha imparato a soffocare sin dalla più tenera età.
Ogni volta che si guarda allo specchio da quando la sua storia con Clint è naufragata si stupisce di quanto sappia essere cinica e calcolatrice, di quanto peso dia effettivamente al lavoro, più che alle relazioni umane.
La Vedova Nera ha molto in comune con Bruce: ha riconosciuto un mostro sotto la maschera di compostezza del suo collega, al di là dello schermo di freddezza e lucidità che Banner ha eretto per tentare di controllare le sue reazioni c’è una macchina letale esattamente come quella che si cela sotto la sua pelle nivea.
Di contro lui è un medico e lei un’assassina spietata.
Sembra una follia, ma è specializzata nel partire per missioni potenzialmente suicide e folli.
Parte.
*
Si domanda perché lo sta facendo, se abbia un senso.
Lei suona il campanello, viene fatta entrare sentendo una richiesta di scuse perché per il troppo lavoro non è riuscito proprio a riordinare tutto quanto, ma è gentile.
Siede una sedia piuttosto semplice, in legno, davanti a una tavola con su qualche specialità indiana dal dubbio profumo ma dall’ottimo sapore.
“E’ tutto squisito” commenta Natasha assaggiando curiosa cibi dai vari vassoi che ha davanti.
“Oh, ne sono felice, sono piuttosto imbranato in cucina e queste sono le uniche cose che so fare” ammette lustrandosi gli occhiali e inforcandoli.
“Mi fa piacere che tu sia venuta qui, nonostante tutto”.
Gli occhi blu dell’agente Romanoff brillano, è serena mentre si lascia sfuggire un sorriso dopo troppo tempo.
Lì ha ben poco da temere: insomma, è a cena con Hulk e si sa che ovunque ci sia un mostro verde alto sei metri e superforte, beh quello è un posto sicuro per evitare altri nemici almeno al 50%.
Sicuro al 50%, eh, ma la rossa è piuttosto convinta del 50% su cui sta facendo inconsciamente affidamento.
“Uno scrittore dice che ci si sceglie i conoscenti per il loro buon carattere” butta lì Bruce mangiando del pollo.
La donna si morde un labbro per non ridere:” Allora o tu hai un ottimo carattere o lo scrittore s’è sbagliato”.
Gli occhi castani dell’uomo si sgranano e poi stende le labbra in un lieve sorriso.
“Non sei per niente gentile” fa notare.
“Io non ho un bel carattere, sei in buona compagnia” rileva l’agente.
“Assolutamente falso: siete solo bugiarda per deformazione professionale, esattamente come la prima volta che ci siamo visti, poco dopo il furto del Tesseract”.
Colpita e affondata, e bravo l’occhialuto.
La quarantenne vorrebbe che ci fosse più gente che la pensa così, forse starebbe un po’ meglio al mondo
O forse la sua pessima fama e le sue scarse relazioni sociali sono solo legate al suo mestiere.
“Tu invece hai dei grossi problemi a gestire la tua emotività”.
“Tu lo fai troppo bene”.
Com’era cominciata quella partita a rimpiattino?
La spia si zittisce, il suo sguardo azzurro è attraversato da un lampo che pare qualcosa di molto simile a una crepa sul ghiaccio.
“Scusa, puoi uccidermi se vuoi” dice Hulk per farsi perdonare.
La donna non muove un muscolo: pare sia ritornata nel suo guscio di gelo siberiano.
“Non hai un pessimo carattere” prova a dire la Romanoff.
“E non siamo conoscenti” notifica Banner, tranquillo.
Stavolta la russa ride.
“Quindi il nostro carattere è perfettamente giustificato”.
“Ma cosa siamo?”
Eccola, la domanda infingarda che sta aleggiando nell’aria da quando quella discussione è iniziata, da quando si sono incontrati per la prima volta, da quando hanno avuto quel piccolo battibecco che ha messo alla prova l’autocontrollo di entrambi.
“Amici?” tenta.
Hulk si fa meditabondo.
“Andresti fino in India per cenare con un amico?” domanda gentile.
“Andrei fino in India per cenare con Bruce Banner.”
