Fanfiction

I regali di Tony

3Peccato che Tony non ci aveva provato più di tanto a rifare regali a Pepper,se non quell’anno,ma lui aveva detto davvero al negoziante di fargli semplicemente “grande”,il peluche.
Insomma,non andava davvero bene perché era di nuovo troppo grande e Pepper era sbottata quindici minuti prima e lui aveva pensato di essere in diritto,almeno lì,di sentirsi un po’ offeso.
E ne stavano ancora parlando! Aveva mal di testa e bisogno di bere.
Tanto bisogno di bere.
E stava facendo fatica a controllare la crisi di panico incombente,o almeno fece fatica fino a quando una voce non li distrasse.
“Cinque cose che vedi,quattro che senti,tre odori e due cose che puoi mangiare,signor Stark”commentò il suo avvocato appollaiandosi sulla zampa del coniglio di peluche”comincia a contare”ordinò annoiata studiando le cuciture del pupazzo.
In quel momento la voce di Natasha giunse per Iron Man come una benedizione:calma,rassicurante,ferma,un punto sicuro sul quale focalizzare la propria ansia momentanea.
Iniziò il conto mentalmente.
“A voce alta,per favore!”lo richiamò la Romanoff”perché dovete discutere per l’affidamento di un coniglio?”chiese”di pezza,poi”.
“Perché lui non ha il senso della misura”.
“Perché sembra che ultimamente io sbagli tutto”.
“Aha,allora lo regali a me signor Stark? Lo voglio usare come letto”disse Natasha saltandoci su per saggiarne la consistenza.
“Ti piace davvero?”chiese perplesso.
“Non butto via niente che sia caldo e morbido”scese dall’oggetto”e comunque si,trovo sia adorabilmente vintage come pensiero”confermò”penso che lo chiamerò Robert”decise”sono sicura che sia un nome adatto per qualche motivo che per ora mi è del tutto incomprensibile”.
Andarono avanti altri sei minuti, mentre la Romanoff finiva di sbrigare alcune pratiche seduta tranquillamente sul peluche.
La tensione stava aumentando e lei alzò lo sguardo dopo aver arricciato il naso.
Da quando erano arrivati a quell’intimo livello di degenero? Si era ripromessa di star ben lontana dai guai coniugali altrui, ma ci era rimasta tragicamente in mezzo.
Ok, forse non proprio tragicamente, però la realtà non cambiava minimamente: lei stava cercando di lavorare ed era intrappolata fra due fuo-
“Pepper togliti dalle palle!” ordinò praticamente buttandola per terra in uno svolazzo di pratiche legali e prendendo al volo Stark prima che cadesse.
Gli controllò i segni vitali, si stava sforzando di balbettare qualcosa, ottimo, quantomeno era presente, se non a sè stesso, a qualcosa nella sua testa.
“No, guardami” lo chiamò”Tony, guarda me” ordinò prendendogli il viso fra le mani”so che mi senti, non stai morendo e non ti consentirò, come non consentirò a qualcosa nella tua testa di farti scoppiare cuore e cervello contemporaneamente” aggiunse distendendogli le dita della mano, orridamente contratte e sudate, con un massaggio.
L’uomo sul suo grembo fece un sorriso sforzato.
Si tolse il giacchino e glielo mise sotto la testa.
“Puzzerà” biascicò Stark, rianimato per un istante da qualcosa molto vicino alla fortuna e alla buona sorte.
“Non importa, mi paghi abbastanza per consentirmi di usare una tintoria” assicurò la rossa”devi solo pensare a come decelerare, ok? Calmati, piano, lentamente” ripetè”e ricominciamo a contare”propose.
L’adrenalina che Iron Man aveva nelle vene non lo aiutava ad essere lucidissimo, ma ora quantomeno era precipitato dal buco nello spazio al buco nel mondo reale e se era vicino a Tasha significava o che era sotto processo per qualcosa, o che era sotto processo lei, o che era stato male e basta e il suo cervello doveva davvero smetterla.
“Vedo…”balbettò il moro”Vedo te, vedo dei fogli alla rinfusa per terra, sono tuoi dolcezza?”tossì”mi dispiace se…”
“Avanti con il conto, a quelli penso dopo”.
Sempre prima gli altri, tipico di Stark, sempre sé stesso per ultimo, o non in classifica.
Sciocco, seppur in qualche modo per lei ammirevole.
