Challenge e iniziative · Fanfiction

Snezhinska

Senza titolo-1
“No,davvero”disse Natasha a braccia incrociate”nemmeno al college si fanno queste cose,per favore!”chiese tentando di mantenere un minimo livello di serietà.
Stessa cosa stava cercando di fare Tony Stark,che dei, moriva dalla voglia di baciare qualcuno sotto il vischio,ma appena sentita la voce di Natasha Romanoff,superspia sovietica iperaddestrata,potenziata e emotiva come una lastra di grafite quando si trattava di lui…aveva iniziato a essere recalcitrante come un vitello al mattatoio.
“Dai gente,mi terrorizza la prospettiva di baciarla!Voglio dire,potrei non sopravvivere!È sempre la Vedova Nera!”protestò”nemmeno lei vuole baciarmi,giusto?Perché dovrebbe?Sono un rozzo ubriacone pieno di soldi e brevetti dal valore a dieci zeri,niente di che…”
Sembrava davvero nervoso.
“Aspetta,hai davvero paura di me,Stark?”
“Non siamo nemmeno colleghi,amici forse ma è che tu mi fai qualcosa di strano”.
Clint Barton era seduto sul divano,paonazzo per le troppe risate,insieme a Rogers e Thor.
La rossa lo guardò interrogativa col sopracciglio inarcato.
“Spiegati”.
“Mi fai uno strano effetto,tu…mi spegni il cervello e io dato che sono a tutti gli effetti privo di muscolo cardiaco,senza cervello son fritto,dolcezza” ammise tormentando il dito medio della mano con l’unghia del pollice.
Natasha si avvicinò di un passo.
“Aspetta,aspetta”disse piano”tu hai una cotta per me?”chiese assottigliando gli occhi.
La cheerleader specialista in arti marziali e lotta corpo a corpo e tortura che mette all’angolo il nerd col cappellino da Babbo Natale a una festa.
Trama inquietante anche per un porno.
Stark alzò gli occhi. Sudava.
“Allora Bruce aveva ragione!Alla Tower mi stavi attorno perché sei innamorato di me!”sibilò vagamente disgustata dall’idea”quella mattina tu e lui stavate litigando per me!”chiese con gli occhi sgranati.
“Non è come sembra!Lui voleva dall’inizio che ci provassi con te,ok?”sbottò il miliardario”e io gli ho detto che tu eri felice con lui,che non poteva mandare tutto a puttane per una paranoia!”continuò.
“Era per i bambini?”
“Per tutto quanto,era … Certo che ti avrebbe deluso e io avrei potuto darti,parole sue,ciò che meritavi di ricevere da ogni uomo che si fosse avvicinato a te”
Ehy,la questione pareva seria,ora:due contendenti,un vischio che pendeva dal soffitto e loro che si muovevano in circolo come pugili diffidenti.
“Cioè?”
“Una vita decentemente vivibile,con un marito rispettabile e dei bambini”.
“Lui dov’è?”sibilò la russa.
“Alle Fiji,con Pepper”.
Gli diede retta e ascolto.
Crollò quasi su di lui che fece fatica a reggerla ,data la differenza di statura e peso.
Non sarebbe stata una festa natalizia molo facile, su segnale di Clint lasciarono tutti la sala.
“E lei…”tentò mentre si rialzava faticosamente come se la avessero pugnalata.
“Non me lo ha detto, l’ho scoperto perché ha fatto una chiamata col cellulare e da lì ho tratto la conclusione più logica,dato che chiamava col prefisso fijiano”deglutì, gli tremavano improvvisamente le mani, il terremoto dei suoi nervi rifletteva le sue onde sismiche sui muscoli provati.
Natasha gliele bloccò.
“Non è un bel party di Natale” ammise guardandosi intorno”ma nevica”deglutì a vuoto e guardò coi grandi occhi verdi fuori dalla finestra”quando nevica, si dice in Russia che una coppia di anime si è ritrovata, o che è precipitato un amore, si usa lo stesso verbo per indicare il fioccare della neve” spiegò” e penso che…sono stufa di essere tradita e delusa dalle persone, perché ho sempre-“gli strinse le mani.
