Fanfiction

Il desiderio segreto di Brienne

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La trovò nella Sala Del Trono, seduta sullo scranno più alto con le gambe accavallate sotto la veste morbida.
Sette anni di regno, ventuno di vita terrena e una sconfitta in una guerra che venne gestita soltanto dal suo Primo Cavaliere, Brienne di Tarth,a cui fu comandato di lasciare la sala.
“Mi rifiuto, Maestà ” rispose il donnone biondo “Se devo essere vostra consigliera fino alla fine del vostro regno, lo sarò per davvero”.
La regina delle rose fece combaciare le punte delle dita:”Quest’uomo, dopotutto, ha un onore e rispetta gli sconfitti quanto i vincitori: ho fatto del mio meglio, ma ho fallito ed è giusto che l’ultimo confronto sia fra me e lui” spiega pacata “perciò il suo incarico termina qui, Primo Cavaliere Brienne, e se il nuovo re la vorrà al suo fianco gli posso subito anticipare che non potrebbe prendere decisione migliore”.
La donna, sconvolta, dovette faticare molto a contenere le lacrime e a inghiottire la tristezza.
Dopotutto la sconfitta fu forse più responsabilità sua che della Regina.
Stannis spostò gli occhi grigi sulla signora di Tarth:”La Vergine guerriera, suppongo: le sue imprese sono diventate belle leggende”.
E così accadde: Brienne, nel guidare le truppe affidatele aveva compiuto un ottimo lavoro, dando vita a battaglie che i menestrelli avrebbero cantato per molti anni ancora.
“Non siamo quel tipo di persone che danno peso alle leggende: è più facile morire perché siano scritte, piuttosto che vivere di esse” ribatte asciutta la donna.
Baratheon si soffermò ancora a studiarla: possibile che tanta amarezza risiedesse in una sola persona?
Aveva gli occhi intensi, calcolatori, i capelli biondi portati a caschetto, la cotta di maglia sempre indosso e il corpo robusto .
Quelle erano le caratteristiche di una donna abituata alla guerra e con le mani sporche di sangue.
Come lui, come tutti i re e come ogni comandante di un esercito.
“Regina, lasciate questa sala” impose con voce monocorde Stannis “Sarete mio ostaggio fino a quando non mi sarò insediato, dopodiché parleremo approfonditamente della vostra sorte”.
La regina di rose lasciò la sala con l’abito grigio ad accompagnarne, col suo fruscio, i passi delicati.
La signora di Tarth stava anch’essa osservando il nemico, il conquistatore: come mai questo cambio di rotta? Di certo non per ucciderla, se lo avesse voluto lo avrebbe ordinato immediatamente ai suoi uomini entrando con loro nella Sala.

“Voi siete l’uomo che ha ucciso il mio primo signore” dice solo la bionda levandosi la cotta di maglia.
“Lo amavate?” Indaga prudente il Baratheon: aveva già visto quella ragazza, del resto Tarth non è così distante da Capo Tempesta.
La trentacinquenne arrossisce:” Come si ama una persona che si ammira con tutto il cuore, ognuno di noi ha un simile riferimento nella sua vita, prima o poi” si giustificò abbassando lo sguardo per un solo secondo.
Era davvero stufa di doversi vergognare di ogni sentimento provato, di ogni gesto fatto e di ogni pensiero formulato solo perché non rispondente a ciò che tutti si aspettavano da lei e per quello quando sua maestà aveva cercato un Primo Cavaliere valido si era candidata seppur nello scherno generale, a quello era abituata.
Anche se faceva ancora male, ma almeno non aveva più avuto tempo per piangere.
Si scoprì presto adatta a quel mondo: aveva dopotutto una mente flessibile, sapeva usare bene le armi quanto sapeva misurare le parole per motivare i suoi uomini, anche se superare la timidezza e il pudore, oltre che dimostrarsi autorevole donna in mezzo agli uomini era stato difficile esercizio, per lei.