Non lo capiva del tutto, ma lo ammirava.
“Vedo la tua scollatura”.
“Soprassederò dal rifilarti uno scappellotto giusto perché sei moribondo”rispose la russa.
“La tua collana,Pepper,i tuoi capelli rossi e poi …sono già arrivato a cinque?”chiese affaticato.
“Passa alle cose che senti”.
“La tua voce,il mio respiro nelle orecchie e la pioggia fuori dalle finestre,sento Pepper piangere”concluse rammaricato.
“Tre da…?”gli domandò.
“Com’era,annusare?”rise Stark.
“Andrai mai da un cardiologo più serio?”scattò Pepper “stai in piedi a malapena!”era preoccupata a morte,a livelli vicini al terrore.
Natasha alzò gli occhi al cielo e lasciò un attimo Tony sul pavimento:gente nervosa con gente in panico non era una buona combinazione. “Pepper”la chiamò”Pepper,ferma non muoverti,hai un insetto sul collo”la avvisò e le diede un colpo secco che la mise k.o.,poi tornò da Stark.
“Non è morta,tornerà sveglia e isterica prima che tu abbia tempo di rimpiangere che quella botta non gliela abbia data più forte”lo zittí”conta ancora,hai la tachicardia di un cocainomane” lo esortò.
Tony deglutì e tentò di riprendere la conta con un tono più convinto e …fallì.
“Stavolta hai bisogno di riposo”si raccomandò la Nat”devi prenderti un paio di giorni da solo,in laboratorio,coi tuoi giochini e rilassarti lì,perché Pepper ti manderà la pressione alle stelle appena aprirà bocca e tu lo sai”.
“Pepper non ha colpe,sono io lo stupido che…”
“Va bene tutto Stark,ma davvero non puoi venirmi a dire che uno che ha commesso lo schifoso atto eroico di salvare l’umanità rischiando la propria pelle non ha diritto a dire che Pepper non ce la fa più e tu nemmeno”agitò una mano”non aprire bocca e fammi finire”impose”non importa cosa farai dei miei consigli,ma esagerare con queste tue crisi ti porterà dall’altra parte della linea e non è quello che voglio che succeda”.
“Sei preoccupata per me,dolcezza?”.
“Forse sono l’unica al mondo che è più preoccupata per te che per le tue armature o le tue aziende!”sbottò la Romanoff”maledizione a te e alla tua testardaggine,non osare riavvicinarti a qualcosa che sia la Potts o connesso a lei o resterò a farti da balia fino al prossimo millennio,giuro”.
“Mi sa che dovrai restare,allora”.
“Bene,sarò impegnata a farti da fantasma personale fino alla fine dei tempi”rispose secca la russa.
“Tu e la tua meravigliosa scollatura”.
La spia gli diede una botta sulla spalla e nulla del suo addestramento le impedì di scoppiare a ridere insieme a lui.
“Dio se sei infantile”commentò”hai rischiato l’infarto e sei qui a far ridere me come se l’infarto l’avessi rischiato io!”.
“Sono Iron Man tesoro,che ti aspettavi?”
Gli tappó il naso e lui fece una faccia buffa,lei glielo storse .
“Pepper si sarebbe arrabbiata”.
“Pepper è preoccupata ed è sgarbata,ma non per questo merita biasimo per le reazioni che ha ai tuoi attacchi”specificò Natasha.
“No,vero”convenne Stark mentre la donna gli accarezzava distrattamente i capelli”mi dico che devo essere meglio,che devo dare di più ogni volta e che devo essere in grado di aiutare meglio tutti e … È davvero sbagliato?”.
La spia si attorcigliò sul dito una ciocca di capelli:”Non capisco al cento per cento quello che fai e tante volte nemmeno lo approvo del tutto,ma …”alzò gli occhi”ti ammiro perché non lo fai mai per te stesso,ecco”sospirò”ora però ci siete tu e la morte,la mente ti sta dicendo che non è ancora pronta ad accettare il confronto e cosa davvero hai sentito in quel volo e cosa hai visto”ipotizzò”e questo ha lasciato segni pesanti sul tuo corpo”aggiunse”tu non puoi fartene una colpa per non sapere come gestire delle esperienze sovrannaturali che ucciderebbero chiunque”.
