recensioni

Il Premio Oscar

Su proposta di un mio contatto facebook mi è stato chiesto di stilare una lista di premi indicando a quali candiderei gli attori di Exodus, The Imitation Game e La Teoria del Tutto, i tre grandi film che hanno chiuso il vecchio anno e aperto questo con una bella bomba atomica.

  1. Miglior attore protagonista
  2. Miglior attrice protagonista
  3. Miglior attore non protagonista
  4. Miglior attrice non protagonista
  5. Miglior scenografia
  6. Migliori costumi e trucco
  7. Miglior ricostruzione storica
  8. Miglior film

Come ogni premio Oscar che si rispetti bisogna inserire un red carpet ! Perciò abbiamo, in ordine non di talento ma di come ho citato i titoli!

1) Nei panni di Ramses e Mosè: Joel Edgerton e Christian Bale

2)Benedict Cumberbacht nei panni di Alan Turning

3) Nei panni di Stephen Hawking Eddie Redmayne:

Per il premio di miglior attore protagonista la battaglia è, banalmente e palesemente, fra Redmayne e Cumberbacht.
Redmayne ha fatto un ottimo lavoro, Cumberbacht anche e non è una mera questione di quale dei due film abbia incassato di più o quale attore mi attragga sessualmente, perché mi repellono tutte e due.
Analizziamo le loro parti.
Benedict doveva rappresentare un giovane geniale che viene chiamato a confrontarsi con l’oggetto che per anni è stato quello più criptico della storia moderna, ha avuto un’infanzia traumatica che ha lasciato pesanti segni su di lui dalla balbuzie, ai tic, ai disturbi ossessivi ed è in contemporanea un uomo estremamente fragile che si trova sulle spalle il peso di una guerra, del suo esito e dei pregiudizi che non sono mai stati separati dal suo nome.
Il personaggio è ricco di emozioni, di momenti di crisi, di dolore da saper rendere con un solo sguardo o il solo tremito di una mano.
La parte di Redmayne è ugualmente difficile, soprattutto nella prima metà del film: dover rendere il dolore di una malattia col suo inesorabile progresso, il terrore che ti assale, la rabbia, il dolore, la genialità di un ragazzo intrappolato in un corpo del tutto inadeguato alla sua fantastica mente, tutt’oggi uno degli strumenti più fini nell’esplorazione dei misteri dell’universo.
Però… non ci viene mostrato se non nei primi quarantacinque minuti di film.
Poi per la scienza non c’è più spazio e a mio parere doveva essere la parte fondamentale della vita del professore, che poi è stato ridotto a un disabile e la moglie a una specie di martire da santificare che decide di separarsi da lui quando si rende conto di non poterlo più assistere perché è ormai un malato totalmente paralizzato nel frattempo ci ha fatto tre figli (pensarci prima no?) e si vede solo lei che gli fa da badante.
Tutto questo trovo sia profondamente degradante per un uomo del calibro di Stephen e del messaggio che vuole mandare il film che lo racconta.
E per ovvi motivi, la parte del professore diventa sempre più statica, non basta purtroppo una musichetta al pianoforte per rendere toccante una parte recitata.
Le vite dei due grandi matematici sono ovviamente molto diverse e qui non si intende metterle a paragone, ma confrontare civilmente la performance di due uomini di talento e che hanno dimostrato di averne in grandi quantità.
In virtù di questo giudizio, penso che l‘Oscar come miglior attore protagonista lo dovrebbe vincere: Benedict Cumberbacht.


Per la miglior attrice protagonista abbiamo un red carpet a due:

  1. Felicity Jones:
  2. Keira Knightley: 

La signorina sopra ha dato una prova di brillante talento recitativo e di grande capacità di calarsi in una parte, mettendo in mostra con dignità i sentimenti che una donna si trova a provare davanti a un marito sempre più tragicamente e gravemente disabile, pur essendo egli un genio.
L’assistenza non è facile e nemmeno obbligatoria se non sei un professionista che lavora in una struttura, quando non ti senti più in grado di occuparti di una persona e ti senti esplodere ammettere di voler rinunciare a uno sforzo che non si sente proprio è dignitoso e va anche a tutela dell’assistito.
Keira ha avuto un ruolo decisamente più marginale ma non per questo interpretato con meno classe, ma d’altra parte la signora Jones ha dato uno spessore maggiore al ruolo per cui la preferisco.
Come al solito non ho preso in considerazione Exodus perché in linea generale le prestazioni del cast, per quanto buone, su un film così lungo vanno  a perdere completamente di valore.
L’Oscar va a Felicity Jones.


