recensioni

The Imitation Game

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Non mi ha particolarmente sconvolta come mi è successo per altri film, non sono scoppiata in lacrime come al solito.
Però andiamo con ordine: la prima cosa che mi ha colpita sono i set scelti, uno più magnifico dell’altro con una pulizia delle immagini straordinaria, una cosa apprezzabilissima e che ha contribuito a rendere il film un’opera decisamente di pregio.
La seconda cosa che mi ha impressionato: Benedict, ovviamente, per le sue straordinarie prestazioni.
Io probabilmente per via degli studi che ho fatto e per l’educazione che ho ricevuto (chiaramente e banalmente diversa dal 1940 e precedenti) più che un arido matematico me lo hanno fatto trovare un uomo estremamente fragile, che forse oggi avrebbe ricevuto un altro tipo di aiuto: pensiamo a una cosa banale come la balbuzie, oggi disturbo trattabile e frequentemente correggibile e prima spesso semplicemente ignorata.
La seconda cosa che me lo ha fatto amare erano le sue compulsioni per l’ordine assoluto, che combinate alla sua fanciullesca ingenuitá -che in realtá è solo abitudine all’immediatezza e all’espressione lineare nella sua logica, nella dialettica- lo hanno reso ricco, seppur siano segni di un po’ tutti i geni filmici.
In Benedict li ho visti nuovi, sinceri, veri e come umile parte di un essere umano che ha nascosto per troppo tempo il più grosso trauma della sua infanzia.
Eppure nemmeno questo basta a spiegare il personaggio di Alan Turning: logica, linearitá, estro, intuizione, freddezza, terrore, claustrofobia per un’anima troppo grande in tempi troppo piccoli, forza, filosofia, gentilezza, sorrisi… L’Alan Turning di Benedict è questo e molto altro che forse non coglieremo mai appieno un po’ per la morte di Alan stesso e un poco forse anche per mia scarsa cultura personale, lo ammetto.
Eppure ami Alan, ti fidi di lui e non sai farne a meno perchè nella sua distanza dal mondo di noi mortali ti scalda il cuore per la sua purezza.
Keira è un’altra grande, grandissima attrice a cui è stato attribuito un ruolo che forse nel quadro generale sembra poco rilevante e anche come performances, in base ai gusti, ma non lo è affatto e non vorrei che con la sua amarezza, le sue piccole battaglie per l’autonomia personale, la grandissima classe che ha dato al suo personaggio merita una menzione d’onore per un lavoro non facile e ricco di stimoli di riflessione che ci racconta un’epoca di problemi femminili che ora diamo banalmente per irrilevanti ma che non lo sono affatto.
Ho amato tutto il cast, per inciso, per la chimica che si recepiva e per l’atmosfera che i decrittatori hanno creato, quasi di una seconda famiglia, come dei moderni Templari di un nuovo ordine religioso moderno: la segretezza che deve esserci ma non troppo, che si vuole ma solo a fasi alterne, degli spostamenti di grandi masse di uomini e mezzi solo per una colonna di numeri che nessuno capisce se non chi li ha tracciati.
La tecnologia, dio della modernitá che Turning e i suoi studi (oltre a quelli successivi, sia ben chiaro) ci hanno concesso di provare a conoscere da vicino e di tentare di domarlo.
Riflettendo a posteriori non siamo mai stati troppo bravi, ma forse questo commento esula dalla recensione fine a sè stessa.
I filmati di guerra inseriti erano bellissimi e ottimo contraltare all’atmosfera british, a tratti forse troppo, del circolo dei decrittatori radunati per decifrare Enigma che sembrava con mio grande straniamento, dimenticarsi che da quei numeri dipendono delle vite: ritorno importante alla realtá è stata la scena in cui subito dopo la decifrazione di Enigma si scopre dell’attacco a un convoglio e uno dei matematici implora fino allo stremo di intervenire.
Curiosa è la reazione di Alan all’idea di spacciare informazioni ai russi, perchè non credo sia un tipo molto legato alla sua nazione e simili concetti, per cui quel punto mi ha lasciata perplessa, lo confesso, così come la scena in cui il pg di Keira gli dice che è un narcisista, tutto abbastanza a caso e perciò… non so, magari in versione originale si sentirá un pezzo di dialogo mancante.
In ogni caso il doppiaggio di Benedict, che di solito fa pena, qui ha raggiunto vette assurde di figositá, salutatemi la lingua originale e mandatele una cartolina.
Piccola postilla: la questione grazia postuma per me è una cazzata immane e non penso che Alan, quello del film, se ne sarebbe fatto qualcosa, anzi! Ricordo anche che se quest’uomo non ha ancora un Nobel per la matematica è tutto demerito della regina che gli ha perdonato il fatto di essere omosessuale e il suicidio ma non di essere un genio indipendentemente dai suoi gusti sessuali.
Film promosso a pieni voti, non dubitatene:9+/10 perchè di bei film se ne vedono tanti, ma di uomini straordinari come l’Alan di Benedict (e Alan stesso), non se ne vedranno più per molto tempo .
Di uomini umili, geniali e folli come i decrittatori al suo servizio non lo so, ma di sicuro sono cervelli che alla storia mancheranno per sempre.
Fortunatamente questo film non é mancato alla storia del cinema.

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