Fanfiction

Sigaro

 

Senza titolo-1“Dovresti imparare a minacciare qualcuno”lo citò lei.
“Ho ucciso per molto meno,signorina impertinente:dove stai accompagnando questo vecchio lupo stanco?”
“Alla sua tomba,in teoria”.
“In pratica ?”
“In pratica c’è sempre un’altra scelta”sussurrò la ragazza baciandolo sulle labbra secche e spaccate dal sole.
Lo sentì rispondere al gesto premendola famelico contro di sé,aveva sapore di sigaro,Ulysses.
Sigaro e gin,rhum e sigaro,Wanda e sigaro.
Si strusció lentamente contro di lui sentendo la sua eccitazione.
Le aveva bloccato le mani contro il muro dell’ufficio,stava spogliando sé stesso con foga mentre la magia la denudava lentamente .
Qualcosa nella sua coscienza sussurrava che avrebbe dovuto sentirsi pedofilo,sbagliato e sporco.
Qualcosa negli occhi di Wanda lo aveva reso dipendente da lei.
Dal suo corpo forte e snello,dai suoi capelli lunghi,dal suo sapore orientale e rinfrescato da un vago aroma di menta e sale.
Qualcosa nel corpo di Wanda che si contorceva fintamente docile sotto di lui,lo aveva reso schiavo.
Che fosse come chiamava il suo nome nell’orgasmo?
Sentí un rumore famigliare.
Si era sfilata da lui,quanto tempo era passato?
Era la carta di una caramella.
Alla menta.
La sentí frantumarla coi denti.
“Non hai perso il vizio di rendere inquietante anche il mangiare una caramella”sussurrò roco mentre si abbottonava i pantaloni.
“È per questo che ti piaccio,no? Perché non sono cambiata in questi anni”.
Era vero. A Ulysses,vecchio trafficante di armi con problemi di epatite e alcolismo piaceva il tempo di Wanda,era il tempo del deserto:delle rocce che si frantumano al freddo,dello scorpione riparato sotto la roccia,del ragno che tesse la tela e della lucertola dal manto di roccia che sibila al vento secco.
Era il tempo di una pallida danzatrice senza musica che ballava per lui.
“Ma oggi è Natale,Ulysses”il suo nome sulle labbra di lei gli dava i brividi.
“E mi hai cercato perché nessuno di noi ha una famiglia a cui tornare”.
“Sono stato davvero l’unico a vedere chi sei davvero,Wanda?”tossì il trafficante.
“Probabile,sarebbe così strano?”domandò tornando a sedersi sulle sue ginocchia”non mi son mai permessa di entrare nella tua testa se non per indurti a simulare il tuo suicidio,ma è stato un bel giro,no? O pensi che il fatto che io possa entrare nella testa degli altri mi renda un pessimo soggetto?”.
“Vediamo:non sai minacciare,sai uccidere e sono cinque natali che non mi fai un regalo”valutò l’uomo”si,davvero pessimo presentarti in questo buco senza nemmeno della lingerie decente”.
Wanda scoppiò a ridere e gli diede uno schiaffetto affettuoso.
Non era sicura si potesse,ma era poco importante da capire come cosa.
“Penso che gli Avengers non saranno mai una famiglia come lo sono,per dire…per la Romanoff o per Stark”disse la ragazza facendo scricchiolare l’incarto del dolce “perché loro sentono di dovere di qualcosa al mondo e io…no”concluse semplicemente”sono tutti così prigionieri delle loro semplici menti,delle loro anime pure e pie a un Dio che non gli risponderà mai…”continuò “e…”
“Tu sei libera,ma non sai che fartene della tua libertà”concluse il mercenario accarezzandole la coscia sotto la gonnellina”è per questo che ogni occasione che hai vieni a vendermela?”domandò mellifluo baciandole distratto la gamba soda che la ragazza aprì di scatto per invitarlo a salire di più”i tuoi rifiuti sono il mio regalo di Natale?!”le piantò le unghie nella pelle candida,la mora lo prese per i capelli.
“Buono,Ulysses,buono”mormorò mielosa attaccando le labbra al lobo dell’orecchio dell’uomo”siamo una famiglia,no?”godiamoci il Natale,le scaramucce non vanno bene”disse sensuale.
“Ma certo che lo siamo,se tu ti faresti qualcuno dell’età di tuo padre perché no”.
“Chi è mio padre?”chiese”ho sempre voluto saperlo,sai? Quello che ha creato Scarlett Witch,non quello che ha concepito Wanda Maximoff”.
