Fanfiction

La donna che parlava alle onde

Natasha cadde in ginocchio. Qualcosa nella sua coscienza la stava punendo per essere stata debole.
Per essersi innamorata? Per aver osato distogliere per un attimo lo sguardo da chi è stata e volendo provare a capire chi può essere?
Per una volta si sente davvero vittima di qualcosa.
Di un torto, perché il mondo le ha portato via una persona importante.
Per quella persona non ci sarebbe stato un ripescaggio fortuito, una rianimazione, nemmeno nel più improbabile degli universi.
Non è ghiaccio, stiamo parlando di un mare d’acqua.
La sua mente è esplosa in un milione di pezzi quando ha dovuto salutarlo.
Dirgli addio, per sempre.
Come fai a sparare a un pezzo del tuo cuore, a soffocare quella parte di te che sai essere, razionalmente, la migliore? Perché lui era la sua parte migliore.
E non c’è più, da tanto.
In molti le hanno consigliato di smettere di aspettare, di prendere un calmante, un sonnifero.
Di entrare in terapia, persino.
Lei ha rifiutato con muta ostinazione.
Ha sviluppato nuove abitudini: ha scoperto che nonostante tutto il mare le fa sentire una certa comunanza con lui, quindi capita che parli alle onde, lasciando che portino via i suoi pensieri.
Che la mondino dallo sporco che sente addosso.
Le piace camminare, cammina molto perché la moto era sua e lei la prende soltanto in missione e la guida solo sul lavoro
Sta rimettendo insieme i pezzi di una nuova Natasha.
Ancora.
Che ci fossero altri lati di lei del tutto inesplorati che necessitavano di quella lunga sofferenza per emergere?
Avrebbe pagato più volentieri un terapista,a saperlo.
Ha cambiato ritmi, abitudini e anche interessi.
Si fa allenare da Steve nel pugilato, le fa bene.
Steve, non il pugilato.
È un mutuo scambio e un muto confronto.
Deve sentire di poter fare qualcosa della sua esistenza e Rogers le dà quella sensazione: di essere viva.
Si prende cura delle sue ferite, senza chiederle nulla se non coi suoi grandi occhi blu da bambino che lei ha imparato a conoscere e leggere.
Non si è accorta di quanto piano ci è annegata dentro.
Si è rifugiata al molo, uno dei tanti, forse il più malfamato.
Perché? Nei posti infami nessuno giudica e nessuno fa domande.
A parte Steve, ma Steve le fa con quella preoccupazione di chi ha visto qualcuno sfiorire dal suo passato e non sa lasciarla andare del tutto, ha quella serena malinconia, ogni tanto, quando le racconta di Peggy davanti a una birra, che la tocca profondamente.
Si son trovati a confrontare i ricordi.
E il loro passato si somiglia, per il sangue che lo colora.
Ma stanno cercando di cambiare.
Spiega tanto, al Capitano, girano per musei.
È cambiata, è più preparata e più consapevole del mondo intorno ora che sente emozioni così forti.
Rogers le sorride sempre, a volte ghigna, le lancia uno sguardo malizioso.
Lei ride.
Non ha mai capito come faccia a farla ridere.
È un bravo ragazzo, davvero.
In realtà lo ama, ma sapete, non è facile dirlo a voce alta quando hai paura di apparire debole per una lacrima.
Eppure lui capisce: lui e i suoi stupidi capelli biondi, le sue carezze che le tengono compagnia e il suo essere un po’ adolescenziale negli odi come negli amori.
Lui capisce davvero e la aspetta.
Anche quel giorno.
Ma non è un giorno qualunque, è un giorno speciale di tanti mesi dopo che Bruce è morto.
Saluta le onde con un bacio, l’assassina che non voleva uccidere nessuno e corre via.
Corre verso una nave e salpa.
Un uomo dai capelli biondi la stringe a sé.
“Sei stata a salutarlo?”
“Sì, era felice per noi, me lo ha detto”.
L’uomo dai capelli biondi è un soldato dal cuore in vibranio e l’anima pura come i bambini.
“Siamo sicuri, allora”
“Sì, principessa”.
Odia quando la chiama così.
“Vuoi sposarti a Mosca. Con me”.
“Ma certo” afferma il Capitano “non esiste nessun’altra Natasha Romanoff al mondo, non saprei amarla come amo te”.
Ridono.
Si baciano e Natasha saluta le onde e New York.
“È ora di lasciarli andare”dice.
La spia annuisce.
“È ora di andare avanti, con il nostro tempo”.
Futuro non è una parola che associano volentieri a sé stessi, il futuro ha fatto loro del male.
“Bene, Natasha Rogers” comincia teatrale “io non so ballare e tu balli troppo bene, dobbiamo metterci d’accordo”.
“Se troviamo una piscina possiamo farci una nuotata”.
“Andata e…”
“Ho il bikini, verginello, ho il bikini”

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