Challenge e iniziative · Fanfiction · Senza categoria

Brownie.

large“Vuoi un brownie?”.
Quel ragazzo trovava le scuse più assurde per infilarsi nel laboratorio durante i suoi controlli medici e nessuno pareva dare il giusto peso alle indicazioni che dicevano chiaro e tondo che :-al signor Barnes occorrono calma, un ambiente non stressante e terapia-.
Aveva ancora in mente il loro incontro:”Hai un braccio di metallo? Fantastico,amico!”
Doveva piantarla e Bucky lo aveva deciso istintivamente, doveva piantarla di dire quelle cose strampalate.
Era un ragazzino di poco meno di vent’anni e gli parlava, santo Dio , per inciso, quanto parlava e diceva quel genere di cose che erano sbagliate.
Lui diceva cose sbagliate perché si approcciava a un super soldato torturato per anni e senza memoria se non dei propri errori come se fosse una persona e non un terrorista, un soldato, un malato o un pericolo.
Una persona, e lui a quella sensazione ridicolmente calda non ci era abituato perciò reagiva come i gatti randagi, mostrando un misto di fastidio e attaccamento assolutamente incoerenti e innocenti.
A quel punto solitamente il ragazzino rideva, si sedeva accanto a lui sul lettino e proseguiva la chiacchierata, praticamente era stato un soliloquio per i primi quindici giorni , poi le sue corde vocali avevano deciso di ubbidire e consentirgli di interrompere quella fiumana di parole sui compiti di algebra e progettazioni di fisica avanzata, informatica e qualche sparuta amicizia.
Chiedeva delle cose, solitamente, e sorprendentemente non aveva difficoltà a seguire discorsi che includevano oggetti a lui del tutto avulsi, come gli smartphone.
Poi un giorno, uno semplice, Peter lo aveva accarezzato sul moncone di carne della spalla dicendo una sciocchezza davvero di troppo e Bucky aveva realizzato troppo tardi come si sarebbe evoluta la situazione.
La sua mente protestava di non congelare le reazioni, lo esigeva con tutta l’irruenza di quel fisico massiccio e la gentilezza necessaria a trattare con un uomo distrutto.
Si erano provocati verbalmente e lui non aveva calcolato quanto esattamente sfrontato potesse essere Parker.
Peter si era chinato su di lui succhiandoglielo con una certa maestria, oltretutto, perché lo aveva provocato sul sesso con una battuta e no, non si era aspettato di averne tanto bisogno.
Aveva fatto e ricevuto sesso orale per anni, nell’esercito,da uomini e con donne soprattutto, ma… Parker.
Perché quando si parlava di Parker il suo cervello amplificava tutto?
Sentendosi vagamente ridicolo concesse al proprio corpo il minimo: allargò meglio le gambe tenendo il viso del ragazzo contro il bacino mentre lo spingeva verso di sé con una presa salda che sapeva di esperienze che però non ricordava.
Stava godendo davvero.
Registrò vagamente il proprio pene farsi progressivamente più duro e le mani del moccioso sui fianchi, la lingua a seguire i percorsi delle vene visibili sulla pelle accaldata e il soffermarsi sulla punta, poi succhiava e riprendeva come se fosse una routine conosciuta, l’aumentare del suo ritmo cardiaco e del respiro, le pupille dilatarsi e si morse a sangue le labbra quando raggiunse il culmine,a occhi chiusi.
Il ragazzo dai capelli ricci lo fissava con aria deliziosamente insolente,aveva le labbra macchiate del suo seme,all’angolo .
Se le era leccate.
Dio, cosa insegnano ai ragazzini di oggi?
“Dimmi che non lo hai fatto per un dispetto al Capitano, tanto mi congelo ugualmente”.
“Meglio congelarsi con le palle calde,no?”rise Peter.
“Da quanto volevi farlo in realtà?”.
“Dalla nostra prima chiacchierata seria, adoro le tue reazioni scomposte in cui non sai mai se ti prendo per il culo oppure penso davvero quello che dico”.
Bucky ghignò:”Per pensare dovresti avere un cervello, male da cui non sei minimamente afflitto”.
“Il sesso ti scioglie le corde vocali?”.
Il moro inarcò un sopracciglio.
No, il ragazzino era tutto fuorché normale.
Dieci minuti prima lo stava sfottendo sulle esperienze sessuali da 1945 e poi senza colpo ferire gli aveva svuotato le palle.
