Fanfiction

Hello, it’s me

Senza titolo-1
“Sono Tony Stark e sono un alcolizzato,quando hai capito che sono sempre stato così hai deciso di mollarmi?”ringhiò”bene Pep,lasciami solo nella mia quindicesima crisi d’astinenza e vattene,qualcuno di compassionevole mi ricovererá come l’ultima volta”.
La donna se ne andò piangendo.
Tony rientrò sudato,ansimante e coi brividi dal freddo in casa sua,quella sera,quella svuotata da Pepper.
Trovò sul letto una sorpresa:”Natasha Romanoff sul mio materasso?Cazzo,la crisi è brutta davvero….”balbettò sfibrato e ai limiti della collera.
Natasha che se lo era tirato vicino con un gesto delicato.
“Stai male”disse tendendogli una mano e tirandolo di peso sul letto”io so di cosa hanno bisogno le persone che stanno male,sono stata male anche io,tanto tempo fa”.
Si infilò sotto le coperte invernali del letto matrimoniale con lui,fradicio di sudore.
Era vicina,troppo vicina in un momento di palese debolezza del super eroe più potente del mondo che ora non pareva ricordare nemmeno di essere quello.
Gli stava tenendo la mano e uno spasmo secco gli storse la schiena e le gambe,facendogli contrarre ogni muscolo del corpo e rompere quasi un piede.
Quando Stark riaprì gli occhi,lei era lì.
Lo aveva abbracciato.
Nella crisi e nell’improvviso rilassamento muscolare successivo,doveva essersi pisciato addosso a giudicare dalla macchia sui suoi jeans.
E doveva avere sporcato Natasha,che ora lo fissava immobile con quegli occhi grandi e grigioverdi da felino pacifico e pericoloso.
Lui era quello vecchio e ferito del loro branco.
Il leone vecchio e ferito muore.
Tentò di dire qualcosa e non ci riuscì non solo per l’affaticamento palese,il dito che gli premeva sulle labbra era un chiaro invito al silenzio.
Abbassò gli occhi,pieno di vergogna:esprimersi senza fare un casino equivalente a un concerto metal non era qualcosa da lui,era prerogativa della bella spia che aveva d’innanzi a sé.
La fissò alzarsi e sfilarsi i pantaloni,scoprirlo,svestirlo e prenderlo in braccio come se pesasse meno di niente.
Sentì il bisogno di nascondersi.
Sentì il bisogno di piangere di rabbia,vergogna e per la propria incapacità di conservare un rapporto umano che fosse decente.
Però a lei non importava. Non diceva una parola che fosse una,ma lui era sicuro non le importasse per qualche ragione che esulava dalla sua comprensione.
E la sua comprensione era piuttosto vasta,per inciso.
Sentì l’acqua lambirgli la pelle nuda e fredda,si lasciò andare contro il bordo vasca.
Gli mise il bagnoschiuma nell’acqua e gli sfiorò la spalla con una mano,mise nella lavatrice insieme alle lenzuola.
Probabilmente aveva già rifatto il letto e gli aveva recuperato un maglioncino e dei jeans.
Aveva la lingua impastata e scoppiò a piangere in modo del tutto emotivo.
La russa si inginocchiò accanto a lui ,con quel bel sorriso intrigante dipinto in viso.
Con la spugna gli deterse la schiena.
“Non ti facevo tipo da bagnoschiuma ai frutti di bosco”.
Tony si incantò un attimo a fissare il movimento delle labbra di lei al pronunciare la parola -bosco-.
Bastava poco a distrarlo,evidentemente.
La rossa gli asciugò le lacrime con la mano.
“Ti starai chiedendo perché”.
Annuì,l’inventore.
“Perché tu hai fatto per me qualcosa che nessuno è riuscito a fare” disse la Romanoff”sei stato generoso nel fare quel che hai fatto”aggiunse proseguendo con le spugnature”mi hai rispettato”.
Iron Man era davvero in una brutta situazione ,perché aveva i nervi a pezzi e faceva fatica a capire che cazzo diceva la Romanoff.
“Certo,hai fatto battute schifosamente sessiste sul mio fondo schiena,sulle minigonne e le fragole,ma non ti sei avvicinato a me per interesse professionale,perché dovevi uccidermi o per soldi. Ti sei avvicinato perché ne avevi voglia,senza conoscermi,senza pretendere niente se non di divertirti”concluse”io non ho mai voluto conoscere nessuno”ammise”non ho mai potuto conoscere nessuno prima di conoscere te,anche se mi sei sempre stato piuttosto antipatico”.
