recensioni

Inside Out ( ovvero quando non puoi dire che ti fa schifo la casa nuova oppure piangono tutti)

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Inside Out è la storia di un breve arco di vita emotiva di una ragazzina, dalla nascita ai dodici anni, del Minnesota ed è raccontato dalle sue emozioni.
La storia si sviluppa grazie alle raffigurazioni di queste e grazie alle conseguenze che hanno le loro azioni sulla protagonista femminile, da quelle più positive a quelle più negative.
In breve, come avete visto, la trama è abbastanza semplice e lineare, perciò passiamo velocemente ai personaggi principali, ovvero:Rabbia, Disgusto, Tristezza,Paura e Gioia.
Tristezza e Gioia ovviamente sono le due più agli antipodi -una solare, carina, vivace, spigliata,sempre contenta e saltellante come un fagiolo sotto cocaina, l’altra timida,goffa,esitante, cicciottella, con gli occhiali…vi servono altri stereotipi per indovinare chi è Tristezza? No, immagino- e i motori della storia nell’animo della creatura che le ospita.
Disgusto è una piccola diva che impedisce a Riley di farsi male ingerendo cose brutte, sviluppando il suo senso estetico e contribuendo alla selezione delle sue amicizie fuori di casa, nel club di hockey (per tutto il film avranno seri problemi con questa parola che diventerà misteriosamente sempre la più famosa medicina) e a scuola.
Rabbia è …beh, focoso e vi lascio indovinare il senso.
Paura è una specie di Silvano di Camera Cafè ma più spigliato e carismatico, con una buona vena comica che lo rende davvero simpatico mentre consiglia sui pericoli da evitare o viene bistrattato da Rabbia fra le cui mani capita spesso se esplode.
Tratteggiati i personaggi principali i problemi iniziano col trasferimento dal Minnesota in un altro stato e qui, Tristezza, pretende di fare il suo lavoro facendo provare a far sentire giù di morale la bambina, ma Gioia la ferma. Qui inizia il primo motivo per cui Gioia trovo sia davvero troppo caricaturale e persino meschina nell’approcciarsi all’altra collega.
Gioia ha il carattere di una leader ed è sempre festosa, entusiasta, ha sempre la risposta anche quando è così palesemente una balla da infastidire te che sei seduto.
Dietro una faccia apparentemente gentile, isola e svilisce Tristezza impedendole di fare il suo lavoro e ignorandola spesso quando era palese che avesse sempre il consiglio giusto perché, guess what?, lei i libri di psicologia li aveva letti tutti dato che non le facevano fare altro.
Durante una discussione con lei, però, Gioia e Tristezza finiscono per perdersi nella memoria a lungo termine e devono tornare al centro di comando, detto qui Quartier Generale e intorno a ciò si snoda il primo nodo della trama mentre Riley si sente sempre più infelice perché lontano da casa sua, perché perde l’amica che credeva eterna e perché semplicemente sente che i suoi genitori non la ascoltano più come prima e mentre Gioia e Tristezza non ci sono, decide addirittura di scappare di casa su istigazione di Rabbia e Disgusto.
Abbreviando, tutto è bene quel che finisce bene e le biglie dei ricordi finiscono per colorarsi di più di una sfumatura emotiva, segno che puccyRiley è maturata e cresciuta arricchendo lo spettro delle sue sensazioni e reazioni, cosa che si può evincere anche dal fatto che la consolle nel Quartier Generale viene cambiata e sostituita da una con più comandi e pulsanti, Tristezza viene accettata come parte della vita della bionda protagonista e ci si avvicina a scoprire cosa siano la pubertà e le boyband.
Insomma, niente di nuovo per gli ultimi due punti, ci siam passati tutti.
Analizzata la trama ed esposti i personaggi, spieghiamo se questo film mi è piaciuto o meno, dato che è spesso e volentieri esaltato a capolavoro e soprattutto-cosa falsissima-come film per bambini. Non penso sia pienamente comprensibile se hai meno di 14 anni.
Mi è piaciuto? Sì.
Ha lati negativi? Sì, e negarlo sarebbe da sciocchi: pur essendo un buon tentativo di tradurre nel mondo dell’animazione le basi della psicologia con un bel messaggio, non è perfetto.
E’ un bel film, ma non perfetto.
La prima stonatura la presenta il personaggio di Gioia, che alla lunga come già detto risulta stucchevole, forzoso e persino irritante, nonché meschino nel come si approccia a Tristezza, riservandole un trattamento che nel mondo reale sarebbe stato etichettato come quantomeno umiliante, e invece vedevo in sala gente contenta di vedere la timida del gruppo rinchiusa in un cerchio con la presa in giro di una promessa.
E’…terribile! Solo io l’ho trovato terribile? Per favore! E quando l’ha ignorata mentre lei sapeva la strada giusta per tornare indietro?
Le avrei strappato la faccia a ceffoni.
La seconda nota stonata viene dal fatto che essendo una storia per bambini, necessariamente, è un po’ tutto banalizzato e tirato verso un lieto fine, risolvendo alcuni problemi forzatamente, come ad esempio l’amichetto immaginario della bambina che non è in grado di leggere (???), Tristezza sì e Gioia…no? Perchè dovrebbe far ridere? Forzatura! Aggiungiamo poi il fatto che sembra stupido che gli altri personaggi non abbiano mai capito cosa ci facesse in giro Tristezza e seguano piattamente Gioia qualsiasi cosa lei dica o faccia, ecco. In ultimo ci vogliamo sommare, come conseguenza del fatto che la storia doveva pur sempre essere comprensibile a un pubblico infantile, che l’evoluzione dei personaggi, quando presente, insieme alla trama, erano piuttosto…scontate e prevedibili? Gioia doveva necessariamente maturare, Tristezza doveva ovviamente dover poter toccare la console e i ricordi non perché facesse parte del percorso di crescita di Riley, ma perché doveva esserci il lieto fine!

