Fanfiction

Volevo chiederti se posso uccidere tua cugina

Senza titolo-1“Q?”
“Bond, devo indovinare cosa ti spinge a tormentare un povero ventenne con due gatti e il mutuo da pagare o me lo dici tu?” chiese tranquillo il ragazzo pulendosi gli occhiali.
“Ho bisogno di un favore”.
Tipico.
Davvero, il povero ragazzo si era abituato alle comparse di Bond, sarcastico e complesso cinquantenne che faceva misteriosamente morire ogni persona con cui costruiva un legame esplicito, stabile e di sesso femminile.
Fortunatamente da una sfortuna su due era al riparo, grazie alla biologia.
Ergo era anche un cinquantenne distrutto emotivamente, stanco e con pesanti problemi di alcool, una mano che tremava e solo, soprattutto.
Insomma, un uomo che a breve avrebbe davvero avuto più problemi che capelli in testa, ed era toccato a lui per un motivo che gli sfuggiva, sinceramente.
Non che qualcosa esulasse normalmente dalla sua comprensione di genio, ma a quel ciclo di ripresentarsi di James Bond era pacificamente rassegnato, contando che per di più era colpa sua se aveva solo un appartamento delle dimensioni di un sotterraneo.
Insomma,aveva sviluppato anche un’inconsapevole forma di agorafobia.
O agoranoia, come ama definirla lui.
“Se prometti che stavolta non c’entra niente nessuna delle tue fidanzate”chiese supplice”è Natale e sto tentando di abituarmi all’idea di passarlo in un sotterraneo di mia cugina che mi ospita per carità divina mentre M pignora il mio stipendio perché hai distrutto l’ennesimo giocattolo”.
Ci aveva provato a non suonare frustrato, ma gli era davvero impossibile e si impegnava a essere cortese, quantomeno, perciò James non poteva lamentarsi per una piccola punta di acido nel tono.
Se la meritava,aveva deciso.
“Mi servirebbe una casa”.
“No, questa me la spieghi”sbottò Carlton mentre si sentiva un miagolio infastidito per la porta aperta da troppo tempo che faceva così entrare troppi spifferi per i gusti di un felino dal lungo pelo scuro.
“Diciamo che ho sbattuto contro un attentato per Madleine e lei è morta, ti spiace? Persino quei cosi pulciosi sono infastiditi dal freddo” disse James con le mani nelle tasche dei pantaloni di taglio ovviamente sartoriale.
“Non ti è esploso il conto in banca, invece” notò il moro facendolo entrare”non ti ha seguito nessuno, vero?”chiese poi”non voglio che la casa di mia cugina salti in aria perché persino Gesù ti vuole morto”.
Bond gli rifilò un’occhiata infastidita e ne riservò una anche alla gatta da pelo rosso e occhi verdi che lo stava studiando diffidente, ma aveva provato a saltargli sulle gambe.
“Piaci ad Anastasia, è raro che qualcuno piaccia alla principessa” rilevò Q”sicuramente sei autorizzato a restare per la settimana prossima” si accontentò”almeno mi paghi un affitto?”
“Chiederesti l’affitto a un amico?”
Carlton sorrise:”Sei la più grossa disgrazia da avere come amico per un nerd vegetariano con due gatti e problemi economici, ma buon Natale” si arrese ridendo” visto che devi far parte della mia vita, pare, ti va una fetta di panettone?” propose” ci metto su le creme”.
007 corrugò la fronte e si accontentò di esprimere a quel modo il proprio rancore per una simil pietanza poco degna del suo palato abituato a certe raffinatezze.
La mangiò.
“Sappi che è giusto per Natale”disse fintamente astioso.
“Sono quattrocento sterline e sai che sono buono come Nostro Signore, Bond” chiese il ventenne allungando una mano” sì, con te è meglio essere gretti materialisti, per certi dettagli”.
Gli diede i soldi.
Anastasia miagolò la propria approvazione.
