Fanfiction

Il filo d’oro di Natasha

07-41

Loki ricordava fra tutti gli Avengers,Natasha Romanoff con una certa paura: Natasha era stata l’unica persona che lo ha fregato al suo stesso gioco.
Natasha aveva ingannato il Dio degli Inganni. Loki ricordava il suo sguardo mentre si erano confrontati separati da solo un vetro e lei con poche parole lo aveva punito meglio di tanti altri nel corso dei secoli per la sua arroganza.
Non sapeva perché,ma il suo sguardo era rimasto impresso nella coscienza in modo straordinariamente lucido e aveva maturato la strana convinzione che dietro quegli occhi vi fosse un mondo straordinario,seppur coperto da uno strato di neve e sangue. Loki non impazziva per la neve, ma quella che si era depositata sulla memoria della donna dai capelli rossi rifletteva comunque i colori dell’arcobaleno. Era lei che mentiva a sé stessa, per questo era riuscita a ingannarlo. La Vedova Nera era costruita quanto il Capitano,erano più frutto di un laboratorio che di un istinto naturale al combattimento.
L’aveva vista nella sua piccola prigione di vetro terrorizzata dalla solitudine,mentre la neve cadeva fuori a fiocchi pigri e lenti e del tutto irrazionalmente aveva agito. “Miss Romanoff, non mi aspettavo che un giochino di Stark avrebbe potuto distruggerla a tal punto” la salutò con la sua voce più suadente. La spia gli sparò a una gamba:”É solo una proiezione,non si allarmi” proseguì suadente “noto con piacere che state iniziando a pagare il prezzo delle cose con cui giocate”.
La rossa tornò voltata verso le vetrate:”Perché sei venuto qui?” domandò”non ho bisogno della compassione di nessuno”.
“Sono qui perché la rispetto e perché devo qualcosa a chi é riuscito a ingannare un dio”specificò pacato il moro sedendosi sul pavimento .
“Non tornerà mai più,é riuscito ad ammazzarsi”ringhiò la russa tirando un pugno contro le vetrate “mi hanno chiesto come volevo che fosse seppellito…avrei voluto…” “ammazzarlo con le sue mani?É un istinto che avverto spesso,l’odio”rispose il semidio “suppongo si sia ammazzato per vigliaccheria, se ho capito due cose del dottor Banner e mi permetta un appunto:davvero non era riuscita a supporre che una qualunque storia con un mostro pericoloso avrebbe avuto una conclusione tragica?La vita non è una fiaba” .
Perché la stava rimproverando e quel rimprovero faceva meno male di tutto il resto?
“Sono destinata a uccidere tutti quelli che amo o a vederli morire?”domandò respirando ora affannosamente mentre le sue mani premevano contro il muro con le dita contratte ad artiglio.
“Sta avendo una crisi di panico,Miss Romanoff? Non sarebbe più opportuno lasciare la debolezza a chi non ha niente da perdere nel farne sfoggio?”suggerì Loki pungente. “Io non ho più niente da perdere”. VERO.Lei non aveva niente da perdere una volta perso Bruce,ma sapevano che quello sfortunato ciclo era qualcosa di destinato a perpetrarsi fino alla fine della bella spia:”Le resta sé stessa,Miss Romanoff e la sua missione: riparta da questo,lei che è ancora libera di agire per quello in cui crede.” Era importante,ma davvero la sua vita era destinata a essere così vuota?Le mancava qualcosa… Cosa? Loki si era alzato dal pavimento. “Mi dia una sberla”ordinò tranquillo giocando con una ciocca dei suoi lunghi capelli scuri “avanti,so che parliamo la stessa lingua,mi colpisca”.E la Romanoff capì:era per ripagare un debito che le stava consentendo di essere se stessa, la stava invitando a essere aggressiva. Le stava dicendo che a volte era meglio fare male agli altri piuttosto che a sé stessi, stava dando retta a un Dio pazzo e instabile.
