Fanfiction

I’m here to pick up a zombie!

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Quando si era schiantato tutto Pietro aveva chiuso gli occhi da un pezzo.
Quando li aveva riaperti era conciato talmente male che la convinzione di essere morto sarebbe stata ragionevole per chiunque: 47 proiettili non sono uno scherzo.
Era debole e infinitamente disorientato.
Muoveva solo le dita delle mani e il costato nel respirare gli doleva come se ci avessero infilato spade roventi,poi però aveva visto qualcosa di famigliare e si era sforzato di aprire meglio gli occhi.
Dei capelli rossi e delle bacchette fluo.
Una tuta scura.
Come diavolo si chiamava ? Non lo ricordava, quasi.
Piegare la bocca per scandire un nome tanto lungo in un unico grido fu l’idea più stupida del secolo insieme ad allungare una mano verso il cielo grigio sporco .
Sperò bastasse a farsi vedere e chiuse gli occhi.
Natasha si voltò lentamente , come se fosse preda di un’allucinazione particolarmente forte.
Quella mattina avevano iniziato i lavori di ripulitura di Sokovia per non lasciare in giro materiale troppo compromettente per lo Shield e la zona andava in ogni caso bonificata da macerie e cadaveri,ma le sole autorità sanitarie ci avrebbero messo troppo.
Corse ignorando un ordine che Maria stava dando e iniziò a spostare macerie su macerie. Se poteva sbagliarsi sulla voce,non poteva sulla mano.
“Chiamatemi un’unità medica!”ordinò a due agenti.
“Ma signora,il vicedirettore…”.
“Lui é un Avengers! Chiamate immediatamente quella stramaledetta unità o giuro che Barton vi userà come bersaglio per allenarsi dopo che vi avrò scuoiato”si impose tastando frenetica il polso del ragazzo alla ricerca del battito cardiaco”e’ vivo,muovetevi!”.
Poi si era presa una punizione con declassamento e taglio di stipendio.
Non che sarebbe morta di fame altrimenti, ma era pur sempre seccante.
Rientrò in ospedale con la barella del ragazzo e i paramedici, lo riportarono nella struttura medica disponibile più vicina non impegnata nelle operazioni di smaltimento cadaveri e riconoscimento delle salme. Italia.
Ci vollero quattro giorni perché riprendesse conoscenza dopo l’estrazione dei proiettili e lei lo aveva atteso con le gambe a cavalcioni della sedia e lo schienale premuto sul petto.
Quando spalancò gli occhi chiari era praticamente guarito,misteri dell’ipervelocitá,si disse Natasha.
Gli tolse la mascherina e si sedette su di lui.
“La tua prima dichiarazione per il pianeta?”.
“Devo puzzare da morire”biascicò lui “dov’è Wanda?”
“Wanda e’ in viaggio,arriverà fra tre ore di volo” gli annunciò e lo vide illuminarsi come un bambino davanti al primo albero di Natale.
“Effettivamente puzzi,comunque…”aggiunse “sei stato fortunato che io ti abbia notato,per un attimo ti ho scambiato per uno zombie,teppista”.
“Immagino che avrò la stessa reazione quando mi guarderò allo specchio”bofonchiò Pietro.
Natasha sorrise indulgente:”Avrai la giornata di oggi per stare con tua sorella, ma domani verrete scortati al centro di addestramento e tu verrai inserito in un team,dato che ti ho spacciato perun già Avengers, ergo lavorerai con me “.
Pietro la guardò e inarcò un sopracciglio.
“Immagino farà male,non sembri divertente come il vecchio”.
“Puoi giurarci”.
“Cazzo!”.
Si prese la tirata d’orecchio più dolorosa della sua vita.
“Linguaggio,nel mio team!”.
“Aspetta, tu sei il capo del vecchio nel team?”
Natasha alzò gli occhi. Giusto un altro bambino curioso e iperattivo a cui far da balia,le occorreva… Ok,se l’era cercata per salvarlo ma… Ci avrebbe pensato più tardi.
“Mo
ralmente giusto perché lui fa volare gli aerei e io no”.
“E quindi tu che fai?”
“Io? Io ammazzo la gente in modo molto discreto e mi compro un vestito nuovo ogni tanto mentre pianifico il lavoro”.
Pietro rise forte.
“E io che pensavo il vecchio fosse quello simpatico, ho appena deciso che mi piaci come capo morale della cosa”.
La rossa gli girò ancora più forte l’orecchio:”Ubbidirai a ogni ordine? Sarai puntuale e rapido? Preciso ed efficiente?”.
Dal colore paonazzo della sua faccia aveva appena ottenuto un sì.

