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20/02/2016- In memoriam

d74c62f18d4b1beee8a310d666525088Oggi, come ben sapete, per la lingua italiana, ormai sempre più povera e sempre più bistratta, è una data funesta: si è spento oggi Umberto Eco, considerato fra i più grandi linguisti e scrittori di questo paese.
Il necrologio però finisce qui.
Umberto Eco era una persona indubitabilmente capace, coriacea e determinata, quindi voglio approfittare di queste righe per lanciare quello che penso sia un appello piuttosto adeguato e che penso sia apprezzabile, dati i tempi che corrono: scendiamo dalle cattedre.
Nessuno di noi che si dispiace -giustamente- e straccia le vesti per la morte del grande intellettuale, penso si sia sforzato, dopo averlo letto, di diffonderlo.
Perchè? Umberto Eco pensava in maniera difficile: non pretendeva di essere applaudito, di avere un pubblico concorde.
Umberto Eco cercava la critica. La ragione critica, l’uso ragionato e consapevole della nostra lingua madre, ma non per sentirsi superiori agli altri, o piangere per una sua evoluzione in un senso che noi riteniamo più ignorante perché educati a esprimerci differentemente, ma per comunicare.
Comunicare in un’epoca così virtuale, misurare le parole che si battono a pc, che si dicono al lavoro, in casa, in famiglia, è un corretto esercizio letterario, della propria facoltà di esprimersi.
Eco è morto e devo dire che non ne sono così umanamente toccata, ma improvvisamente noto il risorgere di gente che ha improvvisamente letto i suoi libri e lo adora. Vogliamo parlare del suo pensiero? Sono qui.
Vogliamo discutere della sua storia? Sapete dove trovarmi.
Dei suoi interventi, come uno degli ultimi riguardo il corretto uso dei social network, la situazione di internet e un’analisi piuttosto feroce della sua utenza.
Pecca di arroganza? Sicuramente.
Ritengo maggiormente peccatori coloro i quali puntano il dito contro i maiali che nuotano nel loro stesso fango.
E’ per me doloroso notare che l’evoluzione della lingua incontri un così rigido rifiuto, ma è considerato normale dagli studiosi.
Mi ferisce profondamente, invece, e penso sia il concetto che irriti tutti coloro che sono minimamente acculturati, il disprezzo spudorato per il nostro patrimonio linguistico e per la sua storia che è lunga, difficile e magari poco interessante, ma andrebbe conosciuta almeno per pagine di wikipedia.
A me Umberto Eco non piace, trovo sia uno spocchioso arrogante con poco da poter predicare dato il suo simpaticamente prolisso “Il Cimitero Di Praga” che è una piaga infinita con almeno un ottanta pagine tranquillamente superflue.
Siate onesti, ve ne prego, nel leggere questo articolo, prima di indignarvi: se siete fra coloro che nella loro vulgata includono perle come “se io sarei”, sentitevi liberi di mandarli anche a fanculo, Eco e gli intellettuali che lo seguono.
L’intelligenza non è un’ostentazione di ciò che non si ha, ma di chi si è.
E essere sinceri, forse, è la miglior parte di sé che si può mostrare.

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