“Ce l’hai ancora con me perché ignoro le tue raccomandazioni?”
Il moro rise.
“Sei davvero impossibile, e dire che anche da qui riesco a capire quanto tu ti stia trattenendo dallo sfogarti, Bond”.
Il cinquantenne inarcò un sopracciglio.
Ah, vero! Madleine.
Morta, un altro pezzo del suo cuore che banalmente si frantumava e spariva nella polvere del corso della sua vita.
Contrasse le dita nel pelo della gatta, che scambiò uno sguardo improvvisamente interessato col padrone.
Il vero talento di James Bond era che pur provando dolore, di solito sapeva usarlo benissimo.
E di solito, lo usava peggio davanti a quel ragazzino impertinente perché in un modo che non riusciva a spiegarsi, lo spiazzava e lo metteva in difficoltà-
Probabilmente perché Q non aveva nulla da perdere, probabilmente perché Q era una persona che aveva una vita, come diceva Moneypenny,era qualcosa che non gli apparteneva né mai gli sarebbe appartenuto, l’ennesimo addio, decesso,abbandono,separazione.
James non era capace di stare da solo, per questo ogni tanto aveva bisogno di una presenza che ristabilisse l’equilibrio.
Quello spocchioso pidocchio acneico ci riusciva.
Gli bastava una battuta, una parola, una smorfia perché quella smorfia aveva il significato di “dai,James,che hai combinato stavolta?” ed era in tono paterno e quasi comprensivo, rassegnato,allegro.
Si era lentamente abituato a considerarsi complice di Carlton.
“Come funziona quando la tua vita fa semplicemente schifo e ogni volta ti trovi in un loop di prevedibilità e finali tragici?”
“Rompi la catena,007″ commentò il ventenne infagottato nel suo pigiama caldo e comodo”a proposito, non so se te ne sei accorto, ma qui fa freddo, cambiati”.
“Hai un pigiama della mia taglia?”
“Si, certo, fatto con la pelle che M vorrebbe cavarti ma non lo fa perché in realtà è una persona estremamente caritatevole e sotto sotto ti adora”ridacchiò”no,tieni”.
Bond guardò il capo con un accenno di perplessità,ma si spogliò e lo indossò.
Q aveva fatto molta fatica a limitarsi a scoccargli uno sguardo di sbieco,perché aveva capito subito che l’uomo non gli era indifferente.
A vent’anni e con le poche esperienze che aveva avuto trovarsi a guardare il suo riflesso allo specchio ed essere consapevolmente innamorato di un autolesionista suicida fu …semplice, semplice come a Bond veniva sparare o a lui risolvere un calcolo complesso.
E lui però non aveva fatto i conti con il suo corpo e la tolleranza dai suoi poveri nervi,stressati da 007 e sulle sue disavventure.
Doveva venire a patti col fatto che aveva un corpo e che lui avrebbe voluto toccarlo.
Non era cosa forse da dirsi in quel momento, la tenne per sé.
“Stai fissando qualcosa in particolare,Q?”si sentì domandare e la questione lo riscosse dal filo poco casto dei suoi pensieri.
“Tu”.
Dei, gli era sfuggito,era davvero imbarazzante e probabilmente a lui semplicemente non fregava niente,a giudicare da come lo stava studiando.
Sperò davvero che a 007 fregasse poco quella sua strana forma di apprezzamento,che avesse la decenza di glissare specie se a lui non interessava di quel gattaro che stava condividendo con lui il panettone.
Il silenzio lo rassicurò momentaneamente sul non essere del tutto un imbecille per il candore con cui talvolta dava voce ai suoi pensieri.
James aveva ripreso a mangiare dopo essersi messo il pigiama.
Lui aveva ripreso il suo meticoloso lavoro di analisi e calcolo.
“Come ti chiami?”si sentì domandare.
Era talmente concentrato che fece fatica a tenere in mano il cacciavite per la sorpresa del sentirlo parlare.
“Che domanda stupida sarebbe,Bond?”.