“Ottimo, messo in chiaro che ubbidirai a ogni mio schiocco di dita e a velocità adeguata e che hai la resistenza di un bambino al dolore, sono sicura che possiamo passare a cosa farai con me e Barton” disse la Romanoff.
“Non parlerò, respirerò e possib
ilmente starò fermo fino ad autorizzazione di sua maestà regina delle nevi?”
La vide sorridere in modo inquietante.
“Risposta esatta, ma non farai niente di niente senza di me a parte ambientarti e conoscere gli altri, so che è superfluo chiederti di non metterti in mostra, ma ci provo lo stesso” sospirò” tu non cacciarti nei casini che non sono tua madre e per cortesia, se distruggi qualcosa addebitalo a Stark, ci sono problemi di salute che devi segnalarmi prima?”domandò studiandolo dalla sua nuova posizione, ovvero ancora sopra di lui.
Non che il panorama fosse per entrambi qualcosa di spiacevole, anzi.
A conti fatti Pietro Maximoff era un ragazzo davvero molto attraente, irriverente, sorridente, sarcastico, con tic da nevrastenia e molto …
“Infermiera!” chiamò Natasha “infermiera!” .
Il capo del giovane si era rovesciato contro il cuscino e gli occhi erano ribaltati all’indietro, con l’iride invisibile, tremava e respirava a fatica.
Lo girò su un fianco.
Perché non arrivava nessuno anche se aveva premuto l’allarme?
“Avanti, stupido ragazzino dai capelli discutibili!” lo rimproverò controllando ancora i segni vitali” avanti!” lo richiamò avendo cura che non si soffocasse con la lingua mentre tentava di capire se la crisi fosse lunga e gli schermi impazzivano.

Lo sentì singhiozzare qualcosa e lo vide sanguinare dal naso, la mano tremante tesa nell’aria.
Le si spezzò il cuore.
Anche Pietro aveva le sue debolezze,evidentemente.

E non stava bene come voleva far credere, probabile che la guarigione accelerata lo avesse indebolito più di quanto immaginasse.
La russa non pensava che ci fosse qualcosa di stuzzicare il suo già abbastanza frustrato istinto materno come l’avere un ragazzino spaventato e tremante fra le braccia.
Poteva fare altro? A casa si sarebbe detta che non era nulla di importante e lo aveva fatto per necessità professionale e sicuramente non poteva lasciarlo lì dopo averlo tirato fuori da Sokovia.
Gli prese la mano.
“Tranquillo, Pietro, ora passa” promise “ora, passa” sussurrò al suo orecchio e gli accarezzò indecisa i capelli”Pietro, guardami, sono qui e finirai presto di sentir male”assicurò.
Il ragazzo pianse più forte, nell’incoscienza, si raggomitolò contro di lei, che si ritrovò a pensare a Wanda costretta ad assistere a quello ogni tot giorni della sua vita.
“Sssh…” canticchiò melodiosa” ssssh, tutto passa” gli diede un bacio sulla guancia e sembrò calmarsi.
“Ssshhh, va tutto bene, sono qui” disse ancora “mi senti? Sono qui, ti voglio bene” si inventò “avanti, fatti forza…” sussurrò delicata massaggiandogli la mano contratta “io sono qui, so che puoi raggiungermi, sei abbastanza veloce da scappare dalla morte, sei più che qualificato per raggiungere me”.
Si sentì un suono di tosse impastata.