“E dicevano che la cinica fosse Black Widow…”ironizzò il criminale storpiando le labbra in una smorfia”almeno lei le tette le aveva e in abbondanza”mugugnò”come vorresti rendere interessante questa festa pacchiana?”indagò.
“Potremmo…”la giovane alzò gli occhi calibrando quanto far durare la pausa”far qualcosa contro corrente,per esempio… “accarezzò la mano segnata dell’uomo”interrompere una guerra,per dire,tagliando qualche rifornimento d’armi”propose”sai,per vedere di nascosto l’effetto che fa il silenzio del deserto”.
Ulysses rise.
“Certo,piccolo elfo malvagio,poi interrompono anche me e il mio collo”.
“Hai paura?”
“Se accetto mi spremerai fino a quando lo Shield non mi pianterà una pallottola in corpo”scattò”sei una delizia da scopare,ma come agente non vali un cazzo,taglia il panettone,per favore”.
“Se fossi qua per lavoro lo avresti capito da un pezzo perché ti avrei sparato”disse la Maximoff dandogli una fetta di panettone.
“Sono piuttosto brava a smaterializzare cose e ormai aprono pasticcerie ovunque”disse solo a mo’ di spiegazione”ma in realtà sono qui perché offri ottime caramelle,immagino”rifletté rubandogli un uvetta”è una buona scusa per essere con qualcuno,i regali sono qualcosa che tanti dovrebbero dare”continuò noncurante”in laboratorio ce ne davano sai quando?”.
Il cinquantenne scosse il capo.
“Quando uccidevamo qualcuno”raccontò”quando costringevo qualcuno ad uccidersi e quello mi guardava negli occhi piangendo e chiedendomi di non farlo,ma non potevo perché la mia vita era più importante della loro,dovevo vivere con Pietro un altro giorno,essere ancora a respirare perché dovevo uscire di lì”commentò “e poi piangevo io di nascosto,ma non ho Pietro,ho deciso che avrei potuto impedire per una volta che qualcuno si ammazzasse e un grilletto fosse premuto eliminando qualcosa di necessario dal mondo”.
“Ovvero?”domandò lui accendendosi un sigaro.
“La possibilità insita nel caos:ho deciso di contraffarre per questo la mia mente,perché malgrado tutto non sei una cattiva persona,e non sei stato nemmeno sfortunato”continuò”sei stato in grado di scegliere e hai scelto di non aver paura della morte,del caos,mi sono sempre chiesta dove nascesse questa tua…stoicitá”rubò una porzione del suo panettone guadagnandosi un’occhiata di sbieco e si infilò il ciuffo di dolce in bocca.
“Dal fatto che la gente muore,che io morirò e questo non era mai stato un mondo che avevo preteso di conquistare,domare o sottomettere:io ho visto che il mondo è fatto di due cose,sostanzialmente,sangue e merda,ed entrambi è meglio farli sputare piuttosto che lasciarne sul campo,quindi hai poco di cui aver paura ,elfo malvagio”sottrasse il dolce alle mire della sua ragazza”è sempre meglio vivere e se non puoi vivere,vattene coi debiti saldati”.

La mora annuí:”Non mi hai ancora detto se c’è una guerra poco interessante che possiamo chiudere con discrezione,Ulysses”.
“Potrebbe,ma tu cosa ci guadagni?”chiese ancora sospettoso”e dovresti fidarti della mia parola,Wanda”proseguì”io sono il Lupo cattivo da consegnare a mamma Shield quando suonerà il fischietto per tornare a cuccia”.
La ventenne si legò i capelli:”Un Natale meravigliosamente apolitico e senza battaglie ideologiche in cui non credo,una nuova scusa per una caramella e …”ancheggiò fino a lui prima di uscire dal suo ufficio”una nuova scusa per rifarmi l’abbronzatura,mi pare sufficiente”.
“Lasci solo il tuo giocattolino rosso fiamma a fare la guerra per Stark?”domandò pungente Ulysses mentre il fumo del sigaro si spandeva nell’aria.
“Visione sa badare a sé stesso e col bene che posso volergli,è nato per ubbidire a Stark e meno ho a che fare con quel che concerne quell’individuo meglio è”.
“Pensi che quei due idioti avrebbero potuto evitare di farsi la guerra?”chiese ora incuriosito Ulysses.
