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La frenesia della vita moderna

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Ogni tanto, specie in situazioni così gravi, mi pare corretto uscire dall’argomento del blog e inserirmi nell’attualità per esprimere il mio pensiero come tanti altri fanno,
Istintivo per me è mettermi nella parte delle vittime, osservare le cose dal loro punto di vista e attendere, però, prima di formarmi un’opinione, perché ho l’abitudine di valutare e sentire anche quelle altrui: in questo senso mi è capitato di leggere le cose più disgustose e insensate oltre che un giusto cordoglio per delle vite umane spente per una ragione tanto insensata come il fanatismo.
E’ agli individui che si  sono permessi di criticare le persone coinvolte che mi rivolgo, a quelli che vogliono tutti i musulmani appesi per il collo appena arrivano (se arrivano e se sapessero chi sono tutti i musulmani) e a coloro che hanno mostrato un minuto di empatia per un problema che il nuovo millennio virtuale ci ha posto di fronte: non sappiamo più cosa sia il dolore e come gestire il panico.
Perché ora, nonostante ci siano sempre stati attentati in Europa, pare che solo con la strage orribile consumatasi in Francia siamo sotto attacco.
E mi rivolgo anche a coloro che si sono fermati un minuto a pensare che si definiscono ora liberi in virtù dei sacrifici enormi di altri che sono venuti prima di loro.
A quelli che sanno cosa siano davvero la gratitudine e il rispetto, anche a loro è rivolto questo breve pensiero, così come mi rivolgo, da pennivendola col perenne brusech, ai cittadini di Francia che non hanno perso la speranza e si sono mossi a decantare la loro solidarietà alle vittime e si stanno impegnando affinché il pensiero resti libero e condiviso, pur ammettendo anche che in alcuni casi può non essere condivisibile per tutti.
Perché siamo diversi e forse è ora di accettarlo e conviverci, perché è sempre stato e sempre sarà così.
Dopo questa lunga quanto a mio parere doverosa introduzione, passiamo all’idea vera e propria che voglio sviluppare qui, ovvero il soffermarmi sull’irrealtà di alcuni pensieri, il delirio paranoide di altri e una riflessione che mi ha fatto davvero salire il brusech, che dalle mie parti è il reflusso gastro-esofageo.
La cosa che preoccupa me, in questo momento, e’ che da dietro lo schermo di un pc siamo riusciti tutti a perdere il senso della realta’, di cosa sia realmente una strage e di cosa sia il dolore, una delle bestie nere che il progresso si era promesso di estirpare con la tecnologia.
E invece quel bastardo, prepotente, riesce ancora a superare gli schemi e gli schermi disorientandoci e facendoci scoprire impreparati ad affrontarlo.
Persi nella dorata comunita’ del web in cui selezioniamo amici, parenti e fidanzati non sappiamo piu’ come elaborare qualcosa di tanto disturbantemente vero.
Perche’ alla fine, i morti al giornale francese ricordano una cosa sola: quando qualcosa scardina il nostro universo scuro e precostituito fatto spesso di risposte facili che risolvono i dubbi esistenziali (risposte religiose e fanatiche, nel caso specifico) precipitiamo nel piu’ completo disorientamento e nel panico.
Come siamo precipitati in essi noi occidentali progrediti che davanti a uno scenario tanto tragico e tanto vero abbiamo subito sentito il bisogno irrazionale di trovare un nemico esterno, un demone da esorcizzare e allontanare dalla comunità per farla tornare serena e su cui sfogare il nostro risentimento per un atto orribile che riusciamo a spiegarci solo razionalmente.
Ho visto proposte le soluzioni più becere e da conigli della peggior specie davanti a un atto di pochi che pare ora essenziale perché lede principi fondamentali della società moderna quali la libera stampa e il libero pensiero .
Ma siamo sicuri che queste idee non fossero in pericolo già da prima di questo sangue versato insensatamente? Che in un paese come l’Italia in cui la satira era già enormemente demonizzata e la stampa libera sotto perenne attacco, non fosse già un problema ?
Perché sembra che cadiamo tutti giù dal pero e fino a un minuto fa vivevamo nel Paradiso della libertà di stampa e informazione corretta.