Il respiro del ragazzo si stava regolarizzando,ma ancora non si decideva ad aprire gli occhi e la sua mano restava stretta contro quella dell’agente in spasmodico bisogno di un appiglio. Natasha gli circondò le spalle con un braccio e gli massaggiò la schiena:”Avanti ragazzino,so che sei lì”lo udì balbettare il suo nome e respirare. Con sollievo,bisogno e fame di aria. Non voleva guardarla negli occhi. “Scusami,mi bruciano gli occhi alla luce”esalò stremato “si chiamano crisi da decompressione” .
Lo tenne con il viso premuto contro la sua coscia,non gli chiese niente:”Come nei sottomarini in riemersione?”domandó invece .
“Come una bomba in una scatola da scarpe”la corresse mentre Natasha si allungava ad abbassare le luci”prima o poi si sfoga”.
“Ti succede quando non usi a pieno la tua velocità per lunghi periodi?”indagò la russa “sai che devo saperlo”.
“Anche e semplicemente quando il mio metabolismo va a puttane”.
Gli risparmiò la tirata d’orecchio solo perché era mezzo morto e le aveva pianto sulle sue ginocchia come un vitello al mattatoio.
“E c’è un modo di curare questa cosa,Pietro?”chiese tentando di suonare contemporaneamente umanamente interessata e non troppo burocratica e pragmatica come temeva di essere stata.
“No,in realtà: é conseguenza della mia mutazione imperfetta” respirò”devo essersi sembrato molto patetico…”
A un altro avrebbe detto esattamente quelle parole, ma come ci si comporta col ragazzino che sta stritolando la tua mano e ha il capo sul tuo grembo e ha fatto un dribbling alla crisi cardiaca per pura grazia divina?
“Sei stato eroico”lo corresse”e sei stato corretto a dirmelo”gli accarezzò i capelli platino e gli concesse un bacio sulla testa”cerca di non farmi spaventare più,però,ho creduto che stessi morendo”.

“Non credo mi avresti permesso di morire due volte” ansimò e tossì. L’ostinazione e la calma quasi glaciale di quella donna gli ispiravano fiducia e sapeva che non avrebbe fatto 50-50 dei suoi sensi di colpa con il vecchio. Vedeva che era una leader nata,vedeva che era di polso,dotata,pericolosa e iper addestrata con dei principi ben chiari nella mente. Aveva la durezza di chi sa chi è e non ha niente da dimostrare e la franchezza di chi comunque si sente in debito con gli altri e vive per cancellarlo.
E soprattutto vedeva che era bella. La Vedova Nera era di una bellezza mortale o quasi eppure non era rimasta indifferente alla sua malattia, che fosse per motivi professionali o umani, era lì e non gli diceva che era un mostro,che era stato stupido e impulsivo e che non avrebbe dovuto farsi mutare da bambino che era deprecabile.
No,era lì in silenzio e con il viso duro dagli occhi brillanti ad attendere che lui parlasse,si sfogasse e raccontasse.

