Fanfiction

Missione suicida

11813312_842823509168631_2643565525628458368_n“Da quando disinneschi bombe, Hill?”
“Non sono diventata vicedirettore per simpatia, Stark” rispose divertita lei mentre lavorava al disinnesco dell’ordigno con un’espressione che Stark non aveva mai visto su un altro essere umano che lavorasse a una bomba.
Maria sorrideva.
Stava disinnescando una bomba e sorrideva.
“Perché sorridi?”
Lei si fermò un attimo, accigliata.
Giustamente Anthony Stark non sapeva tenersi la lingua in bocca nemmeno pinzandogli le labbra, avrebbe dovuto ricordarselo il giorno in cui aveva acconsentito, illuminata da chissà quale forza divina -o satanica, lei propendeva per Satana con una certa sicurezza- aveva deciso di portarlo in quella missione.
Perché un aiuto economico faceva comodo.
Perché era un lavoro facile per le sue abitudini.
Perché voleva che vedesse, gli aveva detto, quando lui un giorno le aveva domandato cosa facesse /praticamente/ .
Doveva essere un lavoro semplice, di pura diplomazia in uno stato estero.
Eppure si era trovata con dodici bombe da disinnescare e un paio di condanne a morte e alla dannazione eterna sul curriculum perché giustamente /lui/ non sapeva davvero stare al suo posto.
Ma qualcuno doveva rieducarlo, prima o poi, aveva deciso.
Sapeva che era da suicidi e autolesionisti ma se il boss non è in grado di sbrigare le missioni suicide non può pretendere di farsi rispettare come tale.
Per cui dopo una riunione metà dei petrolieri arabi più potenti voleva farli fuori e loro erano circondati da bombe pronte a esplodere e stava facendo davvero fatica a non essere sgarbata e a non sparargli sul posto.
“Perché,a essere nervosa ci ricavo qualcosa?”gli chiese in risposta tranciando un paio di cavi.
“Ti irrito” disse solo,come se fosse qualcosa a cui era semplicemente arrivato dopo un ragionamento piuttosto complesso “perché?”.
Quell’uomo era davvero strano e lei certo non si reputava una persona semplice da capire,ma lui in fatto di follia la batteva di un paio di lunghezze.
E ora la fissava.
Perché?
Lui in realtà aveva visto qualcosa in Maria che lo aveva profondamente attirato: il rigore.
Le persone rigorose lo irritavano e doveva per puntiglio personale smontarle e farle indispettire come minimo.
Con New York e Sokovia aveva notato altri due aspetti di Maria:la professionalità estrema e la straordinaria propensione per il ragionamento logico.
Aveva organizzato l’evacuazione di una città volante e lo aveva fatto da sola.
Aveva diretto tutto da sola.
Non aveva sbagliato un passaggio e a posteriori doveva ammettere che era qualcosa di assolutamente stupefacente e ben aldilà delle sue competenze,era semplicemente geniale.
Non che fosse disposto a mettersi al secondo posto in fatto di capacità cerebrali,ma lui difettava del tutto di raziocinio e senso pratico,due cose che a Maria Hill non mancavano oltre all’esperienza diretta.
La ricordava fare anche cose umane come ridere e ubriacarsi con un giacchino di pelle addosso e un paio di jeans.
Lì aveva scoperto che era discretamente spiritosa,o almeno lo era fuori dal lavoro. Si era accorto che era una dura praticamente subito e questo inizialmente lo aveva indispettito,ma lei non si era fatta spazientire se non il primo quarto d’ora , poi aveva iniziato a vedere oltre le battute e l’insolenza.
Una sera si era fermata in laboratorio e dopo averlo aiutato con un’armatura della Legion gli aveva raccontato di aver studiato per anni ogni ramo della matematica e della robotica con una certa passione e propensione per il mestiere, ma la sua personalità da leader aveva sempre avuto la meglio e idem il suo orgoglio. Era arrivata in alto piuttosto presto non solo per essere una donna.
Perché lui doveva decidere di conoscere una persona giusto il minuto prima di morire? Non poteva comportarsi come tutte le persone normali e decidere di socializzare quando opportuno e alle feste comandate? La risposta era un no secco e palese altrimenti non sarebbe stato decisamente lui.
Maria aveva ripreso a disattivare bombe con la stessa noncuranza che lui usa per riparare le armature.
