Fanfiction

Signora Solitudine

Senza titolo-1
“Non puoi farmi qualcosa di peggio di quel che mi è già successo”lo informò Natasha ammanettata pacificamente sul fondo della nave.
“Dolcezza, posso farti quello che voglio” la informò il procione “e ora riscuoterò la taglia”.
Rise.
“Tu sei un cacciatore di taglie?” domandó la russa “tu…un esserino?”
“Esserino armato,pericoloso e incazzoso, quindi bada a come parli!” la rimbeccò” e se apri ancora bocca ti vendo al mercato nero”.
“Perché non la teniamo come membro dell’equipaggio? Abbiamo un posto vacante”fece notare Starlord “é un’agente esperta e un Avengers,meglio di così…”.
“Se mi contraddice la uccido”avvisò Rocket”.
“Vi lasciamo soli, cerca di capire se è affidabile, se non lo è rivendila,ok?”concluse Gamora uscendo con Peter.
“Quindi siamo io,te e una chiacchierata?”domandó la russa “chi è che sostituite dell’equipaggio? Quando quello con la faccia da deficiente lo ha detto ti sei adombrato, esserino” gli fece notare”non che prima tu fossi una cordiale verginella”.
“Ti sei ritrovato davanti a un predatore più grosso che però non sembra aver fame, é normale che tu sia diffidente, la paura aiuta a sopravvivere” si sfilò con un gesto aggraziato e fluido le manette,si alzò.
“Raccontami del tuo amico,dai” propose garbata mentre si massaggiava i polsi “mi ricordi un sacco un mio collega” gli confessò”un alcolista complessato pieno di problemi relazionali” proseguì”sgarbato come te,ma maneggia peggio le pistole”.
“Questo è il tuo modo di fare complimenti?”
“Ti piacerebbe riceverne?”
“Non è mai interessato a nessuno “confessò Rocket “prima di conoscere Groot, del male che sentivo,della mia storia e della mia presenza o assenza da qualche posto non fregava a nessuno”.
“Chi era Groot?”
“Una pianta” rispose Rocket “ma aveva un cuore che non era decisamente di radici”.
Natasha fece spallucce:”Il mio ex era Hulk,batti questo”.
Lo sentì fare un verso gutturale che doveva essere una risata.
“Hulk,cos’è un Hulk?” chiese.
“E’ un mostro grande verde e che spacca tutto,ma era molto buono”gli raccontò”ed era l’uomo più gentile e generoso che abbia mai conosciuto” .
“Ti manca, ragazza?”
Natasha lo guardò:”E’ sempre un’altra vita” rispose “ho perso tanta gente,ma lui è stato speciale”.
“Sei strana, tu” commentò solo il procione.
La spia rise.
“Una delle cose più gentili e meno maschiliste che mi sia sentita dire in quasi un secolo e mezzo di vita” replicò lei “voi cosa fate di bello nello spazio?”.
Rocket non rispose.
“Certo che deve essere complicato divertirsi con un Hulk,ma immagino avesse un vocabolario più ampio di -io sono Groot-“.
La rossa reclinò il capo e socchiuse gli occhi,semicoperti da un velo di capelli rossi. Illuminata dalle stelle sembrava spegnerle,era qualcosa che lui non aveva mai visto prima. Rocket non era romantico,ma forse questa non l’avrebbe venduta facilmente.
“Imparava con la velocità dei bambini tonti,ma imparava”sorrise arricciando le labbra,una smorfia aspra e malinconica,quasi materna. Non c’erano sulla nave persone con facce simili.
Sapeva già che non l’avrebbe ceduta malgrado quanto poteva fruttare.
“E gli volevamo bene” aggiunse “ma sembri piuttosto amareggiato per essere su una nave di amici”.
“E tu poco preoccupata di poter tornare a casa”.
“Io non esisto,nessuno sa davvero chi è la Vedova Nera”.
“A parte io e il tuo ex,bambola,immagino”.
“Tu di me non sai niente, coso peloso sgarbato” lo informò piccata l’agente.
“Non sembri preoccupata dal non poter tornare sulla Terra”.
“Non hai intenzione di portarmici, nessuno dei tuoi amici vuole farlo e sulla Terra non c’è più nulla per cui tornare”.
La studiò mentre la russa studiava il panorama fuori dall’oblò, rapita.
Dal tono non doveva rimpiangere niente davvero, era freddo come una pugnalata.
Gli faceva quasi impressione.