Natasha nota un sopracciglio del dottore scattare verso l’alto  mentre i suoi occhi brillano, divertiti.
“Molto gentile”.
Di nuovo, silenzio.
“Quello gentile è lei”.
Che cosa strana che situazione ai limiti dell’assurdo.
“Non è il primo modo in cui mi definiscono”.
“Posso dire la stessa cosa”.
Ridacchiano sommessamente aiutati forse dal vino speziato che è stato versato in dosi generose e corretto con un paio di cucchiaini di miele.
“Venga, le voglio mostrare qualcosa che in America si vede raramente”.
Si è fatto buio, ma Banner col massimo della tranquillità inforca la sua sgangherata motocicletta e inizia a guidare nel conglomerato urbano fino a uscire e prosegue ancora per qualche chilometro, sino a quando le case non sono letteralmente scomparse dalla loro vista.
Scendono dal mezzo e Bruce lo fissa in equilibrio col cavalletto, poi  porta la donna un poco più vicino al centro del prato.
La rossa solleva lo sguardo e deve faticare molto a contenere lo stupore perché non ricorda, molto banalmente, quando ha visto l’ultima volta tanto blu e tante stelle.
Gli astri punteggiano il cielo come migliaia di minuscoli frammenti di cristallo perlaceo su un telo zaffireo e viola, riempiono letteralmente la volta celeste .
Natasha si volta senza distogliere lo sguardo dalle stelle: si vede la Via Lattea, un fiume di stelle che incorona il loro pianeta.
Si sente quasi bambina, di fronte a tanta magnificenza e sorride di nuovo incontrando il viso del medico che ha la sua stessa espressione e le mani nelle tasche della giacca.
“Vengo qui quando voglio meditare su qualcosa  o semplicemente rilassarmi, trovo che sia il posto più bello del mondo”.
Nat usa il suo cappotto come cuscino e i siede per terra.
Ha capito il valore del gesto che l’uomo accanto a lei ha compiuto: le ha rivelato il suo tempio privato, il posto più sacro di pace che gli resta al mondo.
Perché? Fa un po’di fatica a capirlo nel suo cervello così ostinatamente razionale, ma il cuore le suggerisce immediatamente la risposta corretta.
Fiducia.
Bruce ne imita i gesti e nota che la spia sta sbadigliando.
“Vogliamo rientrare?”
Si deve essere appisolata non appena gli si è seduto accanto.
Pensa che sia una situazione romantica, ma le temperature in India non sono clementi e quindi deve ridestarla per forza.
“Non ti prendi mai una pausa?” domanda lui al rientro notando che oltre il trucco si iniziano a notare un paio di occhiaie preoccupanti.
“Tu smetti di curare la gente perché sei stanco?” risponde caustica l’agente.
“E’ diverso, io sono nella mia casa, con i miei strumenti e l’orario lo decido io” specifica il moro.
Però  ha toccato un tasto dolente: è stanca per davvero e avrebbe bisogno di più riposo, l’hanno spinta molto oltre il suo limite negli ultimi giorni.
“Perché non ha accettato l’offerta di Stark di restare con lui?”
“Stark è un brav’uomo e un ottimo scienziato, ma la scienza non è il mio primario interesse: prima di tutto mi curo della mia libertà o dell’illusione di essa, per citare qualche vecchio trombone tedesco, poi sento di voler far del  bene per le persone, ma in maniera del tutto gratuita” spiega in un sussurro mentre sono arrivati al divano “La gente mi paga con la sua ospitalità, la sua gentilezza, il cibo e perché no, qualche volta perfino del fumo, fanno dell’ottimo tabacco zuccherino, qui”.
“Che cosa sarebbe?”
“Tabacco che prima di essere rollato viene fatto macerare con lo zucchero in modo che abbia un aroma più gradevole in bocca” spiega il quarantacinquenne “Sono tradizioni pakistane, in realtà, ma praticate in tutta l’India da più di cinque secoli”.
Natasha lo guarda, ha gli occhi illanguiditi dalla stanchezza e le labbra piene corrucciate in una smorfia buffa che fa ridere l’uomo sulle cui ginocchia si è nuovamente sdraiata.
