Challenge e iniziative · Fanfiction

Merry (slap) Christmas

black-and-white-depression-happy-pills-pills-Favim.com-987709Lei non era una donna da rimpianto.
Una persona sicuramente romantica, sensibile, accorta, empatica, ma non fragile o incline alla malinconia: il suo equilibrio caratteriale era invidiabile,emotività controbilanciata da grande polso e intelligenza straordinariamente acuta.
La sua vita era un susseguirsi preciso di calcoli, senza troppi intoppi o scossoni fino a quando non aveva incontrato Thor, sulla sua strada: da lì era tutto in discesa, tutto era precipitato e il suo universo si era sensibilmente ampliato.
Non era una considerazione particolarmente profonda, specie per una scienziata del suo peso e una ragazza così giovane, così brillante.
La gente si aspettava tanto da lei: tutti, amici, nemici, famigliari conoscevano e amavano la versione perfetta di lei, la donna amabile e timida che sapeva essere, che…era, semplicemente.
Per negarsi di non poter essere qualcosa di meno che infallibile si era buttata senza riflettere e lui l’aveva baciata.
Era arrossita, quando lo aveva fatto Thor la prima volta.
Se l’era staccato di dosso e gli aveva dato un ceffone che gli aveva girato la faccia e il suono si era propagato nell’aria come una frustata.
Aveva pianto la vigilia di Natale perché non aveva il suo fidanzato vicino da dieci anni, da New York ed era ancora devastata dall’Either, che aveva lasciato sul suo fisico segni evidenti di debolezza e fragilità, impallidendola e smagrendola oltremisura.
Ma non l’aveva distrutta, Darcy era rimasta e anche i suoi amici, il suo laboratorio.
C’erano però dei momenti di silenzio intorno a lei in cui tutto si stringeva soffocandola e la testa pulsava come un cuore e nessuno ci poteva essere, tutto sfocava e dal buio emergevano un sorriso e due occhi.
Che di rassicurante non avevano niente.
Niente.
Potevi a ventotto anni passare il Natale rannicchiata sotto le coperte di casa tua, sul divano, coi capelli sfatti e il pigiama più brutto e comodo del secolo mentre di nuovo lui tornava nella tua mente? Mentre eri condizionata da fantasmi potenti che non ti appartenevano come i rimpianti ?E cosa avevi da rimpiangere? Il non averlo conosciuto diversamente? Non lo avresti accettato, non lo avresti capito cosa ti serviva diversamente, lui non è buono per te.
E’ necessario, ed è un legame più pericoloso che ti affascina, perché hai sfidato e vinto Malekith, pensi di avere il controllo di qualcosa di insondabile come i sentimenti?
Piangi e tremi.
Ricordi quel bacio, te ne vergogni? Con te stessa no, con Darcy no, con gli altri si.
Era lui, era il male alla testa.
Lo aveva baciato.
Inghiottì i tranquillanti tirando la confezione vuota di pillole contro la televisione.
Sentì una mano fredda sul collo, alla base.
Perché quando crollava lei c’erano solo i fantasmi? Sua madre l’aveva accompagnata a ogni controllo neurologico possibile, a ogni consulto con specialisti, a ogni visita e a ogni ospedale possibile, persino a una clinica di Iron Man.
“Cosa vuoi da me…” sussurri sperando che sia lì per porre fine a quello o a dirti che ha un modo per andare avanti, che farà smettere di odiare tutto il mondo.
C’era lui.
“Cosa vuoi da me…?” ripeti.
“So che sei da sola”.
Oh, che novità.
Nascose il volto fra le mani.
“Sono i postumi di Either?”
“Sono i postumi di Either” ti decidi a rispondere con le labbra screpolate per il vomito”sembri l’unico a cui interessa, io sono interessata a capire perché ti interessa”.
Si siede vicino a te, gli fai spazio.