Ma alla fine era accaduto che un giorno, un messaggero dei draghi portasse loro parole di scherno:” La signora dei draghi vi manda a dire che non accettiamo proposte di alleanza da chi non sa distinguere i froci e va in giro giocando a fare il guerriero quando non sa nemmeno da che lato affilare un’ascia”.
Quel messaggero non era mai rientrato al suo campo: si era alzato un soldato, uno dei primi reclutati, insieme a una donna sui quarant’anni:”Speriamo che questa dimostrazione aiuti la nostra lady in comando, allora!” Avevano commentato allegramente per poi rispedire la testa dell’uomo al campo Targaryen con molti ossequi.
L’episodio aveva messo a dura prova le reazioni della comandante che dà una parte faceva sinceramente fatica a contenere le risate, dall’altra doveva punire il gesto e da un’altra ancora aveva capito che dopotutto, per quanto strano e inconsueto potesse essere comandati da una donna e militare con esse, i suoi uomini la apprezzavano sinceramente.
“Ciò che ho fatto fare vi ha causato dolore?”.
“Perché, le è mai importato?” Risponde Brienne con uno scatto di rabbia “Ma è ovvio che non le è mai importato di chichessia , lo sappiamo sia io che lei, altrimenti non saremmo qui a parlare”.
Il tono gelido della Vergine non fa arretrare di un passo il quarantenne pur essendo alto una testa meno di lei.
La trentacinquenne per la prima volta nella sua vita poteva sentire la collera scorrere libera nelle sue vene, ma era d’altro canto in una posizione svantaggiosa e scomoda, per cui avrebbe dovuto misurare bene le mosse successive se avesse voluto portare a casa un accordo decente per la sua sopravvivenza e Stannis Baratheon non era un uomo che si sarebbe potuto comprare facilmente con le lusinghe comuni ad altri individui.
Stannis Baratheon era di ferro e sale e sangue, e il sesto senso di Brienne che glielo indicò come simile a lei avrebbe voluto metterlo a tacere, ma gridava troppo forte nella sua testa.
Perciò si fronteggiarono in silenzio , entrambi impassibili, cupi come la tempesta e le nubi che ne annunciano l’incombere.
“Voi mi giudicate sin troppo spietato, lady di ferro: faccio solo quello che reputo necessario per arrivare dove voglio, proprio come voi.
Ma ditemi, non avete nessuna idea del perché vi stia interrogando? ”
“Un paio, ser, ma non le riferirei solo perché ho un poco di pudore” avrebbe voluto ribattere, ma quello che le uscì fu:”Non volete la mia vita, perché altrimenti ve la sareste presa molte battaglie fa, quindi… posso supporre che voi intendiate contrattare con me per la mia sorte”.
Effettivamente è una supposizione razionale, ma non è proprio esatto.
“Non è così semplice, voi siete stata scelta per rappresentare un paese intero e voglio capire sulla base di quali caratteristiche “.
Traduzione: vuole conoscerla e non le è ben chiaro il motivo.
“Sono stata scelta per leale concorso, dopo aver dato prova delle mie capacità quanto delle mie conoscenze “.
Ecco, così va bene! Una risposta che vuol dire tutto e niente.
“Non penso di potervi servire come Primo Cavaliere: se vogliamo essere onesti a me interessa quanto voi la giustizia e vi chiedo questo prima che voi usciate da questa sala dichiarandovi vincitore”.
L’uomo dai capelli scuri non fatica a capire cosa in realtà voglia la lady di fronte a lui che si è seduta sfilando la spada dal fodero per mettersi la lama sulle ginocchia.
“Io vi posso dare giustizia, ma non consolazione, badate bene alla differenza” spiegò pacatamente.
“Consolazione non me ne ha mai data nessuno “ribatte asciutta la bionda con espressione dura e la mascella contratta.
Il futuro re di Westeros afferra Giuramento e ne studia la fattura: è una bella lama, ben bilanciata e sempre affilata grazie all’acciaio Valyriano di cui è fatta, un oggetto veloce e letale nelle mani giuste.
