Challenge e iniziative · Fanfiction

Fotophobia

downloadBruce sentiva nervosamente che l’Altro,come ogni Natale,si agitava dentro di lui.
Le luci scottavano,brillavano,erano fuoco.
E il fuoco bruciava.
Quelle luci facevano sempre paura,a Hulk,perché gli ricordavano dolori e proiettili,sangue,ferite.
Era solo colorato,come il Grinch,ma il suo cuore era di taglia mostruosamente normale.
Natasha e gli altri Vendicatori si impegnavano per distrarre lo scienziato,anche se fermo a chiacchierare nell’angolo più buio della sala.
Pochi gli si avvicinavano davvero.
“Vuole una tazza di the caldo?È una miscela che personalmente …mi rilassa molto”gli disse una voce femminile fresca e cristallina.
“Nessuno di noi”sottinteso noi -due-rispose lo scienziato”si fida di te”.
La ragazza fece spallucce:”Non abbiamo inziato col piede giusto”convenne”ma questo the è soltanto the caldo,acqua,erbe profumate e miele,le piace il miele?”chiese”mi pare nervoso”.
“È una battuta di spirito?”scattò l’uomo.
“Non parlavo con lei”continuò la mora e nella sua testa risuonò soltanto una coppia di parole:”luci-male”.
“Mi sono un po’ informata sulle ricerche neurobiologiche fatte da lei e del suo lavoro volontario in India”sorrise”sono davvero eccellenti,ma con un paio di dettagli da sistemare”.
“Tu cosa ne sai di neurobiologia?”chiese il quarantenne tichettando nervosamente col dito sul bordo della tazza che aveva in mano.
Ecco,il lavoro andava bene per distrarsi.
Concentrarsi su di esso poteva aiutare anche l’Altro a distrarsi:l’Altro aveva sviluppato una forma di terrorizzata adorazione per Wanda Maximoff, lo aveva soggiogato completamente.
Lei però spaventa anche te.
Non eri d’accordo ad averla negli Avengers,pensi ancora sia troppo potente,che possa ribellarsi in qualsiasi momento ai gioghi imposti.
Come te,come Hulk.
Però non si dovrebbero formulare certi pensieri a Natale,specie nei confronti di ragazzine che hanno la sola colpa di essere profughe di guerra traumatizzate e assassine.
Ah si, il lavoro era un bel pensiero,rassicurante.
Il lavoro era gestibile,controllabile,misurabile,non rischiava di sfuggirgli dalle dita a ogni battito di cuore,a ogni dilatazione dei polmoni.
Bruce,che ti succede?
“Se ti faccio vedere io una cosa, ti fidi che non fa male?”.
No.
“Se ti faccio vedere che non fa male su altri, ci riprovi?”
L’Altro era in nervosa attesa.
Chiamò Natasha e le passò sulla pelle una sfera di luce a temperatura molto bassa.
“Fa male?”
“No”.
“Sicura?”
“Si”.
Rifece la stessa cosa con Tony Stark, che forse avrebbe dedotto meglio di Natasha la natura e ragione della dimostrazione,ma non importava troppo.
Creò una sfera di luce delle dimensioni di una pallina di gelato.
“Non mi dispiace per lo scontro che abbiamo avuto a Sokovia, ma se ora siamo dalla stessa parte,voglio aiutarvi” disse ed esitante, sfiorò con quella la pelle di Banner.
Hulk tremava per il nervosismo.
Ma la sensazione fu piacevole, leggera,innocua.
Era una sensazione gracile, delicata.
Wanda stava realizzando il paradosso di un neonato che doma una pantera.
Il Piccolo Principe e la Volpe.
Si era accorta che Hulk temeva le luci,tremava anche solo all’accendersi del fornello a gas, di un neon in laboratorio.
“Io le conosco prima pragmaticamente che nozionisticamente, le coscienze”formulò la mora”mi sono messa a studiare per unire le due cose e quando mi impegno in qualcosa non accetto meno che l’eccellenza,come risultato finale”.
“Stai ancora tenendo sotto controllo la mia mente,vero?”chiese in risposta il dottore.
“No, la sua”spiegò la Maximoff “in via …cautelativa,anche se è come mettere un fiocco di Natale su un elefante”.
Banner fece una cosa che non faceva da anni:rise e bevve il the.
Mosse ancora la pallina di luce,fino al collo,tiepida e piacevole.
Si stava rilassando.
“Venite, vi faccio vedere una cosa”propose.
Li guidò fino al suo piano,in camera da letto.
Tenne spenta la luce e prese un punto luminoso dal buio.
“È una lucciola”sussurrò sedendosi sul materasso con lo scienziato,con il lucore a bagnare leggermente i loro volti.
“Lucetta gracilina”disse una voce cavernosa nelle loro teste.
La lucciola volò sulla faccia di Bruce facendogli strabuzzare gli occhi.
“Hai ancora paura delle luci?”
“Certo che se mi anestetizzi le reazioni emotive e poi fai domande il risultato non è granché…indicativo,se posso permettermi”tentò Bruce ma osò abbracciarla passandole un braccio dietro la schiena e lei sorrise accocolandosi contro di lui.
“Ma…con un paio di accorgimenti e una buona scusa,magari potremmo fare qualcosa di creativo in laboratorio,mi interessano i reduci di guerra “.
La mora annuì: “I traumi e le microlesioni danno cambi anche radicali nella personalità…comunque la fotofobia intesa come intolleranza alle fonti luminose è la prima fobia che si sviluppa nelle cavie di laboratorio,fusa a una certa claustrofobia piuttosto marcata”.
“Hai studiato tuo fratello?”
“Studio un sacco,io”rise la venticinquenne”buon Natale,dottore”aggiunse e gli diede una piccola busta.
Bruce Banner da quella notte ebbe una piccola lucetta rossa sul muro.
“Lucetta gracile,uh”avrebbe ringhiato Hulk,nella sua mente.
“Non sei intimorito da lei,però “notò il dottore.
“Io…lei protegge Hulk,Hulk difende”.
“Quindi?”
“Hulk no paura lucetta gracile”rispose”Hulk sonno”.
Banner sospirò e per la prima volta dopo anni riuscì anche ad addormentarsi.
Era un vero record.
Chiuse gli occhi anche lui,vedendo un filo rosso brillare dietro le palpebre.
Ora era rassicurante.
Strano.
“Buon Natale”sussurrò”lucetta gracile”sorrise.
“E per una volta, buonanotte anche a me”.

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