“Ti va di fare una gara a chi prende più barattoli in cinque colpi? Se vinci resti a bordo e ti offro da bere” propose di getto Rocket.
Quel ghigno era davvero inquietante, ma l’animale sfoggiò la miglior versione del suo muso duro da esaltato.
E perse.
Un paio di ore dopo erano a bere qualcosa di improbabile per terra in quello che in una nave normale sarebbe stata una stiva.
Natasha si divertì e si appisolò lì con il procione, sotto lo sguardo critico di Gamora e quello da amico orgoglioso di Quill.
Sarebbe successo molte altre volte, avrebbero fatto molte altre gare mentre sulla Terra si consumavano avvenimenti come una Civil War e Natasha scopriva una nuova vita in un gruppo di persone che di normale non avevano niente, ancora meno degli Avengers, però le trasmettevano un calore diverso, un senso diverso.
Lì c’erano ferite aperte, ferite infette e ferite guarite per ognuno di loro.
C’erano pericoli, discussioni, pomiciate senza senso e nella media delle loro giornate c’erano furti e qualche omicidio, la pericolosità e l’efficacia della squadra erano quadruplicate dall’ingresso della spia che sulla Terra pareva non volerci proprio tornare.
E a Rocket non dispiaceva, perché era una persona amara e si combinava bene con l’aria dolcemente nostalgica della nuova arrivata che pareva rispondergli a tono senza nessuna paura e sopportava i suoi sfoghi di rabbia con una solennità e un sarcasmo che forse chi ha troppo da raccontare e nessuno che lo ascolta può sfoggiare.
Una sera per dormire, sbuffando qualcosa sull’idiozia di Quill su cui lei chissà perché concordava in pieno, si era raggomitolato contro di lei per dormire.
Solo lei poteva toccarlo e solo lei accarezzarlo perché era l’unica donna ad averlo steso con un pugno.
Rocket non sapeva esattamente chi fosse o cosa fosse, ma quando aveva trovato Groot aveva trovato un amico e quando lo aveva perso ha ottenuto in cambio una donna che lo rispetta.
Natasha da quando aveva perso Bruce pareva aver trovato un posto nell’universo, quasi letterale.
Ok, accanto a un procione parlante e completamente incapace di gestire la sua rabbia.
Era un po’ strano.
Ma era la prima cosa che faceva esclusivamente per sè stessa, essere lì, pensò accarezzando Rocket dietro le orecchie.
Così come lo era rigirarsi come voleva per il primo quarto d’ora quel coso schizzato che l’aveva catturata.
Diede al procione un bacio sulla testa prendendolo in braccio:”Andiamo a veder le stelle, la prossima volta Quill terrà la bocca chiusa” assicurò mentre Rocket si sistemava sulla sua spalla.
“Oh, sai che prima di farlo star zitto bisogna scuoiarlo! E se mi avesse dato retta a quest’ora avremmo tutta la cazzo di refurtiva!” sbottò.
Rise.
“Perché se al prossimo piano non ti permetterà di dire la tua, gli rifilo un ceffone così forte che farò sputare i denti dei suoi antenati” rispose sicura “rilassati, su, che litigare non è produttivo”.
“Come fai a non incazzarti con lui?!”sbottò l’essere.
“Perché non ha senso farlo per questi motivi se devi perderci più di cinque minuti” spiegò “domani andiamo ancora a caccia?”.
Rocket stava lucidando già le armi, sogghignò “come desidera, Signora Solitudine”.
Signora Solitudine era il nuovo nome di Natasha Romanoff, dismessi gli abiti da Vedova Nera.
Era un nome bello e che la rispecchiava, era il nome di una persona nuova e che nessuno conosceva.
A parte Rocket.
Rocket glielo aveva scelto il soprannome.
E funzionavano insieme.
Era un gioco divertente.
Anche se nessuno giocava davvero,era più che altro un amichevole conteggio infinito di cicatrici,attività preferita di entrambi a cui dedicavano davvero molto tempo.
Erano …amici? Non lo sapevano. Erano colleghi? Quasi sicuramente. In competizione? Certo. E andava benissimo,era assurdamente divertente e poco impegnativo capirsi a quel modo e curarsi l’uno dell’altra così.
Era facile per entrambi e non richiedeva nessuno sforzo in nessun senso.