No, la volgarità della fanteria non abbandona davvero nessuno, nemmeno sotto tortura. Il pensiero lo fece ridere.
Erano quindici giorni e oltre che lui è Parker avevano soliloqui, ma solo due giorni prima lui lo aveva zittito con un bacio su istigazione, perché quegli impulsi erano certamente colpa di quel mucchio d’ossa perché stava avendo un attacco di emicrania violento e aveva recepito solo “sono qui, Ehy, è solo mal di testa,sfogalo”.
Aveva aperto gli occhi e con la mascella contratta lo aveva baciato, poi, senza fiato e gli occhi sgranati, in perenne allarme, se lo era stretto al petto preda di un sollievo che gli era scorso liquido sulle guance.
Come si doveva vivere così?
Però Peter gli aveva accarezzato il moncone della spalla e aveva lasciato andare il capo contro di lui, come se fosse rassicurato e sollevato.
“Sono felice di notare che ti ha fatto stare meglio”.
Eh, facile.
Si era calmato con difficoltà, ma si era voltato baciandogli una guancia ispida di un primo velo di peluria chiara.
“Non dovrebbe funzionare così… Steve…”.
“Non è qui”.
Una conclusione semplice e concreta.
Dolorosa.
Netta.
“Sei una persona, non quello che ti hanno fatto o in cui ti hanno incastrato”.
Anche quel giorno, il diciassettesimo, quella frase gli fece lo stesso effetto della prima volta in cui l’aveva sentita pronunciare dal ragno con una nota di singolare determinazione nella voce e limpida gentilezza.
Dopotutto era un mucchio d’ossa gentile e in quello gli ricordava Steve davvero in modo –sbagliato.–
Perché con Steve aveva fatto cose che la morale comune considerava sbagliate e per cui era stato punito,si era preso la punizione di entrambi, ma per una notte, per metterlo in chiaro,ne era valsa la pena.
“Tu somigli a Steve quanto a Stark” iniziò dilatando le narici ” e questo mi fa uno strano effetto”.
Pete rise, sperando che non la interpretasse nella maniera scorretta :”Avrei preferito i bicipiti del Capitano al cervello del signor Stark, aiutano, quelli, a rimorchiare e non restare lo sfigato di turno”.
“Certe cose pare non cambino dal 1945…”commentó”ma i tuoi per la tua età”si era fermato”non sono male”.
Aveva osato passarci sopra la mano.
“Te ne intendi di fitness?”
Ok, quella conversazione era surreale.
Il contatto per Peter fu estremamente piacevole.
Troppo. E i suoi pantaloni tennero a ricordargli che il signor Barnes aveva un favore da ricambiare, desiderò quella mano addosso e con forza.
Si morse l’interno della bocca.
Il moro parve recepire la direzione del suo pensiero e la spostò.
“Non so cosa tu voglia, ma ho una sola mano”.
“Sono piuttosto sicuro che funzionerebbe ugualmente bene anche così”.
Oh, la sua lingua , come al solito non era provvista di filtri che la unissero al cervello.
Peter chiuse gli occhi quando sentì che con due dita ruvide e callose sollevava la maglietta e si infilava oltre l’orlo delle mutande.
Ragazzino sbruffone.
Strinse saldamente l’erezione di Peter che trattenne il respiro e cominciò a muovere la mano per tutta la sua lunghezza, lento e deciso, sfregò il pollice sulla punta e poi riprese.
Parker perse in poco il controllo del respiro e stando appoggiato alle sue spalle si spinse nella sua mano.
Non si sforzava di trattenersi minimamente, si era appoggiato meglio alle cosce di Barnes aprendole con un gesto secco e si era sistemato vicino a lui facendogli sentire il suo respiro caldo .
Bastava poco a disconnettere un cervello male connesso al mondo reale.
Peter sentiva la necessità fisica di impegnare le labbra e le premette contro quelle del soldato, che spostò la mano a fargli cadere pantaloni e boxer, poi ad arpionargli la schiena mentre si toglieva la maglietta.
Dio, quanto era forte?
Era un lettino di laboratorio, li avrebbe retti entrambi?
Il bruno si tolse la maglia e Bucky chiuse le labbra su un suo capezzolo turgido dedicandovi attenzioni coi denti e la lingua facendolo gemere di nuovo e il ragazzo si strusció contro la sua erezione dura e lunga con la propria, facendolo sospirare fra i denti e lo sentì aumentare la stretta.