“Hai sempre pensato di essere tu il problema e, hai sempre pensato di essere l’epicentro, non l’onda che rompe il terreno” completò per lei il miliardario, le sue dita sanguinavano, ormai” e questo perché ti hanno insegnato a credere che se senti un po’ meno male di altri, allora forse provarne un po’ di più è quello che meriti” si fece sfuggire il cinquantenne”o almeno, lo dice il mio psicologo, io lo ripeto ogni mattina allo specchio perché lo specchio è vuoto se le persone non ci si riflettono dentro”.
“Continuo a non volerti baciare e voler bere e volermi tirare un colpo in testa, ma non farò nessuna di queste cose, non voglio un bambino, io l’ho detto molto tempo fa a Bruce, anche potendo averne, non ne voglio, anche potendo adottarne”ammise decidendosi a guardarlo”perché se ne avessi uno…smetterei di essere me stessa e perderei un altro pezzo della mia storia, dovrei ricominciare da capo, ricostruirmi avatar, passato, studio, lingue, famiglia e mentire ancora, essere un mostro per altri”.
“Non posso più sopportarlo nemmeno io” confessò Iron Man”questa guerra ha diviso il mondo e questa guerra ha ucciso più persone del necessario, dove per più del necessario intendo un numero qualsiasi maggiore di zero” precisò turbato”siamo sicuri soltanto di aver perso tutto”.
Lui non era male, anzi:era strutturato come un semplice…amico doveva essere,era parco di parole e prodigo di gesti, era caloroso e lavorava il metallo più freddo, era semplice e rielaborava concetti della complessità della galassia stessa.
Poteva esserci una qualsiasi giustificazione per l’averci messo tanto a vedersi come somiglianti? No, ad eccezione della paura che avevano entrambi a condizionare i loro passi: fuori dalla loro bolla, il mondo era confuso, caldo e sfocato, ma Natasha aveva fatto un paio di passi oltre il bordo della bolla, l’ultima cosa da verificare era se Anthony, dalla sua, riusciva a vedere lei.
Probabilmente sì.
Lo stava baciando, con garbo, eleganza, esitazione e studio delle sue opzioni, lo stava baciando e soffriva, ma lo avrebbe testimoniato il fatto che erano le sue mani a prendergli i fianchi e stringerli contro il suo bacino stretto.
Si spostarono sul divano,la tenne sulle sue ginocchia,mentre le palpava le cosce e la accarezzava sotto l’intimo.
Era bella,col vestito risvoltato sulle cosce e il capo rivolto verso di lui a baciarlo famelicamente.
“Fermami se…”
“Aha”.
Non lo fece fino a quando le sue grida di piacere non si dissolsero lasciando il posto a un piacevole sopore.
Non capitava spesso che la testa di Tony Stark fosse vuota:solitamente era popolata di fantasmi,incubi,ricordi dolorosi e fiacchi fotogrammi di rimpianto e amarezza,ora era…piatta.
Gli occhi di Natasha e le mani di Natasha,le labbra di Natasha e il battito del cuore che poteva ascoltare riempivano ora la sua mente,il suo silenzio.
Era semplice e naturale come per un fiocco di neve seguire la gravità,il restare contro di lei e nella notte di Natale,sotto quella coperta ad ascoltare il mondo che se ne andava un po’ come e dove desiderava.
Il pensiero lo chetava come niente altro poteva.
“Se ti do della cioccolata la pianti?”domandò la spia russa.
“Di fare che?”
“Con quel dito”.
Ah,vero,si stava spellando di nuovo il dito medio,chissà perché .
“Ho paura”confessò.
“Di cosa?”chiese perplessa la donna.
“Non è stata una cosa organizzata,non so se…”
“Ricapiterà?”completò la spia”capiterà oggi,domani,dopodomani e per tutti i giorni a venire”dichiarò “è stato un bacio inaspettato sotto il vischio,ma ciò non significa che non sia stato bello,come ciò che ne è venuto dopo e quello che ne verrà”.
Stark la fissò con i begli occhi scuri appannati dal sonno:”Come mai pensi che smetterei di mangiarmi il dito per della cioccolata?”