Erano spontanei per quel che potevano e corretti in ogni caso:Natasha imparava le regole di un mestiere nuovo mentre si divertiva e conosceva il resto dell’equipaggio, Rocket insegnava a una terrestre un mestiere mentre tentava di capire dove stesse andando a parare quella situazione in cui non doveva decifrare il vocabolario di nessuno.
Era comprensione immediata, divertimento, complicità e professione.
Era darsi l’occasione di ricominciare, forse la cosa di cui entrambi avevano più bisogno.
Mettere un punto e andare avanti, tanto avevano una compagna comune che ora che aveva preso un volto e un corpo non pareva più tanto spaventoso. Signora Solitudine era loro amica, loro presenza gradita e collaboratrice a tempo più che pieno?
Poteva andare meglio? No e lo sapevano.
O forse sarebbe andata meglio, ma non era necessario saperlo in quel momento.
Quello, qualunque cosa fosse, era l’inizio.
L’inizio in bilico sull’orlo dell’Universo, ma esisteva un posto migliore per loro? No.
Era lì che avevano riacquisito una collocazione, era da lì che tutto doveva ripartire per essere in equilibrio.
Si sorrisero.
Erano pronti a partire e non sembrava così pericolo, senza contare che per due matti come loro, la sfida era più che allettante con tutto da guadagnare e niente da perdere.
“Ora vieni a dormire, Rocket, o ti chiamo di nuovo -coso peloso-“.
“Tanto sai che …”
Lo aveva preso per la coda e se lo era portato via ridendo.
{…}
“Quindi quella dobbiamo tenercela?” chiese vagamente disgustata l’assassina.
“Quella ora è la nuova migliore amica di Rocket, dai una chance al procione che si fa fregare da una donna che ha più anni di te e me messi insieme, su”.
“E perché? Non è affidabile”.
“Volevi uccidermi anche tu”.
“ok, ok, tenetevela ma non rompete le palle se vi bagnerà il naso fregandovi senza soluzione di continuità”.
“Sono un gentleman, Gamora, posso sopravvivere”.
La donna si storse i capelli colorati:”E io ballo, certo! Vieni via, lasciali dormire, idiota pettegolo”.

«Dai, amico,ora che Signora Solitudine è a nanna puoi dirmi cosa succede?» chiese Peter sedendosi accanto a lui.
«Non rompere,Quill! É già complesso così » sbuffò Rocket scrollando le spalle «Cosa te ne importa,soprattutto?»
Starlord sorrise «É raro vederti felice quanto lo eri con Groot, non ti capitava da tanto,ecco… Penso Solitudine ti faccia bene».
Il procione scrollò il capo «é strana,quella donna e non voglio sapere niente di lei se non vuole dirmelo,ma non ho idea del perché… Se glielo dico ho paura che mi prenda per pazzo ».
Il bruno sorrise saggiamente.
«Perché hai paura di dirle che la ami? Voglio dire:lavorate insieme,vi addormentate insieme,vi sbronzate insieme e guardate le stelle insieme mentre vi dite le più lunghe sfilze di racconti osceni poliglotti che abbia mai sentito e ridete insieme… E hai paura di dirle cosa senti?»
«Ha già perso un uomo ed è stato poco tempo fa ,nah ,riparare cuori infranti e’ il tuo mestiere,non quello di questo vecchio».
Sentì l’umano ridere forte.
«Scopri un mestiere nuovo,magari,dopo avergliene dato uno».
E se ne andò.
«Lo sento quando non sei di fianco a me,Rocket» disse una voce morbida e profonda alle sue spalle «e quindi mi sveglio… Che succede?» chiese.
«Pensavo,Solitudine».
«A chi o cosa?»
«Al fatto che sono troppo vecchio,davvero troppo vecchio, amareggiato e folle per innamorarmi ».
Si sedette accanto a lui.
«L’ho pensato anche io per tanti anni e invece mi sono innamorata più spesso di quanto dovrebbe essere legale o saggio farlo»ammise Natasha «questo non vuol dire che sia stata una brutta esperienza sempre».
Gli accarezzò l’orecchio con i polpastrelli«e immagino sia difficile per te dato che sei …l’unico, su quattro zampe in caso »disse«se capisci cosa voglio dire»concluse allusivamente.
Abbassò il capo,sconsolato.
«Sono …».
C’era davvero un’opzione per lui? Qualcosa di diverso? Un futuro? Un…legame? Con qualcuno che non lo considerava uno strano indefinito essere parlante e peloso per un motivo divino misterioso? E se lo avesse deriso?Offeso?Umiliato per qualche ragione?
