Challenge e iniziative · Fanfiction

Tulipano.

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Se lo stava scopando di nuovo, non vedeva per che motivo essere delicata nell’esprimere verbalmente l’atto che stavano condividendo.
Condividendo.
Lui voleva eroina, gliene aveva portata in forma di oppiacei vari, con una prescrizione medica fasulla, da quella sperduta cittadina del Texas.
Non pensava assolutamente che sarebbe finita così un tentativo iniziato come :”Curiamo Cass, perché altrimenti poi Jesse chi lo sta a sentire coi suoi rimorsi del cazzo?”.
Alzò gli occhi al cielo.
Le ustioni gli facevano male, lei lo aveva portato dentro ridotto a un ammasso di carne dolorante e ustionata, puzzava di bacon, ricordava bene e lo aveva chiuso in uno sgabuzzino.
“Non vuoi starmi vicino, ho bisogno di sangue”.
“Per ora ci sono io” aveva avvertito senza nessuna inflessione particolare nella voce e la doppia mandata della porta era risuonata nella pausa che aveva fatto “spero di piacerti ugualmente, principessina”.
Lui aveva scoperto i denti, ridendo di un suono secco e stentato, ma indelebile nella memoria della riccia e si era avvicinato gattonando fino a lei che stava rielaborando la presa delle sue dita sporche di sangue sui suoi preziosi jeans come primo input e poi il respiro.
Inghiottendo il disgusto aveva preso ossigeno dopo aver chiuso e riaperto gli occhi aveva piegato le gambe.
“Jess non mi perdonerebbe se ti lasciassi morire”aveva scandito guardandolo negli occhi.
Lui l’aveva placcata sul pavimento emettendo un ringhio gutturale e con gesti più da uomo che da bestia, le aveva distrutto la camicetta senza maniche e poi si era fermato: non c’era paura negli occhi di Tulip.
Lo stava sfidando con uno sguardo derisorio a dare del suo peggio.
Era troppo poco lucido per ricordare di averle strappato un bacio che l’aveva fatta spingere istintivamente verso di lui e poi erano spariti gli shorts.
Le mani della donna erano libere, e lo stava spogliando stando attenta,a differenza sua,frenetico e bisognoso, che i brandelli di abiti che aveva addosso non si inserissero nelle ferite.
Lo sentì mugolare a una pressione troppo decisa e insistette ugualmente tirando con un gesto secco e Cass le incise la pelle della spalla coi denti facendola gridare mentre si aggrappava alle sue spalle.
“Muoviti, lo so che sai cosa fare”.
L’irlandese chiuse gli occhi e affondò i denti nella sua giugulare e appena sentì il sangue sulla lingua, ne inghiottì a sorsate profonde per poi rintanarsi contro il muro dello sgabuzzino.
Tulip era rimasta sul pavimento col fiato spezzato e pallida, seminuda, a cercare di recuperare coscienza di quanto appena avvenuto.
Si era praticamente lanciata fra le braccia del vampiro, lo sapeva e lui ovviamente non aveva motivi per rifiutare l’invito.
Lo sentì singhiozzare e appena fu abbastanza in forze, lo raggiunse.
“Cas?”
“Lascia stare, Jessie mi ammazzerà davvero….” si pulì la bocca “ma questo non basta,ovviamente” mormorò perso in parte nei suoi pensieri “rivestiti prima che io decida di fare altro” avvisò con gli occhi in cui iride e pupilla si confondevano,per profondità della fame.
“Jesse mi ha messa da parte per la chiesa” respirò O’Hare, come sempre faceva prima di assumersi un rischio perché abbandonare Jesse e il pensiero, di poter interrompere il combattere per lui seppur momentaneamente, lo era.
“Ti ama ancora”.
“Facciamo così: leviamoci questo pensiero, e poi mi tolgo dalle palle e ti cerco del cibo” propose la mora” ne ho … bisogno io”.
“Non ti tocca da quanto?”
“Parecchio”.
L’aveva strattonata per il polso e si era messo sul suo bacino, con un’erezione visibile per il sangue appena ingerito:”E’ questo l’effetto che mi fai” rise istericamente “Non lo dici a Jessie vero? Non voglio tradire la sua fiducia”gli tremò la voce.
“Sembri molto controllato per avere il cazzo di quell’estensione” sogghignò la mora.
Era semplicemente necessario, ignorando alibi e giustificazioni morali.
Come il drogarsi, a ogni pasticca che lui inghiottiva, spariva il dolore, ma le inibizioni non si facevano sentire quanto lui desiderava.
Sperava di anestetizzarsi, inconsciamente? Non lo sapeva.
