Fanfiction

Se chiedono, c’era il vischio

Senza titolo-1Natasha alzò gli occhi.

“No” disse semplicemente a Barton stando seduta sul portico di casa sua.

“Sei quella meglio nella sua testa”.

“No significa no in tutte-le lingue-del mondo” sillabò la donna.

“Per favore, Tasha” chiese l’arciere”io ho dato il tuo nome a mio figlio, tu potresti farmi un piccolo favore”.

“Che vuoi che faccia?”

“Voglio che Stark si sfoghi”.

“Ricapitoliamo: lui e il Capitano a Natale,sotto un metro di neve e ancora ne viene giù si stanno squadrando e uno dei due ha ancora un’ascia…”

“Accetta, tecnicamente è un’accetta” la corresse Clint.

“Un’accetta in mano”sbuffò”e vuoi che io li divida? Hai sbagliato persona, cocco di mamma”decretò.

“E’ per questo che sono convinto che farai del tuo meglio prima che il testosterone si trasformi in violenza gratuita”concluse rientrando.

Gli rifilò un’occhiata e si alzò stringendosi addosso il cappotto pesante con le mani infilate in un caldo manicotto di pelliccia.

Camminò silenziosa con gli stivaletti che affondavano nella coltre bianca e con un calcio buttò per terra Rogers.

“Ora veniamo a te” dichiarò tenendo un piede sul petto del Capitano”metti giù quella e prendi questo” ordinò a Tony prendendo un ramo della stessa lunghezza del manico dell’ascia “e metti giù quella” proseguì”non so cosa vi stavate ancora rimproverando e non mi interessa” specificò”Steve, rientra in casa” aggiunse ancora.

Il biondo ubbidì, perché quando Natasha aveva quel tono di voce, era davvero meglio non contrariarla.

“Io e te, palyboy, facciamo un gioco” spiegò con voce più morbida a Stark”il gioco in cui tenti di colpirmi più forte che riesci dove ti riesce, sempre che ti riesca”.

“Dolcezza, non è un inizio incoraggiante e davvero, non picchio le donne” la informò Iron Man in tono a metà fra il perplesso e il divertito.

La spia russa avanzò ancheggiando fino a lui e gli diede un pugno nello stomaco.

“Le donne però picchiano te” disse al suo orecchio e fece un passo indietro mentre infilava di nuovo le mani nel manicotto con la grazia di un monaco dei film d’azione”vuoi sfogarti? Picchiami, se ci riesci,è il tuo nuovo giochino del giorno” ribadì mentre la neve scendeva in candidi fiocchi incastrandosi fra i suoi capelli rossi.

Stark impugnò a due mani il bastone e tentò di colpirla, fallendo miseramente.

“Di cosa parlavate tu e Steve?”domandò disinvolta scostandosi nuovamente appena di lato per evitare il ramo.

Anthony fu per un attimo rapito dal contrasto fra i fiocchi di neve e i suoi capelli sanguigni.

“Roba poco importante, come quando quello che pensi essere il tuo migliore amico ti rinfaccia di essere un incosciente irresponsabile che gioca con forze più grandi di sè stesso senza preoccuparsi delle conseguenze”sibilò mentre nonostante il freddo iniziava a sudare.

Schivò un colpo alle sue ginocchia con un salto eseguito con perfezione data solo dalla danza.

Atterrò coi piedi in quinta posizione.

“Non lo sei? Voglio dire, lo stai facendo anche adesso” gli fece notare pacatamente la Romanoff”io sono più brava di te eppure stiamo giocando”.

“Siamo in Karate Kid?”domandò l’uomo tentando di raggiungerla di nuovo e fallendo miseramente “stai cercando di insegnarmi qualcosa, Romanoff?”indagò sentendosi sempre più accaldato e frustrato.

Si sfilò la maglia per un attimo dimentico del fatto che stava copiosamente nevicando.

“Sto cercando di farti capire una cosa piuttosto specifica per la verità” sorrise melliflua afferrando di scatto il bastone e rompendolo senza che Iron Man nemmeno vedesse il movimento”so che arriverai a capirla, prima o poi” disse”devi solo fare una cosa piuttosto semplice: imparare a fallire e ad accettare che ogni tanto fallire fa bene” spiegò”quando avrai capito che fallire fa male ma non ti uccide, riuscirai a colpirmi” concluse.