La candidature come miglior attore non protagonista sono:

  1. Per The Imitation Game Matthew Goode, nei panni di Hugh Alexander:
  2. Per La Teoria del Tutto,Charlie Cox nei panni di Jonathan Hellyer Jones:

A un analisi rapida si nota la differenza di ruolo e di spessore richiesto, così come il carisma delle due figure che sono qui messe a confronto.
Sono due figure positive a modo loro, che raccontano due storie ben diverse: il primo interpreta un ruolo molto fine, intellettuale e british, l’altro ha un ruolo di solidarietà, discrezione e sincera generosità e apertura verso il prossimo, dopotutto è un uomo di chiesa.
Mi piace sinceramente di più il primo ruolo, sia per l’importanza che riveste nel film sia in generale per l’emozione che è riuscito a suscitarmi, Cox è un bravo attore ma non eccellente e il ruolo non gli consente nessun trasporto emotivo eccessivo (specie visti i tempi che correvano).
L’Oscar come migliore attore protagonista va a Cox e in generale al cast di supporto al personaggio di Benedict, è un mix più equilibrato di professionalità.


Come miglior attrice non protagonista direi che stavolta abbiamo due ruoli:

  1. Maxime Peak nei panni di Elaine Mason (La Teoria del Tutto):

2. Nei panni di Nefertari abbiamo Golshifteh Farahani:

La prima indubitabilmente vince, ma la seconda merita comunque la candidatura per il premio in quanto ha avuto dieci secondi che però per me l’hanno resa magnifica.
Quando fa oscillare la culla vuota alla morte del figlio per le piaghe d’Egitto mi stavo per strappare il cuore dal petto.
Sono certa che vedremo altro da questa giovane attrice che ha una filmografia abbastanza nutrita.
Maxime Peak vince per il suo dinamismo, la straordinaria forza del suo personaggio e il sincero rispetto per Hawking che esso mostra, oltre a una fantastica e incontenibile voglia di stimolare il suo paziente che riprende la parola grazie a lei pur non avendo corde vocali funzionanti.


I prossimi tre premi li vince tutti Exodus perché non c’è assolutamente paragone: ricostruire i look della seconda Guerra Mondiale, i locali, i modi di ballare o di rapportarsi è relativamente facile vista l’abbondanza di materiale che abbiamo sia filmico, che orale che scritto o stampato in generale.
In Exodus ho visto tornare in vita templi, usanze, lingue (!!!!), costumi, tradizioni e sapori di mondi che ora non esistono più e potevamo solo immaginare fino a questo film, estremamente vivido e storico.
Purtroppo a volte la storia è una gran rottura, ma non tutto viene alla perfezione.


Siamo all’ultimo premio e ammetto che tirare le somme è difficile, dato che tutti e tre i film hanno lati positivi e delle ottime storie da raccontare, ma oggettivamente il miglior film è per me The Imitation Game.
Il motivo è essenzialmente questo: non vuole fare pietà a nessuno e racconta in maniera nuda e cruda la storia di un uomo, aldilà del fatto che possa essere lieta o triste, travagliata o serena.
La Teoria del Tutto è un bel film e un buon film, ma non un film eccellente perché pecca della parte che tutti volevamo vedere: la parte scientifica, la formulazione delle teorie, il modo di lavorare di Hawking, la sua umanità che va oltre la malattia, come il finale ci ricorda.
Sinceramente non ammiro nemmeno più di tanto chi salta addosso agli altri per esprimere le proprie opinioni, per cui se volete dire la vostra vi invito a farlo con la civiltà con cui ci siamo sempre espressi qui.

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