Ehy,la rossa aveva ragione. Davvero,aveva un sacco di ragione e lui avrebbe dovuto fermarsi un attimo e darle ascolto,ma sentiva solo un sordo pulsare al petto.
Sentí solo che al mondo,all’improvviso,era solo.
Era quello il vuoto che sentiva quando precipitava.
Quando precipitava chiudendo gli occhi,abbandonato come un bambino che impara a fare il morto a galla e si deve fidare dell’acqua azzurra e immensa sotto di lui.
Si leccó le labbra e ebbe uno spasmo,chiuse gli occhi.
“No,Tony stai con me” chiese Natasha “guardami ok,guardami”lo richiamò tenendolo per mano”niente,andato”sbuffò restando lì mentre Pepper riprendeva conoscenza.
“Ha avuto un’altra crisi?”chiese spaventata la Potts.
“La sta avendo,se non riprende conoscenza nel prossimo minuto chiama l’ambulanza,tieni a portata di mano il telefono,se smette di respirare chiama al mio segno”ordinò secca come se fosse sul campo e Virginia fosse una recluta.
Di nuovo,il cielo di New York,lo skyline frastagliato e …le stelle? Era notte.
I chiaturi erano arrivati di notte? Tentò di riattivare la Mark,i comandi non rispondevano nemmeno per errore e … Gli mancava l’aria! Si ribaltò tutto.
Non c’era Hulk a salvarlo.
Non sarebbe atterrato sul morbido e quella volta sì che sarebbe finito tutto.
La sua testa si sarebbe spiaccicata al suolo e i suoi organi sparsi sull’asfalto e nessuno avrebbe pianto al funerale dei suoi resti forse,se non quelli pagati. Nemmeno Rogers.
Qualcosa nel volo lo calmò. Cadeva la neve su New York,era così bella,così rassicurante e pacifica,gli pareva proprio… C’era un riflesso aranciato nella A sulla Tower e una figura sul tetto,se fosse stata lì ancora la avrebbe sicuramente schiacciata,chi era quella donna che era rimasta al buio? Pepper? Al pensiero il viso gli si illuminò in un sorriso stanco e dolce.
Aveva i capelli rossi.
Ed era in blu.
Natasha.
Entrò il sollievo a invaderlo.
Sostituito dal panico quando parve che lei volesse lasciarlo cadere dal tetto,ancora più giù.
La guardò correre verso il bordo coi capelli rossi intrecciati di piccoli cristalli e lo afferrò saldamente per la mano.
I sistemi della Mark si attivarono e lui salì sul tetto.
Quando si tolse il casco scoprì di star piangendo.
Lei lo guardava,silenziosa come una statua di una cattedrale.
Ma gli teneva la mano.
Scesero le scale per rientrare al piano più alto della Torre e lei non aveva smesso di tenergli la mano, con la tuta colorata di venature azzurrine che partivano dal punto in cui le loro dita si toccavano.
Natasha non parlava, non era insolito, non parlava mai.
Quanto durava tutto quello?
Scesero.
Lei si girò e sorrise.
Aprì le labbra e lui smise di sentire quanto stava dicendo, si era svegliato.

“Stark!” .
Ecco, cosa stava dicendo Natasha “Stark, ora, calmati”.
Aveva il braccio coperto da tre sottili righe rosso ciliegia e sicuramente gliele aveva inferte lui.
“Mi sono fatta cose peggiori, Pepper é ha letto con un sedativo”lo anticipò”quando mi sono accorta che stavi tornando l’ho spedita a nanna”.
Lui tossì sangue.
“Devi medicarti il braccio”.
“E tu tagliarti le unghie, è una discussione senza senso in questo momento”.
Tony rise.
“Mi spieghi come diavolo fai, tu?”
“A fare che?” chiese perplessa Black Widow.
“A non spazientirti mai con me? E’ snervante”.
“Mi son spazientita un sacco di volte con te”.
“Ma mai sul serio,non sono sicuro che tu sia meno pericolosa di Hulk da incazzata”ribatté Stark.
“Vorresti vedermi arrabbiata?”
“In nome delle mutande di tutto ciò che esiste di buono,puro e molecolarnente scomponibile no”replicò lui”mi piace vivere,anche se non sembra”.
“È per questo che tenti di ammazzarti tanto spesso?”
“Sei sempre così brava coi nervi scoperti altrui?”