Non sono innamorati, o almeno non ancora perché dirlo significherebbe ammettere qualcosa che ti porta necessariamente a perdere il controllo di te stesso e loro non possono permettere che accada.
Banner si sporge in avanti e le offre un bacio e una carezza, non si concedono altro prima di addormentarsi soddisfatti per la serata appena trascorsa.
Da quel giorno, Natasha tornerà più spesso a condividere le sue pause lavorative con Banner, seppur sempre in punta di piedi, sempre sottobanco e di nascosto.
Perché le piace che lui non le chieda nulla, sinceramente, vuole solo la sua compagnia e il suo silenzio se in quel momento è l’unica cosa che si sente di offrirgli.
Da quel giorno Banner studierà ogni volta un alibi diverso per invitarla, SHIELD o non SHIELD che fosse.
Sa di essere contemporaneamente controllato dalla Romanoff e forse è proprio per questo che Fury non ha mai messo un punto alla loro bislacca frequentazione.
Non gli importa, gli piace avere accanto, seppur saltuariamente, una donna dal simile spessore e dall’eleganza tanto innata che non gli chiede nulla e si sforza quotidianamente di superare le sue paure.
Decisamente due conoscenti non parlerebbero l’uno dell’altro in simili termini, ma dopotutto non è importante perché loro hanno le idee ben chiare.
Sono idee che sanno di henné, pollo al curry, gran masala, vino al miele, fichi canditi e tabacco zuccherino.
Forse sono idee un po’ bloccate nel tempo, un poco antiquate, se vogliamo, ma sono idee che non chiedono nulla e non fanno nemmeno troppo rumore nella vita di chi le condivide.
Specie se chi le condivide sono due persone suscettibili come loro e con difficoltà di autocontrollo come loro.
Ogni tre mesi Natasha sfoggia un nuovo tatuaggio all’henné e mangia indiano.
Ogni tre mesi, Bruce Banner chiude l’ambulatorio per un paio di giorni.
Ogni tre mesi essere mostri, avere un pessimo carattere ed essere fumati e pieni di cibo come dei quattordicenni alla prima cotta non è così ridicolo come sembra, anzi è piuttosto liberatorio e rilassante.
“Quel tuo filosofo si è sbagliato, eh?” chiede Nat ridacchiando mentre una donna le dipinge un complesso ricamo di fiori e onde sulle mani.
Banner ne sta visitando la figlia, ogni volta che va lì la spia gli porta qualcosa di diverso e che pensa possa essergli utile: soldi, cibo, un kit per il primo soccorso nuovo… Stavolta il medico ha ceduto a lei il compenso da riscuotere e la donna indiana, un’adorabile quarantenne dal sorriso allegro e un po’ rugoso, stava già diluendo l’inchiostro.
E’ un mondo un poco diverso dal loro, urbano e spesso soffocante, che non cambierebbero per nulla al mondo e che ormai visitano come rito di bentornato.
Come dice la Volpe del Piccolo Principe, si sono creati un appuntamento e delle abitudini e dalle abitudini hanno creato una nicchia, dalla nicchia poi è nato un nuovo senso delle loro vite che in quel luogo dimenticato dalla civiltà possono scorrere parallele e libere.
“Oh, decisamente sì: adoro avere amici di pessimo carattere ma di ottimo gusto e grande intelligenza”.
Se qualcun altro avesse rivolto alla spia quelle parole probabilmente sarebbe morto, ma non importa.
Ritornare alla vita quotidiana per lei è sempre più facile, ora che sa di avere un porto sicuro in cui fare scalo e gli addii sono diventati velocemente “arrivederci”.
Andava bene, nessuno ha perso il controllo e nessuno soffriva troppo per le separazioni.
Scoppiano nuovamente a ridere sotto il sole indiano e sentono stupidamente che forse comportarsi da quattordicenni non è così lontano dal perdere il controllo.
E che forse perdere il controllo non significa per forza diventare pericolose creature verdi, ma lo si può fare in molti modi, finché c’è Natasha a trattenerlo dalla parte giusta della linea di confine.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...