“Avete avuto del fegato a farvi mutare da bambini,sareste potuti non sopravvivere” disse lei per invogliarlo a parlare. Lo aiutò a bere bagnandogli con le dita gli angoli delle labbra in modo che la bocca non gli facesse male una volta aperta,dato che era piena di segni e morsi per la crisi appena avuta.
“Tanti non sono sopravvissuti e li abbiamo conosciuti tutti,tanti ci hanno imposto di ucciderli una volta giunti al massimo potenziale di stabilità, ci facevano combattere”raccontò stentato”rapivano gli orfani per avere cavie dalle città che bombardavano con le granate comprate dalle Industries per far ricadere la colpa su Stark,Wanda lo ha letto nella mente di Ultron e Ulysses”.
Natasha raggelò.
“Siete stati fortunati”commentò solo “siete sopravvissuti e a vent’anni di solitudine forzosa da psichiatria siete ritornati sulla Terra” disse”io sarei diventata matta al terzo mese”.
“Wanda parlava da sola,si mordeva le mani e si strappava i capelli, peggiorava quando qualcuno moriva ma non cedeva davanti a niente nella fase di selezione,come la chiamavano”mugugnò”picchiavo la testa contro la parete della mia cella,ero più tempo in fisioterapia che senziente e la sola cosa che mi ricordava dove fossi e mi infondeva una parvenza di serenità era la voce della mia sorellina che da sola si raccontava le fiabe e poi tentava di cavarsi gli occhi” la sua voce si fece dura “come possono fare questo a dei bambini?”domandó”e restare impuniti?”rabbrividì contro di lei “io lo rivedo tutte le notti”non ho paura delle granate, ho paura di loro”.
Eh,bello a vent’anni sognare.
Natasha Romanoff, che di barbarie simili era esperta,dato che ci era cresciuta e aveva fatto di esse la sua chiave di sopravvivenza,capiva. Capiva cosa voleva dire scappare dalla realtà, dal mondo intero e da sé stessi proteggendosi creando il vuoto nella propria testa e il veleno nella propria anima.
E il gelo nei propri occhi.
Pietro aveva gli occhi di neve,di quella neve che cade sui ruscelli e si sfalda per tornare a essere liquida forma senza mutar la sostanza.
Aveva ancora gli occhi dell’innocenza ironica nonostante tutto,quel tipo di sguardo da lei smarrito intorno ai
quattordici anni.
Lo tenne contro di sé e gli accarezzò il collo infilando le mani sotto la maglia e accarezzandogli a palmo aperto la schiena,sciogliendo ogni nodo di tensione e dolorosa contrattura.
Quanto ci metteva Wanda?
Lo sentì cambiare ritmo del respiro e lo guardò allungare la mano fino a cingerle il fianco. Ora lei era allungata sul materasso con il viso del Maximoff più grande premuto contro la pancia e il braccio di quest’ultimo a cingerle i fianchi.
“So cosa significa,ho passato più tempo in un laboratorio che fuori”gli raccontò”e…capisco”ammise “io mi ferivo i polsi con le unghie e mi graffiavo la faccia quando avevo crisi isteriche vere e proprie”proseguì”pensa a riposare,ok?”.
“Starò così un paio di giorni”biascicò”ti spiace se riposo su di te finché non arriva Wanda? Hai un profumo tranquillizzante…”.
Lo lasciò fare,lasciò che la sistemasse come desiderava e preferiva contro di sé. Anche da fermo si muoveva, aveva degli spasmi.
La vita vera con il vero lui non doveva essere affatto semplice.
Quando abbandonava la difesa dell’ironia,Pietro era un ragazzo fragile.
Fragile e difficile,problematico.
Natasha con la mano scese ad accarezzargli i fianchi,forte.
Lo sentì agitarsi.
“Nemmeno mia sorella mi tocca così”.
“Ssh, non dire niente”chiese flebile la spia “rispondi solo a quello che dicono le mie mani”.
Voleva dirgli di lasciarsi andare prima di tutto fisicamente. Pietro non era abituato all’intimitá fisica con qualcuno che non fosse la sorella.
Iniziò a sentirsi più a suo agio quando stando sempre impegnato a fissare la pancia della rossa lei inizió a dirgli cose con voce calda all’orecchio,premiando il suo sopore con l’eros.
A ogni mugugno o sospiro e gemito che sentiva,gli lasciava un bacio sulla schiena robusta.
A volte un morso. Ma lavorò talmente bene di mani e bocca che a un certo punto si trovò completamente fermo. Immobile. La guardò. Sorrideva.
Furba,lei.
Gli venne istintivo darle un bacio sulla pancia. Un bacio timido e rilassato, ma pur sempre un bacio.
Il ragazzo si addormentò con il sorriso sulle labbra e Natasha ebbe il tempo di riflettere.
Sapeva cosa sottintendeva l’ultima affermazione di Pietro
“Neanche mia sorella mi toccava così” : aveva fatto sesso con sua sorella,sicuramente più di una volta.
Poteva giudicarlo? Lei,con le mani macchiate del sangue di uomini,donne e bambini? Sapeva che la loro non era una deviazione sessuale data da una malattia, ma era una necessità.
I due erano sempre soli e avevano di conseguenza bisogno di soddisfarsi come tutti,quando essere con sé stessi non bastava più.
Semplicemente non erano affari suoi.
Pietro si svegliò e venne dimesso un’ora più tardi.
Trovarono Wanda fuori dall’ospedale,la quale senza curarsi di aver davanti Natasha abbracciò e baciò suo fratello. Era felice. Se ci fosse stata una possibilità di personificare la felicità lei avrebbe indicato il sorriso sfavillante della piccola Wanda in quel momento.
Avrebbe nominato il modo in cui abbracciava Pietro che era così intimo e personale e innamorato.
Si rivolse a lei con quello stesso sorriso grato di essere al mondo e felice di aver ritrovato un motivo per vivere.
La abbracciò.
“Grazie per averlo ritrovato”sussurrò”grazie per esserti presa cura di lui e di avermi avvertito che stava bene”.
Natasha li guardò e accettò con una facilità sorprendente che erano davvero uno,una cosa sola. Il Maximoff maggiore stava fissando la Romanoff e doveva aver detto qualcosa a sua sorella o lei doveva averlo capito in qualche maniera per il loro legame del tutto specifico.
“Senti, ti andrebbe se…Pietro ha bisogno di te e vuole averti vicino”sospirò”per cui magari ti piacerebbe fermarti a pranzo ,non so”.
Poteva coscientemente dividerli? Nella sua torturata mente avrebbe potuto separarli? Ma avrebbe potuto accettare Wanda?
Non se la sentiva,non lo sapeva.
Intanto però aveva fame.
Come sarebbe finita nuda fra i due fratelli Maximoff sul divano di casa loro altrettanto svestiti non avrebbe saputo dirlo.
Era il loro modo di ringraziarla,probabilmente.