Il cervello di Stark gli diede una metaforica scrollata di adrenalina.
“E hai sempre rispettato la mia solitudine”.
C’era sempre lei a medicargli le ferite.
Lei,i suoi occhi verdi e una microscopica smorfia nelle pieghe di un viso che di rughe non ne avrebbe mai viste davvero.
Lui sarebbe morto vecchio,lei sarebbe morta nella bellezza melanconica ed eterna che hanno le statue dalle braccia spezzate nei giardini delle ville.
“Tutti pensano che se vuoi stare da solo sei pazzo e …sai una cosa?Hanno ragione,sono pazzo” dichiarò”sono pazzo,ipersensibile e problematico”aggiunse ansimando”ma non ho mai voluto far del male a nessuno,io…voglio dire le cose ma escono fuori sempre in modo che qualcuno si faccia male”.
“Lo so,succede anche a me”gli stava accarezzando il viso.
“Sai che da espansiva sei quasi inquietante?Però vorrei poterti vedere sempre così,sembri più…calda”.
“Davvero? Immagino di si,ho la fobia degli specchi”rise gentile”…grazie”aggiunse dubbiosa”come va con l’alcolisti anonimi?”.
Le trasformazioni di Natasha erano impressionanti,se qualcuno avesse voluto vedere una statua farsi carne e sangue sarebbe bastato guardarla.
“Tu e l’alcolisti anonimi siete le uniche due cose con cui ho una relazione stabile”.
La rossa inarcò un sopracciglio:”Non è un buon segno avere una relazione stabile con me”commentò”da quanto sei sobrio?”.
Il moro scosse il capo:”Non lo so,so solo che da quando ho iniziato non mi sono più avvicinato a un goccio d’alcool”ammise”e Pep in uno scatto di rabbia probabilmente ha strappato pure il calendario”.
La spia si alzò e lo cercò,tornò in bagno sfogliandone le pagine.
“Sei davvero sobrio da quando hai iniziato?”
“Che ti prendesse un’accidente per averti dato retta,si”.
“Sono …”calcolò guardando il calendario”quattro anni sobrio,oggi”sorrise ammirata”ce l’hai fatta davvero,dovremmo festeggiare”.
“Non ci torno a parlare in quella clinica piena di sedicenni incinte del Bronx e cinquantenni camionisti con pance da birra così pronunciate da sembrare ingravidati…”
“Quando ho festeggiato io ho dormito tutto il giorno,mangiato schifezze e guardato cartoni Disney fino alla mattina dopo”.
“Tu chi diavolo sei davvero?”chiese di getto l’ingegnere.
“Oh,qualcuno qui vuole conoscere i segreti di Maria Hill?”
“Puoi giurarci,mi pare un buon modo per festeggiare”.
“Allora sarà una storia lunga,sappilo”lo avvisò la spia”ma te la racconterò dal principio:tu sai meglio di me cosa sia la formula chimica del CpH4,no?”chiese.
“Serve alla stimolazione della crescita ossea e cerebrale del feto in gravidanza” .
La fissò strapparsi un lungo cerotto mostrando così una lunga vena blu,larga un dito,che correva su tutto il braccio fino al labbro superiore.
“Ne fanno ingerire alle bambine del progetto Black Widow,è così che le potenziano”spiegò”nessuna è durata più di un giorno prima di me,dosi di cinquanta grammi di cristalli ogni cinque anni per tenermi viva e controllare i sintomi dell’asitinenza,dello sviluppo del cervello e del mio corpo”.
Sembrava si vergognasse a dire quelle parole.
Essere Natasha Romanoff comportava probabilmente una buona dose di vergogna per le proprie debolezze.
“A me pare una cosa fighissima”la contraddisse Stark,dando ascolto all’unica idea stupida del suo cervello,ovvero continuare su quel discorso perchè lui pensava che in Nat non ci potesse essere niente di meno che forte e bellissimo,perché di loro due lui era ancora il bambino che credeva ferocemente a Babbo Natale.
“Aggiungo,mi pare una cosa fighissima e …come ti chiami davvero?”.
“Non leggi niente,tu,eh?”rise la russa”sono una drogata,dipendo dalla droga per vivere e morire,non capisci quanto di sbagliato ci sia in questo?”.
“Ora però hai davvero una vita e la stai usando in modo più degno di tanti altri,me incluso”le riconobbe Tony”se senti tu vergogna per essere viva,ricordami un attimo il mio curriculum e trovami un buon motivo per cui io merito di esistere e tu no”.