“Perché sei contraddittorio in modo ben superiore ai livelli di tolleranza di ogni comune mortale”elencò” perché sei privo di qualunque rigore logico nell’agire quanto nel ragionare e perché in generale nonostante tutto non riesco a non apprezzarti” concesse “ora,ti spiacerebbe far sembrare questa situazione un po’ meno un siparietto demenziale e darmi una mano?”.
Ah,si le bombe e la loro morte imminente,giusto .
Si occuparono degli ordigni in tre minuti e uscirono soltanto un po’ ammaccati dal sotterraneo per tornare rapidi all’albergo da cui erano partiti quella mattina .
“Tu hai detto di voler vedere cosa facevo,non di causare la terza guerra mondiale”lo rimproverò Maria mentre si lavava le mani e si rifaceva la coda.
Insomma era stato un disastro completo anche in quello.
E dire che dopo Sokovia aveva deciso che avrebbe provato a fare della sua vita qualcosa di produttivo.
Che avrebbe impedito la morte di altra gente con le sue invenzioni e quindi aveva chiesto a Maria di poter avere quella piccola occasione.
Era importante e non sapeva bene perché.
Nemmeno Maria capiva troppo di come avevano iniziato a diventare amici,del modo in cui il costante farle saltare i nervi di Tony le facesse più bene che male.
Ricordava di essersi divertita a riparare quell’armatura e di averlo visto davvero colpito,al punto che avevano passato il pomeriggio a discutere di concetti che Maria non ricordava di sapere e che Stark non pensava capisse davvero,semplicemente perché di lei non sapeva nulla e stava iniziando in quel momento a conoscerla.
Per lui non c’era nulla di più rassicurante che conoscere qualcuno nel linguaggio della matematica e la Hill si adattava bene a quel tipo di descrizione astratta e lineare del mondo.
Maria era lineare quanto un’equazione e ciò lo stuzzicava enormemente.
Dei,che brutta battuta,nemmeno Rogers l’avrebbe fatta.
Forse avrebbe dovuto risponderle e basta.
“Ok,ok,forse ho esagerato un po’”.
La udì sbuffare la propria irritazione dal bagno.
“Sono un cretino,non concedo altro”.
Era lì con le braccia incrociate e la solita aria arcigna.
Improvvisamente rise .
“Tu di socializzare civilmente non sei proprio capace”.
“Sei l’unica a cui sembra non importi davvero”.
Effettivamente era esatto: era una persona estremamente adattabile e paziente,per cui alla fine ogni tanto ammetteva di trovare Iron Man singolarmente divertente .
“A diciassette anni per socializzare ho dato fuoco alla macchina del mio professore di chimica”disse di getto “e a ventuno ero la peggior teppista del college,poi ho scoperto la mia propensione per la matematica riparando pc” gli raccontò.
“Cosa sono,i segreti di Stato su Maria Hill?”.
“Più o meno”riprese “mi aveva notato un professore con die buffi baffetti a spazzolino che si chiama Francis”aggiunse “e mi aveva dato qualche programma da scrivere come prova,io gli riscrissi mezza architettura del pc in capo a quindici minuti” proseguì”così sono passata ai corso serali di matematica avanzata,perché il college non aveva abbastanza fondi per tenerli in orario diurno” rise “poi sono entrata nell’esercito e da lì nello Shield”.
Quelli si che erano particolari interessanti a spiegare i modi di Maria e il suo portamento perfetto come il grandissimo numero di lingue che sapeva parlare o le più svariate nozioni che le aveva visto applicare.
“Hai organizzato un piano di evacuazione per una città volante,credo sia la cosa più fantastica del pianeta”.
“Ti beccherai lo stesso una lavata di testa da Fury quando rientriamo per il casino che hai fatto”lo informò”come mai ti interessa sapere di me?”domandò mentre si spazzolava i capelli scuri.
Cerca di non fare figure patetiche,Tony,ti supplico: non innervosirla,non dire sciocchezze,fingi di essere afono ti suppl-
“Perché sembra che tu a differenza degli altri nonostante la tua posizione non abbia assolutamente niente da nascondere”.
“Che e’ il miglior modo per nascondere tutto quello che voglio in modo semplice e pulito,metto in vetrina certe informazioni e nel mondo del sospetto in cui lavoro io si tende a considerare falso quello che è palese”.
Chissà perché Stark le pareva educatamente interessato al loro mestiere.
Certo,poi ci metteva sempre la sua impronta personale di irriverenza e sarcasmo oltre che di saltuaria misoginia, ma era davvero curioso,per quel che poteva vedere.
