Fanfiction

Era una ricetta di Natasha

planets bend between us set 30(37)Natasha rise morbidamente appoggiando il drink sul bancone in vetro della Tower:”Dovresti smetterla di parlarmi solo alle feste”disse a Tony “se vuoi chiedermi qualcosa fallo”.
“Il pianobar non è un buon posto per la più bella della festa”.
Eh già,sapeva che lui aveva ragione. Lui aveva quasi sempre ragione e un mucchio di altri difetti fra cui l’arroganza e l’essere scostante con gli altri,nonché l’averla accolta molto gentilmente in casa sua,letteralmente,dopo che aveva seppellito Bruce in un cimitero dello Shield. Le era rimasto accanto a modo suo,offrendole un lavoro che lei eseguiva con meticolosa precisione per annullare il resto del mondo nella sua testa e il dolore,garantendole una vita piena di agi e ricchezza senza aspettarsi nemmeno che lei gli rivolgesse la parola.
Tony aveva tanti difetti,ma sapeva fare una cosa che a pochi altri riusciva:rispettava la solitudine e questo a lei piaceva,invece. Lui non pensava che dovesse uscire da qualche guscio più o meno metaforico,che dovesse superare qualche muro, aprirsi per qualche motivo o chissà che altro.
Stark le aveva detto “ehy,quando vuoi.Sono qui” e se ne era tornato a lavorare. Ma poi era rimasto davvero,nel senso che una volta quando stava per fare una cosa davvero stupida aveva composto con mani tremanti il suo numero di cellulare e lui aveva mollato lì non sapeva più quale primo ministro e dipartimento dell’ambiente al completo per fermarla.
Non era un genio nel sentimentale,ma quando semplicemente le aveva tolto il coccio di vetro sfilandoglielo con delicatezza aveva fatto una cosa importante.
Si era graffiato la mano.
“Fallo a me”aveva chiesto”non importa quanto male farà,tu fallo a me”.
Da quel giorno non si era più procurata nemmeno una sbucciatura,non riusciva con quelle parole in testa.
Perché?
Tanta generosità immotivata la disturbava.
Ci aveva messo due settimane per capire esattamente che forse semplicemente Tony dimostrava così la sua amicizia dato che a parole non era bravo e in realtà quasi nemmeno a regali,ma coi gesti parlava benissimo e soprattutto con lei.
Probabilmente perché Natasha esprimeva una gratitudine con quegli sguardi appena accennati,con quei sorrisi abbozzati e i gesti frenetici delle mani veloci che valeva più delle parole e lui conosceva. Era la sindrome post trauma che ogni tanto le tornava fuori e dolorosamente esigeva un tributo di sangue. Comunque Stark sapeva cos’era la gratitudine in Natasha e anche se spesso non era esplicita lei ricambiava a modo suo.
Aveva dovuto imparare ad accorgersene e leggerla come una mappa.
E ci aveva messo molto tempo per farlo.
Era un contratto già firmato sulla scrivania,una camicia fresca di tintoria per una riunione che aveva scordato,un drink dopo una crisi di panico e un appuntamento annullato senza chiedere niente quando nelle giornate nere diventava tutto troppo pesante. La cura e la gentilezza di Natasha erano i dettagli,nell’ombra.
Non parlava mai,eppure era sempre sempre lì. “È tranquillo”rispose lei”non siamo mai stati molto fortunati con le feste,eh?”
“Quantomeno hai avuto il buongusto di non farmi un regalo,non sopporto i regali e sai che è-”
“Perché sentirai sempre una sorta di sadomasochistico debito verso il mondo per le tue armi vendute ovunque?”sorseggiò il drink.
“Hanno ucciso degli innocenti”.
“Certo, anche io,Clint e Rogers”replicò la rossa”eppure ti prendi cura di me non come una pazza da allontanare cosa che dovresti,per inciso,fare”
“E non farò mai”
“Dicevo,non come una pazza traumatizzata,ma come come una persona che merita dignità e amore”ammise”questo è raro”.

“Ognuno merita lo stesso numero di cuori spezzati”rispose Stark mentre la spia gli serviva un drink”è un principio a cui credo fermamente” disse sorseggiando il liquore”tu no? Hai il corpo di una che ne ha spezzati parecchi”.