“Non sono né Pepper né una psichiatra,quindi non ho ragioni per far finta di non voler urtare la tua sensibilità”.
“Pensi sia sensibile ?”
“Non in senso prettamente romantico”.
Lo stava distraendo,era concentrato su nulla che avesse a che fare con Pepper e le Industries e gli Avengers. Doveva continuare e farlo parlare.
“La mia visione è cambiata”raccontò di getto Iron Man sentendosi improvvisamente esposto,tanto che si mosse per stare su un fianco,come a evitare il suo sguardo.
Lui era quello razionale, quello che nella matematica e in un cervello funzionante riponeva le chiavi della sua esistenza e del suo equilibrio psichico.
Lui era un eroe,ci provava a esserlo e a ripeterselo.
Però lui falliva e questo faceva male a tanti,uno solo era già troppo.
Tony non riusciva a convivere con l’idea che non si possa liberare il mondo dal lato ying del suo yang o viceversa.
Sentí Natasha sfilargli con mani veloci la t-shirt sudata e chiazzata. Quella donna era una autolesionista alla ricerca di uno scopo nuovo,un’assassina che svolgeva il suo mestiere e vi conviveva come lui non sapeva fare.
Lui la ammirava,seppur in lontananza e si sentiva nudo davanti a lei,l’assenza della maglia e lo sguardo penetrante di lei acuivano la sensazione che lui fosse un bambino indifeso davanti a un mostro troppo grande da combattere da solo.
Chissà cosa pensava,aldilà probabilmente del fatto che riteneva entrambi davvero persone puerili.
“Mi racconti com’è Mosca?”chiese senza ragione particolare alla Vedova Nera.
La rossa arricciò il naso.
“Mosca?”si prese un attimo per radunare i ricordi”Mosca è…decadente,nel senso letterario e romantico del termine,ci sono zone estremamente ricche e zone estremamente povere passando solo da una strada a quella vicina”gli passò la mano fra i capelli”ma la parte davvero bella di Mosca é la gente,la gente di Mosca è sempre di fretta,sempre impegnata in qualche cosa che solo lei vede e capisce,ma che è molto importante e vuole condividere,a Mosca condividere è importante”si fece nostalgica,una sfumatura che Tony non aveva mai colto in lei”a Mosca se uno straniero si ferma a chiedere indicazioni un russo non risponde,ti accompagna se può direttamente dove vuoi andare, è un modo diverso di approcciarsi alla gente e alla giornata che mi è sempre piaciuto”proseguì”sapeva di famiglia,no?”sospirò”i moscoviti sono innamorati del buon cibo,di quello ricco e casalingo e ogni occasione è buona per bere qualcosa anche se non è ufficiale,la mia cosa preferita di Mosca era che c’erano un sacco di bar”sorrise”ti piacerebbe,penso,magari un giorno ti ci porto”propose accarezzandogli il collo leggera come un soffio d’aria russa.
“Sembra… Sembra un posto dove tutti dovrebbero poter vivere almeno una volta”commentò Iron Man.
“Vero,ma Mosca se ci resti troppo ti offre dei regali,e quei regali sono infidi”disse la Romanoff”ma sta a te se accettare il pacco sapendo che non puoi restituirlo”.
Tornò a guardarla.
“Io non sono mai stato a Mosca,eppure mi ha offerto un avvocato straordinario di cui penso di aver bisogno,fra parentesi,anche come divorzista”.
“Non è prematuro?”.
“Prematuro ed egoista,ma ha diritto lei di smettere di avere crisi isteriche e io di vivere con la tachicardia ogni volta che mi approccio a lei con la paura di averla messa in pericolo oppure di averla uccisa nel sonno perché un’armatura ha qualcosa di inceppato o ho avuto un attacco che mi ha portato un infarto,o di averla ferita solo perché le ho respirato accanto “.
La spia non si permise di ribattere .
“Come è cambiata la visione?”
“C’è sempre la neve e io ho sempre un fottuto terrore di spiaccicarmi al suolo,penso che non c’è Hulk che mi salverà e sto precipitando perpendicolarmente alla Torre”prese fiato”la neve,quando capisco che sta nevicando mi calmo,mi viene da pensare che se i fiocchi cadono tanto delicatamente non può essere così doloroso morire,che magari sarà la sensazione di un fiocco di neve sul marciapiede sopra altri mille e quindi non mi accorgerò di niente”tornò a guardarla”poi mentre cado noto una figura sul tetto della Tower e capisco che sei tu dal colore dei capelli,ma non faccio in tempo a chiamarti,mi prendi al volo oltre il tetto e mi tiri su,senza lasciarmi la mano”.