“La licenza di uccidere è anche la licenza di non uccidere”commentò lei in risposta infilandosi una sigaretta fra le labbra dal trucco rovinato”quando si perde il controllo è…pericoloso e io sono abbastanza consapevole di quanto sono piccola da non voler restare vicina a due elefanti che combattono”concluse”insomma potevano fermarsi in ogni momento,hanno scelto di non farlo,non è un problema mio:Natasha ha già perso tutto quello che aveva da perdere ma se Stark è quello giusto come avevo visto devo essere io a dividerli o indirizzarli?No”sospirò infilandosi il cerchietto.
Ulysses le sciolse i capelli:”Ti preoccupi di troppe cose per essere qualcuno di disinteressato”disse sistemandole il piccolo gioiello che aveva sulla fronte,composto da piccoli triangoli dorati .
“Sono preoccupata per Natasha perché avevo un debito con lei dopo averla ridotta a un piccolo e fragile esserino tremante,ho imparato da lei quello che ha potuto insegnarmi e le ho riparato il cervello,domani mi laureo in neuroscienze al Cairo,passi in centro?”
Mugugnò qualcosa che era ovviamente un sì.

Fra di loro,dopo il primo Natale si erano costruite delle abitudini.
Dopo il secondo Natale Wanda aveva deciso che poteva studiare in Africa che era lontano dall’America,dall’Europa,da Pietro,dal sangue e dal dolore. Aveva rintracciato Ulysses e lui l’aveva presa in simpatia,dandole un pugno di monete e dicendole di tornare con un lavoro ,lei lo aveva fatto.
Al terzo Natale avevano iniziato a fare sesso perché non si erano trovati attraenti,forse era una coincidenza di solitudini e stanchezze a fare un uomo completo.
Loro insieme erano un uomo completo.
Avevano litigato spesso ,poi lui aveva accettato che quella davvero pericolosa era lei e che quindi entrambi avrebbero potuto osare fino a un certo punto.
Al quarto Natale Wanda era lì,in giro a studiare per il buco che Ulysses chiamava covo oppure a casa sua,sulle rive del Nilo,una casa bianca e piccola,quadrata e pulita.
Il quarto Natale aveva spiegato la situazione a Natasha e lei le aveva dato una strana benedizione:”Non si sceglie chi amare,si sceglie per chi non morire”.
Quindi lei aveva deciso che era un si e aveva chiesto la cittadinanza egiziana.
Non erano mai stati tipi di troppe parole,effettivamente.
Un giorno aveva trovato un posto da cameriera in un hotel,dicevano che col suo portamento e la sua aria occidentale rassicurava i clienti.
Quindi andava bene.
Poi passava le giornate a farsi arrostire al sole,Ulysses le aveva regalato un paio di sandali di tessuto così leggero e graziosamente traforato che ora pareva Wanda avesse un ricamo bianco sui piedi piccoli,da ballerina.
Era una donna rispettabile e rispettata,al Cairo,era una delle tante laureate che rappresentavano la cultura di un paese,la possibilità di essere libero senza dovere qualcosa a nessuna agenzia governativa.
Era scappata da sola.
Aveva sovvertito le regole soltanto con un pugno di monete in mano e non le aveva mai spese fino a quel loro quinto Natale.
In realtà quindi un regalo a Ulysses lo aveva fatto. Ed era un bel regalo,davvero.
Un cappello,a lei piacevano i cappelli.
“Ti sta bene”commentò provandoglielo senza curarsi del suo consenso:era un cappello semplice,bianco e con scritte blu di buon augurio.
“Ora mi spieghi perché hai convinto un vecchio comunista laico a mettersi in albero di Natale in casa e farsi cambiare cappello? Perché per te è tanto importante il Natale?”
La ragazza non ci dovette pensare molto:”Natale significa famiglia,per molti e per molti è nascita di qualcuno”iniziò”questo è il mio primo Natale da egiziana,sul Nilo,in un posto che per me significa qualcosa di diverso dalla sofferenza,dalla morte e dalla fine della mia famiglia”.
“Non puoi scappare da ogni dolore,elfetto”.
“No,ma posso concedermi di ricominciare a vivere,me lo devo e tu mi hai dato un’opportunità “disse tranquilla”ho speso solo oggi quelle tue monete,porto uno stipendio a casa,ho un titolo di studio e qualcuno che prende sul serio ogni pregio come ogni mio difetto,mi hai fatta sentire adulta,amata,mi hai insegnato quanto valesse rispettarsi” sorrise”non penso ci possa essere qualcosa di più prezioso,per cui buon Natale,Ulysses”.