“Ne ho lasciati interi troppi, è differente”inarcò un sopracciglio”senza badare a cosa succedeva al mio”ammise.
Iron Man sospirò:quel genere di cose non era in nessun manuale scientifico e non esisteva una guida approvata dalla sua azienda per il riparare cuori spezzati per cui camminava su uova di cristallo ogni volta che arrivava a quegli argomenti con lei e il suo modo disorientante di affrontare le questioni.
I suoi ragionamenti erano di una linearità quasi infantile e ciò gli causava qualche difficoltà.
Però era una sfida stimolante, il suo ermetismo.
“Magari la prossima festa la lascio organizzare a te”propose lui”e io ripago quello che si rompe,son due ruoli che ci riescono bene”.
Era pura amarezza,malinconia quella della sua voce.
“Non siamo condannati in eterno a delle etichette “lo corresse la Romanoff”non puoi ridurre il tuo contributo in sostanza quantificabile e basta,altrimenti io sarei da qualche parte coi polsi aperti e nessuno a piangere per vedermi in psichiatria”aggiunse”cosa c’è davvero?”chiese.
“Pepper vuole il divorzio e io non ce la faccio più, è giusto che stia con un uomo che la ami meglio di me e …quando passi la vita a fare scelte sbagliate ti rendi conto dopo un po’ che certi treni potrebbero essere gli ultimi che hai”.
Stava giocando con la sua mano come quando era nervoso in riunione o aveva appena superato una crisi:le toccava e faceva ballare le dita,le accarezzava il dorso e ripeteva le azioni in sequenza variabile a frequenza variabile.
Natasha non amava il contatto fisico ma questo glielo aveva proposto lei stessa e lui ne era diventato dipendente presto.
“Treni per…?”.”Per essere la persona che voglio essere con la persona con cui voglio provare a esserlo senza nascondermi”.
“Sembra la felicità”sussurrò la russa “conosci qualcuno che potrebbe renderti completo e felice a tal punto?”
“Tu”.
Era nell’aria da tempo e aveva rinfocolato le liti fra lui e Pepper quell’idea.
Distolse un attimo lo sguardo sentendolo divenire liquido,Stark non la forzò a girarsi.
“Io non…”Tu non che cosa? Non sei pronta? Hai paura? Di cosa? Se questo è il risultato non c’è da meravigliarsi che hai smesso di essere un sicario.
Sollevò le mani e gliele mise a coppa sulle guance,gli si avvicinò abbandonando il capo sulla sua spalla,Anthony osò stringerla.
“Ti ho detto una stupidaggine,fai finta che io non abbia detto niente”.
“No,ok?”disse la Vedova”
“No,tu promettimi che non avrai mai paura di me”chiese col respiro irregolare”è questa la più grande paura che condividevo con Bruce,in realtà”confessò”mi sta bene essere mostro agli occhi di tutti,ma non di quelli che amo” disse “e i tuoi occhi hanno acquisito questo valore,col tempo”.
“Quale?”
“Quello di una persona che amo”si trovò a dire”ma c’era sempre qualcosa di mezzo e il lavoro e quando dovevo sorvegliarti l’avresti presa per una sveltina,come lo avrei fatto io al tuo posto guardandomi poi con astio e sospetto”spiegò”non aveva nemmeno senso che ti cercassi in quel momento, non avevo nemmeno la testa sulle spalle e non potevo, davvero e sinceramente non sarei stata in grado di essere qualcosa di buono per te”.
Non era mai stata in grado di essere qualcosa di buono per sè stessa e per questo non si era più di tanto avvicinata agli altri, in realtà.
Era piacevole sentire il fresco delle dita di Tony sulla sua pelle, la tranquillizzava e la rilassava.
Forse era tempo per vuotare il sacco.
O forse lui sapeva già, semplicemente, e gli stava bene perché sapeva che non è il tuo passato a definire chi sei nel presente se non in minima parte e lei stava combattendo con ferocia per accettare di aver dato fuoco a un ospedale, di aver guardato nascosta in un angolo la fucilazione di sua cugina che non è riuscita a scappare con lei.
Forse era meglio.
Forse semplicemente non gli importava e non gli sarebbe mai importato.
Era partita la musica su indicazione di Clint che si sarebbe preso insulti in almeno tre lingue diverse.