Natasha restava raramente senza parole,ma Stark aveva quella capacità di raccontare cose importantissime e serie come i propri traumi psicologici con l’ingenuità e il candore delle fiabe,la vergogna di un ragazzino colto a rubare e la genuinità di Mosca e della sua gente.
“Ti va di andare a Mosca?”propose in risposta l’agente.
“Ma avevi detto che…”.
Lei inarcò pesantemente un sopracciglio.”Guido io”
“Ma Barton ha detto che …”
“Ho mentito”.
“Perché?”.
“Perché non era importante che sapesse cosa faccio e per chi”.
“Wow,quindi è una missione segreta!”si riscosse Tony improvvisamente entusiasta.
La rossa alzò gli occhi al cielo sbuffando divertita.
“James Bond,ci stai?”.
Avevano bisogno entrambi di fare qualcosa di stupido.
Pepper se n’era già andata da un pezzo.
Natasha pilotó davvero fino a fuori Mosca al suo aeroporto privato e portò Stark in città.
Natasha lasciò che Tony si guardasse intorno e tentasse per una volta di svuotare la mente dai pensieri negativi di quella giornata e dalla spossatezza.
Camminò in silenzio accanto a lui mentre la neve cadeva su Mosca, in lenti e pigri fiocchi.
Stark fu sorpreso di una cosa: Mosca era davvero come Nat l’aveva raccontata, con la gente frenetica e un’atmosfera in bilico fra la fiaba e un tempo andato che però si notava ancora in ampi scorci malinconici qua e là.
Mosca era la città del tempo che fu e del tempo che sarebbe sempre stato.
Poi notò i palazzi.
“Tu… posso levarmi una curiosità?”.
La rossa fece spallucce.
“Tu non sei Anastasia, vero?”
“Non hai letto il mio fascicolo o hai visto troppi cartoni animati?” chiese di rimando la spia con le mani infilate nelle tasche della giacca che si era messa prima di uscire.
“Una e l’altra”.
“Sono la cugina di secondo grado di Anastasia”puntualizzò”hanno iniziato a far scappare gente appena hanno avuto sentore dell’agitazione del popolo” sospirò”era già tardi, ma nessuno sospettava che le macchinazioni di Rasputin avrebbero svuotato la pancia della Russia e lasciato una famiglia nel sangue”gli indicò una targa”qui è morta Anastasia di Russia, qui è beatificata Anastasia vergine e martire”.
“E’ la storia più triste che abbia mai sentito”confessò lui”nessuno pensa che una rivoluzione sia solo un massacro gratuito in nome di un’idea diversa”.
“Un detto africano dice che quando gli elefanti combattono l’erba resta schiacciata” replicò la Romanoff spogliandosi del suo cappotto e mettendoglielo sulle spalle”ma gli esseri umani non dovrebbero morire a dodici anni chiamando la loro madre, bendati, su un patibolo, col popolo gaudiente e dei proiettili in corpo”.
Faceva male da raccontare, faceva male da sentire.
Quanto orrore avevano subito quegli occhi verdi come i boschi?
“Ma le rivoluzioni non sono solo massacri, sarebbe ingiusto ridurre solo a questo il corso della storia che è fatto di idee, di sogni, di bisogni e soprattutto di libertà, la gente ha bisogno di credere di agire per la libertà, anche se la libertà non sarà mai nelle loro mani davvero, è nelle mani di qualcuno di più in alto di loro che li ha mandati a farsi massacrare perché troppo ricco per morire”.
Tony annuì:”Ti disturba sapere quanto mi sembra di star parlando con Loki in questo momento?”
“Non ho mai detto che Loki avesse torto, infatti”assicurò la rossa”ma avevo del lavoro da fare, e le convinzioni personali non possono farne parte”.
“Sarebbe come se io avessi costruito le Mark chiedendo al fruttivendolo se preferisce il vibranio o il titanio, immagino” convenne Anthony”e Loki, a conti fatti era la persona più normale fra noi, volendo spulciare caso clinico per caso clinico”.