“Come mai ti stai allontanando così spesso dal tuo laboratorio?”.
Ecco,questo era uno dei lati di Maria Hill con cui Anthony faceva fatica a convivere:la schiettezza.
Arrivava sempre al punto,specie se era dolente.
Lui era abituato a nascondersi e quasi a nessuno interessava cosa ci fosse davvero in lui.
Perché a Maria importava? Non era tenuta a curarsi di lui.
Eppure era lì a fissarlo con quegli occhi limpidi come cristallo di Rocca.
Avevano qualcosa di ambiguo,quelle iridi:variavano troppo in fretta dalla più completa neutralità alla più viva partecipazione emotiva.
Non erano leggibili e lui era abituato a inquadrare qualcuno alla prima occhiata,perciò la donna che aveva di fronte era frustrante.
“La gente cambia” rispose criptico “e la gente racconta storie,soprattutto su chi e’ ricco e famoso…quelle su di me sommate ai giochini di Wanda e dello scettro mi stavano facendo impazzire” confessò sentendosi stupido perché lo stava guardando con un’espressione paurosamente seria. Chissà quali valutazioni e ragionamenti complicati attraversavano la sua mente… Perché era così importante? Ah si,il rigore e la disciplina,due cose di cui lui difettava.
Lo avrebbe analizzato rigorosamente e avrebbe assunto un disciplinato atteggiamento indifferente nell’esprimere quella che sarebbe stata solo una parte della sua vera idea.
“Hai ancora gli attacchi di panico e se continuano così suppongo tu abbia paura di non poter inventare più niente”.
Quella manciata di parole lo colpì come un pugno allo stomaco.
Si erano visti tre volte in tutto e lei sapeva quale fosse il problema.
A dirlo davanti a Pepper dopo l’ennesimo litigio e la sua fuga si era sentito in difetto,davanti a lei era una banale constatazione.
Si stava infilando gli orecchini a goccia nei lobi delle orecchie.
Perché dovevano esistere persone in grado di farlo sentire tanto piccolo?
Sospirò e si infilò in doccia senza rispondere lasciando che fosse l’acqua a sciacquare via il nervosismo e i pensieri.
Probabilmente si era fatto un’idea del tutto sbagliata di lei e lei di lui,ma forse lei aveva già corretto la propria dato il suo cambio di atteggiamento.
Lui faceva tanta fatica a correggersi,e’ il difetto di chi sbaglia raramente.
La trovò ancora lì a guardare distrattamente un notiziario con addosso una t-shirt di un ridicolo color prugna che a lei stava ridicolmente bene,coi capelli legati e come fai a 42 anni a sembrare ancora appena uscita dal college?
Quando qualcuno toccava un nervo scoperto la sua testa lo precipitava in una nuova spirale di paranoia.
“Io senza le mie invenzioni sono soltanto Tony Stark”disse medicandosi una ferita sulla tempia che sanguinava “e Tony Stark senza Iron Man pensa di non poter fare troppo di utile per il mondo”.
“E per sé stesso?”
“Non puoi risolvere i miei problemi,Hill”.
“Nemmeno tu,pare”fece notare con un garbo squisitamente professionale.
“Quindi possiamo lasciarli dove sono? Mi piace, finché non rompono”.
Si alzò dal divano e gli prese di mano il disinfettante e le garze appoggiandole su un tavolino.
Intinse un lembo della garza nel disinfettante e la passò sulla ferita di Stark più volte cambiando lato quando si sporcava di sangue.
“Ti resterà la cicatrice,sotto i capelli” disse soltanto una volta finito il lavoro “come immagino succeda ogni volta che i tuoi problemi o difetti ti prendono a calci”.
“Hai mai avuto una storia vagamente stabile e duratura,Hill?”.
“Ho lasciato mio marito ieri dopo dodici anni di matrimonio,perché?”.
“Perché?”.
“Perché era meglio per lui dato che e’ stato riassegnato in Inghilterra e in un’altra agenzia,gli avrei solo creato problemi” replicò la mora pacatamente indifferente.
“Credo gli sarà difficile trovare qualcuna alla tua altezza”.
“Esisto solo io come me,e fidati che non e’ affatto vanagloria”bevve del the da una tazza e buttò le garze macchiate di sangue “come non esiste qualcuno come te, e senza presunzione… non so se sia un male vero e proprio”.
Si, Tony immaginava a cosa potesse riferirsi.
Problemi.
Alcolismo.
Nevrosi .