Quelle della Primo Cavaliere sono semplicemente perfette: la immagina sul campo a sgominare nemici infilando l’oggetto nelle loro gole come se fossero burro.

Senza scomporsi prende un profondo respiro e si sfregia con il taglio di Giuramento entrambe le palme delle mani.
Brienne sveste gli abiti della battaglia rivelando i comodi pantaloni scuri sotto di essi e una maglia dal taglio rozzo con il busto in cuoio.
“Siete soddisfatta? Perché ora avrei io alcune condizioni da fissare ”
La bionda nega.
“Se volete i miei uomini e le mie donne ve li consegno dietro promessa che non venga fatto loro alcun male”.
“Non sono tanto sciocco da sprecare una risorsa come il vostro esercito”.
“E cosa farete di me?” Chiese senza scomporsi la guerriera.
Già, cosa fare di lei? Quella che ronzava nel suo cervello era davvero una buona domanda.
Era una donna pericolosa,dopotutto era un’avversaria e sconfitta.
Però pareva soddisfatta dal tributo simbolico versatole in sangue.
È forte, un’abile comandante e benvoluta dai suoi uomini ed è facile capirlo da come chiamano il suo nome pur essendo prigionieri fuori dal palazzo.
“Voi avete sangue di Capo Tempesta, nelle vene” asserisce Baratheon “e nonostante tutto siete figlia di vostro padre e dovrebbe esserne più orgoglioso: siete il primo avversario a cui tributo il mio rispetto sincero” afferma l’uomo restituendo la lama.
Era ferita, le sanguinava o comunque aveva sanguinato di recente una gamba e lo si capiva dalla macchia sul cuoio dei pantaloni.
Fortunatamente l’emorragia si era arrestata, ma il dolore no.
“Possiamo dare una conclusione pacifica alla nostra discussione senza disonore per nessuno” propone il quarantenne con flemma “Io e lei usciremo di qui e concorderemo una pace”.
“Fermi la pestilenza che la donna rossa ha scatenato sulla gente e usciremo di qui pacificamente: se rappresento il regno di Westeros in assenza di un regnante, allora è mio dovere curarmi di loro ancor prima di me stessa”.
Stannis doveva riconoscere a quella donna una cosa: nonostante tutto, nonostante la vendetta e il sangue e le umiliazioni, era buona in un modo che a lui forse sarebbe rimasto sempre incomprensibile.
Se la figlia del lord di Tarth avesse mai voluto partecipare al Gioco del Trono le sarebbe stato semplice pugnalare il re usurpatore mentre impartiva istruzioni ai soldati fuori dalla porta, ma mentre il suo cuore tremava all’idea, la sua mente fu ferma.
Gettò lontano Giuramento dopo aver sganciato il fodero dalla cinta.
“Credo di potermi fidare di voi, anche se, perdonatemi ma impiegherò del tempo a chiamarvi -maestà- ” spiegò Brienne facendosi sfuggire un gemito di dolore: qualcosa nei suoi legamenti deve essersi lesionato, il re se ne accorse dall’angolo innaturale in cui si flesse la sua gamba e ovviamente l’anca sinistra.
Nonostante la sofferenza la vide alzarsi senza dire una sola parola.
Pur essendo lui con una moglie, pur avendo avuto Melisandre accanto … Fu per lei che fece un paio di passi in avanti e le cinse le spalle per aiutarla a proseguire nel cammino nonostante i borbottii di protesta della lady bionda.
Non era galanteria, ma solo quello che lei aveva sempre chiesto dalla vita e nessuno aveva saputo darle, ad eccezione di Jaime (a quel ricordo le si aprì una voragine nel cuore,era caduto l’anno scorso), la regina Margaery e Catelyn avevan saputo offrirle.
Rispetto.
“Vi lascio alle vostre truppe” commentò solo l’uomo mentre il popolo lo acclamava come liberatore e trionfatore.
