recensioni

The heart of the sea

1129_heartOfSea_siteHeader-1000x500_v021850. Herman Melville, in cerca di ispirazione per il suo nuovo romanzo, si reca a far visita all’anziano Thomas Nickerson, sull’isola di Nantucket, con la speranza di riuscire a farsi raccontare del tragico naufragio della baleniera Essex, su cui Nickerson era in servizio come mozzo. Il vecchio marinaio, in un primo momento, si mostra riluttante, ma alla fine, spronato anche dalla moglie, si decide di raccontare al suo ospite la vera storia del naufragio.
Era il 1820; il giovane ed esperto baleniere Owen Chase, nonostante le promesse fattegli dalla compagnia degli armatori di Nantucket di vedersi assegnare il comando di una nave tutta sua, viene costretto a imbarcarsi sulla baleniera Essex per fare da primo ufficiale all’inesperto e arrogante George Pollard, preferitogli in quanto figlio di una conosciuta e rispettata famiglia di comandanti di baleniere (al contrario di lui, che è figlio di un galeotto e proviene da una stirpe di agricoltori, non di balenieri). La spedizione però, dopo un primo abbattimento, si ritrova senza altre prede da reclamare, tanto che il comandante, nonostante il parere contrario della ciurma, decide di avventurarsi in un braccio di oceano ancora inesplorato, a ovest delle coste dell’Ecuador, dove un vecchio baleniere spagnolo li ha messi in guardia dalla balena bianca che vive in quelle acque e che aveva decimato parte del suo equipaggio.
Questa è sostanzialmente la trama del film, che personalmente ho adorato dall’inizio alla fine nonostante Chris Hemsworth fosse insipido,in certi momenti,come lo scafo della baleniera.
Ho amato questa pellicola perché a mio parere dà un taglio piuttosto chiaro su cosa sia il fulcro della storia di Moby Dick,essenzialmente: una battaglia fra uomo e natura e la sua ossessione, regina di tutte le ossessioni della razza umana, di dominarla.
L’uomo ha sempre dovuto combattere e dominare la natura mentre essa si inventava già dieci modi diversi per gabbarlo con grazia e brutale bellezza, molto spesso e ho apprezzato questo focus perché è ciò che rappresenta il romanzo: l’ossessione, l’esigenza che la specie umana ha dai primordi: essere più di ciò che è , superarsi ed evolversi per mantenere un primato fragile come la fiamma di una candela in un tornado.
Le inquadrature sono ampie, realistiche, le deprivazioni umane e morali sono mostrate senza censure e la durezza della vita dei marinai dell’Ottocento fa da cornice adeguata alla caccia di Chase e Pollard.
Gli attori scelti sono adeguati per il ruolo, nessuno che spicchi in maniera eccezionale a parte Ben Wishaw che nel suo piccolo ritaglio, ha dato un’altra visione di cosa sia lo scrivere, per molti e come per molti è stato interpretato: la febbre corrosiva di raccontare una storia, di sopravvivere ai propri fantasmi e alle proprie paure per quanto potenti e ancestrali siano.
Alla regia non ho nulla da rimproverare, francamente, è un film estremamente godibile e immagino al cinema sarebbe risultato ancora più solenne .
E’ il concetto di limite a definire chi siamo e cosa possiamo diventare: prendere una decisione estrema in situazioni estreme ci può cambiare radicalmente, come è successo a Chase che decide di non uccidere Moby Dick. Ferma il suo arpione. Si accorge che c’è un limite, una sconfitta che bisogna saper riconoscere senza disonore davanti a sé stessi: quando riconosci nel tuo nemico te stesso, non hai nulla più da cercare, perché hai trovato te stesso.
Non è solo un film catastrofista, ambientalista e di rivisitazione letteraria, personalmente l’ho trovato molto profondo e particolare, che esprime una buona comparazione di punti di vista fra il più grande cacciatore del creato che diventa preda della più grande preda del creato e dei suoi fantasmi.
Ma c’è speranza, in questo film: il fare una scelta diversa dà di per sè speranza e non è soltanto lo smettere di cacciare la balena che è sintomatico di una possibilità positiva.
E’ il tornare a casa, il rifiutarsi di accondiscendere agli interessi altrui per quanto ci prospettino attraenti ricompense. E’ la libertà la parte fondamentale di Moby Dick e questo film, non soltanto la battaglia o l’avventura.
Voto finale:7/8
Consigliato:sì
Riassunto: godetevelo, se vi piacciono i film che vi costringono a uscire con un punto di vista su qualcosa dalla sala, se vi piacciono quelle pellicole colossali ma con uno sforzo di riflessione e se vi è piaciuto Moby Dick e tifavate per la balena e sognavate gli oceani, godetevelo.

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4 thoughts on “The heart of the sea

  1. Io ho apprezzato di Chris il fatto che abbia sforzato il suo corpo e la scena nella caverna. I suoi occhi parevano blu come il mare profondo in quell’oscurità, mentre il grande eroe è piegato dal dolore di perdere un amico.Certo, niente da oscar.
    Condivido quella speranza. Io l’ho vista nel romanziere che trova la sua storia, anche, e nel fatto che alla fine tutti testimonino la verità su ciò che è successo.
    Ho trovato anche realistico che il marinaio racconti la storia per soldi xD.

    1. Sì, di certo non si sarebbe fatto traumatizzare gratuitamente lol dal suo passato orribile, non credo lo avrebbe fatto nessun altro al suo posto xD.
      Chris stavolta era pienamente sufficiente per il suo ruolo di marinaio bruciato dal sole e baleniere con molte spedizioni alle spalle, funzionava e funzionava anche come naufrago mezzo morto di fame.
      Solo io ho recepito tanta shippabilità slash fra lui e il capitano?

      1. oh, mi sento meno sola. Vogliamo parlare del capitano che su istigazione di Chase alla fine dice comunque tutta la verità che cosa shipposa non è? *^*

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