Fanfiction

Strangers in the night

psd_107_urban_flower_graphic__by_urbanflowergraphic-daeci67Aveva passato una notte davvero terribile fra incubi e frammenti di allucinazioni di ricordi non suoi.

Si era alzata e si era accorta di essersi ferita. Era andata da Stark per farsi dare dei tranquillanti, sapeva che poteva aver accesso all’armadietto delle medicine, in caso di emergenza.

Le pareva abbastanza emergenza un buco nel fianco e l’essere scampata non sapeva come a una crisi di panico violento.

Non si era nemmeno data la pena di controllare se si fosse vestita o avesse la camicia da notte prima di uscire.

Qualcuno aveva acceso la luce.

“Potrebbe spegnerla?”chiese “Mi bruciano gli occhi”.

“Hai pianto, è normale” rispose lui, guardingo ma beneducato “ti andrebbe se ti medicassi il fianco? Sanguini e… non deve essere molto bello” concluse .

“Immagino che la seconda richiesta sia a patto di non farla incazzare”commentò Wanda “Ho solo bisogno delle mie pastiglie, poi me ne vado”.

La mano dell’uomo alle sue spalle ebbe uno spasmo, una contrazione dolorosa, ma si strinse intorno al suo polso.

“Vieni”.

La Maximoff lo seguì fino al tavolo operatorio, sul quale si sdraiò ubbidiente, pur tenendo gli occhi chiusi.

Lo scienziato modulò le luci e prese uno sgabello dopo aver trovato la cassetta del pronto soccorso.

Le sollevò di lato la camicia da notte macchiata di rosso, prudente e delicato.

“Tranquilla,ok?” disse iniziando a medicarla “ci vorrà un po’, ma ti guarirà anche questa”.

“A chi lo sta dicendo,esattamente?”chiese la bruna che fece una smorfia.

Aveva notato, ma non commentato se non con quella frase, la reazione del dottore, della mente del dottor Banner e di Hulk a contatto con la sua pelle.

Era stato una specie di sciame sismico che le aveva spezzato il respiro.

Senza contare il fastidio ovvio perché Bruce stava manipolando,seppure nervosamente, una sua ferita aperta ed era logicamente doloroso.

“Io … vi faccio paura?”.

Bruce si bloccò dal lavoro chirurgico.

“A lui si”replicò” molta, ma è anche incuriosito da te” ammise “non penso ci sia altro modo per definirlo, di solito respinge qualsiasi cosa o persona tenti di controllarlo, se non la sua ninna nanna o Tasha, ma…” si morse l’interno della bocca “da te si farebbe dominare, da te si fa dominare,soggiogare, basta solo che ti avverta e preferirebbe annullarsi, non riesce a reagire neanche aggressivamente”.

La ventiduenne aveva iniziato a sudare sotto le luci, aveva la fronte imperlata di sudore.

“Manca molto?”chiese deglutendo” fa caldo”.

“Hai la febbre?” chiese di rimando Banner e le sfiorò la fronte.

Decisamente sì.

“A lei non capitano mai brutti sogni?” domandò Wanda e quando Bruce inserì l’ago nella sua carne sussultò violentemente “a me sempre, anche da sveglia” confessò”al punto che a volte non so più cosa sia vero e cosa no, non so mai quali siano i limiti”.

Era una buona domanda filosofica.

“Tu hai delle capacità che nemmeno tu conosci e forse conoscerai mai del tutto” cominciò Banner pulendosi gli occhiali e poi riprese il lavoro “è… un pensiero terribile, a volte, immagino ci si senta sul baratro di capire cosa è bene cosa è male e so cosa vuol dire” iniziò” lei…tu,insomma hai un mostro rosso, io verde , non cambia molto” proseguì “ma bisogna fare delle scelte, io e te abbiamo fatto la stessa scelta” disse “di mettere quello che per noi è un terrificante abisso che ci divora un po’ ogni giorno, al servizio degli altri e ci facciamo mangiare un po’ ogni giorno,per gli altri, senza che lo vedano,senza che lo debbano vedere” si sfregò le narici passandovi sotto il dito indice” il limite non esiste, il limite è quando gli altri stanno bene, quelli per cui combattiamo, stanno bene, allora torniamo anche noi alla luce del sole”.

La ragazza sgranò gli occhi, poi socchiuse le palpebre.

“Siete due gran romantici, voi” sorrise “ho freddo, ha una coperta?” chiese “non ho mai avuto la febbre in vent’anni, ora mi ritrovo con una bella infezione”.

“Ti si era anche spezzata dentro un’unghia, ti ho tolto anche quella” aggiunse Banner “chi ti fa i dosaggi dei calmanti?”

“Il mio psichiatra allo SHIELD”biascicò lei sempre a occhi chiusi.

“Dovrebbe rifarteli” sospirò e spense le luci “torna a nanna, su” disse .

Wanda si alzò a tentoni e si aggrappò a lui per proseguire.