“Loki voleva conquistare Asgard, ci riuscirà e lo farà in modo sottile, silenzioso e strisciante, il mio preferito” commentò la Romanoff”facendo un gran casino per distrarre gli altri dal Trono, nel frattempo” sorrise di una smorfia fredda”i regimi cadono, è la storia, altri nascono, ma stavolta sarà guerra”.
“Cosa vi siete detti davvero tu e lui, in quel pacifico vis-a-vis?”
“Non è così importante che tu lo sappia”gli porse una fiaschetta di Vodka con incise delle lettere in cirillico”il nome del mio ex”.
“Non pensavo che Bruce si scrivesse così”.
“E chi ha mai detto che è Bruce?”scosse il capo.
“Mi confondi”
“Vuol dire che sto lavorando bene”.
“Grazie della giacca” disse in risposta e se la allacciò fino al mento. Proseguirono la loro passeggiata e arrivarono davanti al Bolshoi,altro posto significativo per Natasha.
Non la vide tremare,la osservò fare una cosa strana:contraeva le dita dei piedi oscillando sui talloni come una bimba impaziente.
Entrarono e la ballerina scambiò due o tre parole con una guardia della sicurezza,che li lasciò passare con un cenno e un inchino riverente. Natasha salì sul palco:”Immagino che questo fosse un passo necessario”.
“Non era necessario che me lo mostrassi,se non era qualcosa con cui eri a tuo agio” sarebbe stata una cosa giusta da dire,una cosa normale e una semplice serie di parole dovuta a una persona che tanto si stava aprendo con lui.
Gli venne solo da dire:”É qui che sembri a casa”.
La rossa oscillò il capo e i capelli si adeguarono al movimento:”Sai perché te lo sto lasciando vedere?”chiese sentendo gli occhi umidi”sai perché? Sai perché non sono mai tornata in Russia nemmeno con Clint?”domandó.
“Perché sono stato male e mi sono fidato di te”sussurrò lui guardandola come se la vedesse davvero per la prima volta solo in quel momento,su un palco che per lei era maledetto e coperto di sangue.
Ora capiva qual era il suo motivo:voleva che nel suo passato ci fosse qualcosa di bello da ricordare,un ricordo diverso.
Voleva che qualcuno le dicesse che l’avrebbe aspettata una volta scesa dal palco. Che le dicesse che aveva fatto bene a correre via verso un orfanotrofio mentre sentiva nelle orecchie il rumore dei proiettili che squarciavano la carne di Ania. Che lui sarebbe sopravvissuto,che lui sapendola debole l’avrebbe accettata e non denigrata,che non avrebbe preteso che si nascondesse.
Fu lui ad allungare la mano e lei lo tirò sul palco -dalla parte giusta del parapetto,la neve cadeva-,fu lei ad abbracciarlo-con un braccio solo,senza sciogliere le loro mani,la neve cadeva-.
“Feste e balli,fantasia,quando viene dicembre….”cantò Tony sentendosi goffo,stupido e inadeguato, con lei stretta e con la testa sul suo petto”ed un canto vola via,quando viene dicembre…”.
Rincorsero pensieri e battiti di cuore sulle note di un cartone animato,si mossero intondo a piccoli passi.
Era ora di iniziare una storia nuova.
“Stai per avere una crisi?”chiese la principessa.
“Certo”rispose il principe”ma se mi tieni la mano passerà,passa tutto se mi tieni la mano, non credo esista un principio matematico che codifichi la cosa, ma funziona”.
Natasha lo aiutò a sedersi sul legno levigato del palco.
“Ci abbiamo messo davvero troppo”ansimò Stark”ci abbiamo messo troppo per accorgerci che…”.
Lo stava semplicemente baciando, tranquilla come se stessero nel loro salotto e fosse normale.
Natasha sapeva rendere molte cose normali, era un fatto positivo perché lui normale non era affatto.
Da quando pensava in termini di “loro”? Con Pepper non ci riusciva se non per semplice meccanismo grammaticale codificato da anni di apprendimento scolasticamente corretto e controllato.
La vista gli si oscurò e tornò il buco nel cielo, sarebbe sempre tornato e non ci sarebbe mai stato niente che lo poteva cancellare.
E lui cadeva di nuovo, ma stavolta gli pareva di farlo più lentamente, stavolta sentiva i suoni e Nat era lì, lo aveva preso al volo nuovamente prima che potesse superare il tetto della Tower.
Che ci stesse semplicemente facendo l’abitudine?
