Challenge e iniziative · Fanfiction

Un bambino vero.

download (1)“Cosa c’è che non va?” domandò semplicemente Natasha sedendosi davanti a lui sul ring.
Ormai da tre mesi a quella parte si poteva vedere, al centro d’addestramento , che ogni tanto,Visione, quando voleva riflettere, si bloccava e chiedeva di poter parlare con l’istruttore di turno, che poi era diventata Natasha quando tutti gli altri vi avevano rinunciato perché snervati dalla necessità dell’androide di parlare, di capire, di soffermarsi con qualcuno che capisse esattamente le sue domande e vi rispondesse in modo paziente.
Quindi lui si fermava e si fermava anche lei quando si accorgeva di questa sua necessità del tutto peculiare e che aveva imparato ad apprezzare seppur con necessità di un certo esercizio e abitudine,perciò aveva imparato ad accettare di fermarsi e dargli la spiegazione che gli serviva per il passo successivo.
Inizialmente la spia non credeva di poter cavare qualcosa da quelle che tutti definivano futili chiacchierate,altri erano semplicemente abili a ignorarli,perché chiedeva ovviamente spiegazioni su questioni e concetti per tutti banali e per lui estremamente importanti, del tutto estranei.
E gli era venuto un dubbio.
“Mi spiega, signora, cos’è il Panettone che ha citato il signor Stark tanto spesso e che mangeremo oggi alla sua festa?”
“E’ un dolce, Visione, ed è a pasta morbida, con dentro piccole perline gelatinose che si chiamano canditi”
“Eh, ma come è fatto?” insistette il robot”di che colore è ? Perché il signor Stark mi ha spiegato che c’è un modello degli atomi che si chiama così, e mi è parso strano”.
Ah,le chiacchiere scientifiche deliranti di quell’idiota di Iron Man.
La Vedova Nera prese il cellulare e gliene mostrò un’immagine da Google.
“Il sapore è buono, delicato”spiegò”gli esseri umani nelle lingue usano parole che sono di significato intercambiabile”.
“Sinonimi,giusto?”chiese Visione.
“Giusto”la donna accennò un sorriso.
Visione trovava singolarmente attraenti determinate voci, le prediligeva nel modo di scandire le parole, nel colorarle, a forza di sentirne molte e di imparare tanto dal pianeta Terra.
Inizialmente si era stupito dell’impazienza che caratterizzava determinati esseri umani, la maggior parte per lo meno e sapeva che spesso era connessa alla sua più completa ignoranza e alla puntigliosità delle spiegazioni di cui talvolta necessitava per imparare a muoversi nel mondo.
Visione conosceva e analizzava parametri vitali, deduceva e connetteva pezzi, ampliava il proprio sapere e la pazienza granitica di una donna che tanti temevano era una piacevole scoperta, lo faceva sentire in qualche modo …protetto,accettato, la persona davanti a lui era molto abile nell’includere come escludere gli altri.
Ripresero l’allenamento fino a sera, uscirono dal centro e rientrarono alla Stark Tower, per il party.
“Ho visto che chiacchieri con i robot, ora”la salutò Iron Man con in testa il cappello da Babbo Natale e in mano una fetta di Panettone.
“Anche tu, ma se lo fai tu è normale se lo faccio io strano?”chiese la russa accavallando le gambe sul divanetto dove si era seduta.
“No, mi chiedevo solo perchè, è ovvio che c’è un legame fra te e Visione”.
“Mi stai chiedendo se un robot può avere amici, quindi?”indagò la trentenne”non lo so, non è ben visto al centro e ha dato ai nervi a una quindicina di trainer prima di arrivare a me per la sua …curiosità, nessuno voleva rispondergli in modo sufficientemente dettagliato e perciò lo piantavano a metà percorso, io non lascio semplicemente indietro elementi validi”spiegò rubandogli un ciuffo di panettone.
“E’ un bambino con le potenzialità di Dio, è vagamente inquietante”raccontò Tony”esterna concetti di astrofisica con naturalezza e si incanta a chiedermi perché la neve cade o cosa prova nel cadere”.
“Trovi sia stimolante?”
“Tu?”