I said I love you
You said good-bye
Everything changes
In the blink of an eye

I could put a little stardust in your eyes
Put a little sunshine in your life
Give me a little hope you’ll feel the same
And I wanna know will I see you again
Will I see you again

Natasha lo aveva trascinato in mezzo alla sala con gentilezza e aveva preso a cantare quelle parole stupide perchè sentiva che era la loro ultima occasione e se avessero sprecato quella non ci sarebbe stato altro per nessuno dei due.
Cantava col viso nascosto contro il suo petto e protetto dai riccioli rossi stretta a lui.
Perché avevano già perso una festa, per paura, perché erano immaturi, perchè pensavano che avrebbe fatto troppo male, perchè faceva paura abbandonare i loro freddi mondi razionali e sicuri per qualcosa che dei, sembrava proprio il comandare una barca di carta in mezzo a una tempesta oceanica.
Magari era una magia e funzionava con il Sole e un pizzico di polvere di stelle.
La sala si era fermata a sentirli cantare e guardarli ballare.
Anche se erano ubriachi e Tony era intonato ma lei era meravigliosa.

Io resterò qui fermo finchè
tu non vorrai stare con me

La musica cambiò all’improvviso quando Stark sussurrò qualcosa all’orecchio di Clint e poi tornò in mezzo alla pista improvvisata.
Natasha si mise a ridere e per Stark fu il miglior suono della serata e sia mai che si dicesse che si tirava indietro da una sfida si era messa a cantare persino gli AC/DC e aveva sculettato morbidamente fino in fondo alla sala per fare una scivolata su un assolo di chitarra e finire a cantare a gambe aperte davanti a lui.

 

“You shook me all night long”

Ora Tony aveva la certezza che sarebbe morto per lei che seguiva disinvoltamente la musica saltando e ballando e dicendo quelle cose sotto di lui con un ghigno erotico, gli occhi brillanti, i capelli che le ricadevano disordinatamente sul viso.
Ci avrebbe fatto sesso in quel momento perché davvero non riusciva a immaginare cosa ci fosse di più sfacciatamente provocante e divertente e bello sul pianeta.
Ah, gli invitati erano una vera seccatura.
A forza di piegarsi all’indietro era finita, sul pavimento, sdraiata sotto di lui che la fissava e quella donna aveva il potere magico di spegnere tutto il resto, davvero perché era sempre troppo vicino e troppo lontano perché gli interessasse di far finta di non essere un capriccioso uomo adulto davanti alla donna più bella del mondo che era lì con lui, per lui e sarebbe rimasta lì sempre salvo la fine del pianeta e anche in quel caso ci sarebbe stata, quindi chi se ne fregava?
Rise e reggendosi sul palmo delle mani la baciò divorandole quelle stupende labbra carnose.
Lei ribaltò le posizioni e non benedì mai abbastanza di aver scelto di mettersi i pantaloni quella sera.
Gli invitati si dileguarono rapidamente mentre Barton raccoglieva puntate di scommesse anche in valuta asgardiana sulla data del matrimonio.
La festa sfumò presto dai ricordi di entrambi, che si sarebbero trovati la mattina dopo con la testa occupata da uno stranamente piacevole ronzio, nudi e nello stesso letto, in uno strano e rassicurante groviglio di membra, stretti come ricci appallottolati.
Aprirono gli occhi quasi contemporaneamente e il primo pensiero di entrambi fu “caffè e cibo” quasi simultaneamente.
Caddero ridendo dal materasso.
“Avrei voluto svegliarmi così da un sacco di tempo” commentò la Romanoff allungando una mano a Iron Man.
“Concordo, abbiamo cercato di ucciderci abbastanza a lungo” disse biascicando e con l’abbozzo di un sorriso sulle labbra e accettando l’aiuto che lo riportò in un paio di mosse di arti marziali sul materasso mentre la rossa rideva.
“Pensi che sia una cosa destinata a durare?” gli chiese.
“Posso almeno avere il mio caffè prima della giornata di psicanalisi col penalista che seguirà il mio divorzio?” pregò divertito lui dandole un bacio.
Natasha incrociò le braccia sotto il seno nudo.
“Ti prego, così non sembro minacciosa nemmeno la metà che riesco a esserlo vestita”saltò sul letto e gli porse il caffè”non zuccherato, amaro e nero”.
Stark rise.