Probabilmente era il loro modo di esprimersi e comunicare. Parlavano bene la lingua del corpo umano e dei suoi istinti,i giovani Maximoff.
Era stato divertente,era innegabile. Inizialmente la ragazza temeva che lei avrebbe potuto scappare o esserne dis
gustata. Però si era detta che non era né loro sorella né loro madre.
Quindi se facevano sesso fra loro e si divertivano non era cosa che si sarebbe permessa di giudicare.
Era certamente una persona molto religiosa,ma sapeva separare la propria morale dalla propria fede e una volta di più capiva che era stata una scelta esatta.
Davvero,non se l’era sentita di dividerli e quindi l’alternativa era prenderli in blocco nel loro mondo gotico,cupo come una cattedrale e luminoso come vetrata di chiesa all’alba rosata.
Perché Pietro si era fidato di lei per un motivo che davvero non capiva e si era lasciato toccare,tranquillizzare e si era aperto a lei con fiducia raccontando i veri risvolti della loro storia nella piccola e decadente Sokovia.
Wanda aveva fatto lo stesso. Se Pietro riteneva fosse una persona buona per loro,lo era.
Wanda le aveva baciato prima la mano e poi la bocca pregandola di dire se si fosse sentita a disagio per qualunque cosa avesse visto o sentito.
Wanda le aveva baciato la bocca mentre Pietro aveva baciato il suo collo e toccava la sorella e a Natasha era sembrato semplicemente giusto così. Natasha si era eccitata e sfogata.

Si era sentita bene e accolta. E anche in quel momento con Wanda che ridendo le dava baci sul collo languida come i gatti e suo fratello che la guardava da sotto in su ascoltando il battito del suo cuore sul suo petto con le mani fra i suoi capelli chiari era un momento intimo solo per loro.
“Tu oggi fili a letto a un’ora decente che domani vieni al lavoro con me e Clint”. Lo avvisò Natasha.
Pietro rise e le baciò la pancia:”Come la nostra signora comanda”assicurò.
Natasha gli accarezzò i capelli.
“Però non è giusto, lui lavora con voi sul campo,io mi son dovuta addestrare per mesi prima di uscire con una squadra”.
La russa rise e accarez
zò il viso di Wanda a quella protesta infantile:”Puoi venire anche tu o chiedere un cambio di team e lavorare con me e Pietro,non penso che a Clint dispiacerá vedere altre facce per un po’” propose la spia.
La Maximoff nascose il viso nell’incavo del suo collo sorridendo.
“Penso che lo farò”ridacchiò”sarà divertente,penso.
Lei non lo pensava affatto perché contava già quante cose avrebbe dovuto insegnare loro e quante cose preparare, ma sorrise. Alla fine, sarebbe potuto essere insolitamente divertente e leggero,più del solito.