“Mi sono informato perché non conosco le festività midgardiane, quindi mi sono adoperato e ho scoperto che oggi è usanza scambiarsi doni” le diede un pacchettino, un involto verde in tessuto.
“Lo lanci per terra”.
Diventò un punchball.
“Pensavo che fosse un presente adeguato a una persona che amava prendere a ceffoni gli altri”.
Era un presente, un presente.
Un regalo, un tempo, un modo verbale.
Poteva quell’essere folle e disturbato aver rivoluzionato la grammatica trasformando il presente in futuro?
Che fosse il suo linguaggio contorto per dire che le voleva bene? Che ci teneva che il suo tempo proseguisse oltre lì?
“Vuoi insegnarmi a combattere?”
“Ha da fare?”
“No” e si trovò a sorridere.
Passarono il resto della serata ad esercitarsi e parlare, allenarsi e a ogni attacco di emicrania lui insisteva senza nessuna pietà che lei ripartisse e il dolore scomparve, rapido e sordo come del fumo nell’aria.
Sarebbe tornato, ma in quel momento le facevano male solo le braccia, era bello.
Era sopportabile che gli facessero male solo le braccia.
Poi forse sarebbe peggiorato, ma con quel gesto era cambiata la sua giornata.
Lo abbracciò e lo tenne stretto.
“Non c’è nemmeno Thor” mormorò”non c’è mai nessuno…”
“Non hai bisogno di nessuno” disse l’intruso natalizio.
“Avevo bisogno di te” rispose “mi pare evidente, nessun altro aveva saputo aiutarmi o capire” dichiarò francamente.
Era vero, la sua capacità era di accettarla, di amarla, seppur in suo modo, di aver cura di lei, per il lato autentico della sua persona.
Quello che la vedeva coi capelli arruffati, le occhiaie, le emicranie, i viaggi interplanetari e il vomito, gli incubi, la scienza e le crisi isteriche.
Davanti a lui non doveva nascondersi.
“Thor non tornerà, non è così?”
“Thor non lo so, ma non tornerà, temo che non lo farà prima della conclusione della vita mortale di tanti di voi”disse sincero.
Si medicò il ginocchio sbucciato, si medicò il labbro rotto e si medicò la guancia.
“Di nuovo, avanti, voglio prenderti meglio a schiaffi il Natale prossimo, Loki”.
Il moro ghignò.
“Devi riuscirci, miss Foster, prima di dirlo” .
Restò con lei tutto l’anno successivo, senza nessuna esitazione, senza problemi, senza dubitare.
E una notte, di un capodanno dei trent’anni di Jane, Jane si addormentò nuda accanto a lui e si svegliò nuda accanto a lui nudo.
Avevano in testa dei buffi cappelli di Babbo Natale.
“In tutto questo penso di aver capito qual è il vero spirito di questa festività di Midgard” decretò Laufeyson.
“Sarebbe?”domandò Jane.
“Che non ci sono mal di testa, o elfi oscuri che tengano se sai dare schiaffi sufficientemente forti”.
La Foster rise forte.
“Buon Natale” replicò”per una volta di schiaffi ne avevo bisogno io, pareva”.
“Non è così male”.
“No, ma resti un pazzo”
“E tu isterica, ma non per questo non è un buon capodanno”.
Gli diede una sberla e lui la fece finire sotto di sè bloccandole le braccia.
La baciò.
“Non sono isterica, sei tu a essere permaloso”.
“Ma sentitela, la midgardiana…” borbottò il moro.
“Comunque sei davvero meraviglioso come mago”concesse la Foster”senza rendertene conto, hai trasformato una persona in depressione, senza un presente, in una persona con un futuro”.
Era un’unione strana la loro, era qualcosa di poco sano, poco equilibrato, fatto di cicatrici e senza nessuna pietà.
Eppure funzionava, per un motivo che conoscevano solo loro.
Si prendevano a schiaffi benissimo, indipendentemente dalle festività.
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