recensioni

Il libro di Morgan: Io, la musica, gli stronzi e Dio.

So che dovrei dedicarmi a un’attenta revisione alla scomposta recensione al libro di Austin Grossman, ma mi fermo per spendere due parole veloci su un libro che mi ha incuriosito leggere specie dopo X-Factor e un veloce giro di Efp che si è rivelato forieri di ispirazione.
“Io, la musica, gli stronzi e Dio” è la biografia di Marco Castoldi, in arte Morgan, che per ora ha fatto il giudice a X-Factor scoprendo pochi talenti e tanti futuri attori per la Tim, ma qui scadiamo nella malignità e usciamo dal campo della recensione sul libro.
Esaminare una biografia è sempre difficile perché più che il commento a un libro diventa quello a un personaggio e vorrei mantenere un certo equilibrio fra le due cose senza dare un giudizio di valore sulla persona, che mi sembra davvero di cattivo gusto dato che non ho mai avuto il piacere di conoscerlo dal vivo.
Analizziamo ora la prima nota che mi è arrivata all’orecchio: Morgan è un pagliaccio, Morgan è un tossicomane, Morgan è un esibiziionista, Morgan… Ma Marco?
Per cui presa dalla curiosità mi sono messa a leggere con curiosità e interesse ciò che si è rivelato essere un libro complesso, più che un banale riassunto di dati anagrafici, la costruzione di una personalità piuttosto che lo scorrere del tempo di una vita artistica, musicale e umana.
Il simil-flusso di coscienza adottato dall’autore è una buona tecnica che mostra, seppur filtrata dalla punteggiatura, una mente complessa e preparata che analizza la realtà e la scompone ridandole forma originale e del tutto intrisa di creatività.
Seconda o terza nota positiva che voi vogliate, è l’auto raccontarsi senza filtri di sorta e coscienza mettendo a nudo tutta la propria arte e come essa si intreccia alla vita della persona.
Lo stile è fluido e complesso, così come il modo di narrare i fatti fa sentire molto vicino il protagonista, lo abbassa a uomo comune e capisci la differenza fra quello che uno può essere costretto a mostrare sul palco o in generale davanti a un pubblico e la persona che si è in realtà.
Volendo essere del tutto onesti non penso che finirò il libro perché dopo un poco questa monotonia di argomento e divagazione dal contenuto stesso di una biografia ha finito per annoiarmi (sono giunta alla parte terza, con esattezza) e anche infastidirmi a dirla tutta: leggo tanti libri accademici per necessità di studio e questo ha finito per diventarlo, seppur non del tutto volontariamente e non è riuscito più, a un certo punto, a incuriosirmi e a darmi le sensazioni che altri libri e biografie mi hanno dato.
Non sono un’esperta del genere, ma preferisco un modo di raccontare la propria storia più immediato, terra-terra, ma se inizi a studiare la filosofia e la musica con adeguata predisposizione e interesse personale non vedo perchè, dopotutto, tu debba tornare a essere l’uomo semplice che eri prima di iniziare.
Onestamente non posso sconsigliarvi il libro, perché sarei scorretta e non è quel che voglio essere, specie sul blog che ritengo un luogo virtuale per potermi esprimere senza filtro diretto e perciò in assoluta libertà.
Eppure non mi sento di consigliarvelo senza aver una base di conoscenza della musica classica (giusto le sinfonie più famose e relativi compositori) oltre a una base di filosofia e se volete psicanalisi, perché no, che aiutano a rendere più immediata la comprensione di alcuni momenti del libro sinceramente profondi e divoranti che si capiscono a 360° solo così, altrimenti non avvicinatevi nemmeno al testo.
Non siete disposti a documentarvi, stavolta? A me sta bene, però non è il testo che fa per voi in quanto non è un mero testo di intrattenimento come possono esserlo le saghe che popolano gli scaffali o anche altre biografie con una diversa impostazione stilistica.
Come al solito noto di aver finito per recensire il fondo di ciò che Marco ha scritto su di sè e su Morgan, ma sono quasi sicura di aver saltato giudizi di valore che, specie per le esperienze che ha vissuto, non mi sembra necessario formulare (e in ogni caso non sento di poterlo fare per nessuna ragione).
In conclusione si definirebbe un bel libro? No, non intrattiene per nulla, non è lo scopo per cui è nato il testo.
E’ un buon libro? Sicuramente sì, anche se in alcuni punti è davvero pretenzioso e barocco.
Arriviamo al sunto, ovvero il voto finale che conclude ogni mia recensione: 8/9.10 per lo spessore, anche se a metà strada mi sono persa, purtroppo.
Se uno di voi adorati follower è giunto alla fine e vuole dirmi ciò che pensa a riguardo sono prontissima e curiosissima di discutere, lo sapete.
Grazie per aver resistito anche questa puntata <3, bambole di Mawile del mio cuore.

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