Il cinquantenne bofonchiò qualcosa.

“Qui” la chiamò”andiamo, avanti” sussurrò.

Sembra una situazione intima, non ci era abituato nessuno di loro tre.

La ragazza si avvicinò,forse troppo bruscamente, a passi troppo lunghi.

“Lui… lui è attratto da me, nel senso…fisico?” chiese.

“Sarebbe un problema,immagino”.

“Non sarebbe”la Maximoff deglutì”l’essere più strano attratto da me” ridacchiò, probabilmente era anche arrossita.

Bruce la trovò giovane, la trovò candida in quel momento. La trovò persino più sola di sè stesso.

Wanda si era fermata a respirare contro il petto dello scienziato.

“Dov’è la brandina?” sussurrò.

“Dietro di te”.

“Ah”.

“Non è seccante che dobbiamo essere io e te a finire sempre…così?” chiese Bruce, affannato.

Una luce verde gli aveva schiarito gli occhi.

“Cosa… cosa sta per succedere?”domandò la Maximoff reclinando il capo”.

“Vorrei che ne avessi il controllo”.

Bruce era molto più alto di lei, Hulk si stava controllando a fatica. Gli occhi di Wanda erano rosso liquido.

Gli girò intorno, costringendolo a giacere sulla brandina.

Lo baciò , risposero in due al gesto con un’irruenza data ben più che dalla passione.

Fu rapido, fu una sfumatura indefinibile nello spazio-tempo. Era quel genere di cosa che non sarebbe semplicemente dovuta accadere.

Non le mani di Bruce sui fianchi di Wanda, sul suo collo, le labbra che arrivavano ad assaggiare tutto quel che potevano.

Non Wanda che lo spogliava e si stringeva provocatoriamente a lui aumentando la sua eccitazione, con gli occhi sfavillanti e un ghigno impertinente stampato in viso.

Non ancora lui che sentiva anche gli impulsi dell’altro,sempre più urgenti.

Aveva già fatto sua Wanda, lì a cosce aperte sopra di lui, visione oscena.

“Non lo controlli” aveva sussurrato prima di sistemarsi su di lui e iniziare a cavalcarlo “non può” aveva aggiunto dando un altro scatto di fianchi che aveva fatto quasi gridare entrambi , gli aveva spostato le mani dietro,a tenerle i glutei.

“Io sì”.

Ed era diventato una sensazione, incisa nella pelle, nei sospiri, nelle urla sguaiate e sconnesse, nei gemiti.