Il moro provò di nuovo una serie di assalti alla snella figura femminile davanti a sè fino a ritrovarsi paonazzo per lo sforzo, del tutto dimentico di freddo o stanchezza.

“Io ho fallito troppe volte e quando ho fallito qualcuno di voi ci è sempre andato di mezzo”replicò affannato”non puoi negare che sia così”.

La guardò, snervato, reclinare il capo:”Siamo una squadra, ma la vita è nostra” rispose zen “siamo indipendenti da te” proseguì “ti sei mai chiesto perché ti seguiamo?”

Si trovò a scuotere il capo.

“Perché credete io sia un buon leader?”

“Anche io son un buon leader, ma seguono te e non me, quale è la differenza vera?”

Oddio, avrebbe volentieri…

Ok, si era rotto quel che restava del ramo sul ginocchio gridando la propria frustrazione.

“Non lo so, ok? Non ne ho idea!” ringhiò arrabbiato sentendo i polmoni svuotarsi dall’aria e l’epidermide esposta formicolare per il freddo “non ho idea di niente se non che appena mi muovo e faccio un errore tutto il mondo va a catafascio e quando va male è colpa mia, quando va bene è merito di Rogers!”le gridò contro.

Gli bruciavano le guance.

Non è intelligente piangere al freddo.

Con l’unghia del pollice gli staccò le lacrime dalle gote, come se lo facesse da sempre.

Effettivamente Natasha faceva quasi tutte le cose come se le facesse da sempre, era una delle doti che più gli aveva invidiato da quando la aveva incontrata la prima volta e non conosceva nemmeno il suo vero nome.

La rossa gli porse un altro bastone.

“Pensi che essere Rogers, essere me, sia bello? L’unico che non ha una virgola fuori posto è Barton” iniziò la spia”ed è per questo che non sarà mai un vero leader per la nostra squadra, perché tu sei straordinariamente oltre questo” chiarì”è ora che inizi a mettere esplicitamente in gioco la tua straordinaria autodisciplina che applichi nell’aiutare gli altri, per te” continuò”cos’hai in mano?”

“Un ramo, scientificamente direi di pino”valutò Tony studiandolo un attimo”sporco di resina, direi e che mi sta rovinando le mani”.

La spia estrasse un coltellino svizzero e si sfilò il manicotto lasciandolo sul prato candido.

Pulì con precisione scientifica il ramo dalla resina, dalle diramazioni residue e dalle foglie aghiformi e ne ricavò una punta dai lati levigatissimi e affilati, glielo restituì.

“Ora cos’è?”

“Un…”lo guardò.

Cosa voleva facesse? Che diamine, era un inventore! Doveva decisamente darsi una svegliata.

“Una lancia? Un coltello?” chiese più convinto mano a mano che parlava”un giavellotto, un…”

Nat annuì.

“Tu trasformi istintivamente i rami in giavellotti,se vogliamo,e ogni tanto capita che si rompano mentre li lavori” a quel punto doveva star parlando di Ultron”ti capita che ti facciano male, che ti lascino schegge nelle mani e che impalino qualcuno che per sbaglio ci cade sopra o prendano fuoco”insistette”tu puoi essere il nostro leader, hai solo paura di guardarti allo specchio e prendere in mano le responsabilità che questo comporta, perché ehy!Siamo gli eroi più potenti della Terra e ogni due per tre schizziamo a fasi alterne fra la sociopatia, l’autolesionismo e la schizofrenia”spiegò”ed è spaventoso, sul serio! Ma o ci guidi tu, o non lo farà nessuno e non perché sei ricco, ma perché sei umano”indossò nuovamente il manicotto.

“Agli esseri umani capita di sbagliare, ma un film diceva che dal passato puoi imparare o farti male” concluse”fai la scelta giusta”.

Aveva davvero bisogno di un po’ di tempo per rielaborare quel discorso perchè era davvero ricco e a lui non piaceva di solito riflettere, ma la disponibilità improvvisa di Natasha gli faceva pensare che fosse una cosa importante, gli fece pensare che lei credeva in lui a prescindere da chi fosse stato o dagli sbagli compiuti.

Credeva in lui perché era consapevole degli sbagli che aveva compiuto e perché sapeva che in ogni caso vi avrebbe posto rimedio a costo della sua stessa vita.

Realizzò che Natasha in realtà aveva sempre visto Tony prima di Iron Man, con la sicurezza di chi sa distinguere la pelle dalla carne e il sangue dal sudore.