Era lì,Solitudine con i suoi occhi verdi e le labbra carnose e la piega gentile e storta della bocca.
«Innamorato di te».
La sua espressione non cambiò minimamente quando lo abbracciò tenendolo contro il suo petto.
Quando gli diede un bacio sulla guancia .
Quando gli sorrise.
Quando gli accarezzò la schiena a lungo e delicatamente,senza dire una sola parola per quello che gli parve un tempo lunghissimo.
«Sai che sarà strano,vero?»
Aha.
«Sarà buffo,divertente,complicato e frustrante a fasi alterne?»
Oh yeah,baby .
«Sarò con te fino a quando non finirà l’universo,ti avviso ora ».
«Ancora non vuoi tornare sulla Terra?»
«Quando ci vorrai venire con me,Rocket»
Il procione ghignò .
«Ok,ok,non insistere,ti amo e ora torni a dormire»sbuffò la rossa «e tu ci vieni che domani dobbiamo lavorare »
«Non ho sonno,lo sai».
«Zitto e cammina».
Si raggomitolò su di lei.
«Grazie,Solitudine ».
«Ti amo anche io,perché no. Domani il 15% è per me, però»
Il procione bofonchiò qualcosa giusto perché era lei.
Natasha si addormentò lo stesso pur avendo sentito che quindici giorni dopo avrebbero fatto tappa sulla Terra per un furto.
Presentare Avengers e Guardiani della Galassia sarebbe stata un’idea pessima? Probabile.
Ma sarebbe stata incredibilmente divertente.

{…}

“Non mi offri nemmeno più un drink?” commentò Natasha “sei ancora più sgarbato di quanto ricordassi, Stark?”
Tony rise e glielo porse:”Come mai sei passata a salutare con in mano un procione?”
La rossa rise quando prevedibilmente, Rocket scattò di nervi.
“Te l’ho detto che ti somigliava, Rocket”.
“Dolcezza, quando questo sgorbio bipede mi somiglierà in qualcosa, mi lascerò corrompere al mercato” la corresse il procione con i denti scoperti.
“Aggressivo il peloso, non gli rimetti il guinzaglio?” chiese Iron Man.
Natasha gli sparò al bicchiere che reggeva in mano.
Lui si fissò la mano vuota e sanguinante, non commentò.
“Sei cambiata tanto, rispetto alla Natasha della Terra, sei davvero tu?”
“Sì, ora sì”replicò lei “sono Solitudine”.
“Un nome che ti si addice”.
Era vero: aveva i capelli con alcune ciocche bianche e lunghissimi oltre le spalle, era più robusta, più sarcastica, più allegra, più silenziosa e con una ruga all’angolo delle labbra e gli occhi parevano più limpidi.
E teneva in braccio un procione davanti a tutti gli Avengers.
Una famiglia di cui praticamente non faceva più parte, in teoria ricordavano tutti che nessuno era stato capace di sostituirla efficacemente.
“Vorremmo tornassi”.
Rocket la guardò.
“No” replicò dura la russa “sulla Terra non ho più nulla per cui combattere e nessuno per cui farlo” fece spallucce” siamo amici e lo saremo sempre, vi aiuterò in caso di bisogno, ma… Natasha Romanoff è morta con Bruce Banner in quell’aereo”riconobbe non senza una punta di malinconia per il suo primo amore, del tutto comprensibile.
Gli Avengers ricordavano quanto fossero legati Bruce e Nat.
“Ed è nata una Guardiana della Galassia?” domandò Steve.
La rossa annuì.
Rocket tirò un sospiro di sollievo mentre Quill si servì un drink e intascò un paio di bottiglie.
“Ti stanno bene i capelli così”commentò Rogers che comunque studiava Gamora e i suoi capelli colorati con un’aria in bilico fra il fastidio paternalistico dato dall’educazione militare e nella
“Sono così perché Rocket ha maneggiato incautamente una granata chimica” raccontò divertita Solitudine.
“Non è vero, se quel demente di Quill non mi avesse distratto non sarebbe successo un cazzo!” commentò incrociando le braccia.
“Ehy, adesso è colpa mia se ti distrai come un infante ogni volta che vedi lei?”
“Come tu ti sei distratto a fissarmi il sedere maneggiando una pistola e ti sei sparato su un piede, genio” gli ricordò Gamora”quindi non pensarti meno dipendente dal gentil sesso”.