Le sue labbra lo riportarono alla realtà.
“Funziona?”
Tony si accigliò, indeciso se scoppiare a ridere, tentare di riprendere fiato oppure prendere l’iniziativa per dire o fare qualcosa di inqualificabilmente stupido e stucchevole.
Non che quello fatto poco prima fosse semplicemente stupido, stucchevole, infantile e…
“Tenero”.
“Che?”
“Sei stato molto tenero prima a cantare la canzone di Anastasia”.
Rientrarono quando il corpo di Iron Man smise di essere scosso dagli spasmi e dal nervosismo, quando i battiti del suo cuore tornarono a una frequenza normale.
Prima di accorgersene, Iron Man era alla Tower, con un armadio vuoto, il cuore dolorante, il fiato spezzato ed era bellissimo.
Si sentiva compiutamente felice ed era una situazione a cui non era minimamente abituato, ma non gli dispiaceva.
Sembrava quella sensazione di sollievo che deve provare il protagonista di una grande saga quando la vicenda si risolve positivamente sciogliendo la tensione emotiva.
Abbracciò Natasha, l’abbracciò gelosamente, come si abbracciano i tesori preziosi e come si abbracciano soltanto quel genere di persone che nella tua vita pur avendo avuto sempre un posto speciale, ora ne hanno uno essenziale.
Hai paura che se ne vada.
Tu sei un tipo di persona,Tony, che malgrado lo sgarbo, malgrado il sarcasmo, hai bisogno di qualcuno che riempia la casa di rumore, che ti parli, che ti faccia ridere, che ti sia di stimolo e che ti sia di conforto, che non ti giudichi e ti tenga vivo.
Perché nonostante tutto tu sei una persona viva, calda e sincera.
Terribilmente sincera, a volte troppo, ma non importa e Natalia, no, Tasha, solo Tasha sembra averlo capito.
Tasha che si sente nuda a salire sul palco del suo teatro, Tasha che parla di politica, storia, filosofia, scienze e economia facendogli compagnia così, costringendolo a interessarsi a cose che prima aveva sempre poco considerato mutandole elementi essenziali della vita, Tasha che è lì, ferma in mezzo al salotto con i segni sulle braccia che bruciano, con le labbra meravigliosamente carezzevoli e ancora livide per il freddo che ha sentito a Mosca per avergli ceduto la giacca e sembrava aspettare, non sapeva bene che cosa.
Forse un invito esplicito?
Le accarezzò i capelli, Dio ci doveva aver dimenticato dentro un pizzico della scintilla della creazione per quanto erano belli e sarebbero diventati la sua droga, lui lo sapeva, le accarezzò i capelli e le diede un bacio.
“Che ne dici di uno shawarma?”
Natasha scoppiò a ridere.
“Per…”
“Per tutto il tempo in cui sarai intenzionata a fare da piccolo fantasma sexy russo personale del sottoscritto, ovvero finché avrai voglia banalmente di restare e io spero sia tanto, insomma il per sempre non esiste, no? E io ecco…”
“Resto”.
“Per…?”
“Per sempre non esiste, ma facciamo che resto finché avrai bisogno di un buon avvocato”.
“Sono una persona davvero pestifera” commentò Stark iniziando a inseguirla per farle il solletico”quindi avrò davvero bisogno di un bravo avvocato,che ne dici se alla prossima conferenza con Obama gli facessi il solletico presentandomi con una cravatta a pallini annodata al contrario?”
La rossa rise e rannicchiata su sé stessa riprese fiato.
“Cominciamo male signor Stark, mi toccherà restare molto se le premesse son queste”rispose ironica.
“E poi sei l’unica che mi fa arrivare ovunque con un ritardo tollerabile”disse Iron Man segnando un altro punto a proprio favore.
“Ok, ok”capitolò Natasha”resto se mi offri le prossime cinque cene e mi porti al cinema”.
“Questo è strozzinaggio”.”
“Sono un avvocato”.
“Giusto perché sei il mio avvocato”.
La rossa incrociò le braccia.
“Potrebbe essere conflitto di interessi”.
“Falso, i nostri interessi sono in un accordo quasi straordinario”chiuse Iron Man”e ti lascio il lato più caldo del letto”.
“Accetto”e rise di nuovo”Ma sappi che dove dormo io è sempre, il lato più caldo del letto”.

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