Sembrava la sua vita avesse deciso di farlo ridere molto di più da quando la spia ne faceva parte integrante e si sperava stabile.
La guardò andare a farsi la doccia e lo sciabordio dell’acqua accompagnò i suoi pensieri.
Poteva durare? Che diavolo ne sapeva? Non aveva la palla di vetro, era solo un inventore innamorato di una col doppio dei suoi anni e pareva averne sempre la metà.
Era complicato ed era davvero troppo presto per ragionare lucidamente, cazzo!Non si poteva avere un po’ di pietà? No, pareva.
Ok, appena realizzò di aver formulato di nuovo e coscientemente di essere innamorato di Natalia Romanova alias Natasha Romanoff e di averlo ripetuto più o meno tutta la sera precedente fra un balbettio e un cocktail e una canzone idiota si diede mentalmente del coglione.
Prima di tutto per essersi innamorato della donna oggettivamente più pericolosa del mondo.
Secondo e non meno importante perché non gliene importava niente.
Il panico che questo pensiero si accompagnava a Pepper non era più a pungolarlo.
Era un pensiero con cui stava bene, con cui stava bene davvero, come il banale rassicurante pensiero per cui uno più uno faceva due.
Poteva dire che sarebbe stata la costante delle sue equazioni o qualcosa del genere, che sarebbe stata lo zero sul suo piano cartesiano: in qualsiasi direzione si sarebbe allontanato, sapeva come ritornarci e sapeva che lo avrebbe trovato lì.
Realizzò che era qualcosa che gli piaceva.
La guardò rientrare mentre mangiava un cornetto a piccoli morsi delicati che non facevano perdere nemmeno una briciola.
“Penso, facendo un calcolo fra le varie sfighe che ci sono capitate tra capo e collo e la nostra incapacità quasi totale di gestire le nostre reazioni emotive senza apparire sgarbati, egocentrici e scostanti con gli altri, che questa sia l’unica cosa destinata a durare fino e oltre l’arrivo di Thanos e per molti motivi, eh!”iniziò di buon umore”il primo è che io ti amo, tu mi ami e di solito basta, ma ci detestiamo anche abbastanza da tirarci sempre fuori reciprocamente dai casini e trovare divertenti i nostri difetti”.
Nat rise:”Aspetta, stai ammettendo di avere dei difetti?”
Stark scosse il capo:”Pregi un po’ meno interessanti”ridacchiò assonnato”e poi canti benissimo e a me piace ascoltare buona musica, sono cerebralmente un teppista di quasi cinquant’anni e tu sei un ottimo avvocato, io sono un cretino impulsivo che si infila in altre dimensioni per salvare il pianeta e tu quella che sputtana pubblicamente una storia che per anni ha combattuto perché fosse segreta per fare cose davvero mainstream come salvare il mondo…”elencò”io sono quello che non si sa vestire e tu hai un ottimo gusto, io sono quello a cui il caffè piace amaro e tu quella che lo beve amaro anche se le piace il cappuccino perché sa che alla fine non avevo mai offerto ad altri un caffè da casa mia” proseguì”penso sia chiaro il motivo per cui è destinata a durare, no? Soprattutto perché io sono bellissimo e tu giusto un pochino meno bellissima di me ma non te la cavi affatto male nel dirottamento missili”.
Natasha rise fino a sentire male alla pancia e finì il suo cornetto:”Non perderti in laboratorio che oggi hai ben tre riunioni e una cena di beneficenza”.
“A che ora?”
“Abbastanza presto perché tu possa fare comodamente tardi”replicò la rossa sdraiata in tailleur blu di fianco a lui.
Ecco perché amava quella donna, altre non gli avrebbero mai dato una risposta del genere.
“Facciamo che se la cena è alle sei, il gala dopo inizierà alle sette e trenta… sarò lì per le otto?”propose.
“Solo due ore e mezza di ritardo? Ottimo” lo baciò “ci vediamo dopo, devo sbrigare un paio di pratiche e poi ti pescherò dal laboratorio per quando ci prepareremo per il gala”.
“Verrai?”
“Devo pur impedire che qualcuno ti faccia causa per persistente e reiterata arroganza, totale assenza di organizzazione lavorativa e abuso della pazienza dei tuoi impiegati e colleghi, nonché per danni d’immagine a ogni festa a cui partecipi e sei arrivato con ore di ritardo” commentò alzandosi e infilando di nuovo le scarpe.