“Hai cambiato il mondo,hai salvato il mondo,hai un cuore grande,malgrado tu sia pieno di difetti,spesso insopportabili,incluse le tendenze suicide,sei una brava persona…Da quando sei epilettico?”.
“Da due anni”.
“Da New York”.
“Bingo,dolcezza”.
L’acqua era diventata fredda.
“Io…il mio vero nome è Lucy,sono di Taiwan”disse di getto la donna aiutandolo a uscire dalla vasca”non sono nata in Russia”puntualizzò”ti ho…rifatto il letto e giù c’è qualcosa di caldo se hai fame”.
“Tu dove mi aspetti?”chiese Iron Man.
“Dove vuoi”.
“Se portassi a letto gli involtini primavera mi uccideresti per l’unto e le briciole?”.
“Non sei sicuro di voler tentare la sorte,uomo di latta!”rise la trentenne.
“Lo prendo per un si”rispose giulivo l’inventore e scese al piano inferiore dopo essersi vestito.
Il piccolo egocentrico insolente in uno slancio di affetto aveva osato baciarla.
Dio,non imparava mai.
Incrociò le braccia e gli urlò:”Ricordati che abbiamo un impegno,domani!”.
“Non ci sei tu per queste cose?”.
La Vedova Nera alzò gli occhi al cielo:”Non li posso fare per te gli esami del sangue”.
Tony si grattò la testa e rise quando rientrò trovandola sul materasso nella stessa identica posa plastica di poche ore prima,la raggiunse.
“Ma tu non ti sei ancora vestita!”.
“Fregherò qualcosa a Pepper”ipotizzò”oppure…”.
Iron Man osservò affascinato i pantaloni tessersi morbidi sulla sua pelle.
Sgranò gli occhi:”Posso farti una domanda indelicata?”
“No”.
“Volevo solo…”
“No?”.
“Guarda che volevo chiederti se posso baciarti,con la scusa di quattro anni di sobrietà orribilmente noiosa per averti dato retta,Tasha” ironizzò lui.
“Paraculo”lo accusò piccata lei.
“Provalo” la sfidò.
Gli lanciò una fialetta di sangue di colore violastro.
“Tanti auguri,mister sobrietà…”dichiarò”so che ne caverai qualcosa di buono.
L’ingegnere si trovò a guardare adorante sia la boccetta che Natasha.
“Grazie per la tua fiducia”disse serio”è…importante”avrebbe dovuto smetterla di essere perfetta per consentirgli,anche giusto per un secondo di essere un classico modello di sarcastico geniale misogino,ma quello pareva fosse consentito solo nelle serie tv. Poi lui non faceva il medico,insomma era un complotto! Voleva solo che quella saccente assassina pericolosa drogata matta come un caballo e con doti molto specifiche la piantasse di scardinare la sua vita come se fosse una cosa positiva,perché per Diana non lo era e lo era comunque! Aveva ragione lei,era importante.
“Anche per me”.
“Domani sono cinque anni”sussurrò la rossa”cinque anni dieci volte sono una cifra importante,sai?”la risata piccola e argentina di Natasha si diffuse per la stanza.
“Ti buco io domani”promise Stark.
Fu in quel momento che lui se la ritrovò sopra,presa dal baciarlo.
“Questo è decisamente inaspettato”.
“Ne avevo voglia”.
“Ti è passata?”chiese Iron Man fra un bacio e l’altro”no, perché sai, aldilà delle battute sessiste, dovresti assecondare più spesso le tue voglie se mi riguardano in questo senso”ironizzò.
“Il problema è che da quando hanno iniziato a drogarmi, mi sto spegnendo lentamente” mormorò la spia senza smettere di dargli attenzioni”almeno emotivamente, ecco, ho cominciato a sentire sempre meno, convinta che presto sarei arrivata a non sentire niente”.
Via la maglia, via i vestiti, sono tutti di troppo.
Dovevano esserci solo loro, il loro sangue, il loro corpo, il cuore e le vene e i muscoli e tutto quello che ne sarebbe venuto di conseguenza.
“Poi però tu hai fatto qualcosa che annullava perfino gli effetti della droga, mi hai dato un calcio emotivo nel sedere, mettiamola così”.
Baci, mani ovunque e loro uniti.
Non aprirono più bocca fino alla fine.
“Non ho intenzione di usarti come un giocattolo, anche se potrei e tu lo vorresti”.
“Ti va di andare in laboratorio?”
Natasha acconsentì.
