Fanfiction

Shut up and dance with me

e5a33da5804fb97c4e9552376e5d1190“Perché sei a una festa dell’Esercito?” domandò Steve Rogers a una donna dai lunghi capelli rossi e un paio di pantaloni attillati, scarpe scandalosamente rosse e canottiera blu con un giacchetto rosso.
“L’ho invitata io, Capitano, ma immagino che andrò a…”Maria Hill gli apparve alle spalle”che ne so, salutare Barton, ha sempre bisogno di compagnia, poverino, da quando è diventato cieco un’altra volta”rise la mora”a sentirlo dopo un po’ non diventa quasi seccante?”e se ne andò.
“Perchè ti dà fastidio?”chiese di rimando Natasha”è perché vestita così sembra tu stia parlando con una minorenne?” lo punzecchiò divertita”o perché hai talmente tanti pettorali che sento ogni fibra di quell’uniforme soffrire e sai che sto per proseguire la frase in maniera assolutamente volgare e inappropriata quindi stai arrossendo?”insistette ghignando”è bello vedere te, i tuoi pettorali e il tuo faccino da Heidi, comunque” lo salutò mangiandosi un nachos con salsa al formaggio.
“Riesci a raggiungere un nuovo livello di indecenza ogni volta che ci troviamo insieme, Nat” rispose Steve Rogers”mi domando se lo fai perché mi adori o perché odi Sharon”.
“Siamo passati da -vicina- a -Sharon-? Quando esattamente?”
“Siamo solo vicini di casa, Natasha”sibilò Rogers “E da quando sei gelosa?”indagò pentendosi improvvisamente di aver tentato di provocarla e sapeva che di lì a poco si sarebbe pentito di aver pensato anche solo di respirare nella sua stessa stanza.
Natasha rise.
“Perché dovrei esserlo?” chiese”vuoi un nachos? La salsa contribuirebbe seriamente a interrompere la tua combustione spontanea”lo schernì.
“Non lo so, sai, per esempio perché nemmeno mia madre sarebbe così ossessiva”.
“Sarah?”
“Come sai il suo nome?”
La rossa sorrise enigmaticamente.
“La gente mi racconta molte cose, specie se metto loro un anello al dito”ghignò”e adoro usarle contro gli altri, perché so che tu non hai letto la mia storia, non sprecarti a negare” specificò”però se vuoi te la racconto” propose”o magari stavolta vediamo se sai ballare”.
Il biondo si passò le mani fra i cotonatissimi capelli tentando di non farsi andare in cortocircuito i neuroni ancora presenti: si era messa del glitter sul petto, che con un leggero velo di sudore rendeva la sua pelle scintillante come cristallo.
“Mi spieghi perché hai deciso di essere la mia personale tortura vivente?”
Ignorò volutamente la parte sull’appuntamento perché sì, faceva ancora male e Peggy era stata usata contro di lui tre anni prima. Lei e il ballo mancato.
Per qualche motivo era sicuro che la pestifera rossa davanti a lui invece non lo avrebbe lasciato in pace nemmeno all’Inferno, anche perché ci sarebbero finiti insieme.
Sharon era una persona tranquilla, sana di mente, senza nessun vizio particolare e intelligente, preparata professionista del suo settore: infettivologia…somigliava a sua nonna.
Ma non aveva nessun pregio particolare che al momento potesse controbilanciare il comportamento da zecca buffa della spia davanti a lui.
Com’è una zecca buffa? Quella donna doveva smetterla e subito! Imprecò mentalmente.
La Romanoff dopotutto lo conosceva, era innegabile e la loro frequentazione era forse la cosa più intima che avrebbe potuto condividere con una donna fino a quando non avesse dismesso la maschera di Capitan America.
Dove per frequentazione intendeva insospettabili tentativi di sopravvivere a sè stessi e a contingenti attentati omicidi.
Dovendo essere completamente onesti, forse somigliava molto più lei della Carter a Peggy e questo lo spaventava un po’, perché vedere amplificate a quel modo le derive autoritarie di Peggy era davvero inquietante, insieme alla sua determinazione, professionalità e indipendenza.
E non somigliava per niente a Peggy nello stesso tempo! Era arguta, brillante,ma profondamente rispettosa, almeno a parole, dell’autorità e amava la storia, le scienze, rideva e forse era la trentenne pluridecorata dopo la Hill più coriacea e brillante che ricordasse.
Si era detto più volte convinto che non avrebbe più amato nessuno come la Carter.
Forse c’era un’altra strada ed era ciò che Natasha stava cercando di dirgli da tempo e per molto lui aveva voluto ignorare.
Lo stava guardando negli occhi con quell’espressione beffarda.
Pregò ogni fibra del suo essere di non far la figura dell’idiota più colossale della storia.
Se la caricò in spalla e la lasciò solo quando furono in mezzo alla pista sotto lo sguardo scandalizzato degli alti ufficiali, decorati reduci e compagnia che osservavano la scena.
“No, ora stai zitta e balli” impose sentendo davvero troppo caldo” e poi mi baci, perché sei davvero insopportabile, Nat, cazzo!” sbottò.
La trentenne rideva veramente forte, ma quando la musica partì decise che poteva pagare pegno ballando nel modo più ridicolo e spontaneo insieme a quel goffo bambinone che era e standogli il più possibile appiccicata perché sì.
E sfoggiò anche un sorprendente repertorio di sensuali balli di strada con movimenti del tutto inappropriati per l’ambiente.
Se la portò via di nuovo in spalla a fine serata.
“Sai che non ti inviteranno mai più a una festa?”domandò la rossa dalla sua spalla coi capelli scompigliati e un sorriso immotivatamente appagato dipinto sul volto giovane e paonazzo per la gioia di averlo fatto esplodere.
“Sai, si vociferava persino che tu fossi gay”.
“Quando ti ho detto di non essere vergine, non ho mai detto di aver provato qualcosa solo per donne, ma nemmeno per uomini, ma sì, il tuo ex marito ci sa fare.”
“Uh, questa brucia!” la donna gli fece una linguaccia”tu ci sai fare di più?”
“Non so, vuoi provare?”
“Da quando così audace?”
“Perché tanto non mi lascerai mai in pace, quindi tanto vale godersi il tempo che ci troveremo appiccicati a discutere di sesso nella Seconda Guerra Mondiale e di Marylin Monroe,no?”propose Rogers.
“Questo sì che è parlare! A proposito, sai che la Monroe amava masturbarsi per far eccitare i suoi compagnucci di giochi?”
“E questa dove salta fuori?”
“Adoro come arrossisci alla parola masturbazione, perdonami”.
La lasciò per terra e la baciò.
“La Monroe non aveva le tue labbra, oppure avrebbe avuto una fila rintracciabile dal gps fuori dalla porta di casa”.
La russa rise.
“E’ un complimento o una proposta di sesso?”chiese Nat.
“Non lo so, ma puoi scoprirlo se ti va di vedere Pearl Harbor, come viaggio di nozze”.
“Andata, ma se mi porti a un’altra festa ti uccido, Capitano”dichiarò la rossa sedendosi direttamente sulla sua spalla a mo’ di cheerleader.
Entrarono nel bilocale di Rogers.
*
“Quale colpa ho per averti meritato?”domandò Steve risistemandola sotto le coperte del letto sfatto, premuroso mentre lei si stringeva contro il suo petto.
“Nessuna, non è mai colpa tua, Steve” sbadigliò e lo baciò”vedi che a star zitti e ballare ci si guadagna?”
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