Scortesia.
Sarcasmo.
Volgarità.
Genialità.
Panico.
Arroganza.
Impulsività.
“Faccio tanto schifo?”.
“Penso che se esistesse un tuo sosia … Lo investiresti con uno dei tuoi macchinoni e ti prenderesti anche l’applauso del pubblico firmando qualche autografo “.
Rise.
Il giorno dopo sarebbero rientrati. Lui si sarebbe preso un’altra lavata di capo anche da Fury.
Decise che sarebbe stato meglio avere un robusto carico di sonno sulle spalle per quel che la sua psiche gli avrebbe concesso. Immaginava che Maria sarebbe rimasta sveglia,la sentiva digitare qualcosa a pc e si assopì accompagnato da quel suono famigliare.
Il colloquio col jet-lag sulle spalle fu ancora più snervante di quanto preventivato.
Fury,giustamente,era piuttosto indispettito volendo usare un delicato eufemismo.
Si sorbí la predica sul lavoro di mesi della Hill andato a donnine allegre per la sua incompetenza e la sua irriverenza,sul suo essere impertinente e indisciplinato. Sul suo essere perennemente,in sostanza, un problema.
Maria consegnò il suo rapporto che Nick lesse e archiviò.
“Comunque Stark non è affatto un problema, deve solo imparare”la sentí correggere Fury”professionalmente parlando trova agganci validi,minimizza le perdite economiche meglio di altri e un paio dei suoi giochini mi hanno risparmiato dal contrarre la malaria,gliela devi una seconda occasione”disse tranquilla “e non perché sia Stark,ma perché è davvero un genio” proseguì”è problematico,un cretino e ha crisi isteriche appena nomini Loki,ma anche Barton ha attacchi di nervi se parli di fratelli e Natasha diventa aggressiva se le ricordi una visita ginecologica…lascialo a me,lo gestisco io”.
Tony finse improvvisamente di essere invisibile e desiderò essere una mosca pur di poter ascoltare non visto quella conversazione.
“Mi sembra che ti abbia già causato problemi,Hill”.
“Nessuno di noi è nato perfetto,a parte forse la Romanoff che ha molecole di teatro e alta moda nel dna al posto di quelle che hanno tutti i comuni mortali” ribatté”quindi lascialo a me,il massimo rischio che corro è strangolarlo nel sonno … Non ci perdiamo niente”.
“Al primo problema fanne salsicce e rivendile a un salumiere”.
Uscirono entrambi dall’ufficio.
“Perché?”
“Professionalmente o umanamente?”.
“Entrambe”.
Si sedette su una delle poltroncine davanti alla scrivania della Hill.
“Professionalmente perché hai davvero potenzialità che agli altri mancano e Fury quando vuole è davvero iniquo,perché ti muovi bene in determinati ambienti e impari più in fretta di tanti altri “aggiunse “non so se imparerai mai davvero a tenere a freno la lingua,invece,ma francamente non me ne importa perché sei stato meraviglioso per come mi hai difeso davanti a quel petroliere alla festa in Qwait” ammise “anche se per questo dovrei seriamente rimproverarti perché hai fatto saltare metà della mia copertura…mi sei piaciuto da morire in quel momento”riconobbe “per cui facciamo che ti devo un favore e non riparliamone più”.
Teoricamente gliene doveva lui uno e avrebbe dovuto dirlo ad alta voce,ma era impegnato ad assorbire quella valutazione della Hill.
Era semplicemente una professionista ed era davvero la migliore nel suo campo.
“Quanto ti danno di ferie?”
“Una settimana”.
“Ti va …?”
“Si”la udì ribattere .
Tornarono al suo laboratorio nella Tower.
Forse in due avrebbero potuto vedere quale bullone nella testa di Stark aveva smesso di funzionare a dovere.
Fu una settimana divertente e ci uscirono con le mani sporche di grasso, le labbra che sapevano di cibo cinese precotto e sorprendentemente rilassati nonostante avessero dormito quaranta ore in due a orari non perfettamente regolari.
Ritornarono in ufficio.
“Cosa pensi di fare?” gli chiese Maria.
Già, non lo sapeva proprio: in quei sette giorni si era procurato altre sette ustioni, quindici tagli di varie dimensioni in varie zone del corpo e un paio di traumi cranici.
Tutto sommato era stata forse la sua prima settimana davvero normale in cui non aveva pensato a niente se non a distrarsi, a ridere e a ribattere sarcastico a osservazioni puntigliose quanto mai valide.