Colpirlo la fece sentire meglio. Lo fece di nuovo. Lo odiava perché la chiamava Miss con quella voce di seta,odiava Bruce per essersene andato e averla illusa,odiava il mondo che sembrava deluderla sempre. Aveva voglia di urlare fino a sputare i polmoni e aveva il fiato corto.
Aveva bisogno di ricordare e voglia di dimenticare. Era sopra Loki col col volto tumefatto e sanguinante,aveva il respiro spezzato e lo stava guardando negli occhi.
Improvvisamente respirava di nuovo,quel fastidioso senso di oppressione al petto era scomparso. Avvicinò il suo volto a quello del semidio, fece sfiorare i loro nasi e si spostò sulla sua guancia dove impresse per un secondo,leggera e fresca,l’impronta delle sue labbra carnose. “Tieniti la testa ben salda sul collo,tu”sussurrò al suo orecchio “e lo sapevo che non eri una proiezione,comunque” tornò a guardarlo negli occhi “non reprimere quello che senti,qualunque cosa sia” la pregò lui “non puoi,davanti a me”.
Natasha non seppe spiegare cosa la spinse ad offrire a Loki quel lungo,lunghissimo bacio che si fece sempre più frenetico e profondo,ma quando lui la spinse contro il divano rispondendo ai suoi gesti mentre le sfilava con perizia ogni indumento nel suo cervello qualcosa si spense.
Natasha aveva bisogno di qualcosa di nuovo da ricordare e di qualcosa da dimenticare. Fremeva già di aspettativa,eccitata dal pensiero di aver sedotto un dio .
“Lascia a me i tuoi pensieri e dubbi, stanotte …” e lei glieli aveva impressi sul corpo guidata dall’istinto e dalla lussuria. Loki accolse ogni segno,ogni morso,ogni taglio e ogni bacio con lo stesso piacer che restituiva alla Romanoff …quasi purificato,di sicuro amplificato.
Fu lei ad aprire le gambe e a chiedere di più mentre lui si spogliava con la magia. Lo baciò mentre la faceva sua senza nessuna delicatezza o premura,più le spinte diventavano veloci e profonde più la voce di Natasha che si inarcava contro di lui aumentava di volume .
Fu lui,una volta uscito dal corpo di Natasha, a farla assopire con tutta la pazienza di un amante consumato. Volle farle un regalo,per quanto piccolo. Fece comparire un ago e un sottile filo dorato che inserì nella cruna dell’oggetto. “Ogni promessa é debito” sussurrò Loki mentre la sua magia fluiva verso il filo rendendolo assorbibile dalla pelle che cuciva lungo il fianco della spia addormentata.
“E che buon pro ti faccia,Miss,é tutto quello che ho da offrirti ” scomparve. Natasha si alzò stordita e si toccò i fianchi,sentiva qualcosa che tirava e prudeva.Arrivò in bagno e accese la luce. Le cicatrici della laurea erano sparite del tutto e aveva male alla pancia,che pareva leggermente gonfia e tesa. Non avrebbe pianto, era un Vedova Nera. Però si ripromise di sorridere.
Cercò a tentoni il cellulare,chiamò Steve.

“Sono incinta,Steve”.
Si sentì un pianto dall’altro capo del telefono.
Loki le aveva fatto un regalo che era una bugia,ma era tutto quello che avrebbe mai potuto darle. Un nuovo inizio,l’illusione di poter cominciare qualcosa di diverso e completamente nuovo. Era una Vedova Nera, un’Avengers e una donna straordinaria che aveva ingannato un dio.
Era la sua vita mentire,rubare e ingannare e uccidere. Non aveva mentito a Loki. Non aveva mentito a Steve.E nemmeno a sé stessa. Per una volta,aveva detto il vero a tutti e tre.
Alzò un attimo lo sguardo:”Avrai anche ucciso ottanta persone in due giorni,ma mi hai ridato la vita in una sola notte”sussurrò”grazie,sono io ad avere con te un debito”.

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