La missione durò un paio di giorni e fu effettivamente rapida e divertente,Natasha non ricordava di essersi mai permessa tanta disinvoltura sul campo. Però con loro vicino si sentì un po’ più libera e un po’ più tranquilla,tornarono in America senza un graffio che ridevano ancora raccontadosi i dettagli più buffi della missione come vecchi amici. Si erano scelti tre posti vicini sull’aereo,si erano addormentati insieme con le teste sulle spalle di Natasha e le mani intrecciate a quelle dell’agente.Arrivarono in aeroporto,presero i loro bagagli.
“Senti, ti va di stare da noi?”propose Pietro “la casa é più che grande e ci piacerebbe compagnia…stabile”.
Ah,eccoli di nuovo in versione cuccioli bisognosi di attenzioni e desiderosi di darne.
O forse erano solo due ragazzi che stavano dicendo che le volevano bene,che era parte della loro famiglia.
Le stavano tendendo le loro mani.
Era pronta a qualcosa di tanto definitivo? La Tower le ricordava troppo Bruce e idem il suo appartamento. Quantomeno poteva riconoscere a sé stessa che darsi una pausa dall’autopunizione poteva farle bene.
Era uno strano modo di iniziare una nuova fase della loro vita.
Erano un trio ora.
Non era un tipo di relazione consueta,non che per lei ce ne fosse mai stata una.
Prese le loro mani e si caricó il borsone in spalla,loro gli passarono le braccia intorno alla vita ridendo sollevati.
Natasha era lì con loro mentre Wanda studiava e si addestrava insieme a Pietro che si rimetteva.
Natasha era lì con loro quando Pietro stava male e Wanda aveva crisi di nervi e crolli mentali.
Loro c’erano quando Natasha piangeva di notte e aveva incubi o crisi di coscienza.
C’erano quando si trattava di sesso, di raccontare storie e cenare insieme o farsi un regalo ai compleanni e senza motivo se non vedere gli altri due sorridere.
La Romanoff,quella sera sul loro divano dopo la doccia,mentre stavano guardando un film sapeva che in realtà, a quel punto c’era un solo motivo per cui restava con loro.
Nessuno la giudicava o qualificava per il suo mestiere.
Lì dentro era solo Natasha.
Quando Pietro si addormentava stanco su di lei dopo il sesso ascoltando il battito del suo cuore,quando Wanda la baciava per salutarla e parlavano in russo quando non volevano far sapere agli altri quello che stavano dicendo,lei era solo Natasha.
Quando indossava la tuta,loro vedevano solo Natasha e la rispettavano e amavano per questo.
E lei li amava, di questo era sicura.
Comunque,qualsiasi cosa fosse successo,li amava.
Come si amano i randagi in quel modo possessivo,personale e un po’ diffidente tutto loro.

Si amavano nella loro casa,contro ogni norma e regola morale ma era un gioco troppo divertente per rinunciarvi,faceva sentire tutti troppo bene per far finta che non fosse una cosa seria e importante.
Non era necessario parlare perché Wanda lo capiva l
o stesso e Pietro era semplicemente sensibile.
E lei capiva.
Sembrava un meccanismo molto banale, ma in realtà era complicato e prezioso.
Ogni tanto la bella rossa diceva che Pietro era il suo zombie preferito.
E faceva ridere tutti quando entrando da qualche parte si presentava dicendo:”Sono qui per caricare uno zombie!”.
Con gli Avengers che si chiedevano cosa fosse scattato fra di loro senza avere risposta.
Che guardavano la loro affinità perfetta ed elettiva senza potere dire niente se non che ehy,parevano molto felici e che i gemelli erano insolitamente protettivi con la loro nuova coinquilina.