“Io … ascolto la gente, quindi ascolto anche lui senza nessuna difficoltà o problema, fa domande e io dico ai miei allievi che possono chiedermi tutto quello che vogliono, perciò tecnicamente è…ok”.
L’inventore annuì soddisfatto della risposta:”Wanda non è venuta, vai a salutare Pollicino o si perderà nella foresta nera”.
“Guarda che non ho bisogno che mi combini chiacchiere”.
“Nat, vai e spiegagli cos’è un cappello da Babbo Natale”.
La spia sbuffò e si avvicinò all’A.I. con una coppa di champagne in mano.
“Ciao” iniziò semplicemente”se ti dà fastidio il rumore possiamo uscire””.
Visione sgranò i grandi occhi chiari quando la sentì parlare, non si era accorto di lei preso com’era dal guardarsi intorno e assorbire ogni dettaglio della situazione.
“Cos’è una festa?”
“Una festa è quando tu vuoi divertirti e vuoi farlo con tanta gente, perciò chiami degli amici e mangiate schifezze facendo ciò che vi pare”riassunse la rossa.
“Schifezze è sempre per i sinonimi?” domandò Vision facendole il baciamano per salutarla.
“Esatto,stai diventando davvero bravo”sorrise la Vedova Nera, incoraggiante e decise lei di portarlo sul balcone”qui si risponde meglio alle domande”indicò le porte chiuse”io odio il rumore, in realtà, odio i party di Stark e odio pure lui”borbottò”ed è un periodo di superlavoro, ma è Natale” cambiò tono”ti ho fatto un regalo”aggiunse e gli porse una scatolina.
Vision la fissò perplesso tentando di capire la situazione e analizzarla secondo i suoi algoritmi e ciò che l’esperienza gli suggeriva.
“Se lo desideri posso massaggiarti le spalle, lo faccio anche per il signor Stark e abbassa enormemente i suoi livelli di stress”.
“Dai, va bene” accettò la russa”solo se poi apri il mio regalo”.
“Se avessi saputo che era costume offrire doni, avrei potuto offrirvi qualcosa di più..congruo alla mia istruttrice”.
Che carino, pareva un tentativo di scusarsi…
La Romanoff non riusciva a capire esattamente il motivo per cui dopo aver combattuto per mesi contro la snervante saccenteria del robot e le sue curiosità,aveva scoperto che bene o male, pur essendo uno di carne e l’altra russa… coesistevano sorprendentemente bene.
Forse perché era l’unica ad avere pensato che Visione potesse necessitare di qualcuno che banalmente, gli stesse accanto nel momento del bisogno, ovvero nel supportare l’intelligenza emotiva tipicamente umana che lui stava ancora sviluppando.
Aveva bisogno di una guida e di amici e sapeva che la Maximoff non era certo nelle migliori condizioni per poter essere di un qualche aiuto a sè stessa,figurarsi agli altri.
Era una strana condizione, quella dell’Intelligenza Artificiale che le stava tenendo compagnia.
“Se sei riuscito ad ambientarti e a migliorare, al Centro, per me è un regalo più che sufficiente e soddisfacente”.
Cambiò idea quando le mani dell’androide iniziarono a massaggiarle, delicatamente, le spalle, per qualche minuto nel più completo silenzio della sera di Natale.
Era anche delicato.
O ben programmato, era così importante la differenza?
“Sa,ho sentito più volte far riferimento all’amore, come sentimento che dovrebbe legarci perché ci conosciamo, lei non la trova una valutazione sorprendentemente superficiale fuori da ogni prospettiva che la logica offrirebbe?”chiese.
La Vendicatrice reclinò il capo, trovando senza ragione particolare la domanda sorprendentemente divertente,tanto che fece uno sbuffo che le fece danzare la frangia.
“Una valutazione oltraggiosamente fuori da ogni calcolo statistico e probabilistico, mi duole concordarlo, ma il bello degli esseri umani è la loro opportunità di fare tutto ciò che la logica non suggerirebbe mai loro” spiegò Natasha sorseggiando rilassata lo champagne.
“I robot hanno questa opportunità?”chiese la A.I. con garbo mentre restava con le braccia conserte sul davanzale del balcone,a guardare il cielo petrolio del Natale newyorkese.
