Challenge e iniziative · recensioni

Wool (saga “Silo”, ovvero quando pensi che con Twilight avevi toccato il fondo)

HoweyWOOL72dpiPremettiamo una cosa: io non odio nessuno a questo mondo e trovo che ogni volume pubblicato possa avere un lato apprezzabile, di solito.
Wool no, perché non ha nemmeno la brevità dalla sua parte! Sono cinquecento pagine di vuoto pneumatico su cui rovinarsi le retine e non penso di voler proseguire oltre nella lettura degli altri volumi della saga.
Ma come sempre, procediamo in maniera raziocinante.
Wool è un libro che racconta, in teoria, la storia della razza umana confinata in alcune strutture definite “silos”, come quelli in cui attualmente stipiamo il grano e altro raccolto dei campi, sì.
Fuori in teoria l’aria è tossica, non si può uscire dal silo e se chiedi di uscire in pratica è una condanna a morte, anche se sei un bambino, anche se sei mentalmente instabile, anche se è tutto un complotto in pratica fai ciao ciao alla vita con la manina, indossi la tutina da palombaro e te ne vai all’avventura.
In sé potrebbe non avere difetti e fermarsi all’essere un orrido ricalco di Divergent e distopie del genere, ma riesce a peggiorare.
Il più grande difetto, aldilà dell’essere in commercio, di questo libro è lo stile di scrittura dell’autore che è magnificato sin dalla copertina come nuova scoperta ed è elementare,sciatto e semplicistico per dirla in maniera generosa.
Insomma, la Meyer in confronto è Dante, circa.
E’ brutto e povero, i protagonisti sono appena accennati e tutto è molto vago a parte il silo -minimo sindacale-e le braccia della Suesca protagonista Juliette, che sembra Rambo incrociato a Tony Stark perchè oh, lei sa tutto, ripara tutto, capisce tutto e risolve tutto perché ha le braccia forti ed è intelliGGenteH.
Ci facciamo un hashtag?
Il secondo grande problema di questo testo, derivato direttamente dal primo qui esposto,è che dopo le prime dieci,massimo dodici pagine, inizia a non fregartene niente di niente e di nessuno e la trama si riempie di buchi così grossi che puoi entrarci con un caterpillar.
Muore gente a caso.
Si fanno rivoluzioni a casaccio e la gente viene rinchiusa nei silos per motivazioni che nessuno capisce -fatta eccezione quella per cui l’aria era davvero inquinata, ma ehy! Lo è anche adesso! Siamo in buchi nel terreno? NO,- e nessuno tenta di migliorare la qualità della vita nei silo e di migliorare quella dell’aria fuori.
E’ passato talmente tanto tempo sotto terra che nei silos periferici -dal 15 in su, immagino- si sono dimenticati anche di avere le pile ricaricabili e le batterie, sono dipendenti dal petrolio (ancora, nonostante sappiamo tutti quanto sia irrealistico che il petrolio esista in un futuro post apocalittico così lontano poiché è un combustibile destinato a esaurirsi ma io mi soffermo sui dettagli) e beh, cosa può venire fuori da una tribù di gente che si fa volontariamente rinchiudere e sa riparare generatori di energia iper complessi ma un tubo del cesso intasato li manda in paranoia? Niente.
I salti logici e le pecche di caratterizzazione son figli della scrittura sciatta e superficiale: prendiamo solo il primo sindaco presentato nel libro e il suo vicesceriffo, che si accarezzano le manine per quarant’anni perché lei vorrebbe dargliela ma non sa se può e lui non vuole l’aumento di paga perché se no lei non può più dargliela e… No, non ditelo che se in quarant’anni non se l’è filato di pezza non succederà niente negli ultimi cinque della tua vita, al baffo.
Aggiungeteci per esempio che un gruppo di meccanici esperti non si accorge che è strano che per quarant’anni ti mandano del nastro adesivo scadente e materiale palesemente sabotato e vi verrà spontaneo rifiutarvi di far riparare anche i giocattoli di vostro figlio a questi qui.
I riempitivi sono costituiti da gente che scopre le stelle, da gente che muore in maniera randomica, qualche scena lacrimevole di gente che non vorrebbe morire ma muore e da gente che si vuole tanto bene e ha scoperto il complottone ma puntualmente non fa niente a parte… eh già. Morire.
Mi domanderete se questo libro ha qualche pregio, signore e signori: la risposta è…i titoli delle parti in cui è diviso? Sono carini? Vogliamo salvare almeno ciò di un libro che pare pubblicato perchè la Rizzoli ha perso una scommessa a un gioco alcoolico? Non lo so.
Resta che come testo in sè mi ha dato contemporaneamente mal di testa e il voltastomaco insieme a un’incredibile botta di sonno, altro che integratori di melatonina e dunque avevo appena finito il ciclo ma mi son trovata k.o. grazie a questo signore che ha pensato che tutti potessero scrivere una distopia.
Non è così e non so se è colpevole anche il traduttore che magari ha reso male diverse parti, ma non penso:se il tuo materiale di base non è buono, non lo sarà nemmeno il prodotto finale, no? Ecco, quindi probabilmente chi lo ha letto in lingua originale salva qualcosa, ma non sarò certo io a farlo e senza rimpianti.
Penso sia davvero il primo testo che mi trovo a recensire senza che raggiunga se non stentatamente la sufficienza, per cui se ne va con un 6- e la speranza che Rizzoli la pianti di far giochini alcoolici prima di decidere cosa pubblicare. O dite che ha scelto i manoscritti bendato?
I don’t know, ma resta che questo …coso, non è consigliato a nessuno se non a vostra suocera per farle una macumba potente oppure al vostro peggior nemico e in quel caso deve proprio starvi tanto sulle palle per rifilargli qualcosa del genere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...