Fanfiction

Il ricordo di Bucky

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Perchè quando Bucky riprese i propri ricordi, scoprì di aver lasciato indietro una persona importante.
Quel volto aveva accompagnato i suoi sogni più dolci –pochi, ma sempre con lei al centro– e gli incubi peggiori –in cui lei sanguinava per colpa sua, troppi, gli facevano venir voglia di scappare più lontano possibile dall’America, dove sapeva vivesse lei.
Perché di certo un uomo non torna dalla sua donna con le mani sporche di sangue.
Avrebbe dovuto pulirsele, prima, perché sapeva che altrimenti non lo avrebbe più voluto vedere.
E lui abbisognava di quello sguardo verde, perché era l’unica cosa che lo aveva tenuto in piedi fino a quel momento.
Da qualche parte in un cassetto aveva un anello, lo ricordava.
Lo prese e lo strinse nel pugno sino a sentire dolore.
Qualcuno ad aspettarlo c’era.
Qualcuno che avrebbe potuto dargli la parte di memoria che lui non aveva più.
Era importante, la memoria, per Bucky.
E Natasha era la sua memoria, i suoi ricordi.
Lo era stata per anni e aveva ricordato anche per lui.
“Non so chi ero per te, non so come mi ricordi” sussurrò al buio della notte “ma io di te mi ricordo, e so che devo essere il meglio che posso essere”respirò l’aria frizzante e fredda “per te”.
Chiuse gli occhi e dietro le palpebre rivide il suo bel viso.
“Perchè anche se sono solo un soldato, son l’unico che è stato disposto a tornare”.
Se avesse avuto la forza di parlarle invece che limitarsi a girare per New York, avrebbe scoperto che lui era l’unica cosa che Natasha, in realtà, aveva aspettato volentieri.
Era l’unica persona che, in realtà, Natasha, avrebbe aspettato in eterno.
Era l’unico in cui, Natasha, non aveva smesso di credere o ricordare come si ricorda una bella vacanza estiva.
Con malinconia, la più grande nemica e la prima ancora di salvezza della Romanoff.
Natasha ricordava Bucky come ricordava l’inverno a Mosca: freddo, neve, silenzio e dietro le imposte delle case -i suoi occhi, dei se li ricordava bene- dietro le imposte il calore,l’ospitalità e le cene che scaldavano il cuore per la loro frettolosa e distratta simpatia.
Dietro gli occhi di James c’era ancora quel calore discreto e accogliente: lei era riuscita a piacergli e a impressionarlo.
Tutto fra loro poi si era evoluto con la stessa naturalezza con cui era precipitato dopo.
Quanti ricordi aveva inconsciamente conservato con cura, come tante fotografie?
Una serata noiosa di riposo come tante altre.
Come ogni spia, Natasha aveva molti ricordi e nei momenti di inattività talvolta si perdeva in essi, anche se li temeva.
Lei temeva il passato, perché l’ha tradita come il futuro, era la sua debolezza, la sua umanità che bussa alla porta nei momenti peggiori e quella non era una buona serata.
Era la serata in cui la testa se ne andava dove voleva, ignorando la razionalità e pungolandola con i rimorsi e i “se”.
Perché la sua vita non era semplicemente precaria, era piena di se e ma e dubbi che preferiva, di solito, nasconderle sotto un metaforico tappeto.
Natasha aprì la finestra alzandosi di scatto dal letto.
Aveva sentito un rumore dal tetto vicino.
I problemi di chi abita ai piani alti.
“Bucky!” chiamò sorpresa.
Era lì, seduto sul balconcino di fronte al suo.
Lui la guardò.
“Ho trovato una cosa in un vecchio cassetto, non sono riuscito a consegnarla all’Hydra nemmeno dopo che mi avevano fatto il lavaggio del cervello” le raccontò.
Era una piccola fede argentata.
La Romanoff la prese come se fosse ardente, boccheggiando senza sapere cosa dire.
Guardò l’oggetto e poi James.
“Sei tornato davvero?”sussurrò “tornato per me”.
“Anche quando non sapevo perché, eri al centro dei miei pensieri” confessò grattandosi il capo il moro.
La russa lo guardò tenendo le mani sui fianchi e tormendotandosi il labbro inferiore.
Era tornato? Davvero? E se fosse stato lì per ucciderla o altro? E se?
E se cosa, Nat? E’ lì, ti ha cercato.
Forse stavolta puoi correre il rischio e far vedere chi è Natalia e non la spia.
Lui capirà.
Ti ha cercato ancora prima di Steve, ancora più radicalmente.
Sai che capirà perché vi conoscete, siete speculari.
Vi somigliate così tanto…