“Sperare di ripararmi è folle” riflettè mentre andavano verso l’ala scientifica del loft”ma questo deve restare a qualcuno, ci devi provare, è una … nuova speranza”.
Tony annuì, capiva cosa voleva dire: la donna davanti a lui non poteva avere figli, voleva concepirne, voleva una vita normale, è stata rapita alla sua famiglia e imbottita di ormoni sperimentali, voleva un uomo ad amarla e si era trovata lui.
Proprio un bell’affare,eh?
Osò prenderla per mano varcando le soglie del laboratorio.
****
Una donna dai lunghissimi capelli biondi come il Sole, eseguì una perfetta spaccata sul pavimento di casa sua.
“Ehy, ciao”.
Un uomo le prese le mani e lei si rimise in piedi con una mossa fluida e un saltello.
“Provavo”.
“Sì, anche se balli divinamente come quando trent’anni li avevi davvero”.
Risero entrambi gioiosamente.
“Sei andato a trovare Pepper?”
“Sì, mi ha chiesto un favore e farlo non mi costava niente di particolare”.
“A parte il trauma emotivo e psicologico, ovviamente”rimarcò la donna.
Il sessantenne sbuffò facendo spallucce.
“Non ci sei tu, per i mostri cattivi?”.
“Sei tu che hai sconfitto Thanos, tu, Jane Foster e Loki, che per inciso ci invitano al loro matrimonio.”.
“Chi, tutti e tre? Strane usanze…”.
La discussione venne interrotta da un grido gioioso.
“Mamma! Mamma, vado a giocare con Cassie e dormo a casa sua dopo il saggio di danza, ok?” chiese una bambina dai lunghi capelli biondi e gli occhi scuri abbracciandola.
“Ok, ok, fatti accompagnare da papà che tanto passa a prendere anche me dopo il lavoro e al saggio di danza ci andiamo tutti insieme”.
“Sai che odio quella roba, Nat”pigolò l’uomo in segno di protesta.
“Hai iscritto tua figlia a danza, ora ce la porti”.
“Ma uffa, Nat!”
“Anthony Edward Stark muovi il culo o giuro che ti scompongo in pezzi così piccoli che prima di poter fare di nuovo sesso con me dovranno metterti su una cornice!” ringhiò severa”fila, ora!” .
“Come Hitler ordina…” rise lui”se per caso finisse il mondo un’altra volta prima che possa definirmi sobrio per il decimo anno di fila?”
“TONY!”.
Iron Man si eclissò ad accendere la macchina.
“Mi spieghi come fai a fare le cose a tutti?”chiese la ragazzina a sua madre.
“Faccio delle feste meravigliose”.
“Come quella a cui vi siete incontrati tu e papà?”
“Esatto”.
“Allora il trucco è saper organizzare belle feste?”
“Esatto”le scompigliò i capelli e le baciò una guancia”fila a fare la borsa, su, Caterina”.
Natasha guardò un anello al suo dito con incastonato un piccolo cristallo blu.
Era vero, il trucco era saper fare ottimi party potenzialmente distruttivi per il pianeta.
Era vero, nella linea delle cose.
Si sentì un po’ orgogliosa di sè stessa dopo molto tempo.
Era merito di Tony, era merito di Caterina, era merito della sobrietà, dell’apocalisse e della vita intera.
Pepper non aveva capito una sola cosa essenziale di Tony: che era un uomo davvero semplice, che chiedeva solo un abbraccio che lo levasse dal difficile imbarazzo di essere umano, di essere solo e impaurito, perché lo esprimeva male, ma ci provava a esserci per tutti, a dare a tutti un aiuto nel suo mondo, nelle sue difficoltà.
Lei aveva le stesse paura, lo stesso terrore fobico di soffrire e turbamenti altrettanto seri.
Aveva smesso con la tuta blu, aveva smesso di uccidere e chiuso le pistole in un cassetto, pur ricordando quegli anni con una certa nostalgia.
Era un’altra vita.
Si guardò il braccio: la vena blu era tornata invisibile e la pelle di colore normale.
“Ci sei riuscito, a ripararmi” sussurrò”alla fine, Tony, hai salvato tutti di nuovo”sorrise accarezzandosi i segni delle cicatrici che sarebbero scomparsi di lì a poco tempo.
Scesero in macchina e lei lo abbracciò da dietro.
“Grazie, grazie davvero”gli disse commossa all’orecchio prima che Caterina li raggiungesse.
“Dobbiamo festeggiare, no? Voglio dire, è un traguardo letteralmente storico”la baciò.
“E’ la nostra specialità,dopotutto”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...