Forse era quella la vita che voleva.
Un’adeguata alternanza fra crisi isteriche e momenti di relax.
Fra genialità, fobia e condivisione.
Fra matematica e gioco.
Fra una missione diplomatica e un kebab a Istanbul.
Poteva funzionare e non aveva idea del motivo.
Non voleva saperlo.
Dal canto suo, Maria Hill aveva scoperto molti lati di Anthony Edward Stark ed era sempre più convinta che non sarebbe mai cambiato davvero, ma gli doveva una seconda occasione. Gli doveva l’opportunità di essere chi era sinceramene sotto l’armatura, di essere soltanto Tony.
Non cedeva volentieri alla confidenza, e non concedeva facilmente la propria fiducia.
Si era messa in gioco per lui, mettendo in campo la sua reputazione e la sua esperienza.
Sapeva di essere la prima persona che contava davvero su di lui.
E anche Iron Man lo sapeva.
A lui non piacevano le responsabilità, ma la fiducia lo faceva sentire apprezzato.
Tanti contavano su di lui.
Però ora era importante lei.
“Quando devi partire di nuovo ti va di farmi uno squillo?” propose Stark “Non ho propriamente impegni che mi rincorrono e in ogni caso li gestisce Pepper, per la maggior parte”.
Inarcò un sopracciglio impeccabilmente disegnato.
“Oltre che fancazzista anche paraculo?”
Allargò le braccia con il suo miglior sorriso sardonico.
Maria scosse il capo.
“Facciamo che non chiedo più” decise alzando le mani “il nostro prossimo lavoro è in Cile, se ti piace il posto”.
“Narcotrafficanti?”
“Ne hai di naso”.
“Non dovresti prendere l’umorismo da me, altrimenti si chiederanno quando mi hai sposato” ribattè allegro Tony.
Lo fulminò con lo sguardo.
“Nel frattempo fai le valigie, stavolta ti conviene portare qualcosa di più che il tuo orologio, gli smoking non te li pago due volte, non sono miliardaria” puntualizzò “sono sicura che ne avrai almeno uno per la prossima riunione diplomatica”.
“Si,certo” dichiarò “ma sai che odio gli smoking e quindi dovrai picchiarmi per farmelo mettere”.
“Quello consideralo fatto” ribattè la donna.
“Perchè avete così tanta voglia di picchiarmi, fra tutti?”
“Perchè te lo meriti?”
“Touchè”.
La mora sbuffò.
“Fila a fare le valigie, che se Rogers o la Romanoff scoprono che ho scartato loro per assumere te non me li levo di torno fino alla fine dei secoli” concluse.
Anthony ubbidì e superò Steve all’ingresso fischiettando un motivetto.
Sarebbero partiti la settimana successiva, gli conveniva prepararsi un bagaglio decente.
Soprattutto gli conveniva imparare a tacere perché non gradiva affatto il modo in cui il vicedirettore lo psicanalizzava sul lavoro.
Scelse due o tre t-shirt e un paio di pantaloni.
Ricaricò la batteria dei suoi giochini e si sdraiò sul letto fissando il soffitto con il reattore che brillava.
Ripensò invece a una quarantaduenne che si aggirava nel suo laboratorio con la stessa naturalezza con cui Natasha si muoveva su una passerella e pareva non aver mai superato il college.
Forse aveva bisogno di compagnia.
Forse aveva bisogno di disciplina e di rigore, o quantomeno di vederli applicati alla vita di qualcuno che poteva stargli accanto senza pretendere chissà cosa se non il massimo da lui.
Maria pretendeva efficienza, puntualità e rapidità.
Lui poteva garantirne due su tre, ma non era sicuro che le dispiacesse più di tanto.
Lo divertiva, era un mettersi alla prova in un campo del tutto nuovo e per questo stimolante.
Lo divertiva perché era sempre irritata, pronta a sbuffare, a lanciargli occhiatacce e rimproverarlo come una maestrina isterica ma aveva garantito per lui, aveva detto che Tony Stark però poteva essere qualcuno ancora una volta, ripartire ancora una volta indipendentemente dal suo passato, dalle malignità sul suo presente e dalle insinuazioni sul suo futuro.
Perchè…già,perchè?
Perchè Maria aveva deciso che in lui c’era qualcosa oltre il genio che meritava di essere conosciuto e coltivato.
Perché Maria semplicemente si era fermata a fare qualcosa che nessun altro aveva mai fatto.