Quando si era esaurito tutto, quando si era ritirata la fame, il bisogno di contatto, Wanda era rimasta su di lui con il capo sul suo petto, voltata verso sinistra,ansante.
Le si era aperta la ferita sul fianco.
“Aspetta, ti…”bofonchiò Bruce sfiorando la chiazza rossa che aveva ripreso a stillare sangue.
La Maximoff si portò le dita rosse di Bruce alla bocca, rilassata,le succhiò.
Si girò su un fianco.
“Fate pure”miagolò.
La medicarono.
“Non penso mi serviranno più i calmanti” tornò girata verso di lui, gli accarezzò il viso “e prometto, che nei limiti delle mie possibilità, non vi farò più incazzare” rise “tanto lo so che stai ascoltando anche tu, green boy, non preoccuparti”.
Una risata più cavernosa rimbombò nella testa della ragazza:”Piano col volume” rispose “piano, piano”.
Bruce la strinse a sé.
“Pensi che dovesse succedere così?”chiese Banner.
“Cosa, esattamente?” domandò di rimando Wanda “che voi scopriste così il sesso? Che io avessi una crisi nel cuore della notte?”si spinse contro di lui,tranquilla “tu gliene hai mai parlato?”
“Del sesso? A Hulk? Ci ho provato con Natasha, non…è andata molto bene, non credo abbia capito granchè”.
“Ora avrà imparato certamente le cose di base” commentò l’ucraina “cosa ti turba?”
“Tu hai vent’anni, io cinquanta o quasi” borbottò” non possiamo essere davvero così tanto compatibili, non… non è scientifico!” protestò.
“Siamo compatibili?”domandò la ragazza”forse, ma siamo compatibili in tre, e ora che ci penso, se vogliamo trasformare una notte di sesso in un po’ più di una vita di sesso insieme”roteò gli occhi”… è davvero importante che sia scientifico? Voglio dire, io sono pazza e tu hai Hulk” rilevò”siamo in un fantasy, non nella scienza”.
Bruce si sentì pizzicare gli occhi.
“Tu sai cosa stai proponendo?”domandò bruscamente alla ragazza “venire a rincorrerci in giro per il mondo? Essere sempre lì pronta a calmarci,controllarci, osservarci e … rischiare la vita al minimo cenno tuo o mio di cedimento?”insistette “sei sicura di volerti relegare a questo tipo di vita per regalare a me dieci minuti di felicità?”
Era stato volutamente aggressivo , voleva che i termini della questione fossero chiari subito e lo restassero: la vita di un uomo nelle sue condizioni non era una vita normale, non era una vita semplice, non era una vita che qualcuno avrebbe dovuto desiderare accompagnare e condividere. Persino Natasha, era rimasta ferita in un incidente che lo aveva visto coinvolto e per prestarle le cure necessarie era stata trasferita fino a Gotham, miglior ospedale chirurgico d’America.
Non era più tornata, sparita anche dai radar Shield, con gran preoccupazione di Maria e Tony stesso, nonché sua.
“Vogliamo metterla in modo scientifico?” domandò la ragazza “sono una cavia, tu uno scienziato” disse “non può essere migliore di così, io ho bisogno di qualcuno che mi sorvegli, che mi stia accanto quotidianamente, che abbia cura delle mie crisi, che non si faccia intimidire appena alzo un po’ la voce durante un attacco, da qualcuno che capisca il mio dolore” continuò la venticinquenne “ho bisogno di qualcuno che mi somministri i calmanti, le mie medicine, mi ricordi il college e le visite e che mi impedisca di perdere il controllo” si leccò febbrilmente le labbra “abbiamo bisogno delle stesse persone, io e lei, ma che ci mettano un po’ d’amore nello starci accanto” concluse “ ma la vera domanda è quanti sono dieci minuti al giorno, per due vite”strabuzzò gli occhi “devo prendere le mie medicine, a proposito”iniziò a sanguinarle il naso”ultimamente i miei poteri non sono il massimo della stabilità” si scusò e tornò al suo piano più velocemente che poté per ingoiare le pillole e farsi un’iniezione.
Bruce la seguì dopo essersi rivestito e la trovò a fissare con sguardo vacuo il nulla, sul pavimento della stanza, la pennetta vuota di fianco a lei.
“Tutto bene?”chiese preoccupato ma senza avvicinarsi troppo.
La bruna annuì, ma tremava.
“E’ la febbre, distorce …”ebbe un singulto”distorce le mie percezioni, riportami a letto” si sforzò di articolare “significa che il mio sistema immunitario si sta rovinando” .
“Si può fare qualcosa?”domandò dopo che lei lo ebbe invitato a sedersi accanto a lei flettendo un dito ossuto.
La bruna scosse il capo e nascose il volto sotto la sua spalla.
“Vieni, è ora di dormire” la esortò dolce aiutandola ad alzarsi.
La aiutò anche a stendersi sul materasso.
Era ancora aggrappata a lui,che si arrese presto all’evidenza del fatto che probabilmente sarebbe stato molto più a contatto con lei di quanto si aspettava.
Solitamente il contatto fisico innervosiva l’Altro, ma quando la piccola mano pallida trattenne Bruce per la seconda volta non riuscì a non sdraiarsi accanto a lei e le rimboccò le coperte stringendosela al petto.
Fu istintivo. Non conoscevano la tenerezza se non per pochi momenti fugaci della loro vita.
Bruce avrebbe imparato molte cose su Wanda:che le piaceva dormire abbracciata a qualcuno, che aveva più smalti e anelli che abiti, che adorava i tatuaggi e la cucina indiana e respirava piano come gli uccellini.
Wanda avrebbe imparato che Bruce era nato per avere cura degli altri, che adorava il cibo indiano, il cinema giapponese, aveva ottimo gusto in fatto di gioielli, leggevano gli stessi libri e le dava lezioni di fisica e matematica a tempo perso.
Ogni tanto si tenevano per mano. Primi,pochi, esitanti tentativi. Anche un paio in pubblico e poi Wanda quando lui riusciva sorrideva, sorrideva di quel sorriso pulito e leggero che hai solo a venticinque anni quando stai bene davvero.
Si erano addormentati quella notte, prima di tante altre. La mattina dopo Banner aveva iniziato molto tardi a lavorare, Tony galantemente non aveva chiesto spiegazioni a un anello serpentino sul suo pollice.
Wanda era scesa poco più tardi. Gli aveva sorriso con in mano una tazza di the indiano. Lui la prese e bevve, godendosi la vista del suo corpo e del suo viso meraviglioso. Era scarmigliata e in disordine.
“Ti…cambio le medicazioni?”
“Ah, come…?”balbettò Wanda”ah, si, ecco” si riscosse “ e buon lavoro, sono passata prima di andare al college a salutare” si sollevò sulle punte e lo baciò.
Bruce rispose al gesto.
“Buona giornata, e grazie della colazione”.
Wanda rise e sparì dopo essersi data una veloce sistemata.
Tony inarcò un sopracciglio.
“Amico, stai iniziando a farmi invidia”rise”potresti rimorchiare Miss Universo con quegli occhioni”.
Bruce sbuffò.
“Avresti dovuto dirle che stava uscendo in camicia da notte, piuttosto” ribattè il cinquantenne.
Iron Man alzò gli occhi e rise di nuovo:”Sei tu quello che gliela sfila, non io”.

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