“Ci vediamo dopo”.
Ehy, i pizzicotti sulla guancia no!
“Solo se da domani ti vesti blu e in minigonna”.
“Guarda che Pepper poi mi licenzia”.
“Sono io il capo”.
Natasha tornò indietro e gli diede un bacio.
“Ah, bene!” rispose”allora, capo, prometto di vestirmi ogni giorno come vuoi se riuscirai a essere in ritardo sempre e solo di due ore su qualsiasi tuo impegno e…”gli accarezzò allusivamente il petto “ci aggiungerò qualche piccolo e fantasioso extra se riuscirai a bere tre volte a settimana, Pepper ha sottoscritto ieri l’impegno per cui se lo farai non ti chiederà metà delle Industries come mantenimento”.
“Ma è tortura!”
“Sono molto brava nel mio lavoro”proseguì maliziosa la rossa”accetti?”
Tony sbuffò incrociando le braccia.
“Provo, ok? Ma se finirà il mondo voglio un bonus drink”.
“Stiamo giocando a D&D oppure sottoscrivendo un accordo di divorzio?”chiese la Romanoff.
“Sai giocare a D&D?”
“Forse”.
“Ci facciamo una partita?”
Nat gli diede uno schiaffetto.
“Considera le partite nel nostro patto, ma accetti si o no?”
“Sì”.
“Bene, ora fila a giocare in laboratorio”.
“Ma li porti tu i dadi stasera?”
“Stark” sillabò “in laboratorio o-r-a” e se ne andò.
Quella sera Natasha rientrò con un set di dadi di Iron Man.
Qualcuno aveva avuto la perversa idea di farli e restarono in piedi tutta la notte dopo la cena a giocare e per qualche motivo all’alba erano arrivati a costruire multinazionali a Monopoli.
Sembrava funzionare, tanto era sabato.
Quando Stark si addormentò sbadigliando sul divano dopo aver venduto Parco della Vittoria a Natasha per pagare un debito lei gli mise sopra una coperta e rimase lì a tenergli la mano fino al suo risveglio, seduta sul pavimento.
Quando Stark aveva riaperto gli occhi, ovvero intorno a mezzogiorno, si era addormentata lei.
Se la tirò delicatamente sul divano, attento a non svegliarla e le mise su la coperta e attese.
La spia riaprì gli occhi intorno alle quattro e si trovò con lui sul divano ben avvoltolata nella coperta come se fosse il ripieno di un involtino primavera dalla trama scozzese.
“Ora dovresti essere così gentile da liberarmi da questo sarcofago dai colori orribili”.
Tony lo fece e lei gli franò addosso e ripresero la loro giornata in laboratorio.
Era tutto un meccanismo che avrebbe richiesto tempo per costruirsi e ingranare adeguatamente, ma sembrava funzionare meglio di tutto quello che entrambi avevano deciso di riservarsi prima nella loro vita.
Probabilmente perché ora pareva tutto davvero semplice, davvero divertente e sincero, tranquillo e senza pretese.
Natasha non ricordava di aver mai avuto la possibilità di essere davvero spontanea soprattutto nelle reazioni emotive considerate comunemente negative, ma con lui poteva e le accettava tutte. Certo non restava passivamente indifferente ai suoi sfoghi e ogni tanto finivano per litigare violentemente, ma la riappacificazione era dietro l’angolo sempre, perché l’uno senza l’altra sarebbero andati in panico perdendosi troppo facilmente e troppo presto.
Era Nat a far bello il mondo di Tony che sarebbe stato solo quello banale e comune in cui viveva ogni uomo ricco di quel pianeta, come lui faceva bello il mondo della ballerina che sarebbe stato sempre e solo danza, sangue e terrore di cui non sarebbe mai stato a conoscenza nessuno, che l’avrebbe costretta a farsi male da sola fino alle estreme conseguenze per motivi che nessuno capiva davvero.
Il giorno della sentenza del giudice Tony era nervoso perché avrebbe rivisto Pepper e non sarebbe stato divertente. Probabilmente lo meritava. Entrò in tribunale quasi senza accorgersene e lasciò che parlasse Natasha fino alla fine dei tempi .
Fuori dall’aula una volta sentita la sentenza pareva che Pepper li stesse aspettando.