“Se quella è il gentil sesso io sono umano” disse Rocket a Solitudine facendola ridere.
“Sembra che la galassia ti abbia reso ancora più affascinante, Donna Ragno” commentò solo Thor che nel frattempo si era già preso un’occhiataccia dall’aliena verde per essersi soffermato troppo sulle sue gambe ben modellate.
“Ecco, imparate da Thor come si accoglie un’amica” commentò abbracciandolo giovialmente e venendo stritolata affettuosamente dal semidio biondo e guadagnandosi un saluto affettuoso anche da Clint, ormai con diversi capelli grigi in più.
Quanto tempo era passato?
Il tornare sulla Terra le fece imparare che il tempo è relativo, nel senso che diventa molto o poco in relazione a chi stai aspettando e a chi ti aspetta.
E Clint le era mancato.
“Dimmi come stanno i bambini, dai” chiese Solitudine.
“Nate cammina e parla orgogliosamente al suo terzo anno di vita, Coop e Lila beh, stanno bene. Ah, Nate è … veloce”disse un po’ perplesso.
“Una superstizione della gente di Gamora vuole che se dai un nome a un bambino quello ne assorbirà le caratteristiche, quindi magari è diventato extrarapido per quello” commentò allegra la russa.
“Io comunque sono Tony Stark, lui è Thor, poi c’è Clin Barton, Wanda Maximoff e una volta avreste conosciuto Bruce Banner, ma restano Maria Hill e Capitan America” li presentò.
“Voi siete una specie di delinquenti spaziali, immagino” commentò Maria pratica nell’arrivare al punto delle questioni.
“Io sono Gamora, imparentata con Thanos, lui è Peter Quill, imparentato col suo Walkman, lui è Rocket, imparentato con le sue armi e Solitudine, c’era anche Groot, una pianta nostra amica che abbiam perso, si è sacrificato per difenderci e consentirci la fuga”riassunse l’aliena.
Steve si esaltò:”Hai davvero un walkman? Sono anni che chiedo a Stark di regalarmene uno, ma non capisce come mai certe cose si debbano ascoltare in modo così antiquato e primitivo, a suo dire”.
Peter fece una smorfia:”Non permetto a nessuno di definire antiquato un walkman e passarla liscia, funzionano anche se intaccati dall’acido marziano, sono un portento!” disse “senti, ti presto un paio delle mie cassette e ti prometto che al mio prossimo giro qui te ne faccio trovare uno niente male, se Stark non arriva ad apprezzare le audiocassette non è colpa nostra” promise entusiasta “e ho un sacco di roba da farti sentire, amico! Noi ripartiamo fra una quindicina di minuti, ma …”si frugò in tasca “tieni, è la serie completa di West Side Story!”.
A Steve brillarono gli occhi e Natasha sorrise a quella vista.
Stava andando decisamente meglio del previsto ed effettivamente la giornata si concluse senza incidenti a parte un po’ di mobili distrutti dalle gare con le pistole fra Maria, Solitudine e Rocket che batté Nat per un punto ma venne surclassato dalla Hill di cinque.
Era ora di andare, le stelle stavano tornando a brillare.
La rossa si trovò Clint e Steve davanti, che la abbracciarono di nuovo.
“Tony non è venuto a salutarti perché aveva paura di mettersi a piangere” rivelò il Capitano allegro “sono contento se hai trovato il tuo posto con loro, noi ti stavamo facendo diventare matta” riconobbe un po’ dispiaciuto.
“Sono contenta di avervi rivisto, in realtà “confessò la Romanoff “sono sicura che con Wanda e Maria ve la caverete, non fate casino” si raccomandò “non rompete nulla e non iniziate altre guerre civili per motivi stupidi, che già di guerre nello spazio ce ne sono in abbondanza” disse “e fate qualcosa che vi diverte, ogni tanto” sorrise affondando fra le braccia muscolose di Rogers.
Clint la guardò sentendosi vagamente un papà orgoglioso davanti alla figlia più piccola che gli dice che sta per sposarsi con il principe d’Inghilterra e ha il lavoro dei suoi sogni.
“Pensavo che non ti avrei mai visto felice” iniziò “e nemmeno rilassata, ma sembra che tu ce l’abbia fatta davvero, stavolta”.
Solitudine sorrise:”Pare di sì… non so come sia potuto succedere a parte per Peter che diceva che ero seduta sempre come se avessi qualcosa nel culo e Rocket che ha scatti di nervi se gli ricordi che è un procione sulle zampe posteriori” ribattè”ma con loro c’è qualcosa che mi fa bene e qui non ho trovato” confessò portandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio “lo so che capisci di cosa parlo”.