A quel punto era inutile negare come sarebbe finita.
Bucky si permise di toccare ogni centimetro del corpo atletico di Parker e lui lo lasciò fare,anche con le labbra sottili e gli occhi chiari sporcati di desiderio.
Reciproco.
Sollevò due dita fino alle labbra sottili di Peter che le inumidí di saliva e si mise col busto sul lettino, Bucky aveva avuto abbastanza presenza di spirito da controllare poco prima che porta e tende fossero chiuse.
Gli inserì dentro un dito, sentendo il ragazzo emettere un gemito strozzato, lo mosse e la sfumatura mutò in un mugolio implorante di qualcosa in più dopo il secondo che mosse ugualmente.
Barnes lo prese con una sola spinta vedendolo inarcarsi violentemente e gli diede da mordere la sua mano , il giovane vi incise violentemente i denti per soffocare suoni che avrebbero attirato il personale del laboratorio.
Non potevano farsi sentire .
Parker seppe di essere insolitamente fortunato quando si accorse che il dolore lasciava posto a un sordo bruciare e l’urgenza ritornava coscientemente a spingerlo contro l’uomo dietro di lui, mentre si toccava.
Doveva essere illegale essere tanto eccitabili ed eccitati contemporaneamente, a ogni affondo avrebbe voluto gridare con forza quanto sentisse la pressione e la forza di James ma la mente riusciva a reggerlo giusto contro la lettiga e a farlo respirare.
Sentì il seme di Bucky scorrergli dentro e poi sui glutei, la mano lasciargli la bocca ed esalò un respiro profondo mentre il maggiore gli crollava di fianco.
Gli tremavano le gambe, realizzò con vaga angoscia , oltretutto non pareva essersi soddisfatto appieno.
Si sedette e si forzò a calmare il proprio respiro , si appoggiò con la schiena alla lettiga quando Barnes si mise fra le sue cosce prendendogli in bocca solo la punta dell’erezione non dandogli nemmeno il tempo di riprendersi , che leccò e poi succhiò per un lungo minuto con energia e nella stanza risuonava solo quel rumore liquido e umidiccio delle sue labbra strette su di lui.
Fu piacevole infilare le dita fra i capelli ben più lunghi di James e più scuri dei suoi, gli aveva succhiato rapido un testicolo e prendendolo dalla base del pene stimolandolo fino a venire.
Peter sorprendentemente disinvolto gli aveva leccato le dita macchiate di sperma,l’altro lo aveva lasciato fare respirando con difficoltà,sdraiato su di lui.
Parker passò il braccio sulla schiena di Barnes, che si alzava e abbassava ritmicamente come il suo petto.
“Posso chiederti se hai ancora voglia di congelarti? Sei già stato in coma sei mesi”.
Il moro soffocò male una risata e lo baciò.
“E perdermi l’emicrania che mi causi appena apri bocca?”.
” Non parlo tanto”si difese Parker, permaloso”sei tu che interrompi poco” ribatté piccato.
“Oh, certo…”ghignò Barnes”infermm…”
Lo aveva zittito con un bacio, guidato nella rapidità del gesto dai riflessi di ragno.
“Non ti permetterò mai di congelarti, stoccafisso” avvisò”ci servi quantomeno nella prossima invasione aliena”.
“E a te per le misteriose vacanze studio a Wakanda?”chiese divertito.
“Sono un’ottima distrazione,ammettilo”.
Era sempre così.
Parker parlava, lui lo zittiva, o lui parlava e Parker lo zittiva.
Era divertente, quel loro rapporto nato dalla curiosità famelica del ragazzino intrufolatosi ad assistere al risveglio di Bucky con la scusa di rivedere un amico dal fantastico braccio cromato: Peter era fatto a quel modo, se decideva che una persona gli piaceva era più che disposto a piegare perfino le leggi fisiche perché potesse restargli accanto.
Lui non dimenticava che le persone erano essenzialmente persone che avevano carne,sangue, sogni,pensieri, desideri e sentimenti anche se a volte non li sapevano esprimere.
Per una volta ci era riuscito, pareva, a cavarli fuori da qualcuno e ne aveva ricavato una soddisfazione enorme.
In ben più di un senso.
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