Tony la guardò:”Ciao”disse solo”scusami,devo andare”.
La donna sospirò:”Si,immagino”disse aspra squadrando Natasha”buona fortuna…immagino che fossi io quella non all’altezza”concluse girandosi e sparendo.
La rossa guardò Stark:”Ti va di fare due passi?”propose riponendo delle carte in borsa.
“Mi sento bene”disse subito lui”davvero,sto…”.
Lo stava baciando e lui sapeva che era sufficiente e aveva capito che c’era qualcosa che lo disturbava.
Iniziarono a camminare:”Siamo una coppia davvero strana,non ti sembra?”chiese lei”stasera cucino io,ti insegno a fare i muffin”.
“Bello,i muffin sono colorati”accettò e fischiettando saltò sul bordo della fontana.
“No,Sinatra no”lo pregò la spia”tutto,ma non Singing In The Rain”.
Lui rise.
Pur avendo perso Pepper la sua vita sembrava aver guadagnato qualcosa di forse anche più importante e se ne accorse quella sera dopo aver fatto una cosa da sitcom adolescenziale come preparare cupcake alla ciliegia con ragnetti di zucchero. Si stava divertendo e lo stava facendo senza far del male a nessuno,senza che il mondo finisse e senza che ci fossero conseguenze catastrofiche a parte l’aver messo su qualche etto.
Nessuno dei due aveva mai provato quella sensazione inusuale in cui tutto era fermo perché tutto andava bene .
Certamente poi ogni tanto la Romanoff spariva per sbrigare alcuni lavori di logistica e magazzino allo Shield rientrando solo alla sera,stanca morta. Maria sapeva che separarli sarebbe stato rischioso ma anche che la Romanoff non poteva evitare per sempre gli incarichi sul campo,così aveva accettato quando Stark si era offerto di seguirla nel lavoro.
Dopotutto se Natasha era sopravvissuta al suo lavoro in laboratorio e alla vita con lui,ben poteva tenerlo d’occhio.
Probabilmente stava facendo una gigantesca stupidaggine, ma non aveva certo iniziato Maria quel casino immenso e Iron Man era più che in grado di badare a sé stesso se ci badava la russa.
Fece spallucce e tornò al suo lavoro.
Quella sera Natasha gli insegnò davvero a fare i muffin e i cupcake e li mise in forno guardandoli crescere di volume e dimensioni con lui, accovacciati davanti al forno come bambini che assistono a una magia.
Era divertente, ma soprattutto era qualcosa di cui entrambi avevano un bisogno insospettabile: semplicità in un posto che fosse solo per loro e in cui nessuno avrebbe potuto interrompere quei piccoli momenti in cui si concedevano di essere sé stessi senza pressioni o necessità particolari.
A parte se Stark decideva di fregarsi pezzi di impasto con le gocce di cioccolato e a lei toccava picchiargli sulle mani il cucchiaio di legno.
Tutte le piccole cose che facevano insieme erano il modo che avevano per prendersi cura l’uno dell’altra e non serviva parlare troppo perché avrebbe rovinato tutto.
Le tempeste stavano arrivando all’orizzonte, ma loro erano pronti ad affrontarle, o forse solo meno spaventati di prima.
Non sarebbe stato tutto felice e semplice come in quei momenti e lo sapevano tutti e due.
Fuori c’era la guerra, c’era il mondo reale che richiedeva la loro attenzione.
I cupcake vennero sfornati e decorati con gelato e caramello, fuori iniziò a piovere, il cielo era affollato di nuvole nere.
Un lampo brillò nell’aria.
La tempesta era vicina.
Nat affondò i denti nel cupcake e voltò le spalle alla finestra ridendo con Tony per qualche stupidata che aveva detto a una riunione con degli altri industriali.
Rise davvero e si sentì bene mentre il caramello e il liquore le scaldavano la gola e sgualciva un tailleur da duemila dollari quando Stark le si sdraiò addosso come un gatto mentre lei tentava di trovare una posizione comoda sul divano.
“Ti innervosiscono i temporali”.
Tony lo aveva detto come una semplice constatazione,senza alcun intento particolare di giudicarla,dopotutto lui era uno che si innervorsiva raramente ma aveva le sue piccole fobie.