Eh, che bella domanda importante.
“La domanda giusta è se tu sei un robot”lo corresse la spia, nella sua stessa posizione” di sicuro bere una coppa di champagne su un balcone con vista newyorkese, con un abito da tot mila dollari e un uomo galante e intelligente a tenermi compagnia è piuttosto vicina al mio ideale di vita”.
“Quindi io sono un uomo?”
“E io sono Natasha o Vedova Nera?”chiese la Romanoff”possiamo dire che è una questione di punti di vista cosa siamo, siamo soltanto chi ci ricordiamo di essere stati e chi pensiamo di poter essere, penso”lo guardò coi grandi occhi verdi liquidi”stiamo davvero discutendo se possiamo innamorarci secondo le leggi della fisica o le norme della filosofia?”domandò “è molto …strano,ammettiamolo” disse muovendo la mano con cui teneva lo champagne”sei riuscito a farmi sentire più simile a te senza farla sembrare una cosa fantascientifica oppure inquietante”.
“Cosa differenzia una norma da una legge?”
“E’ normativo che io possa innamorarmi di te, è legge che io mi innamori di un altra persona”spiegò la trentenne.
“Sembra molto semplice”.
“Non dici sempre tu che è tutto molto semplice?”gli chiese.
Visione la osservò sedersi sul davanzale e le strinse delicatamente una mano.
“E’ questa la matematica, che si applica anche a questo tipo di situazione e funziona, sembra” rilevò sorridente”è un po’ strano perché sei il primo robot con cui parlo di questa cosa, dell’amore e riesci a renderlo semplice,chiaro, corretto”.
L’androide pensava di aver capito, ciò che la piccola persona dai capelli rossi stava cercando di dirgli fra l’altro in modo sorprendentemente chiaro.
Amava quel suo modo di esprimersi, quel linguaggio assolutamente semplificato e descrittivo, ma essenziale e scarno, che lei gli riservava, la cura che metteva nell’esprimersi perchè il mondo fosse a lui comprensibile.
Era personale.
“Se io la baciassi quindi ,poi lei sarebbe disposta a spiegarmi il mio…impulso”.
Natasha sorrise e socchiuse gli occhi.
“Già”.”
“Lei è sempre molto gentile,con me, molto…premurosa e disponibile,corretta e vorrei dirle che lo apprezzo più di quanto la mia programmazione mi consente di esprimere”.
Lei aveva le mani sulle sue spalle forti.
“E’ disposta a guidarmi per il mondo?”chiese la A.I.
“Non ti servono guide, ti serve sincerità, ti serve qualcuno che sappia chi sei e ti accetti, ti ami per questo”gli diede il suo regalo di Natale.
“Un buono per l’acquisto di un’enciclopedia completa?”
“Possiamo leggerla insieme”
Visione la baciò tenendole solo la mano.
“Sono sicuro che sarà un’esperienza interessante” commentò la A.I.”dopotutto come non può esserlo, se in una giornata è riuscita a insegnarmi cosa sia esattamente un sinonimo, cosa sia un bacio, il panettone e come mai voglio baciarla? E’ normativamente straordinario per una persona bella come lei”.
“E’ normativamente straordinario avere una persona bella come te, è un vero privilegio” rispose invece la spia baciando le sue labbra morbide per un motivo poco importante a dispetto di quanto si attendeva”ora però devi dirmi qual è il tuo capitolo preferito dell’enciclopedia, così partiamo da quello”.
“Che dice di quello sul Natale?”
“Guarda che è lungo”.
“Ma è semplice, se lei me lo spiega”.
“Allora ci conviene cominciare presto”rientrarono e gli offrì una fetta di panettone, si rintanarono al piano di Natasha che si mise a leggere sul letto, in braccio a lui, un capitolo della vecchia versione dell’enciclopedia dell’anno prima.
Era davvero Natale, il momento dell’anno in cui persino un robot, magari non può diventare un bambino vero, però poteva dire di essere orgoglioso di un’altra cosa, e ci pensava da quando Nat lo aveva difeso per la prima volta prendendolo con sè per addestrarlo.
Non sarebbe stato un bambino vero, ma l’amore, quello vero, lo aveva trovato ugualmente.

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