“Girati, ti rifaccio la coda”gli disse senza sapere come reagire e nemmeno cosa sentiva davvero, o almeno non troppo bene.
A parte un groppo di lacrime che non sarebbero mai scese e ricordi mai condivisi con altri.
Questa molesta abitudine la ricordo” borbottò James.
Soldier si mise sulla balaustra dell’altro balconcino e Natasha gli abbracciò la schiena e le spalle ampie .
Risero entrambi per dei lunghi istanti.
Forse un po’ per non piangere, ma risero e restarono lì a fissare le stelle.
“Te la ricordi Mosca?”
“Ricordo un paio di posti, di Mosca e non tutti piacevoli”.
“Uno su due è meglio di niente” gli fece notare la rossa stringendosi un attimo nel pigiama data la frescura della sera.
Silenzio.
“Non so se tornerò mai del tutto, ma quantomeno il Soldato è controllabile”.
“Vero, è già la terza cosa positiva della giornata” gli fece notare la spia.
La strinse di nuovo a sè facendosi scappare una risata fra i denti, una di quelle che Nat chiama le -risate soffiate- e nessun altro sapeva fare.
“Mi è mancata la tua risata”.
“Mi sei mancata tu”*1.
“Resterai?”
“Non lo so” ribattè Soldier “vuoi che resti? Non mi odi per aver quasi causato la morte di Steve?”
“Sa i rischi del suo lavoro”.
“Una delle tue risposte criptiche”.
La rossa alzò gli occhi al cielo.
“Sì, sul momento ti avrei ucciso”.
“Così ti voglio sentire”.
“Entra, avanti”.
“Davvero?”
“Davvero?”
“Sì, davvero”.
“Davvero”.
Entrarono dopo la leggermente assurda discussione.
Dopotutto si erano capiti, era sufficiente.
Bucky guardò Natasha.
Rimasero a parlare e ridere fino al mattino dopo.
Perchè non si vive di solo ricordi, ma i ricordi ci tengono in piedi meglio di tante altre cose fra cui l’elettroshock e la paura, la rabbia e il dolore.
E Bucky guardando gli occhi verdi della spia più pericolosa del mondo capì di averlo appena imparato,davvero.
Perchè anche nei momenti più grandi di buio aveva due sole ossessioni: un paio di occhi verdi e una ballerina che piangeva.

Non importava più.
Era ora di ricominciare, dopo tutto, dopo quello che li ha divisi.
Perché è stata la loro storia, la loro memoria a tenerli uniti.
E ora potevano ricordare in due, perciò era praticamente impossibile smarrirsi di nuovo.
Non ci sarebbero state più stanze rosse per nessuno dei due.
Nessun tormento, nessun delirio.
La russa lo guardò ancora una volta, giusto per essere sicura di non aver avuto un’allucinazione, mentre lui dormiva sulla sua spalla.
Era lì.
Gli rifece ancora la coda, per dispetto, se ne sarebbe accorto una volta sveglio.
Sbuffò.
“Vecchio bacucco e devo insegnarti ancora a sistemare i capelli”


Beh, i Soviet Spousers, che non garantisco IC, meritavano un angolo nel mio Efp, per quanto forse malscritto o di poco valore.
*1 citazione di Godzilla, con Elizabeth Olsen.

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