Fidarsi di lui.
Dopotutto era sempre stato un po’ bambino e per tante cose c’era sempre stato qualcuno che si prendesse cura di lui.
Maria era una donna straordinaria disposta a ribaltare ogni pronostico.
Lui non aveva fatto altro nella vita che ribaltare pronostici.
Si alzò dal letto e chiuse il microscopico bagaglio in un trolley anonimo e nero, ripescò la sua maglia preferita degli Iron Maiden.
Aveva scoperto perfino che le piaceva il metal.
Potevano davvero funzionare senza smettere di essere sè stessi.
Non suonava tanto male poter ascoltare metal a tutto volume riparando invenzioni e testandone altre mentre mangiava jamaicano riscaldato e prendeva in giro la Hill per le sue maglie monocromatiche e la invitava al concerto dei Metallica fra un salvataggio del pianeta e l’altro.
E lei accettava.
Fuori dall’ufficio rideva molto e volentieri, come tutti.
Era affabile, cortese, spiritosa e sorprendentemente orgogliosa con molte storie da raccontare.
Magari ci avrebbe ricavato un film, già se lo immaginava:”Agent Hill, the Iron Lady ” o qualcosa del genere come titolo, avrebbe fatto miliardi.
Le eroine le adorano tutti.
Chissà che non ne avesse appena trovata una apposta per lui.
“Allora, sei pronto?”
“Perchè partiamo in anticipo? Sicurezza nazionale?”
“No, perché se partiamo oggi facciamo in tempo ad assistere al concerto dei Rolling Stones in Cile e tornare puntuali per la tappa statunitense”.
“Lo fai perché non sai stare senza di me?” la punzecchiò.
“Perché sono il boss, ergo… posso” ribattè soltanto ” e perché ora che ho una scusa per ammazzarti, ne approfitto anche per premiarti, se fai il bravo, come ogni recluta che si rispetti”.
“Se non faccio il bravo?”
“Finirai salsicce, lo hai sentito Fury”.
“Mi faresti arrosto?”
“Nah, forse al forno, la cottura arrosto è troppo grassa per i miei gusti”.
Risero.
Eccolo là il loro modo assolutamente non normale di socializzare e dirsi che alla fine andava tutto bene.
Tony mise la valigia nel bagagliaio e partirono verso l’aeroporto, di nuovo.
Di solito lui le cose che amava le consumava in fretta, come un buon drink al pianobar.
Maria non aveva nessuna fretta, stavolta, e nemmeno lui, anche se si sentiva un quindicenne un po’ idiota con la sorella di sei anni più grande del suo migliore amico.
Si sentiva stupido.
Non gli dispiaceva affatto.
Non con lei, non se era la condizione per avere respiro dal resto del mondo.
Aveva sognato da bambino di essere un eroe e un agente segreto, non pensava che avrebbe realizzato meglio il progetto di riserva che quello originale, ma andava bene così.
Poteva dire che la Hill era il suo migliore amico maschio?
Quasi, dai.
Si sistemò sul sedile dell’aereo abbassando lo schienale.
Forse aveva persino realizzato quel suo terzo, inconfessabile sogno che ogni tanto tornava prepotentemente alla sua coscienza.
La guardò.
Poteva venirgli in mente un’idea meno opportuna? No.
Le sfilò una cuffietta e le soffiò in un orecchio.
Il risultato fu ritrovarsi raggomitolato sul suo sedile c ol naso sanguinante e Maria che lo studiava preoccupata.
Che modo cretino di richiamare l’attenzione.
Sparì il dolore quando la vide medicargli il naso ridendo con lui.
Ultimamente nonostante il mondo facesse schifo e lo odiasse calorosamente, rideva come in poche altre occasioni.
Nè lui nè lei avevano fretta di ridefinire il loro rapporto oltre i confini professionali, non era importante e non era il momento.
Se qualcosa faceva stare meglio entrambi nonostante lei fosse divorziata da un mese e lui sposato con il suo lavoro e i suoi incubi, non era necessario preoccuparsi di cosa fosse: era lì e tanto bastava.
Come Maria, come il lavoro, come le serate di musica, matematica e cibo precotto del take away dall’altra parte della strada.
Come gli Avengers, come il tempo che passava, come l’amicizia, come l’amore.
Come un concerto, ora stavano smaltendo la botta di adrenalina data dalla musica per capire cosa stavano facendo.
Probabilmente era una missione suicida, ma non era la loro specialità?

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