Barton annuì e le scompigliò i capelli:”Resterai penso sempre quella che ho trovato a Budapest, penso” ammise “e potrei essere morto quando tornerai, ma sarai sempre l’amica più straordinaria che io abbia avuto” le diede un bacio sulla guancia “buon viaggio, Solitudine”.
“Sapevi che non sarebbe durata per sempre, Clint”disse dolcemente la rossa .
“Forse tu lo sapevi, io no” sorrise malinconicamente “buon viaggio”.
Solitudine se ne andò senza voltarsi indietro.
Fu Rocket a rivolgerle la parola quando furono già in pieno spazio.
“E’ stato difficile per te scegliere noi, immagino, dolcezza”.
“No, in realtà” rispose la rossa “è semplicemente qualcosa di diverso quello che mi ha spinto a unirmi agli Avengers rispetto a ciò che mi ha spinto a restare con voi” spiegò “gli Avengers sono un gruppo di soldati con un’etichetta, di burattini con un soprannome e dirlo adesso mi lascia un po’ di amaro in bocca, ma è vero” si infilò le mani nelle tasche della felpa:”Qui non esistono ricatti, segreti da proteggere, storie pressanti che non ti fan dormire la notte o inventori dementi che al primo errore di calcolo creano macchine letali” oscillò sui piedi “qui sono io con te, gli altri e me stessa e mi trovo bene, in equilibrio, non ho più niente da cui scappare o che mi tormenti”.
Rocket non disse nulla.
Erano più o meno gli stessi motivi per cui stava con i Guardiani della Galassia, in realtà, ma sulla sua bocca deformata dalla malinconia e il tono gelido come una stella spenta facevano tutto un altro effetto.
“Non dovevi avere una vita facile sulla Terra”.
“Non ne avevo una, ero solo una serie di alias incorporei” ripetè “ora ho un mestiere, qualcuno che mi ama e non una squadra, una famiglia”.
“Immagino faccia una differenza sostanziale, per me l’ha fatta” ammise Rocket “vieni, domani dobbiamo lavorare” la invitò sfiorandole la mano e lei lo seguì nella branda, con una bottiglia di liquore di quelle fregate da Quill.
“Hai fatto una cosa coraggiosa, per noi, oggi” disse l’animale.
“L’ho fatta per me, l’ho fatta perché ho deciso che dovevo iniziare a stare bene iniziando dalle basi, lasciandomi alle spalle tutto quello che per me aveva significato dolore e morte”.
“Dirai mai di essertene pentita?”.
“No,perché non me ne sono affatto pentita”rispose Solitudine coccolandolo sul suo grembo.
Sorrideva. Non era la solita smorfia storta e tirata. Era un semplice sorriso bagnato di lacrime.
E più piangeva in silenzio più sorrideva. E più sorrideva più lo stringeva a sé.
“Ora sono davvero un foglio bianco,tu mi hai dato la possibilità di esserlo e non ne sono mai stata così lieta… “mormorò guardandolo “e così grata,Rocket”.
Si mise di fronte a lei:”Non sono un mago di ste cose,dolcezza,lo sai”premise”ma la tua libertà l’hai fatta da te e se ora puoi ricominciare é un premio tutto tuo,penso”.
Lo strinse piegandosi su di lui:”Ti amo,ricordalo”.
Si addormentarono tracannando alcool come al solito.
Ma sorridevano.
Quando Natasha riaprì gli occhi fu assordata da uno strillo acuto:”Buon compleanno Solitudine!”.
Era Quill,Quill con un cupcake in mano, Gamora di fianco e Rocket in spalla.
“Io non c’entro niente con la pacchianata qui presente,ma siccome il carciofo qui è uno fissato con le date e oggi é un anno terrestre che sei con no ho contribuito col cupcake”.
Solitudine lo baciò sul naso e azzannò il cupcake begli applausi generali,poi superò Rocket con un balzo:”Chi arriva ultimo all’armeria é astemio!”.
Rocket imprecò e la rincorse nelle risa degli altri.
“Cambieranno mai?” domandò Quill a Gamora mentre nell’aria si sentiva un pacifico -astemio stocazzo!- di Rocket.
“No e ringraziamo gli dei che non accada, altrimenti un procione depresso chi lo sopporta?”

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