Tipo le ragazzine magiche che ti fottevano il cervello con la magia e scettri dalle forme ambigue,ma ehy,quelli non dovevano essere problemi di Tasha,quelli poteva affrontarli da solo.
La pioggia spazzava New York e lavava copiosamente le finestre della Tower.
Non voleva sapere come mai il temporale la innervosiva,per la verità,la trascinò a piedi nudi fuori dalla torre e lei,abituata alle sue follie,lo seguì altrettanto scalza e si trovarono ben presto fradici.
La sentì ridere all’improvviso quando i capelli perfettamente lisci le tornarono ricci e lo stava seguendo sul marciapiede.
“Tu sei matto, ma completamente matto”rideva ancora.
“Oh yes my queen, ma …visto che i temporali non fanno così paura?”disse lui improvvisando il balletto di Singing in The Rain e fischiettando quel motivetto.
“È una vecchia storia”rispose la rossa infilandosi le mani nelle tasche senza nessuna ragione plausibile considerando che era zuppa d’acqua.
“È sempre una vecchia storia,le nuove storie non sono ancora state scritte”
“È perché non sono ancora finite”disse la spia seguendolo “balli bene il tip tap ,sai?”
“Tu balli bene sempre”.
“Hanno fucilato mio padre sotto la pioggia,avevo cinque anni”raccontò mentre Tony la faceva girare sul posto prendendole una mano “sono entrata nella Stanza Rossa in un giorno di pioggia e ci sono uscita in un giorno di pioggia”proseguì”non mi piace la pioggia”.
Fece spallucce e gli sorrise”ma tu sotto la pioggia non sei affatto male”.
Stark scosse il capo e non rise,non voleva che pensasse lui stesse schernendo la sua storia.
Sorrise solo.
“No eh? A me innervosisce la neve”ammise”perché porta silenzio e il silenzio porta ricordi e a me non piace ricordare”.
Lei lo abbracciò e lo baciò,grata della sua esistenza,semplicemente.
“Vuoi sposarmi prima che ci sposi la polmonite?”le propose di getto lui.
“Solo se riesci a trovare una data su cui nessuno ha ancora scommesso con Barton, altrimenti non c’è gusto”.
“Nel posto più irritante del mondo o in quello più assurdo?” chiese Tony.
La guardò col trucco colato in rigagnoli scuri sulla faccia e un sorriso radioso sul viso, col tailleur rovinato e la paura passata.
“In quello che ti consenta di arrivare col maggior ritardo possibile di cui io farò finta di non sapere niente”.
Lo abbracciò.
“Con gli AC/DC come marcia nunziale?” propose Iron Man sentendosi stupidamente infantile mentre la baciava sotto la pioggia.
La russa rise e annuì:”Possiamo dire di avere già un buon programma”.
“Sarà il matrimonio del secolo fra i super eroi più potenti e sexy della Terra, non penso che potrebbe essere meno che fuori di testa” concluse Tony e starnutì.
Nat aprì l’ombrello.
“Ho scoperto i pregi della miniaturizzazione molecolare grazie a te, dovresti farmi i complimenti” rise lei mentre l’ombrello passava dalle dimensioni di un rossetto a quelle di un normale ombrello e copriva entrambi.
“Giuro che me ne sono ricordata dopo”.
Stark scosse la testa ridendo e la baciò ancora.
Rientrarono.
“Giuro che non andrò a farmi una doccia fino a quando non ti avrò sentita dire che sei davvero disposta a fare un’idiozia così grossa come restare con me tutta la vita”.
“Bene” disse la spia”ti voglio sposare, ma dato che non sono sessualmente attratta dalla bronchite,fila a farti una doccia calda”
“Ehy, i muffin ci sono ancora?”
“Con il the”.
“Corretto, però”.
“Vedo che ti ricordi bene i tuoi tre giorni alla settimana di alcool, eh?” incrociò le braccia”muoviti, su”lo incitò dandogli uno schiaffo sul sedere”che non ho tutta la notte”.
Tony si lavò e scaldò e tornò sul divano e la abbracciò tenendola stretta mentre gli correggeva il the e decorava i muffin con del ripieno di fragole.
“Non sapevo ti piacessero.”
“Non me lo hai mai chiesto, playboy”gli fece presente Natasha, che si era scaldata e lavata anche lei”Però puoi star certo che a te non sono ancora allergica”.