Natasha gli scoccò un’occhiata sogghignando divertita.
“Mi conosci bene” rise”qui però è più caldo”commentò sistemandosi meglio su di lei,fra le sue gambe sode.
“Quando sei diventato un gatto?”
“Lo sono sempre stato,immagino avessi…non so,paura ?Bisogno prima di altro di diverso?”chiese”io a determinate idee arrivo per gradi,spesso per sbagli,credo”allargò le braccia”però oggi non è uno sbaglio,per questo motivo ti ho chiesto quel che ti ho chiesto”.
Piccolo,esitante,dubbioso e deluso dal mondo Tony Stark.
La mattina dopo la trovò lì.
Era Santo Stefano e lei era lì con una cioccolata e del pandoro.
La mattina dopo era Capodanno e si erano ubriacati ballando sul tavolo in salotto.
Lei era lì.
L’anno dopo lei era ancora lì e la neve,di nuovo,cadeva.
Notò vagamente il vischio nel salotto,si era scordato di toglierlo,perché era troppo basso e non ricordava dove avesse messo la scala.
Aveva costruito un camino e mentre tutti quell’anno festeggiavano e si facevano gli affari loro,quei due erano fermi davanti al camino a bere cioccolata guardandosi negli occhi ogni tanto e si accarezzavano le mani.
La piccola Snezi si fermò davanti a loro mentre inseguiva suo fratello giocando e stava per inciampare nel piede di Natasha,che la prese al volo.
“Attenta,piccola”sorrise”se cadi rischi di sbucciarti le ginocchia e quello fa male”disse .
Snezi la guardò”Tutti se cadiamo ci facciamo male “rifletté”non c’è niente che non si faccia male cadendo…posso avere la cioccolata speciale?”chiese”sembra buona”.
Tony le passò la sua tazza in cui la bambina affondò gioiosamente il viso:”Ehy, ma ci sono i marshmallow! Grazie papà!”abbracciò entrambi, che ricambiarono il gesto.
La sala si fermò per un momento.
“E’ adottata, Clint” disse Natasha”è mia figlia, si chiama Snezhinka”spiegò.
“Le avete dato un bel nome, come…”chiese l’arciere mentre la festa riprendeva.
“Eravamo in ospedale a Mosca, in vacanza, perché giustamente sono sufficientemente americano da cadere col culo sul ghiaccio e sale e Natasha ha visto sua madre lasciarla in ospedale poco dopo il parto”raccontò”era una ragazza giovane, noi le abbiamo detto che sarebbe potuta venire a trovarla e stare con noi quando avesse voluto, con la sua bambina, nevicava e lei per arrivare in ospedale probabilmente era caduta diverse volte per strada, nessuno la aveva aiutata”.
“Su che nome darle ci siamo interrogati a lungo, poi abbiamo pensato alle uniche due cose che non si fanno male quando cadono da qualche parte”spiegò la Romanoff”la prima sono gli innamorati, la seconda i fiocchi di neve”.
“Snezhinska in russo significa fiocco di neve, ci è parso… benaugurante.
“Siete stati molto generosi”commentò Clint.
“Possiamo esserlo” disse soltanto la spia”abbiamo una madre tranquilla, che studia e lavora in Russia per raggiungere sua figlia con una qualifica professionale e una bambina serena, insieme a suo fratello, lui viene da un orfanatrofio, vuole diventare un grande ballerino di tiptap, Tony glielo sta insegnando”.
“Sembra portato per il mestiere”disse solo Barton”e sono bambini socievoli, il piccolo sa l’inglese?”chiese curioso.
“Charlie lo sta studiando, per ora parla per semplici frasi brevi e poco elaborate, compensa col russo e i segni”disse Nat”ma è un miscuglio che funziona ed è portato per le lingue, con un gran senso del ritmo e un ottimo udito” raccontò.
L’agente li lasciò soli.
Loro come innamorati erano caduti moltissime volte, come nemici sarebbero crollati un numero di occasioni anche maggiore.
Ma si sarebbero sempre rialzati, per un motivo molto semplice: erano insieme, erano vicini, ed erano seduti.
E da seduti si può cadere, ma non dividersi.
Specie se sotto un vischio.

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