Uscirono in terrazza,col fiume che sciabordava pacifico metri sotto di loro e la Luna piena a illuminare la notte.
“Ah,si anche a te”replicò l’uomo mugugnando un’imprecazione dietro al sigaro mentre cercava qualcosa.
Le diede un pacchetto.
“È una…stilografica?”la studiò perplessa”sembra che abbia attraversato una guerra,questa penna”.
Ulysses ghignò:”Con quella penna ci ho firmato il mio primo atto di cessione di armi,fanne buon uso”.
“Posso usarla per firmare la mia tesi domani,la piccola elfetta malvagia che parte in guerra contro il mondo,immagino”valutò studiando l’oggetto alla luce notturna”ci ammazzi i vampiri con questa,è argento affilatissimo”notò ammirata.
“Aveva un’altra utilità ai miei tempi,ma so che le darai una destinazione più nobile” concesse Ulysses.
Wanda sorrise:”Vado a metterla in camera,domani sarà una giornata importante e non ho nessuna idea di cosa mettermi”.
“Mettiti i sandali che ti ho regalato, dovresti mostrarli spesso quei piedi” disse il cinquantenne.
“Perché sono ricamati come quelli delle principesse del deserto?”domandò la mora”sento Nefertari che si rivolta nella tomba”ironizzò.
“Penso che ti avrebbe messo a selezionare l’harem”ironizzò a propria volta lui dandole un bacio”sarà ora di dormire anche per questo Natale, immagino”decise spogliandosi e aprendo le zanzariere”ma davvero ti laurei a Santo Stefano?”
“Pensi ancora come un collegiale americano”ridacchiò lei stringendosi contro il soldato.
“E che male c’è? Tutti sognano gli anni del college”ribattè ancora divertito quanto lei”dormi, tutte le Lune, per quanto belle, per splendere devono tramontare dietro le dune”.
Chiusero gli occhi entrambi sulla notte stellata del Nilo e Wanda lasciò al compagno un biglietto con orari e dettagli per la laurea, insieme ai soliti vestiti e il cappello nuovo.
Una promessa di una notizia.
Si presentò alla laurea perché dopotutto era davvero un vecchio sentimentale e non afferrava del tutto la motivazione per cui lei, proprio lei, aveva deciso di ribaltare le carte in tavola e di fermarsi lì, dall’altro capo del mondo civilizzato all’Egitto che era ugualmente civilizzato ma che nessuno a distanza di così poco tempo avrebbe imparato a chiamare casa.
Perché casa è la tua storia, il tuo passato, il tuo essere, il tuo corpo, il tuo sangue, casa è dove mangi una caramella sapendo che niente di brutto potrà succedere, casa è dove un abbraccio di una persona amica ti accoglierà anche nelle giornate in cui siete arrabbiati entrambi.
Casa non è realmente in Egitto, in America o in Europa, casa non ha confini e casa non aveva colore o bandiera.
Perchè l’amore non ha colore o lingua o barriere e la notizia che recepì in modo apparentemente distante in realtà lo aveva travolto come un tuono sconquassa il cielo.
Era incinta.
Wanda era incinta, con un bellissimo abito bianco addosso a risaltare sulla pelle ora bronzea, i sandali e i ricami ai piedi, i gioielli e un velo simbolico sulla fronte ed era incinta e bellissima ed era lì a dirglielo e lui la stava abbracciando impietrito dalla gioia, in qualunque caso fosse stato possibile una situazione che violasse così tante leggi fisiche contemporaneamente.
Si era messo in disparte e in ultima fila non per qualche istinto sentimentale o paternalistico, semplicemente perché era il posto in cui preferiva essere.
L’aveva vista tirarlo a festeggiare con le sue amiche parlando un arabo e un inglese fluente.
Ebbe mal di testa perché tante donne tutte insieme metterebbero k.o. chiunque, ma non potè dire di non essersi divertito.
Rientrarono a casa sotto il sole cocente di mezzogiorno.
Non aveva niente di particolare da rimpiangere o da contestare, alla propria vita, il buon Ulysses.
Insomma, malgrado ogni tot scommettessero chi avrebbe tirato prima le cuoia, era un bel Natale.
Era davvero Natale.
Dicevano che Natale va passato con la famiglia, per essere meraviglioso, ma lui da bravo militare era semplicemente felice e lo era anche Wanda.
Era felice.
E se Natale non avrebbe potuto passarlo con la sua famiglia,almeno crearsela poteva essere un ottimo modo per cominciare l’anno nuovo.
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