Calò un silenzio pesante.
“Mi dispiace” disse a labbra strette sentendo tutta la stanchezza di quegli ultimi giorni piombarle addosso:”Questa sconfitta è prima di tutto una mia responsabilità e vorrei scusarmi della mia imperizia con ognuno di voi e ognuna di voi che avete servito con lealtà sotto il mio comando” esitò a proseguire, i commilitoni trattenevano quasi tutti il respiro, qualcuno dei più provati piangeva e non erano solo donne.
“Negli interessi del popolo, come Primo Cavaliere concorderò una pace con Stannis Baratheon, presso cui resterò a servizio: Stannis non ci obbliga alla sottomissione, come non ci obbliga alla morte. Siete liberi di andare dove volete e fatelo col mio rispetto e la mia benedizione poiché siete stati l’ultima difesa di questa città e sono stata orgogliosa di aver combattuto da pari, al vostro fianco”.

Dalla folla si levò l’urlo di una donna:” Abbiamo lottato per restare nella storia e ci resteremo! Abbiamo giurato sugli dei antichi e nuovi, e manterremo il nostro giuramento! Chiedo ai miei compagni che vogliono rimanere di levare in alto la loro arma!”
Fu l’addetta alla manutenzione armi a parlare: alta, robusta, fulva e abbronzata, a Brienne piacque subito per l’affidabilità e l’approccio estremamente diretto che mantenne per tutta la durata della guerra.
Per qualche secondo non avvenne nulla come Stannis, rimasto ad ascoltare, previde.
Uno.
Dieci.
Cinquanta.
Cento.
Una tempesta di spade si levò verso il cielo, quel giorno fosco, in segno di fedeltà al Primo Cavaliere ai giuramenti, che da quel giorno riacquistarono valore.
A quella vista, la Primo Cavaliere crollò letteralmente al suolo in preda alle lacrime ricevendo la trionfante approvazione dei suoi compagni.
Era forse il momento migliore di quella sanguinosa storia che ha rovinato Westeros per troppo, troppo tempo.
Il giorno successivo Stannis incontrò Brienne per siglare la pace per i Sette Regni, che venne poi sigillata da Margaery come ultimo atto da regina reggente prima di ritirarsi coi Tyrell dalla vita di corte ad Alto Giardino con una piccola rendita.
La bionda strinse forte la mano del condottiero re:”Avete il mio rispetto, ora siete re” scandisce la donna marcando volutamente l’indicazione temporale.
Le mani ruvide di Stannis strinsero quelle della giovane:”E voi, dove per voi intendo anche tutti i vostri uomini e le vostre donne, avete il mio e quello della futura regina ” disse “Non ci staremo mai simpatici, ma non è quello che mi interessa, come non è quello che interessa a voi e mi sta bene”.
La Vergine bació goffamente la mano del re .
“Guarite rapidamente,ci saranno da ricercare nuovi membri per la guardia del re e non voglio che manchiate alle selezioni”.
“Sarò in prima fila ad assistere ” commenta pacificamente la trentacinquenne e poi si allontana, seppur zoppicando ancora leggermente.
“Io, re Stannis Baratheon, legittimo sovrano di Westeros, nomino e confermo Brienne di Tarth mio Primo Cavaliere fino alla fine dei suoi giorni e nelle fila delle truppe da lei addestrate sceglierò alcuni selezionati elementi che comporranno la mia guardia!” Annunciò con voce incolore ” E lady Tyrell e i suoi discendenti si ritireranno nella loro residenza fino alla fine dei loro giorni, la violazione del trattato porta la morte” sentenziò tombale.
“Che sia l’inizio di un futuro più giusto e un presente più lieto” chiude accomiatandosi dal pubblico.
E fu così che iniziò, sotto il sigillo di un caldo sole primaverile, la fioritura di una Approdo diversa e di un mondo da rieducare alla pace sotto le insegne di Tarth e della famiglia reale.

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