recensioni

Moby Dick

moby-dick-12Ho meditato a lungo prima di scrivere questa recensione perché onestamente non so come interpretare esattamente questo libro e tutte le complesse e deraglianti impressioni che mi ha trasmesso .
Mi piace? Si. Mi piace IN TOTO? Non ne ho assolutamente idea.
Quindi partiamo dalla trama come si conviene e proseguiamo ordinatamente: il plot è sviluppato dal punto di vista di un narratore onnisciente di nome Ismaele, che si imbarcherà sul Pequod, capitanato dal temutissimo quanto famosissimo Achab, uomo di grandi imprese baleniere, quanto ferito da esse in modo irreparabile.
Ci saranno spoiler al finale, marinaio avvisato forse si salva, giusto per stare in tema marittimo.
Ismaele comunque racconta, dal momento in cui conosce Quequeeg, il viaggio della baleniera suggerita loro dall’idoletto Joyo, di proprietà del cannibale tropicale e di come si concluderà il loro viaggio.
Lo stile,vorrei soffermarmi su questo come secondo punto focale: è asciutto,essenziale,decisamente non raffinato e non si cura particolarmente di essere corretto, ma efficace perché vuole dare la rappresentazione di un mondo completamente chiuso in sé stesso come la nave, coi suoi termini e le sue usanze, la sua solidarietà e la diffidenza intrinseche, e non è mai stata frequentata da particolari lumi letterati, perciò il linguaggio è popolare per la maggior parte del testo.
C’è in tutto questo un punto in cui lo stile subisce una brusca virata,ovvero quando si tratta di elencazioni di termini di navigazione, procedure e tradizioni degli uomini di mare: qui diventa descrittivo,specifico, ampio ed essenzialmente corretto.
La scrittura è ruvida e sostanzialmente non fluida, o almeno non nel senso in cui si raccomanderebbe esserlo per un buon racconto di avventure: ti dà l’esatta percezione di come scorrerebbe il tempo su una barca in mezzo all’oceano.
E’ un racconto ruvido e questo mi piace: ci vogliono più storie semplici di persone semplici.
Altro punto degno di nota non è solo la straordinaria lucidità di Ismaele nel presentarci ogni personaggio o/e situazione che la ciurma si trova ad attraversare, quanto il suo punto di vista, che seppur clinico, mantiene una certa aura di benevola e rassegnata comprensione per la sorte umana, che ci condurrà tutti al medesimo punto, per cui tanto vale darsi una mano e accettare gli altri per quello che sono, bene o male.
Ovviamente nel testo sono compresi riferimenti a discipline scientifiche non più in uso e alcuni fatti che oggi riconosciamo tutti come mitologici sono dati per veri, mentre talune conoscenze scientifiche risultano invariabilmente -e piuttosto logicamente- incomplete.
Ismaele conduce il lettore accanto a sè e gli parla come se fosse un vecchio e caro amico poco pratico di mare e tradizioni di caccia, di cui veniamo messi a parte , oltre che poco avvezzo alle superstizioni e al senso di religioso rispetto che hanno i marinai per le balene e il mare stesso,visto spesso come entità onnipotente simbolo di perennemente possibile rovesciamento di una nave come del destino di un uomo.
In questo scenario si incastona achab il capitano dalla gamba mozza, mostrato come uomo incredibilmente fiero e consumato da una vera e propria ossessione per la balena bianca, un capodoglio di nome Moby Dick, che gli ha strappato la gamba con un morso.
E’ questo, il vero oggetto della caccia, Moby Dick, che è stata sempre interpretata in maniera differente nel corso dei secoli attraversati da questo racconto.
Il capodoglio sono le forze inafferrabili della natura che l’uomo proverà sempre a domare ma avranno un margine di ribellione insito, è lo scopo che tiene vivo una persona, è l’abisso terribile che ognuno di noi saluta con un rampone o che ci mangia, è la morte. O ti fai raggiungere da essa, o dai battaglia a essa con tutte le tue forze, pur sapendo -come Achab del resto- che è uno sforzo pienamente ,assolutamente, orgogliosamente vano.
E’ la logica umana.
Cenno a sè merita ovviamente il finale di questo racconto, che mi ha lasciata con un’amarezza incredibile addosso, come una malinconia per quel “e ha regalato al mondo solo un altro orfano”.
Morale? Che ne penso io? Voi dovreste leggerlo, quantomeno in un’edizione moderna -e ridotta, solitamente-? Si.
Moby Dick è un avventura magnifica, con splendidi ritratti umani e una grande penna alle spalle, e il mare scorre potente fra le sue pagine.
Mi son piaciute le dissertazioni sulla navigazione,l’anatomia dei capodogli, lo squartamento, la struttura della nave? NO, ma è il problema connesso al non essere minimamente preparata in questi termini ad avermi fatto trovare poco appaganti queste parti di libro,che in realtà a un occhio attento costituiscono un ulteriore tassello per dare credibilità e forza a tutto il testo.
Mi è piaciuto il falco morto, mi è piaciuto Quequeeg morto? No, anche perché la scena del falco non l’ho capita benissimo e a Quequeeg volevo davvero un bene dell’anima.
Il voto che do a questo testo è 7,75/10 e dategli un’occhiata, non si è mai troppo vecchi per affrontare questa balena.

 

 

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