Quel giorno doveva riportarli al Centro di Addestramento per il test finale e si erano dati appuntamento alla Tower.
Pietro si fiondò entusiasta fra le braccia di Natasha quando la vide portandosi dietro direttamente Wanda.
Se ne andarono ancheggiando come se fossero su una passerella per fotomodelli nella perplessità generale.
Clint li aspettava sul jet:”Vi do uno strappo, trio da copertina” li prese in giro mentre si accomodavano sul fondo del mezzo ridendo come matti.
“Guarda che anche Laura ha fatto copertine, e se vuoi basta chiedere, ho lavorato per Victoria’s Secret!” scherzò Natasha con Pietro addormentato su una spalla e Wanda direttamente con la testa sul suo grembo che sonnecchiava pacificamente.
“Ma davvero? Preferisco quello di Laura, giusto per non inimicarmi abbastanza mia moglie, ma non sei un po’ troppo formosa per Victoria?”la punzecchiò.
Qualcosa fece picchiare la testa di Clint contro la pulsantiera di comando e Nat notò Wanda ghignare e accomodarsi meglio contro di lei.
“Terresti un po’ a freno la tua amichetta?”
“La mia fidanzata ha tutto quello che occorre nei punti giusti” rispose Wanda nella testa di Barton mentre dava un pizzicotto su un fianco alla rossa facendola ridere e svegliando Pietro.
“E tu non svegliarmi, sorellina, lo sai che se non dormo abbastanza resto di malumore”biascicò il platinato con il broncio più infantile che si fosse mai visto.
“Piantala di fare il permaloso, fratellino, che questo è l’ultimo giro, poi se andiamo bene avremo il nostro premio” commentò allusiva.
“Nat, da quando ti dedichi alle cose a tre?”domandò Clint dalla postazione di pilotaggio.
“Mai provato? Risolve molte indecisioni, anche se penso che Maria la risolverebbe sparando a Laura” rise la Romanoff “non sono sicura che però sia qualcosa di adeguato al tuo basso senso di responsabilità”lo punzecchiò a propria volta.
“E’ per questo che non andiamo in missione da mesi, te la fai coi ragazzini?”
“Geloso, vecchio?”
“No, curioso” riconobbe “ma finché tu sei felice, posso cavarmela”.
Natasha rise:”Direi proprio di no, hai la cotta più palese per Maria Hill di questo secolo dopo quella del Capitano per me”.
“Non so come mai, ma in questo momento ti odio, Nat”.
“Figurati, ricambio di cuore, ma se ti rilassassi un attimo capiresti di cosa sto parlando” ridacchiò “su, ora abbiamo i miei ragazzi da promuovere per l’esame finale”.
Passarono l’esame con il massimo dei voti e tornarono soddisfatti dalla spia russa quel pomeriggio.
“Vogliamo il nostro premio” dichiarò Wanda cingendole un fianco “sono sicura che sarà più che sostanzioso”.
La rossa annuì sorridendo maliziosamente e prese entrambi per la vita.
“Ci divertiremo, parola di scout” assicurò baciando entrambi davanti alla metà delle reclute che li fissavano perplessi e stralunati mentre Pietro le dava uno schiaffetto sul sedere.
“E abbiamo un’ottima maestra, non potevamo non avere un premio sostanzioso e un ottimo risultato”.
Risero tornando sul jet, Maria richiamò tutti all’ordine e Clint la raggiunse.
“Pensi si divertano?” domandò a Maria l’arciere “sarò vecchio stampo, ma non si è troppi in tre?”
“Dipende da quanto sei creativo, agente” rispose la mora ” e da quanto riesci a gestirti e fidarti degli altri due”.
Barton la guardò di sottecchi.
“Sono impegnata, agente”
“E mercoledì?”
“A casa mia, ma offri tu la cena!” lo avvisò.

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