“Vuoi provarlo?”
Dirty talking? Mancava poco probabilmente.
La riccia rise e lui si prese tempo per morderla dal collo al fianco, in modo meticoloso e doloroso facendola gridare di impazienza,frustrazione e dolore.
La baciò e non perse altro tempo penetrandola ignorando quanto poco o tanto potesse essere bagnata o lo ritenesse importante.
Si mosse facendo cozzare i loro fianchi e Tulip allungò le mani a graffiargli il sedere spingendosi il pene duro dell’irlandese ancora più dentro, aveva gli occhi sgranati ai primi affondi ma più proseguiva più lei trovava facile abbandonarsi.
Le leccò un capezzolo, lo tirò e glielo incise coi denti.
Pareva respirasse per i sospiri della donna, il suo sangue era quello che ora gli infiammava i lombi e condivideva con quelli verso cui si tendeva con vigore.
La donna si sollevò leggermente e ribaltò le loro posizioni iniziando
a saggiare energicamente gli addominali del vampiro e gli succhiò un capezzolo facendolo mugugnare d’impazienza.
“Ehy Cass, un po’ per uno…”mormorò con un accenno di malizia e lui le diede uno schiaffo sul gluteo sodo.
Lei saltò costringendolo a un gemito strozzato e riprese il ritmo dei fianchi.
Cassidy la tenne per le anche, perdendo nuovamente per un secondo il contatto con il mondo per la sensazione intensa dell’orgasmo.
Anche quel giorno erano nel suo furgone, fuori da uno stripclub.
Non ricordava nemmeno ormai il motivo per cui era salita quando lui le aveva domandato di farlo.
“Me lo hai chiesto” gli lanciò un flaconcino.
Il vampiro si era sfilato gli occhiali da sole e si era esibito in un banale sogghigno e di rimando le aveva tirato un pacco:”Ti dovevo un completo”.
Tulip non avrebbe mai riso davanti a lui, fuori da quello stripclub ma lui aveva teso la mano e lei l’aveva afferrata ormai seccata dal porsi domande.
Le aveva abbassato i pantaloni, le aveva tolto le mutande con un gesto che tradiva esperienza e l’aveva lasciata disporre carponi sul sedile e si fece un lavoro rapido di mano guardandola, ma senza venire.
Pura ispirazione,chi diceva che gli irlandesi non ne avessero perfino in Texas? Dio se era duro.
Dopotutto la stava trattando con rispetto, lui la venerava quasi, era il tulipano che lui non avrebbe mai avuto davvero.
Morse il suo sedere, aveva smesso di porsi domande, viveva di lei, di quei momenti.
La penetrò in un’unica spinta dopo aver leccato poche gocce di sangue e lei non protestò, ormai avvezza a quel modo di rapportarsi, di esprimersi.
Strinse solo i denti,contrasse i pugni sul sedile e si spinse verso di lui che mugolò in approvazione.
Finiva sempre così.
Con Cass che la faceva bagnare, la prendeva, e dipendeva da lei.
Lei che pensava a Jessie, che si chiudeva nel mutismo fino a poco prima di farsi sfuggire una battuta volgare, gli concedeva del sangue rosso e poi godeva.
Cazzo se era bravo Proinsias, con le mani, con la bocca, coi denti e col contatto e Tulip se lo stava godendo ora con le mani sul seno, ora fra le cosce, poi nell’intimità con le dita, con la bocca.
Ormai necessitava dei denti per godere.
Gettò la testa all’indietro mentre il mezzo su cui erano oscillava inequivocabilmente seguendo la durata dell’erezione di Cass.
Venne in poco e si rivestì uscendo dal furgone per salire sul retro, si mise sulle spalle una coperta e restò a guardare le stelle.
L’irlandese tornò lucido riacquistando il controllo dei suoi polmoni che in realtà di respirare non avevano bisogno, ma gli veniva automatico dopo il coito e in pochi erano a sopravvivere per vedere quell’atto.
Raccolse il flaconcino arancione e svitò il tappo bianco con un sonoro “pop” fissando vagamente astioso le pillole all’interno: cinque, lucide,tentatrici.
Ne inghiottì quattro e lo gettò dal finestrino e dallo specchietto retrovisore, studiò Tulip.
Niente tulipani.
Tamburellò sul volante sperando che Custer risolvesse presto i problemi,col loro aiuto, con quel pesoculo di Dio onnipotente che si era dimenticato di lui su quel buco di culo di pianeta.
Per lui solo papaveri, ma aveva sempre saputo che era anche meglio dell’eroina, il tulipano.
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