E li sa apprezzare.

Lei allo Shield aveva segnalato i difetti di Tony, non di Iron Man, quando le avevano chiesto se fosse opportuno arruolarlo per il progetto Avengers.

Provò un istintivo senso di gratitudine per quella donna tanto silenziosa, tanto distante, presa sempre in qualche pensiero che solo lei capiva e in una lingua che lei sola parlava, raffinata come un airone e pericolosa come una pantera.

“Quindi sei tu che rendi la tuta blu letale, non la tuta che rende letale te?”domandò stavolta a colpo sicuro.

“Quindi sei tu che rendi pericolosa la tua armatura, non l’armatura che rende pericoloso te”.

“Vorrei chiederti di smettere di ribaltare le poche concezioni che pensavo sicure della mia vita, ma sembra ti riesca bene”.

“Colpiscimi”.

“NO!”sbottò Stark “Non voglio”.

“Fallo, avanti”.

“No”.

“Hai appena iniziato un nuovo addestramento, da oggi giochi con me” dichiarò duramente la russa e gli rifilò un ceffone così potente da farlo arretrare di un paio di passi malfermi”avanti, conosci le arti marziali!” lo esortò”è ora che tu scenda in campo per imparare a difenderti”.

Quella sera Tony Stark a un certo punto aveva preso così tante sberle da non aver tenuto il conto.

Era caduto sulla neve ridendo come un bambino tirandosela dietro con un grido esultante.

“Che facciamo ora che ho catturato la maestra ragno?” domandò.

La spia rise.

Era parecchio che non rideva e per un non ben specificato motivo trovava davvero rilassante picchiare Anthony.

Lei credeva davvero che Iron Man fosse una persona buona, in realtà e forse si sarebbe alzata ugualmente anche se Clint non l’avesse stuzzicata, giusto perché era Natale e a nessuno va di avere le feste rovinate a Natale.

Certo era pieno di problemi, ma era necessario trovare qualcuno che gli ricordasse che lui esisteva agli occhi altrui nonostante quelli e non in virtù di questi ultimi.

Era diverso.

Lei sapeva che in qualsiasi caso, a prescindere da quello che sarebbe accaduto, Stark era una grande certezza e che la squadra, che lei aveva bisogno di lui.

Aveva bisogno che le ricordasse che ogni tanto decidere di pancia, da ubriachi, istintivamente, non era un’idea così pericolosa.

E poi sapeva che dietro quella maschera di sfrontatezza si nascondeva il suo stesso mucchio di fragilità e pensieri che tenevano distanti in modo diverso e per motivi e storie diverse.

Stark era quel tipo di persona che riservava il calore che meritava un po’ per sè stesso completamente agli altri e lo trovava profondamente deleterio per non dire ingiusto.

Voleva scuoterlo un po’.

Dei, poteva essere più puerilmente divertente? Le stava facendo il solletico e Natasha lo soffriva da morire, per cui si era rannicchiata sulla neve tentando di difendersi dalle lunghe mani veloci di Tony e di ricambiare la cortesia fino a perdere il fiato per la troppa ilarità.

Lo afferrò per il bavero della t-shirt che si era da poco rimesso e lo aveva ribaltato sotto di sè per farlo smettere.

Gli diede un bacio sull’angolo delle labbra, lui gliele catturò direttamente senza curarsi delle formalità.

Come se lo avesse mai fatto.
Accettò il bacio.
“Se chiedono eravamo ubriachi” precisò la rossa passando dalle labbra di Stark al suo collo”e se Barton fa una domanda a riguardo, non rispondergli neppure, o si innescherà un giro di pettegolezzi così lungo che nemmeno per Kate Middletone su Playboy”.
“E’ su Playboy?”
Gli diede uno schiaffetto:”Cretino”.
“Yes?”.
Risero.
“E se chiede e non sai cosa rispondere, da qualche parte qui c’è un vischio”.
“Anche due, per quel che mi riguarda” rise Tony”segreto di stato”.
“Segreto di Natale”lo corresse lei baciandolo ancora e scoppiando a ridere.
Avrebbe dato retta più spesso a Clint, si ripromise.
E avrebbe preso più spesso a schiaffi Tony.
Perché era Natale, giusto per quello.
Ed era un’ottima scusa per passare un anno migliore.

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