Stark finì il suo the e starnutì di nuovo.
“Dei, sei un disastro”commentò lei tirando sopra entrambi il piumone caldo”non preoccuparti, per domani sarai guarito”
Tony si accoccolò contro di lei:”Antica ricetta russa?”domandò solo.
Natasha aveva un sacco di piccoli rimedi artigianali per molte cose, e pareva in particolare ne avesse di sempre creativi per fargli fare quel che voleva, come voleva, con una puntualità accettabile e senza brontolare.
Lui ogni tanto si chiedeva cosa glielo avesse insegnato, se l’addestramento da spia, l’essere banalmente lei o la solitudine.
Era ovviamente un insieme di tutte queste cose e lui lo sapeva, insieme ai sentimenti, cosa che entrambi maneggiavano ancora con le pinze, per lui.
Gli era piaciuta questa vena creativa della Romanoff e lui era un inventore,perciò non poteva che inventarsi di contro modi più sfiziosi per evitare di fare quel che voleva e lei di provocarlo e offrirgli tentazioni divertenti.
Era un po’ come se in realtà fossero sempre stati sposati secondo la sua idea di matrimonio,ovvero una concessione legale per dare all’altro il tormento senza ripercussioni personali a parte l’Apocalisse e dei,sembrava piacere da morire a entrambi come idea,funzionava in quel modo bislacco in cui le invenzioni di Stark si animavano:con qualcosa di incrociato alla polvere di stelle,al vibranio,alla matematica e troppe giornate chiuso nella stessa stanza applicandosi su calcoli senza soluzione per il resto del genere umano ma per lui essenziali.
Sorrise intimamente:per tanto tempo si era posto l’annoso problema dell’origine della creatività,della perfezione del suo calcolo che mutava in materia senziente.
Si rannicchiò meglio sotto il piumone,recuperando una sensazione che non sentiva da anni o forse banalmente non aveva mai sentito. La sicurezza. Come nelle sue invenzioni,accettando il rischio di dare una parte di sé,lui aveva risvegliato Natasha dal suo doloroso addestramento di Black Widow,innamorandosi della perfezione di colei che aveva trovato sotto la pelle.
Era per quello che l’amava,realizzò: Natasha era una persona semplice e artigianale,che pur essendo una raffinata ballerina amava sporcarsi le mani,far fatica,sacrificarsi in prima persona e correre qualche rischio.
Tipo l’offrirgli il proprio cuore,perché aveva di nuovo ragione,lui era un vero disastro.
Tony dopo anni di vita in cui si era sentito in bilico scoprì una sensazione nuova osservando Natasha mangiare cupcake raggomitolato con lei sotto il piumone:la gratitudine.
Non era credente,non avrebbe mai ringraziato un Dio che in passato era rimasto ben più che sordo,se mai fosse esistito,ai suoi problemi e alle sue domande.
Non avrebbe rivolto la sua preghiera a una qualsiasi entità che manipolava l’esistenza umana e nemmeno al destino. Ringraziò semplicemente Natasha e la ringraziò per essere lì,perché qualcuno aveva mantenuto intatto quel suo meraviglioso nucleo di umanità calda e sincera sotto la pelle. Del tutto ininfluente era la questione per cui gli esseri umani potevano essere inventati,pareva,in quel secolo di dei e mutanti.
Era grato del fatto che fosse lì a dargli quel sollievo che in tutto il resto del mondo non era riuscito a trovare, che nient’altro sapeva dargli,era grato che ci fosse e gli facesse fare cose stupidamente assurde come i cupcake nel bel mezzo della notte e fosse tutto davvero irrazionalmente divertente e rassicurante.
La guardò e guardò la tempesta fuori.
Sarebbe passata,l’avrebbero affrontata e superata dipendendo solo gli uni dagli altri e contando l’uno sull’altra.
Il cielo si schiarí.
Nat si era addormentata col mento sporco di marmellata e anche lui ne avrebbe avuta nella barba ma chi se ne fregava. Lei aveva un metodo tutto suo per far funzionare le cose. Era un’antica ricetta russa e lui semplicemente ci credeva,funzionava tutto senza che lui capisse perché esattamente.
Anzi,non gliene importava niente.
Si assopì.
Era una ricetta di Natasha.
E le ricette di Natasha funzionavano sempre.

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