recensioni

The Danish Girl

imagesEbbene. Aspettavamo tutti questo film al grido di “Ommioddio Eddie Redmayne è vestito da donna!!111!!!1!!!” e ora ce lo stiamo sciroppando, mi pare perciò giusto mettervi a parte di ciò che penso riguardo la summenzionata pellicola -di cui so anche esservi un libro, ma non reggo tanti traumi ai feels insieme e sono povera- che, in breve, ritengo un piccolo gioiello che affronta un tema difficile.
Difficilissimo.
Non solo la transessualità in sé, il cambio di sesso.
Ma la scelta.
Andiamo con ordine.
La storia, ci aiuta Wiki perché io e il danese non andiamo per niente d’accordo, racconta di un: “Pittore della Danimarca dei primi anni del ‘900 Einar Wegener ha vissuto due vite, la prima con una moglie a Copenhagen, e la seconda a Parigi come Lili Elbe. Infine ha tentato la prima operazione chirurgica della storia finalizzata al cambio di sesso. Attratto dall’abbigliamento femminile dopo un gioco erotico con la moglie e sempre meno capace di smettere di vestirsi e atteggiarsi da donna, nel corso di diversi anni Einar vuole lasciare il posto a Lili, che percepisce come un’entità separata. Aiutato e supportato attraverso molte difficoltà da una moglie da cui è sempre meno attratto, Einar fugge dalla medicina del proprio tempo che lo vuole internare o dichiarare schizofrenico e si rifugia nella chirurgia sperimentale, conscio che quella che intende provare è un’operazione mai tentata prima e dai rischi immani.”
Non vi ho spoilerato nulla, non frignate come neonati.
Dicevamo, questo è l’ossatura del film, che francamente non penso abbia difetti imputabili alla recitazione e nemmeno al copione, ad eccezione per un mio piccolo appunto personale: perché Gerda non si è impressionata quando ha trovato su Einar la prima camicia da notte femminile?
Comunque, andiamo per ordine per spiegarvi cosa rende questo film indimenticabile.

 

 

  • Gli attori: il cast è davvero eccezionale: non solo Eddie Redmayne, ma cito fra gli altri una impressionante Alicia Vikander e un come al solito fantasmagorico Ben Wishaw, attore che si sta distinguendo recentemente nella scena cinematografica e partito dal teatro , mentre la Vikander ho avuto il piacere di trovarla in Operazione UNCLE. Sono tutti straordinari, uno migliore dell’altro e hanno reso iconici i loro personaggi.
  • I temi trattati: non è solo la transessualità e il cambio di sesso di Einar, la storia della nascita di una donna imprigionata in un corpo che non sente come proprio e la fa soffrire sia fisicamente che psicologicamente-
    E’ una storia di scelta. E’ una storia di scelte difficili e mi preme sottolinearlo con un certo fervore personale: Gerda decide nonostante l’amore per Einar di supportarla nella sua scelta, di ingoiare dolore, sofferenza, delusione e amarezza per renderla felice, per vederla felice, perché era quello che le aveva promesso.
    E’ scelta quella del personaggio di Ben Wishaw, di accettare senza nessuna difficoltà Lilli come Einar, si dimostra da subito suo amico e si dichiarerà omosessuale, ma fa sentire Lilli inclusa, accettata, compresa, bella e giusta. E’ un ruolo che non si trova tutti i giorni nemmeno nella vita quotidiana di questo mondo moderno in cui per persone che decidono di dichiararsi differenti da come appaiono biologicamente, scattano troppo spesso sofferenza e terribili malignità e umiliazioni.
    C’è la scelta di Einar di affrontarsi e dichiararsi più intimorito dall’impossibilità di essere chi è che dalle discriminazioni e dalle offese, dalle domande e dal dolore fisico che subisce.
  • Elementi visivi: I paesaggi sono caratteristici danesi e contribuiscono in modo serio e sensato a costruire il personaggio duale di Einar/Lili, che alla fine della storia sullo schermo, riesce a uscire dalla palude e volare verso, finalmente, il mare e l’orizzonte . Poi da menzionare ovviamente abbiamo i quadri e tutto ciò che é connesso al mondo della pittura, universo caleidoscopico in cui si vedono gli uomini cambiare maschera e aspetto per soddisfare le necessità del momento, come capita a Einar. Ci sono i colori e sono intensi, vivaci, dosati, che sanno di quotidiano e di vissuto,di esperienza.
  • Eddie Redmayne: è una storia difficile, questa, da raccontare e accettare un progetto del genere implica prima di tutto un enorme, davvero mastodontico lavoro su di sé per capire almeno per sommi capi cosa significhi trovarsi in una società come quella del primo novecento e sentire la necessità di cambiare così tanto e radicalmente per potere vivere liberi. Per poter vivere essendo davvero chi si sente e chi si sa di essere.
    Si parla di corpo, di nudità, di matrimonio e atteggiamenti, di desiderio e calore che non si riesce a ottenere ingabbiati in un corpo che non si sente come proprio.

Sottolineo che la narrazione di tutti questi elementi non è assolutamente pesante o accusatoria per nessuna delle parti rappresentate sullo schermo: non si tende a colpevolizzare la persona che sta cambiando sesso, non si tende a colpevolizzare per le sue sensazioni e percezioni negative la persona che sta assistendo Einar, che in questo caso indica chiunque stia attraversando questa situazione.
Sono davvero felice di avere visto questo film, che mi auguro diventi un fenomeno non commerciale, ma bensì un fenomeno assolutamente culturale che generi dibattito e approfondimento, perché siamo nel 2016 e nel nostro paese le libere scelte sulla propria vita non sono ancora un diritto sancito, ma una colpa di cui lavarsi .
E’ una questione di rispetto, la storia di Lilli, e il rispetto va diffuso e fatto Bibbia e religione unica.
Il voto al film è :9.
Guardatelo, e riguardatelo, e godetevelo. Vi meritate di avere un prodotto che vi rispetti e vi insegni quanto può essere faticoso, per gli altri, essere arrivati a essere chi sono oggi.
E anche quanto è stato faticoso per voi.

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