recensioni

Il Guardiano Degli Innocenti

witchaChiamatemi stronza stitica, ma sono tornata e sono tornata col dente piuttosto invelenito nei confronti del libro “Il Guardiano degli Innocenti”, di Sapkowski.
Questo tomo racconterebbe le gesta di Geralt di Rivia, un giovane strigo giramondo alternandole piacevolmente fra presente e passato, in un fluido sfondo di humor, atmosfere goth e romanticismo.
Ma siccome non devo vendervelo, vi dico subito che è brutto. E’ un libro ben scritto, intendiamoci, ma mi ha delusa in modo davvero cocente.
Ciò che vi ho riportato sopra potremmo dire che è a grandi linee la trama del tomo, ma procediamo col solito metodo e vediamo cosa possiamo salvarne, nel mazzo di due di picche con briscola cuori.
 
► I personaggi: nel bene o nel male, che compiano scelte discutibili, facciano battute più o meno apprezzabili, si salvano e ti restano impressi, pur essendo per molti versi -ad esempio quello fisico- poco delineati . Sono divertenti, intelligenti, comici o cupi, ma te li ricordi. Ti entrano dentro. Inclusa quella smorfiosetta stracciapalle di Jennefer, ciao.
►La scrittura: è scritto, qualità rara per molte pubblicazioni moderne, bene. Correttamente, semplicemente, senza troppi fronzoli e usando una grammatica degna di tale nome con un lessico adeguato. +1 per te, Andrew.
►L’atmosfera: è cupa, goth, pervasa da una vena di humor e ironia, a tratti si rasserena sfociando nel romantico, ma non è mai pesante e contribuisce a rendere le scene incisive, Sapko, sei a +3.
 
In cosa pecca questa opera prima? Prima di tutto, in originalità: non è altro che un copia-incolla spudorato e palese di molte fiabe che popolano l’immaginario di tutti noi, una su tutte La Bella e la Bestia.
E in modo piuttosto bruttino.
Seconda pecca? Situazioni tirate davvero troppo per il lungo: autore, mi infili il tuo personaggio principale nei pasticci perché la sua trombamica ha dei problemi con lui? Ok. Bene. Spiegami che problemi ha, ma magari in cinque pagine, non in > tre capitoli di sesso e vasche da bagno, dopo la prima non me ne frega più niente.
Nemmeno delle tette insaponate. Ed è grave, sappilo, Drew, ti posso chiamare Drew? Ormai ho fatto.
Stilisticamente sembra davvero una trascrizione di un videogioco, per giunta piuttosto superficiale, per cui precipitiamo a conti fatti, da un +3 a un tristissimo 1. UNO. UNO.
Pesco quattro carte e passo alla prossima recensione, perché siamo sicuri tutti che si poteva fare meglio. Eppure… a me è piaciuto. Mi ha preso a calci e tirato nel suo universo. Forse i videogiochi sono meglio, ma non leggerò gli altri per un bel po’.
Si, Jennefer, tu sei il personaggio che mi ha fatto stare simpatica Sansa Stark, taci e arrossisci.
Voto 6 stiracchiato.
 
♠ Next on this screen ► Farhenheit 451
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