Non è così nemmeno in Francia e mi domando come mai nessuno abbia preso in considerazione il fatto prima.
Le comunità islamiche in Francia ci sono come ci sono in Italia e di sicuro qualcuno il suo dissenso civile lo avrà fatto pervenire al giornale satirico.
I dodici morti però non devono farci dimenticare che quattro persone non rappresentano l’Islam, altrimenti avrà vinto davvero la paura irrazionale di cui parlavo prima.
Siamo ancora alla ricerca dell’Uomo Nero? Nel 2015? Abbiamo bisogno di un capro espiatorio, nel 2015? Stanno facendo indagini e ricerche a tappeto per assicurare alla giustizia gli autori della strage e spero che ciò accada presto, come mi auguro venga data loro un’equa condanna.
Ma tornando all’esempio di prima, proprio noi, per dire, dovremmo sapete che non tutti gli italiani sono Berlusconi e perciò quando associano il suo nome all’Italia, fuori da casa nostra, siamo nel più profondo imbarazzo.
Altrimenti dovremmo, per giustizia e equità, viste le norme che qualcuno auspica, essere respinti puntualmente alla frontiera di ogni paese perché rappresentrati da un criminale e quindi, secondo IL NOSTRO xenofobo e malato ragionamento saremmo dei criminali per principio.
NoI non sappiamo nemmeno cosa voglia dire essere musulmano e per un’azione di pochi condanniamo una categoria di persone così vasta e variegata da far impallidire i mosaici italiani per numero di colori, storie , idee , tradizioni e usi che racchiude.
Prego i Salvini, gli omicidi dal grilletto facile qui su fb di riporre il PC in uno scomparto della cantina e uscire nel mondo reale, perché il mondo reale è una merda e lì il dolore brucia sulla pelle, una scelta costa vite e quelle vite se siete così convinti, dovete prendervi la responsabilità di vederle spegnersi sotto i vostri occhi vacui di boccalone.
Siamo onesti, dall’etichettatura di una categoria alla sua ghettitazione il passo è breve e dopo c’è la distruzione.
Abbiamo già visto queste storie, fermiamoci prima questa volta.
O quantomeno, se la strada che vogliamo intraprendere è questa, lancio una proposta: carichiamo su una barca gli xenofobi violenti e i grandi esperti che discettano di omicidi come se fossero dibattiti sul tempo e hanno visto solo CSI, quello che critica l’operato di qualcun altro in situazione di pericolo estremo, quello che lascerebbe annegare il bambino e ucciderebbe l’omosessuale come lo zingaro perché gli rubano l’aria preziosa in mare per un mese con zero cibo, acqua putrida e calda, in condizioni igieniche da animali e poi ritraghettarli alle nostre coste per il gusto di respingerli come criminali.
Almeno dopo potranno prendere decisioni in assoluta serenità e la pianteranno di riempirsi la bocca di stolide espressioni pericolose , forse.
E forse capiranno che se la morte e la paura non conoscono razza, religione e status sociale non lo dovrebbe fare nemmeno l’accoglienza, la vita e la speranza.
E capiranno sul serio cosa siano la disperazione, il terrore più nero della morte che si appressa alla tua gola.
E saranno forse più umili e meno proppropensi a giocare con la vita degli altri.
Perché se tutti i musulmani sono criminali per colpa di quattro, allora gli italiani sono criminali per colpa di uno e meritano di essere trattati allo stesso modo.
Stiamo attenti a quello che chiediamo se non ricordiamo cosa è successo un quarto d’ora fa, perché potrebbe farci molto male.
Concludo rinnovando le condoglianze alle famiglie delle vittime e alla libertà di espressione libera e vera, in memoria di chi si è sacrificato per consegnarcela con una guerra civile vera e propria.
La mia penna è con voi, cittadini di Francia di ogni colore, religione e pensiero libero, tenete alta la vostra testa quando camminate per strada .
La mia penna è per voi, cittadini del mondo che non vi siete piegati a nessuna minaccia o tirannia e avete creduto e insegnato cosa sia la libertà.
La mia penna è voi, cittadini italiani che siete ancora umani e riuscite ancora a piangere per un essere umano che muore .
Grazie per l’attenzione.

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