Invece, il grande merito di questo film è aver dato voce alle idee e alle emozioni nella testa di tutti noi e che prima o poi proviamo nella nostra vita, più o meno movimentata che sia, aiutandoci a capire che anche dai momenti tristi e negativi c’è sempre un seme di qualcosa di positivo e buono che possiamo provare a cercare e coltivare se ci fermiamo a riflettere su quello che ci sta capitando, ricordandoci che come ha detto qualcuno di più saggio di me “non può piovere per sempre”, ma anche se piove a volte aprire l’ombrello è utile ed essere giù di corda apprezzando anche i momenti di disgusto, rabbia o tristezza, può portare a maturare e ampliare la nostra console emotiva consentendoci la volta dopo di gestirci meglio ed essere più forti e più empatici e solidali con gli altri, anche se questo ci spaventa o appare davvero impossibile.
Questo è un bel messaggio, è un messaggio che i film dovrebbero ripetere più spesso e con più forza! Ed è bello che abbiano trovato un modo per farlo arrivare anche ai più piccoli! Mi piace! E’ tremendamente importante e serio, non pensate?
Detto ciò, vi starete domandando se in realtà il film mi sia piaciuto o meno e devo dire che sì, mi è piaciuto! Tanto! E’ un grande film? No, ma c’è dietro un’idea davvero splendida che magari sarebbe stata gestita meglio o verrà gestita meglio se faranno un seguito, sai mai…
Vi consiglio di vederlo e di rifletterci sopra, perché è molto molto interessante come spunto di dibattito e discussione, ed è davvero un film che ti fa stare bene dentro.
Non gli do un votone perché vi ho già esposto i difetti che ha, ma ha qualcosa che merita di essere ricordato? Molto più di qualcosa.
Gli offro un otto, di cuore.
Alla prossima, ragazzi, e fatemi sapere che ne pensate <3.

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