L’uomo si sentì un po’ più piccolo a sentire come Q riusciva a dare al suo cognome una sfumatura sexy.
Non avrebbe dovuto trovare sessualmente attraente un ragazzino di vent’anni che Cristo si rompeva soltanto a guardarlo e lui aveva avuto un flash con mui sotto che lo scopava,semplicemente e spontaneamente.
Lui era un uomo a cui innegabilmente il sesso piaceva ma fuori dal lavoro non ne faceva di frequente,seppur non avesse mancanza di offerte.
Lui era un uomo che come assi di riferimento nella vita aveva soltanto il proprio patrimonio,il proprio intelletto,il proprio corpo in deperimento e Q.
Lo realizzò con l’impietosa chiarezza e delicatezza con cui cadeva la neve che imbiancava Londra,lo realizzò accarezzando Anastasia appollaiata ai suoi piedi,vigile come una statua di un tempio egizio.
“Come ti chiami?So che sei Q,ma come ti chiami davvero?”ripeté.
Il ragazzo si bloccò: era pronto per quel salto? Condividere il panettone era un discorso piuttosto semplice, condividere un nome nel loro mestiere voleva dire esporsi,completamente aprirsi e mettersi a nudo.
La cosa drammatica era che sapeva già di essere completamente disponibile per qualsiasi cosa avesse voluto o chiesto.
A James Bond tremava la mano.
“Carlton, mi chiamo Carlton”rispose chiudendo un circuito e si alzò.
“Non penso che lo avrei mai indovinato”.
Il ventenne gli prese la mano.
Il cuore di James Bond perse un battito che fosse ora di ammettere di averne uno?
“Ti ho fatto un regalo per Natale”si riscosse improvvisamente il giovane: gli stava sfiorando la punta delle dita,era una delle poche forme di contatto che Bond tollerasse davvero.
Vincent si mise sul divano di fianco a 007.
007 squadró il gatto e il felide ricambiò l’occhiata.
Afferrò il regalo: un Paddington bear, ispirato a un film con quel coso pulcioso protagonista.
Meno snob,James Bond!
“Almeno non è un bulldog”pensò divertito l’agente.
“Me lo porto in missione magari lui riesce a portarti intero qualcosa della dotazione “commentò.
Si stavano ancora tenendo per mano.
E lui studiava alternativamente Q e l’orsacchiotto .
“Però non ho niente da darti”.
Q fece spallucce.
“Dopo che ti ho dato quattrocento sterline che ne dici di un bacio?”chiese il cinquantenne assolutamente sfacciato”Mi pare un equo scambio”.
“Io ti ho regalato un Paddington originale!”protestò Carlton mentre James lo baciava e lui rispondeva al gesto quasi senza rendersene conto”Non è un Natale molto corretto!”.
Si fece vedere la cugina del ragazzo, che lo ospitava.
“Che diavolo stavate facendo? Quante volte avevamo stabilito che un uomo in questo sotterraneo doveva far scattare un certo preavviso? Ad aver saputo che il sotterraneo era solo una scusa per scopare comodi, vi avrei lasciato la sala…” borbottò andandosene facendo sbattere la porta.
James e Q si staccarono veloci come il vento.
“Senti…”
“Sì”.
“Volevo chiederti se posso uccidere tua cugina”.
“Per quello ti ho detto di sì”
“Quindi non te la prendi se le metto una bomba nello champagne del suo brindisi?”
“No, perché la microcamera per avere il filmato della scena l’ho messa io”ghignò il ragazzo.
Si scambiarono un cenno complice e un ghigno divertito.
“Senti, sei libero per Capodanno?”chiese Carlton.
“Avrò fatto in modo di smarrire l’invito al brindisi con la regina, probabilmente”decretò.
Lo baciò di nuovo e si sentì tintinnare una campanella.
“Non il vischio, non a tradimento!”sbottò Bond.
Carlton rise.
“Bentornato a casa,007”.

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